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Inizi


di Membro VIP di Annunci69.it AtipicaMente
30.09.2024    |    181    |    0 9.0
"Non ho il tempo di dire nulla che lui riafferra la mia mano e usciamo dalla stanza..."
Inizi

Tum tum tum tum il rumore era martellante e costante, non troppo forte ma deciso. Potevo sentire anche il rumore del frigorifero, che sembrava avvisare della sua presenza, e la goccia che cadeva paziente dal rubinetto del bagno come promemoria del fatto che non avessi ancora chiamato l’idraulico .
Nella mia testa, in quel momento, prendeva forma la lista delle incombenze che non potevano essere più tralasciate:
⁃ Allontanare il letto dal muro
⁃ Chiamare l’idraulico
⁃ Pulire il lampadario che in quel momento mi fissava severo
⁃ Comprare qualcosa per il pranzo
⁃ Preparare lo zaino del lavoro per non dimenticare nulla
Vengo risvegliata dalla sua voce e guardandolo scorgo un sorriso soddisfatto e rilassato:
“Allora, ti è piaciuto?”
Mi affretto a sorridere anch’io, fingo di essere appagata e rispondo:
“Sì Davide, sei sempre fantastico”.
Si riveste in fretta, tenta di abbracciarmi ma sa che non gradisco, quindi, desiste.
Mi ricordo di aggiungere alla mia lista il chiudere con lui, ormai ci vediamo da un po’ e più di una volta mi ha chiesto di uscire a cena, non vorrei fomentare false speranze.

Ogni volta che Davide, o chi per lui, va via vengo assalita dalla malinconia e da mille domande che mi tormentano lasciandomi senza fiato, avrei preferito rimanere senza fiato tra le sue braccia ma ormai sono refrattaria anche al sesso.
Sento la testa vorticare tra mille pensieri: perché non ti lasci andare? Perché Davide non ti va bene? È così dolce, attento a letto, premuroso e divertente, perché cerchi l’impossibile? Credi di essere irraggiungibile o non ti senti abbastanza? Abbastanza per chi, poi? Perché non riesci ad aderire al naturale corso della vita? È così brutto accettare una persona affine, condividere la vita con lui, avere dei figli e finire la vita in compagnia?

La risposta poi è sempre la stessa: non sento nulla.

Non sento nulla quando scopo, l’orgasmo ormai è un lontano ricordo, parlare con uomini che mi descrivono la loro vita piena di obiettivi raggiunti e pietre miliari da raggiungere, se posso, mi annoia ancora di più. Sembrano tutti sapere esattamente dove andare, ed io, al contrario, non so nemmeno chi sono.

É ormai sera, sono riuscita a portare a termine tutti i punti della lista mentale che ho creato durante il mio finto amplesso, ho anche mandato un messaggio a Davide spiegando che sarebbe stato meglio non vedersi più e augurandogli il meglio.

Scaccio i soliti pensieri dalla mente e inizio a preparami per uscire con i miei amici.
Li cerco tra i tavoli del solito bar finché sento una voce chiamarmi:
“Lili, siamo qui!”
Riconosco la voce di Melania, mi giro e la vedo sbracciarsi mentre indica il posto che sarebbe stato mio.
Mi sembra di respirare per la prima volta durante la giornata. Tra racconti folli, scherzi e dubbi condivisi mi sembrano essere le uniche persone a capirmi davvero e almeno con loro riesco a sentire di essere viva, al mondo, di non essere un personaggio di un’opera teatrale tragicomica.

