Dialogo interiore in un legame inscindibile
Lorella65Trav
Lei: “No, a quest'ora di sera, non mi faccio mai bella per me ma sempre per qualcun altro.
Lui: “Per quell'uomo che conosci molto intimamente da tempo?”
Lei: ”Se ti riferisci a Fabrizio, no non è lui. E' partito ieri per lavoro in Olanda e mi aveva chiesto se volevo andare con lui per quattro giorni.”
Lui: “E come mai non hai accettato la sua proposta?”
Lei: “Per non restare sola con te durante il tutto tempo in cui lui sarà impegnato nel lavoro.”
Lui: “Perché, ti saresti annoiata con me?”
Lei: “Annoiata no ma è che sei sempre così petulante con le solite domande e critiche impertinenti! Certo, mi sarebbe piaciuto andare ma tu avresti ricominciato con la tua odiosa e fastidiosa petulanza “costringendomi” così ad uscire e andare in giro per la città in attesa del ritorno di Fabrizio e, quindi come vedi, sarebbe stato del tutto inutile che ci fossi anche tu.”
Lui: ”Ok,ok! Comunque non mi piaci come ti sei vestita, troppo appariscente, con questa minigonna “ascellare, le calze a rete piccola agganciate al reggicalze e quel top striminzito che a stento riesce a nascondere quel seno così esageratamente prosperoso e, poi, quelle scarpe con tacchi così tanto alti che non ti sarà agevole camminare. Troppo da troia!”
Lei: “Eccolo qui il petulante rompicazzo che mi rende la vita difficile! Ma è possibile che non hai ancora accettato il fatto che quando esco di sera, non sto andando al cinema o al teatro oppure a bere qualcosa con un'amica ma che vado a farmi scopare da qualche maschione che ho conosciuto in chat?”
Lui:“Quindi anche stasera resterò da solo?”
Lei: “E qual è il problema? Lo sai benissimo che, almeno una o due volte a settimana e, magari, per un weekend, mi incontro con uomini per fare sesso.
Lui: “Lo sai bene che non ho mai condiviso questa tua esagerata voglia di prendere cazzi di qualunque tipo, colore, etnia e di qualsiasi misura. Comunque, stasera a che ora pensi di tornare?”
Lei: “Dipende da come va.”
Lui: “In che senso, “da come va?”
Lei: “Significa che se non mi soddisfano come voglio o se fatta la prima scopata, gli si affloscia il cazzo, deciderò se tornare a casa oppure andare da qualche parte a rimorchiare qualche maschio!”
Lui: “Ma non riesci proprio a farne a meno? “
Lei:“Ma insomma, cosa vuoi da me? Sono anni che prendo cazzi e, quando capita l'occasione, anche due/tre uno dietro l'altro o, quello che mi fa veramente impazzire, anche tutti insieme o, magari con una gang bang di cinque/sei o più maschi arrapati e molto dotati.”
Lui “Ma non pensi mai a me mentre fai la troia?”
Lei “Assolutamente no, a partire dal viaggio durante il quale sono tutta concentrata ed eccitata al solo pensiero di leccare, succhiare e poi, prenderli nel culo via uno e avanti un altro e, perché no, anche ad ingoiare tutta la sborra che riescono a produrre ma, ovviamente, solo con gli amici più che fidati di cui sono assolutamente sicura della loro salute.”
Lui:“In poche parole, io per te non esisto più già da molti anni!”
Lei: “Non è sempre così! Infatti, quando sono sulla strada del ritorno, ti penso, invece, spesso e mi fa incazzare il fatto che tu abbia sempre la testa rivolta solo al lavoro. Che palle! Una mente di un uomo brillante, colto, anche bello che però non riesce a mai a lasciarsi andare a un momento di divertimento magari anche solo breve ”
Lui: “Beh, almeno ogni tanto pensi a me anche se mi sembra proprio un minimo sindacale visto che stiamo insieme da una vita.”
Lei: “E lo saremo finché morte non ci separi.”
Lui: “Lo so bene che non potremmo mai essere separati.”
Lei: “Esatto!”
Lui: “Stasera ti stai mettendo finanche le ciglia finte. Ti stanno davvero benissimo.”
Lei: “Grazie, è che questa sarà una serata molto speciale. Li raggiungo in motel e lì ci scateniamo.”
Lui: “Perché usi il plurale, non devi incontrare solo un uomo?
