Prime Esperienze
Adele e i würstel
17.10.2026 |
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"Misi la testa sotto l’acqua fredda per un bel due minuti, e serví a svegliarmi un po’; dovevo uscire a prendere una boccata d’aria, altrimenti sarei impazzita..."
-ATTENZIONE- QUESTO RACCONTO È UN’ OPERA DI FANTASIA Ciao, sono io, Adele, vi ricordate di me? L’ultima volta vi ho raccontato di come ho fatto un pompino a mio figlio mentre dormiva, giusto? Ebbene, tra le altre cose ne accadde una degna di essere raccontata. Buona lettura!
L’avevo fatto… avevo segato mio figlio mentre dormiva. Non solo: avevo ingoiato la sua sborra… e sapete cosa? Non mi dispiacque per niente. Avevo solo due spine che mi pungevano il cuore: una, ovviamente, era di avere tradito Giulio, mio marito, e l’altra era il timore di ricaderci, o peggio, di commettere l’irreparabile. Confesso di aver lottato duramente contro la voglia, in quei momenti: ogni volta che incrociavo Leo rivedevo il suo cazzo, giovane, durissimo, le sue palle piene di sborra bollente, e ogni volta mi ritrovavo con la faccia viola di vergogna, mentre lui mi guardava perplesso, come a chiedersi cosa mi stesse capitando. Solo il lavarmi la faccia con acqua gelata riusciva a calmarmi i bollori, e quando non era sufficiente, ricorrevo alla cara, vecchia Federica: anche le donne la chiamano così, se ve lo state chiedendo. Mi chiudevo in bagno a chiave, abbassavo le mutandine quanto basta e davo giù di mano; lo facevo a bassa voce, spesso mordendo l’angolo di una salvietta per non farmi sentire. La mia mente visualizzava il momento in cui mio figlio, o meglio il suo cazzo, eruttó, riempiendo la mia bocca; al pensiero della sua sborra che mi colava giù per la gola, così densa, calda e cremosa… con questo pensiero svergognato ogni volta raggiungevo il godimento, e ogni volta dovevo buttare le mutandine da lavare, tanto erano bagnate. Avevo sincero schifo di me stessa, ogni volta mi guardavo nello specchio promettendomi di smettere e il giorno dopo ero al punto di partenza. Fu una , diciamo, benedizione, quando mi ritrovai sola a casa per una settimana: Giulio impegnato con una trasferta lavorativa e Leo in gita scolastica. Avevo tempo per ritornare in me, di scrollarmi di dosso quel senso di auto disgusto, e specialmente quelle indecenti fantasie incestuose. I primi giorni filarono lisci, pensavo di avere superato la crisi, ma, ahimè, ne ero ancora ben lontana: cari uomini, se credete che le donne siano in grado di sopportare il desidero meglio di voi, devo sbriciolare una vostra convinzione. Proprio a quel punto mi scoprì preda di una voglia insaziabile, irrefrenabile, avevo costantemente il desiderio di toccarmi, la figa sempre tanto bagnata da costringermi ad indossare degli assorbenti. Quando proprio non ne potevo più, mi lasciavo andare: prendevo il primo oggetto cilindrico che mi capitava e mi pugnalavo senza pietà la figa; nei momenti più bui credo di essermi infilata di tutto: banane, zucchine, bottiglie, e ovviamente il contenitore cilindrico della lacca per capelli. Ere proprio con quello con cui era iniziato tutto, e il suo bacio metallico era un vero toccasana per la mia carne bollente. Solo che dopo ogni volta, ne volevo sempre di più, la fame aumentava e starle dietro era sempre più difficile: avevo la figa ipersensibile, anche fare pipì mi faceva quasi godere. Nemmeno il mio culo era al sicuro: quando la porta davanti era stanca sfondavo quella sul retro: afferravo la mia spazzola di gomma, davo una generosa leccata al manico e via, infilato su per il culo. Mi vergognavo come una ladra, ma godevo troppo, non mi curavo più neanche di trattenermi nel gemere, anzi, urlavo come una pazza ninfomane: ad ogni affondo di spazzola rispondeva un fiotto di nettare dalla figa, ogni volta finivo con schizzare così tanto da ritrovarmi in una pozzanghera, come se mi fossi pisciata addosso. Ero distrutta, in ogni senso: mani intorpidite, entrambi i buchi bruciavano, avevo due occhiaie da panda e non dormivo come si deve da giorni. Mi trascinavo come uno zombie per casa, sempre senza mutande, ormai non ci facevo più neanche caso, spesso lasciavo una scia lucida sul pavimento, aspettando che la voglia rifacesse capolino per ricominciare da capo. Quanti giorni erano passati? Quattro? Sei? Mi resi conto solo ora che non facevo un pasto decente da alcuni giorni, ero tanto presa da quella folle mania erotica dal dimenticare di mangiare correttamente. Misi la testa sotto l’acqua fredda per un bel due minuti, e serví a svegliarmi un po’; dovevo uscire a prendere una boccata d’aria, altrimenti sarei impazzita. Dopo essermi vestita andai un salto al supermercato dietro casa: mi ero messa addosso le prime cose che mi erano capitate, una camicia e un paio di pantaloni della tuta; ero senza reggiseno, le mutandine mi stringevano troppo, non vedevo l’ora di tornare a casa per levarmele e stare in libertà. Non voglio nemmeno immaginare che impressione davo a chi mi incrociava per strada: sembravo la classica scappata