Ascoltavo l’ultimo lesbodramma di Tabata quando Valerio la interrompe bruscamente lanciando sul tavolino quello che sembra essere un biglietto da visita.
“Guardate cosa mi hanno lasciato sulla macchina!”.
“Cos’è, il biglietto da visita della cardiologa che ti piace in palestra? Ti sei deciso a scriverle?” - lo prende in giro Samuele.
“No, il Balloon si sta sponsorizzando! Ormai lo conoscono tutti!” - ribatte Valerio entusiasta
Ricordo il posto a noi familiare.
“È quel pub alternativo con ottimo vino in cui siamo andati qualche mese fa? Perché ti interessa tanto?” - Chiedo curiosa
“Esatto, proprio lui, sembra abbia sempre nascosto un privé e, adesso che è molto frequentato, il proprietario sta cercando di attirare più persone possibili per raccogliere clientela anche per altro. Si racconta di tutto: dalle cene nudiste allo scambio di coppia, dalle serate vanilla al BDSM. Spero riesca a sopravvivere ma mi chiedo quanto ci metteranno a buttarlo giù con questa popolarità” - spiega Valerio.

Continuiamo per un po’ a scherzare sul Balloon, siamo tutti molto aperti ma siamo anche d’accordo sul non fare questo tipo di esperienze in gruppo, almeno per il momento.

La serata scorre tranquilla, sono grata di aver passato del tempo con i miei amici ma si è fatta l’ora di andare, ci salutiamo e ognuno si avvia verso casa.

Prendo le chiavi della mia macchina e parto convinta di rientrare a casa. Mentre guido continuo a pensare al Balloon, guardo l’ora, sono le due di notte, dovrebbe essere l’ora giusta per le serate di cui parlava Valerio. Ci penso e ci ripenso, rallento e infine mi fermo. Prendo il cellulare e cerco l’indirizzo del Balloon, mi dico che non sarebbe potuto succedere nulla di che, sarà solo una trovata pubblicitaria. Arrivo al pub e mi avvicino al buttafuori.

“Salve, vorrei entrare, sono sola”.
“É già iscritta? Altrimenti deve dirmi il nome di un socio” - si sbriga a rispondermi lui.
“Ehm, no, non sono iscritta e non conosco nessuno” - rispondo.
Lo prendo come un segno, non so cosa pensavo di trovare lì dentro ma è evidente che non lo scoprirò.
Ero pronta a salutare e andare via quando sento una voce alle mie spalle:
“Sono Icaro, lei è con me”.
“Buonasera signore, certo, entrate pure” - risponde il buttafuori quasi sull’attenti.
È successo tutto così in fretta che quasi non mi sono accorta di quello che è accaduto.
L’uomo alle mie spalle è alto, mi sento quasi sovrastata, ho sentito subito il suo profumo dolce ma pulito, mi sembra sia una vaniglia con base muschiata, un profumo neutro che mi ha subito colpita.
Mi ritrovo con lui sulla soglia del Balloon, era come lo ricordavo ma con luci soffuse, un’atmosfera più erotica, nell’aria si alterna l’odore di cuoio e miele.

Mentre sono frastornata da quanto è accaduto e da tutto quello che ho intorno mi giro verso l’uomo.
“Icaro é davvero il tuo nome?”
“No, ma qui nessuno usa il proprio nome. Sai dove ti trovi, signorina?” - risponde lui
Vorrei riuscire a rispondere a tono ma la sua bellezza mi disarma, non saprei dire cosa abbia di particolare ma il suo portamento, il tono deciso e i modi quasi regali mi imbarazzano.
“Certo, sono adulta anch’io sai! In ogni caso ti ringrazio ma credo che sia meglio che vada, ero solo curiosa dopo aver sentito parlare di questo posto, nulla di più” - rispondo.
“La tua curiosità è stata soddisfatta pur non avendo visto nulla? Ma ora sono curioso anch’io, cosa si dice di questo posto?” - incalza lui.
“Ehm, sai… dicono sia un privè, un posto per persone kinky” - balbetto
“E tu cosa ne pensi di un posto così?” - mi chiede
“Non ci sono mai stata, non so se faccia per me, ti ripeto che ero solo curiosa” - rispondo accigliata
“Quindi, dato che ormai sei qui, che ne diresti di darci una vera occhiata? Ti prometto che non ti accadrà nulla che non vorrai.” - chiede visibilmente divertito dalla situazione.
Il suo sentirsi pienamente a suo agio in quel posto mi fa prendere coraggio e poi non mi va di scappare come un’adolescente, ha ragione, sarebbe stupido andare già via.
“Va bene, ma ci rimango giusto 5 min” - dico decisa.