Lei: ”Mmmmm, a dire la verità, saranno “solo” tre, almeno per questa notte ma spero che la prossima volta ne siano un po' di più.”
Lui: “Non ti sembra esagerato farsi scopare da tre uomini? Ma almeno li conosci già?”
Lei: “Mario, già lo conosco da oltre un anno, ha un cazzo non lunghissimo ma proprio tanto tanto largo, poi c'è Filippo che conosco solo di nome, amico fraterno di Mario e un terzo, che dalle foto che mi ha inviato, è un marcantonio nero come la pece e con un cazzo esagerato e che spero sia l'ultimo a infilarmelo dopo che gli altri due me lo avranno ben allargato, così non dovrei avere grosse difficoltà a prenderlo tutto.”
Lui: “E' una cosa che mi terrorizza questo prendere tanti cazzi così grossi se non addirittura enormi.”
Lei: “Tranquillo, il mio culo è molto elastico e, perciò, riesce ad aprirsi anche di molti centimetri adattandosi a qualsiasi dimensione.”
Lui: “Se ricordo bene, correggimi se sbaglio, avevi poco più di 20 anni quando te lo hanno rotto la prima volta.”
Lei: “Mi viene quasi da ridere al pensiero che tu non ricordi una cosa del genere, eppure dovresti saperlo che avevo 17 anni quando quel ragazzo che conosci bene, Flavio, mi sverginò una sera in una cascina abbandonata.”
Lui: “Hai ragione, me l'ero dimenticato ma ora lo ricordo benissimo. Era un ragazzo che, se ti ricordi, non mi era molto simpatico anzi mi stava proprio sul cazzo con quella sua aria spavalda e strafottente.”
Lei: “Anch'io all'inizio, non lo lo sopportavo. Ti ricordi che abitava proprio al palazzo di fronte allo stesso piano? La sua cameretta era la si poteva vedere benissimo dal balcone posteriore della casa dove abitavo con i miei genitori, soprattutto di sera quando a luci accese, girava per casa col solo lo slip. Beh, devo dire che era sì intollerabile il suo modo di fare ma, era veramente un bellissimo ragazzo con un fisico palestrato e neri capelli riccioluti e leggeri.
Lui: “Ricordo che, però, poco alla volta, cominciò a piacerti.”
Lei: “Esatto! Iniziò ad entrare, giorno dopo giorno ma, in particolar modo, sera dopo sera, nella mia testa tanto che cominciai a desiderare quel corpo. Allora, iniziai a stare fuori al balcone, ogni sera, con la scusa che faceva troppo caldo mentre, invece, ero lì con la speranza di vederlo anche solo di sfuggita a causa di un mobile non molto alto, posto proprio davanti alla sua finestra. Per fortuna, però, potevo lo stesso vederlo attraverso un grande specchio che rifletteva, dalla parete opposta, il suo letto. Una di quelle sere, evidentemente sapeva che ero lì fuori per guardarlo, lo vidi spogliarsi nudo e mettersi sul letto appena dopo aver dato un fugace sguardo nello specchio proprio verso di me e iniziando a toccarsi il pene lentamente ma sempre continuando a volgere lo sguardo verso il mio balcone che, essendo, un po'più in alto rispetto alla sua camera, mi consentiva di vedere bene quello che stava facendo. Nel frattempo, il suo pene era cresciuto di molto in lunghezza e la mano aveva cominciato ad andare su e giù più velocemente e, con la luce accesa, vedevo benissimo la scena e, quasi lo sentivo gemere. Dopo una decina di minuti, durante i quali, sentii il mio cuore battere più forte, si spostò andando a stendersi di traverso quasi sul bordo del letto e, volgendo lo sguardo attraverso lo specchio ancora una volta verso di me, sbottò in una eiaculazione violenta fatta di numerosi schizzi che lo andavano a colpire sull'addome, sul torace e sul collo. Poi, alzò per l'ultima volta lo sguardo verso di me con un sorriso sornione.”
Lui: “Mi è comparso alla mente il ricordo che continuasti ad uscire su quel balcone per molti giorni sempre a tarda sera, o sbaglio?”
