Vacanza a kos
richystuart79
Avevo vent’anni: la classica vacanza in gruppo con la compagnia di sempre, tutti ventenni con la voglia di far serata in discoteca e la speranza (praticamente mai realizzata, ahimè!) di conoscere qualche ragazza. Ogni anno aspettavamo un’offerta last minute per la Spagna, nella solita Costa del Sol. Quell’estate, però, ci capitò un’occasione del tutto diversa: sette giorni nell’isola di Kos, in Grecia. Un posto di cui non avevamo mai neanche sentito parlare.
Siamo partiti in quattro, cogliendo l'opportunità al volo. Una volta arrivati, ci siamo trovati in un villaggio sperduto al centro dell’isola e il nostro entusiasmo iniziale si è spento abbastanza in fretta: la struttura era spettacolare, ma frequentata quasi esclusivamente da famiglie. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo iniziato comunque la nostra vacanza. L’isola aveva qualche locale — niente a che vedere con la movida spagnola — ma la routine era semplice: giornata in spiaggia e serata in giro.
La sera, prima di uscire, era usanza fermarsi al bar del villaggio per fare i primi giri di drink. Io ero sempre il primo a lavarmi e prepararmi, e finivo regolarmente ad aspettare gli altri che se la prendevano comoda. La terza sera ero lì al bancone, ad attendere i miei amici come al solito, scambiando due chiacchiere in un inglese molto scolastico con il barista.
Accanto a me c’erano due ragazze tedesche, avranno avuto una decina d'anni più di me, molto carine. Tra un drink e l'altro hanno iniziato a interagire con il barista e ci siamo messi a parlare del più e del meno. È passata più di un'ora e dei miei amici non c'era ancora l'ombra. Così le ho salutate per un momento e sono andato in camera a sollecitarli: erano ancora lì davanti allo specchio a mettersi il gel nei capelli!
Sono tornato al bar. Le due ragazze erano ancora lì, rivolte verso il bancone. Avvicinandomi, ho notato che la mano di una delle due accarezzava dolcemente il fianco dell'altra. Parlavano a bassa voce, a pochissima distanza, scambiandosi sguardi decisamente intimi.
Ho capito al volo e, per non disturbare, mi sono seduto dalla parte opposta del bancone ordinando un amaro. Loro mi hanno visto e mi hanno fatto cenno di avvicinarmi. Un po' imbarazzato, ho preso il bicchiere e mi sono accostato. Abbiamo ripreso a parlare — o meglio, ho cercato di farmi capire con il mio inglese zoppicante. Finito il drink, me ne hanno offerto un altro. Iniziavo a sentirmi brillo, leggermente stordito e pieno di euforia.
Fandomi coraggio, le ho chieste se stessero insieme. Si sono guardate, hanno sorretto un sorriso, hanno annuito e si sono date un bacio sulle labbra. La scena mi ha creato imbarazzo ma, allo stesso tempo, un'inevitabile eccitazione al solo pensiero di immaginarle insieme a letto. La conversazione si è accesa: era la prima volta che conoscevo una coppia lesbica ed ero davvero curioso. Loro non si tiravano affatto indietro nel rispondere.
Preso dall'alcol e dal momento, mi sono fatto audace e ho chiesto come facessero sesso e se usassero qualche giocattolo. Molto serenamente mi hanno spiegato che di solito li usano, ma che per quella vacanza li avevano lasciati a casa per timore dei controlli in aeroporto.
A quel punto ho sparato la cazzata del secolo, aspettandomi quasi uno schiaffo immediato:
«Beh, se stasera avete bisogno di qualcosa... ci sono io!»
Mi aspettavo una reazione stizzita, e invece... si sono guardate, hanno sorretto un altro sorriso e si sono scambiate un paio di frasi in tedesco. Poi si sono voltate verso di me e hanno detto: «Va bene.»
Avevo ancora due dita di amaro nel bicchiere e l'ho buttato giù tutto d'un fiato. Non potevo crederci.
«Ma veramente?!» ho chiesto.