Ormai i miei occhi si sono abituati alla poca luce che c’è. Icaro mi prende per mano, non la stringe, mi sta solo accompagnando. Vedo persone diverse tra loro, sembrano tutti tranquilli. C’è chi chiacchiera e chi sorseggia del vino, chi accenna delle avance e chi si guarda da lontano, non sembra ci sia nulla di diverso da qualsiasi altro pub.

“Vieni, entriamo nella parte più interessante” - mi dice

Presa dal momento non mi ero accorta della porta nera in fondo a cui Icaro stava puntando.
Non dico una parola e mi lascio trasportare dal momento, dalla situazione e da Icaro.

Percorriamo un corridoio stretto a cui si affaccia una stanza grande in cui la temperatura è già più elevata.
Il perimetro era segnato da divanetti che si interrompevano solo dalle 5 porte da cui ciclicamente entrava o usciva qualcuno. Al centro una scultura alta in metallo che sembrava assomigliare a due serpenti intrecciati con alla base delle poltroncine e appena sopra un cerchio carico di bicchieri di vino. Alle pareti quadri di uva, di ragazze che ballano nude intorno al fuoco o del Dio Bacco mentre mangia e sembra godersi quello che accade nella stanza.

Nella poca luce della stanza mi sforzo di mettere a fuoco quello che succede sui divanetti.
Sotto bacco due ragazzi sono avvinghiati tra il seno e il collo di una ragazza che sembra comandare i giochi.
Più sulla destra due ragazzi uno sopra l’altro sono uniti da un bacio che sembra non finire mai.
Sulla sinistra un uomo e una donna che ridono eccitati tra loro guardando gli altri.

È una situazione erotica ma non c’è vera nudità esplicita, quindi, prendo coraggio e mi rivolgo al mio compagno d’avventura:
“Allora, tutto qui? Non c’è poi così tanto da vedere!”.

“Se desideri vedere di più possiamo entrare in una delle stanze, a te la scelta” - mi stuzzica

Sorrido e faccio finta di pensarci su.
“Entriamo nella prima a sinistra” - rispondo divertita.

Entriamo nella prima stanza.

Appena entrata vengo colta subito di sorpresa.
Al centro della stanza troneggia un letto a baldacchino in legno intarsiato. Su di esso una coppia composta da un uomo di statura media, massiccio è una donna bionda molto più alta di lui.
Lei è stesa sul letto e lui le sta praticando un lento cunnilingus.
Gioca, esperto, intorno al clitoride poi scende ed entra con la lingua, infine risale al clitoride.
Ogni suo spostamento genera in lei spasmi di piacere mentre sul suo viso prende forma un’espressione di impazienza.
Tutto di lei chiede di più!

La sorpresa nel vedere la coppia mi lascia senza fiato, non saprei dire se fossi eccitata ma, di certo, ero in apnea.

“Respira, siamo solo all’inizio” - mi dice Icaro facendomi svegliare da quello che sembrava un sogno.

Rapita dalla scena centrale non mi ero accorta di tutto quello che stava avvenendo intorno.
Anche in questa stanza le pareti sono riempite da divanetti ma questa volta chi ci si accomodava é ben più esplicito.
La coppia protagonista non viene disturbata da nessuno degli altri nella stanza. Tra i voyeur ci sono persone che si lasciano andare ad effusioni spinte e altre in piena penetrazione. Tutti sembrano trasportati dalla vista della coppia che sembra dare il tempo creando una musica su cui tutti ballano, persino il mio respiro si è sincronizzato a loro.

Sento alle mie spalle Icaro molto divertito dalla mia reazione, quindi, mi giro rivelando di essermi accorta di lui e accenno un broncio divertito.
In risposta lui prende di nuovo la mia mano e mi conduce, senza dire una parola, fuori dalla stanza per rientrare subito nella seconda stanza sulla sinistra.