Lei: “Non sbagli affatto. Appena dopo cena, continuai ad incrociare il suo sguardo tutte le sere sul tardi e, qualche volta addirittura, mi salutava con la mano attraverso lo specchio. Mi emozionava quel saluto, era la prima volta che desideravo così tanto un ragazzo ma, una di quelle sere, lo vidi entrare nella sua stanza seguito da una donna che mi sembrò parecchio bella e ben fatta. In quella occasione, la sua camera non era totalmente in luce, probabilmente perché era accesa solo una lampada su un comodino. Forse, non voleva che io vedessi? Ma, se fosse stato così, perché non abbassare allora le tapparelle? Fatto sta che proprio davanti allo specchio, la donna si spogliò. Era decisamente una figona, alta, belle gambe ma con un seno piccolo che ,a malapena, si notava per i capezzoli molto scuri. Lui era già nudo, fisico palestrato, gambe muscolose e, pensai che avesse cambiato lo specchio mettendone un altro che, come quelli dei luna park, tra i tanti ce n'era sempre uno che ti faceva sembrare un gigante, perché mi sembrò che gli si fosse enormemente ingrandito il cazzo che perciò appariva molto più lungo e largo. Non si baciarono neanche una sola volta, però, la vidi inginocchiarsi davanti a lui e, agguantato quel grosso cazzone, lo aveva ingoiato tutto dandosi, subito dopo, ad un andirivieni di bocca lungo tutta l'asta fino al momento in cui la vidi che ingoiava deglutendo in continuazione. Poi entrambi sparirono alla mia vista per una ventina di minuti per ricomparire all'improvviso davanti al letto con Flavio che le indicava il letto e, subito dopo, lei che si appoggiava con le ginocchia sul bordo e abbassando il seno e la testa sulle lenzuola restando in quella posizione come se stesse in attesa di qualcosa che presto accadde. Lui alzò lo sguardo verso di me ed io feci un balzò indietro per non farmi vedere ma la curiosità prese il sopravvento e mi sporsi per vedere cosa sarebbe successo anche se mi sentivo molto arrabbiata e delusa da quello a cui stavo per assistere. E, infatti, appena dopo avermi lanciato uno sguardo ironico e beffardo, la prese per i fianchi e la penetrò scopandola per quasi un quarto d'ora abbondante senza fermarsi mai se non quando, tirando fuori il suo cazzone, le sborrò sulla parte bassa della schiena appena sopra le natiche. La donna, si ripulì a lungo con dei fogli di carta da cucina iniziando, poco dopo, a rivestirsi e, in quel breve istante che la sua immagine venne riflessa dallo specchio, vidi qualcosa che mi lasciò allibita perché le pendeva tra le gambe un cazzo che mi sembrò anche abbastanza lungo ma forse perché ero molto eccitata per quella scopata.
Lui: “Non capisco come sia possibile che, nel sentire questo breve racconto, io abbia avuto la netta sensazione di aver già visto una scena del genere ma, molto probabilmente, deve essere stata la tua dettagliata narrazione che me l'abbia fatta “vedere” ma continua a raccontarmi”
Lei: “Io e te conosciamo bene il motivo per cui hai tutti questi flashback e, prima o dopo, ne dovremo parlare. Comunque, visto che vuoi che io prosegua il racconto, lo faccio perché in fin dei conti sono molto affezionata a te.
Dunque, un giorno, volevo recarmi ad una festa organizzata dai compagni e compagne della scuola presso una discoteca per festeggiare la fine dell'anno scolastico ma rischiavo di non poterci andare perché troppo fuori mano dove non arrivavano né gli autobus di linea né le corriere e i miei genitori, con i quali erano da tempo sorti problemi e discussioni infinite, non mi avrebbero accompagnata in auto perché contrari al fatto che un adolescente potesse tornare a casa a tardissima notte.
Lui: “Ricordo che a quella festa alla quale c'ero anch'io.”
Lei: “Ricordo benissimo che c'eri anche tu, un po' impacciato e a disagio come al solito.”
Lui: “Beh, quel giorno ne avevo avuto almeno un paio di déjà vu durante il pomeriggio.”
Lei: ”Allora, per protesta nei loro confronti, me ne uscii lo stesso sperando di poter “cuccare” un passaggio facendo l'autostop ma, appena fuori dal palazzo, incrociai Flavio al quale descrissi la situazione in cui mi trovavo e, lui, si offrì di accompagnarmi con la sua moto.”
Lui: “E come avresti fatto a stare a cavalcioni sulla sella con la gonna?”