di casa! Feci la spesa in un lampo, scegliendo quasi a caso cosa prendevo; tornai a casa il più velocemente possibile, e appena chiusa la porta dietro di me, tolsi i pantaloni e calciai via rabbiosamente le mutandine: un sospiro lunghissimo accolse quel senso di liberazione; come poteva un così piccolo pezzo di stoffa essere così tanto opprimente? Ritrovai un po’ di lucidità, e controllai cosa avessi acquistato durante quella spesa ad occhi chiusi: nulla di allarmante, pane affettato, scatolette e… gli occhi mi si spalancarono come quelli di un gufo: quattro confezioni da tre di würstel, di quelli giganteschi! Che cavolo me ne faccio adesso, mi domandai , quando ebbi un lampo: fermi tutti, pensai: i würstel sono carne… carne come … come… dodici cazzi!!! All’improvviso mi venne il sospetto che non fosse stata una cosa casuale come pensavo… deglutii rumorosamente, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro. Presi quei grossi salsicciotti dall’aria appetitosa e mi precipitai in camera mia; mi spogliai del poco che avevo addosso e mi piazzai comoda sul letto, a gambe spalancate: la mia figa già pregustava un lauto pasto, e sbavava affamata, meglio non farla attendere troppo! Scartai freneticamente la prima confezione, e rimirai il primo würstel quasi con commozione, per poi indirizzarlo in direzione del mio sesso: entró senza problemi, era fresco e molto piacevole. Però stava un pochino largo, perciò un secondo si aggiunse, quando la mia mente perversa partorí l’ennesima porcata: vediamo quanti riesco ad infilarmene su per la figa! L’idea mi eccitó tanto che i due würstel rischiarono di scivolare fuori: dovetti trattenerli con la mano mentre provavo ad infilarne altri; uno… due… tre… ero convinta che tre fossero già più che sufficienti, ma mi sbagliavo: con più ne mettevo, con più la figa si allargava. Una confezione sparì in pochi minuti; passai alla seconda, e altri tre salsicciotti andarono a riempire la mia figa sempre più larga. Alla terza confezione iniziai a temere che mi si strappasse, e infatti cominciai ad avere difficoltà: “Ancora uno…” mi sforzai, e dopo una piccola lotta mi riuscì di cacciarmelo dentro: e dieci! Ansimavo, ero pienissima, più di quanto non fossi mai stata, le lenzuola erano bagnate fradicie, le gambe mi tremavano dalla goduria. C’era solo un neo in tutta la faccenda: avanzavano due würstel; mi sembrava poco carino escluderli, così mi ingeniai: per fortuna le femminucce hanno tre buchi! Facendo attenzione a non far scappare fuori i würstel dalla figa mi girai sul fianco e puntai il penultimo dritto sul buchino tra le chiappe; si fece strada con una leggera difficoltà, ma anche quello fu in breve al calduccio dentro di me: undici! L’ultimo ebbe il privilegio di ricevere un mega pompino da parte mia: lo sbaciucchiai a lungo, lo leccai tutto per poi accoglierlo tra le labbra: che delizia, se fosse stato un cazzo vero lo avrei fatto esplodere in un attimo. Un pensiero mi balenò d’un tratto: ho dodici cazzi dentro! Mi sfuggí una risata, smorzata dal gradito ospite nella mia bocca; ovviamente non restai ferma nel mentre, la mano libera voló leggera sul würstel nel mio culo, facendo un avanti e indietro super piacevole. Cazzo, come godevo! Quasi desiderai che i miei uomini tornassero improvvisamente, che mi trovassero così, e che sostituissero i salsicciotti con i loro cazzi eccitati. Fu con questo pensiero che raggiunsi un orgasmo potentissimo, devastante, di quelli che ti fanno urlare; la mia figa era un fiume in piena, buttai fuori tanta di quella broda che parecchi würstel scivolano via, ebbi il riflesso di chiudere le gambe altrimenti sarebbero scappati tutti. Duró parecchi minuti, quell’uragano di orgasmo, e ne impiegai altrettanti per calmarmi: ero sottosopra, chi si sarebbe aspettato che del cibo potesse essere capace di darti tanto godimento? Uno ad uno sfilai i würstel rimasti, lasciando per ultimo quello nel culo, che sfilai molto lentamente: mi provocò qualche brivido residuo, e quando li vidi tutti lí, allineati e lucenti dei miei umori, mi resi conto di quanti effettivamente fossero: a mente fredda mai avrei combinato una maialata simile. Fatta eccezione per quello uscito dal culo, che buttai via, gli altri li leccai golosamente, ripulendoli da ogni traccia di me. Saziata la fame sessuale, pensai a quella fisica: afferrata una capiente padella, mi cucinai tutti e undici quei goderecci salsicciotti, che mi gustai mangiando seduta al tavolo, nella mia completa nudità, e crediateci o no, erano dieci, anzi, dodici volte più saporiti del normale. La mia figa per quel giorno fu soddisfatta, ci volle un bel po’ prima che le labbra si chiudessero, ma ne era valsa la pena. Nei giorni seguenti ne combinai altre, ma questa è un’altra storia, che forse racconterò più avanti. Per ora è tutto, un bacio sui vostri splendidi cazzi duri e sulle vostre belle fighette bagnate dalla vostra Adele, a presto!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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