«Certo! Siamo alla stanza 268» — ricordo ancora il numero a memoria — «Sono le 21:00, bussa alle 22:30 e ci trovi lì.»
Si sono alzate e se ne sono andate, lasciandomi da solo al bancone pietrificato da quello che stava succedendo.
Poco dopo sono arrivati i miei amici. Mi sono inventato di sana pianta che stavo poco bene e che non sarei uscito. Dopo un giro di drink loro sono partiti per la serata e io sono tornato in stanza. Erano le 21:45: dovevo aspettare 45 minuti interminabili.
All'orario concordato mi sono presentato davanti alla stanza 268. Con un nodo alla gola, ho bussato. Dopo pochi secondi la porta si è aperta: mi ha accolto una di loro in pantaloncini corti e canottiera senza reggiseno, da cui si intravedevano i capezzoli. L'altra ragazza era in doccia e si sentiva lo scorrere dell'acqua dal bagno. Mi ha fatto accomodare su una sedia; lei si è seduta sul letto guarda ndomi sorridente, con i capelli ancora bagnati e un profumo delicato di bagnoschiuma nell'aria.
È uscita la compagna dal bagno in accappatoio e ha tirato fuori tre birre dal minibar. Abbiamo iniziato a bere e chiacchierare. Non ricordo esattamente cosa ci fossimo detti, ma ricordo benissimo gli sguardi: mi guardavano, sorridevano e si scambiavano intese tra di loro.
A un certo punto, la ragazza in accappatoio si è alzata e mi ha fatto sedere al suo posto sul letto. Ha posizionato la sedia proprio di fronte a noi, si è seduta con la birra in mano e si è messa a guardare, come volesse godersi la scena della compagna in azione. La ragazza in canottiera ha iniziato ad accarezzarmi la gamba mentre parlava in tedesco con l'altra. Si è avvicinata, ha iniziato a baciarmi e a alzarmi la maglietta. Non riuscivo a crederci, ero eccitatissimo.
Le ho alzato la canottiera, accarezzandole il seno mentre ci baciavamo, per poi sfilargliela del tutto: aveva un fisico pazzesco e un seno perfetto. Mi ha tolto la maglietta, si è appoggiata a me e con una mano ha iniziato ad aprirmi la cintura. Mi sono alzato per spogliarmi del tutto e lei si è tolta i pantaloncini: non portava le mutandine, era semplicemente perfetta. Seduta sul letto, ha iniziato a farmi un sesso orale incredibile; ero duro come il marmo e restavo in piedi a godermi quel momento.
L'altra ragazza, guardandoci dalla sedia con la birra in mano, ha scostato l'accappatoio e ha iniziato a toccarsi. Dopo poco le ho chiesto se volesse unirsi a noi: non se l'è fatto dire due volte. Ha posato la birra, si è tolta l'accappatoio, si è messa in ginocchio accanto alla compagna e ha iniziato a baciarmi mentre l'altra continuava.
Per me era un sogno ad occhi aperti: una che mi praticava un rapporto orale e l'altra che mi baciava e accarezzava.
Dopo un po' si sono messe a baciarsi tra di loro. Vedere quei due corpi avvinghiati di passione era incredibile. Mi hanno fatto cenno di prendere i preservativi sul comodino. La prima si è distesa e l'altra ha iniziato a leccarla, facendomi capire con lo sguardo di penetrarla da dietro. Non me lo sono fatto ripetere due volte.
Abbiamo fatto sesso per ore. Ricordo di essere venuto tre volte quella notte. Tra una sessione e l'altra ci riposavamo nudi sul letto. Durante una pausa, per farmi tornare l'erezione, mi hanno leccato contemporaneamente ed ero di nuovo pronto per fare l'amore con entrambe, a turno.
È stata la serata più bella della mia vita, un ricordo vivido come se fosse successo ieri. Alle 5 del mattino, completamente distrutti sul letto, le ho guardate coccolarsi tra di loro e le ho lasciate fare. Ci siamo dati appuntamento per la sera successiva, che sarebbe stata la loro ultima notte al villaggio... e anche quella si è rivelata una grande serata.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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