Lei: “Quel giorno faceva un caldo torrido e, perciò, indossavo un paio di short, a dire il vero, un po' tanto stretti che mi fasciavano il fondoschiena un po' troppo e una t-shirt molto carina anche se anch'essa tanto stretta al punto che si vedevano i piccoli bozzi causati dei miei capezzoli che spingevano da sotto il tessuto di cotone.”
Lui: “Ecco, è arrivato all'improvviso un nuovo flashback e ti “vedo” chiaramente. Che dire, più che un adolescente mi sembri piuttosto un ragazzo androgino e, se vogliamo, anche un po' sexy.”
Lei: “Me lo disse anche Flavio ed io ne fui felice. Perciò, inforcai la sella, lo abbracciai stretto all'addome e, partimmo a razzo in direzione della discoteca.”
Lui:”A quella età, già ti sentivi una femmina?”
Lei: “Ho passato tutti gli anni della fanciullezza e gran parte di quelli dell'adolescenza sperando di diventarlo un giorno.”
Lui: Dai, perché non rinunci ad uscire e resti qui con me e continuiamo a parlare?”
Lei:”No, adesso devo però sbrigarmi nel ricordarti come andò. Era già quasi il tramonto e la moto filava velocemente mentre io continuavo a tenerlo stretto a me. Ad un certo punto, passammo non lontani da una vecchia cascina in disuso e piuttosto malconcia. La moto rallentò fino a fermarsi del tutto e, Flavio, mi disse che gli avrebbe fatto piacere farmela vedere perché che ci andava spesso, tanto ne era rimasto affascinato. Gli dissi che sarebbe piaciuto anche a me ma, temevo di non arrivare alla discoteca in tempo per l'inizio della festa ma lui rispose che, al massimo saremmo stati dentro per una mezz'ora e che, comunque, di stare tranquilla perché saremmo arrivati con puntualità visto che erano appena le 20:00.
Lui: “Ti aveva parlato come se avesse capito quale era la tua vera natura?”
Lei: “Lo capii subito e ne fui felice. Comunque, vado avanti nel ricordo...così, lasciammo la moto sul retro del fabbricato rurale, lui mi prese per mano guidandomi attraverso un passaggio pieno di arbusti, alberi e un “pavimento” di foglie secche e tantissima erba e piante selvatiche. Il mio cuore batteva forte, all'inizio per paura di graffiarmi in quella “selva oscura” ma più andavamo avanti avvicinandoci a un varco nel muro di quella che una volta era una stalla, più il mio cuore batteva più forte al pensiero di stare finalmente sola con lui, poterlo abbracciare e che magari mi avrebbe baciata nonostante fossi ancora arrabbiata per lo spettacolo a cui avevo assistito.
Lui: “Ti vedo, adesso ti vedo, stai sulle punte dei piedi che aspetti il bacio tanto desiderato, lui ti prende il volto tra le mani e finalmente ti bacia profondamente. Ma che fa, ti ha messo le mani sul culo e ti stringe forte a sé mentre ti accarezza le natiche. Ora, ti mette le dita delle mani sotto la maglietta sottile e te la sta tirando su lentamente mentre tu gemi e fremi di piacere. Anche lui si sfila, adesso, la sua t-shirt, ha un torace possente e ti stringe di nuovo a sé e le tue piccole tette si schiacciano contro il suo addome. Aspetta, mannaggia, sta sparendo l'immagine.”