L’atmosfera qui è nettamente diversa. Al centro della stanza ci sono tre persone. La protagonista del gioco sembra essere una giovane ragazza sui 25 anni, bruna e minuta. La ragazza è stesa su di un tavolo di legno a forma di croce, con polsi e caviglie legate da grosse cinte in cuoio. Intorno a lei un uomo più grande le inchioda lo sguardo mentre assapora ogni suo mugugno derivante dallo schiocco della frusta sul suo clitoride. Al suo fianco un’altra giovane ragazza é presa a stuzzicare con labbra, lingua e denti il suo capezzolo destro ricercando, anch’essa, l’approvazione del master.

Questa scena mi disarma, sento il battito del mio cuore accelerare mentre il mio slip inizia a bagnarsi.

Icaro si accorge subito del mio cambiamento e anche io mi accorgo che lui non è più divertito, il suo sguardo malizioso sta scrutando ogni mio movimento.

La sua mano prende a camminare sul mio corpo fino ad arrivare al mio seno e le sue dita stringono il mio capezzolo sinistro da sopra i vestiti.
Di scatto mi irrigidisco iniziando a guardarmi intorno. Mi capisce subito e la sua mano si sposta sui fianchi, abbracciandomi mentre mi indica una delle pesanti tende scure che coprono le finestre sbarrate.

Raggiunta la tenda fa in modo che i nostri corpi siano nascosti da essa lasciando uno spiraglio par continuare a guardare il trio al centro della stanza.

Fa in modo che la mia schiena possa poggiare sul suo petto e riprende a stuzzicarmi il capezzolo sinistro con le dita. La sua mano destra inizia a farsi spazio tra le mie cosce e appena sente i miei slip già bagnati il suo respiro diventa più profondo. Con abilità sposta il tessuto e cerca il mio clitoride. Inizia a giocarci scrutando ogni mia reazione. Il battito del mio cuore accelera ancora sotto le sue mani e le mie anche prendono ad ondeggiare lentamente avanti e indietro seguendo il suo ritmo.
Ormai sono impaziente, voglio le sue dita dentro di me e lui se ne accorge, sposta il mio viso verso il terzetto e mi penetra velocemente. La sua azione è così veloce che mi ritrovo sulle punte, ad ansimare, schiacciata contro di lui, la mia natica poggiata contro la sua erezione.
Il suo ritmo deciso diventa sempre più incalzante ma io non riesco ancora a lasciarmi andare.
La sua mano sinistra si sposta dal mio seno alla gola. Inizia a stringere, sento il mio respiro accorciarsi, non ho paura. Il mio godimento cresce man mano che lui stringe finché sono quasi impossibilitata a respirare, così, sento quasi un “click”, più mentale che fisico e inizia l’orgasmo più forte e lungo che abbia mai provato. Sento rivoli del mio piacere scendere tra le cosce e quando mi sembra di non poterne più Icaro libera il mio collo continuando a spingere le sue dita dentro di me sempre più lentamente.

Sono piacevolmente sopraffatta dal momento e mentre ritrovo il ritmo dolce del mio respiro Icaro esce da me, sfila un fazzoletto dalla tasca della sua giacca e si pulisce soddisfatto.

Non ho il tempo di dire nulla che lui riafferra la mia mano e usciamo dalla stanza.
Torniamo all’ingresso del pub fino alla porta d’entrata.

“Non si sarà fatto un po’ troppo tardi per te?” - chiede

Non riesco a rispondere ma lui ha già capito che ho bisogno di metabolizzare la serata.

Mi aiuta ad indossare il cappotto e sussurra al mio orecchio:
“Vedrai che l’aria fresca della notte ti farà bene. Spero di rivederti presto, fai il mio nome la prossima volta.”

Apre la porta ed io mi giro per uscire. Faccio un cenno verso di lui e mimo con le labbra un “grazie”.

Aveva ragione, l’aria fresca mi fa bene. Mi avvio verso la mia macchina parcheggiata poco più in là mentre sono ancora stupita da me stessa.
Ho bisogno di capire quello che è successo e ma ora nella mia testa riecheggia solo una frase: “sono viva”.
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