Lei:” Sentii un nuovo fremito passarmi nell'anima e nel corpo, era un momento bellissimo, ci desideravamo sempre più ardentemente. Poi, all'improvviso, mi poggiò entrambe le mani sulle spalle spingendomi in giù fino a farmi accovacciare ai suoi piedi come aveva fatto con quel ragazzo androgino più grande. “Succhiami il cazzo” mi disse perentoriamente mentre si slacciava i pantaloni. Il mio cuore, in quel momento, sembrò impazzito e, allora, gli abbassai lo slip e, immediatamente, un poderoso cazzo balzò davanti al mi viso. Lo guardai, dal basso verso i suoi occhi fiammeggianti e, allora, con trepidazione aprii la bocca e timidamente e un po' impacciata, tirai fuori la lingua iniziando a leccargli la punta della cappella cercando di imitare quello che avevo visto fare da quella femmina. “Brava, adesso però, prendila tutta in bocca” mi disse ed io lo feci e fu una sensazione stranissima ma molto eccitante sentirla tra le mie labbra pulsante di desiderio. “Ecco, sei stata bravissima, adesso però, vai più giù con la bocca e prendilo tutto fino in fondo alla gola.” mi ordinò mentre mi accarezzava le guance. Spinsi allora delicatamente in avanti la testa guadagnando, con le labbra centimetri su centimetri fino a quando un conato di vomito mi impedì di andare oltre. “Lo so, è la prima volta che ti trovi a fare un pompino, sei una principiante ma prometti molto bene e presto diventerai una vera succhiacazzi. Ora vai veloce dalla base alla cappella e poi ritorni alla base e vai avanti così aumentando la velocità.” mi disse con voce roca. “Wow! Che pompinara nata che sei, però ora aspetta perché rischio di sborrarti in bocca mentre ho voglia del tuo bellissimo culetto, perciò alzati e togliti gli short, poi, appoggia le mani su quella pietra che sporge verso l'alto e spingi il fondoschiena indietro che ti scopo quel bellissimo culetto che hai e che desidero da troppo tempo.
Feci quello che mi aveva detto tremando come una foglia al vento per la paura che mi sfondasse.
“Tranquilla, non ti farò male, giusto il tempo di far entrare la cappella, poi, mi dirai tu se devo proseguire o no.” ma io gli dissi che lo volevo con tutta me stessa mentre e lui mi allargò le gambe con i suoi piedi che spostavano i miei lateralmente. Poi, si sputò un paio di volte su una mano e la passò dalla cappella fino a molto più giù e, poco dopo, riempiendo di nuovo la mano di sputo mi strofinò due dita intorno al mio buchetto roseo e illibato. “Dimmi che lo vuoi.” mi disse facendomi sentire la punta della cappella sull'ano. “Lo voglio, fammi femmina come quella che ti sei scopato qualche sera fa, porco che non sei altro!” “Sarò pure un porco ma vedrai che da stasera diventerai la mia scrofa!” Allora, con una mano mi prese per un fianco e con l'altra agguantò il mio pisello, floscio per la paura, e con un costante e lento avanzare in avanti entrò dentro di me facendomi urlare per un immenso e lancinante dolore che avvertii.
Lui: “E in quel momento diventasti femmina e, ancora oggi, dopo tanti anni continui a prenderlo ancora nel culo! Non ti senti appagata, non credi che sia arrivato il momento di smettere?”
Lei: “Appagata? Ma che dici! Da quel giorno in cui mi ruppe il culo, sfondandomelo e inondandolo di sborra e poi continuando a sborrarmi direttamente in bocca, non posso più farne a meno e, infatti, non andai più alla festa e ritornammo indietro e, quando arrivammo, mi fece salire da lui dove mi scopò fino alle due di notte più e più volte lasciandomi alla fine stremata. Da quel giorno iniziai ad andare da lui ogni pomeriggio quando i miei lavoravano e anche lui era solo, fermandomi per almeno tre/quattro ore durante le quali mi scopava con forza e poi sborrava come una fontanella nove/dieci lunghissimi e corposi fiotti nella mia bocca spalancata fino a riempirmela completamente e, giusto il tempo di ingoiarla tutta, che altri fiotti di pari intensità e pastosità me la riempivano di nuovo ed io ingoiavo ancora e ancora e questo avveniva sempre almeno tre volte ogni pomeriggio.
Lui: “Sei diventata proprio una vacca insaziabile ed io non so mai a chi o a quanti gli dai il culo e la gola.”
Lei: “E a te che cazzo te ne importa, benpensante del piffero? Quando faccio i miei incontri mi dimentico totalmente di te fin dal momento in cui esco di casa e per tutte lo ore in cui faccio la troia prendendo cazzi per ore e più ne prendo, più mi eccito e più ricomincio a prenderli. Quindi non rompermi il cazzo e ti dico che se fossimo stati marito e moglie, saremmo già separati da quel dì e, invece e purtroppo, non è possibile perché il nostro legame e inscindibile e, a meno di non morire nello stesso istante, siamo condannati a restare uniti come due gemelli siamesi.
Care lettrici e cari lettori, è la prima volta che mi cimento nella scrittura non di un vero e proprio racconto ma di un dialogo interiore che spero vi piacerà e che vorrete lasciare commenti e suggerimenti. Grazie!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Dialogo interiore in un legame inscindibile:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
