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Prime Esperienze

un volo in aereo


di beltrentino
03.12.2018    |    4.953    |    3 6.2
"Le sue dita mi accarezzavano piano la schiena, mentre io avevo la guancia poggiata sul suo petto, ascoltando il battito che lentamente tornava regolare..."
Ero a bonn da tre giorni per un corso di aggiornamento.Il volo di andata era stato veloce perché avevo trovato una ragazza italiana che mi occupo tutto il tempo a parlare del piu e del meno. Stavo in aereoporto annoiata in attesa del imbarco e con la voglia di tornarmene a casa. Non vedevo l'ora di farmi una doccia e riabbracciare il mio compagno che mi stava aspettando. Mi aveva mandato in mattinata qualche messaggio un po piccante che in quel momento mi fece eccitare e far venir voglia di vederlo presto. Arrivo finalmente il momento di prendere posto sul aereo. Posto a sedere 22f quasi sopra l'ala vicino al finestrino. Speravo solo che accanto a me si sedesse una ragazza con cui scambiare quattro chiacchere. Lo speravo visto che non avevo portato con me neanche una rivista da passare il tempo.
Neanche farlo apposta affianco a me si siede un ragazzo insignificante. Fosse stato almeno un bel tipo per rifarsi gli occhi ed ivece...Feci un sorriso di circostanza come saluto e mi accorsi che indossava gli auricolari del cellulare. Fantastico non solo un ragazzo insignificante ma anche uno con cui non avrei scambiato nelmeno una parola. L'aereo finalmente decollo e prese quota in fretta. Arrivata sopra le nuvole non mi restava altro che riposare gli occhi e pensare di arrivare a casa in fretta. Dopo qualche minuto di riposo quasi in uno stato di sonnolenza un sobbalzo di turbolenza mi fece riaprire gli occhi. D'istinto mi venne da guardare il mio compagno affianco che lo vidi intento a guardare il monitor del cellulare. Buttai uno sguardo su quel piccolo schermo e vidi con estremo imbarazzo che stava guardando un filmino erotico. Non credevo hai miei occhi il ragazzo insignificante che, non curante della mia presenza, si stava sparando un porno affianco a me. Distolsi lo sguardo con disgusto ma quelle immagini impresse nella mia mente mi fecero tornare in mente i messaggi della mattinata. Sentivo qualche cosa che si stava riscaldando nel basso ventre. In automatico senza nenache pensarci mi ritrovai a guardare lo schermo nelle mani di quel ragazzo . La schena che stavo osservando era di una coppia in camera da letto con lei a pecorina che si stafa facendo sbattere dal suo tipo. Ininziai quindi a fantasticare con la mente ripensando al mio boy. Non so se erano le immagini, o i ricordi del mio ragazzo ma senti che i miei umori iniziavano a bagnare il mio intimo. Ero cone inplotizata.Non so quanto tempo fosse passato ma ad un certo punto vedo che il ragazzo allargando le gambe tocca le mie. Rialzo lo sguardo ritornado alla realtà e mi accorgo che il compagno di sedile stava guardando me anziche il monitor. Arrossi dal imbarazzo accorgendomi che ero stata scoperta. Il ragazzo sorridendo mi porge un auricolare in segno di condivisione. Come un automa, quasi senza pensare sorrisi ed accettai. Mi sembrava di essere tornata ragazzina quando sul autobus ascoltavo le canzoni assieme alle mie amiche. Misi l auricolare e sentii subito i gemiti di quella ragazza che presa in quella posizione gemeva dal piacere. Chiusi gli occhi e la mia mente si isolo in fantasie peccaminose. Rimasi in quello stato forse per un secondo, forse per un ora ma ritornai alla realta quando senti la mia mano presa di scatto veniva appoggiata sul pacco dello sconosciuto. Riconobbi subito il rigonfiomanto di un erezione, di sicuro non era la prima volta che avevo la mia mano in quella posizione. Non pensai ma come d'istinto mi trovai a strofinare avidamente quel rigonfiamento. Fortunatamente avevo gli occhi chiusi altrimenti non avrei creduto a me stessa. Stavo massaggiando un cazzo di uno sconosciuto. Allo tesso tempo senti la voglia crescere in me. Le mie mutandini si stavano trasformanodo in un lago pieno di umori. Mi venne una strana voglia di pisello. Un bel pisello duro proprio come quello che stavo accarezzando. Quel ragazzo insignificante mi aveva fatta eccitare. Non credevo a me stessa, se anziche stare in un aereo fossi stata in un luogo appartata me lo sarei messa a ciucciare e perche no magari me lo sarei presa a pecorina. Improvvisamente senti uno strano movimento sotto le mie mani. Subito dopo i mie polpastrelli erano umidi. Non ci credevo, era la prima volta che facevo venire un cazzo sfiorandolo da fuori i pantaloni. Mi senti subito moto sexy e allo stesso tempo troia con le mutandine inzuppate e una voglia matta di essere scopata. Di sicuro quel cazzo che tenevo sotto le mani non avrebbe piu fatto al caso mio. Rittassi quindi la mano, tolsi l'auricolare e lo ripassai al mio compagno di sedile con un sorriso di circostanza. Buttai un occhiata a quel pacco che fino ad un attimo prima stavo massaggiando e notai una vistosa chiazza scura. Nel rialzare lo sguardo notai che l uomo che stava lato corridoio si era gustato quel spettacolino soft. Fortunatamente proprio in quel momento il comandante comunico l inizio del atterraggio. Un sorriso di circostanza a quel secondo uomo e mi preparai per toccare terra. Chissà che cosa sarebbe successo se il volo fosse durato alcune ore... Scesa a terra telefonai subito al mio compagno dicendogli: Amore sono atterrata corro subito da te perche ho una voglia matta di riabbracciarti e no solo.
Il taxi mi lasciò davanti al portone di casa. Avevo il cuore in gola. Il pensiero di lui mi bruciava dentro, come un fuoco lento ma inarrestabile. Le gambe tremavano appena, non per stanchezza… ma per quell'eccitazione che mi aveva accompagnata per tutto il volo e che ora premeva per esplodere.

Salendo le scale, ogni gradino era un battito. Ogni passo, una goccia in più tra le mie cosce. Le mutandine erano ormai completamente inzuppate e aderivano alla pelle come una seconda lingua pronta a sussurrare peccato.

Aprii la porta. Lui era lì, ad aspettarmi.

Ci guardammo solo un istante, ma in quello sguardo c’era tutto: il desiderio accumulato, i messaggi osé, la fame di pelle e piacere. Non servivano parole. Lasciai cadere il trolley all’ingresso e in pochi passi fui tra le sue braccia.

Mi strinse forte, e il suo profumo mi travolse. Era come tornare a casa davvero.

Le sue labbra cercarono le mie con una fame che combaciava perfettamente con la mia. Ci baciammo con furia dolce, come se il tempo ci fosse nemico. La sua lingua esplorava la mia bocca mentre le mani mi stringevano i fianchi, poi salivano, lente, sicure, fino a prendere possesso del mio corpo.

«Quanto mi sei mancata…» mormorò, ma non ebbi nemmeno il tempo di rispondere.

Mi sollevò, mi portò in camera. Le sue mani erano ovunque, bramose, impazienti. Mi spogliava con lo sguardo prima ancora di sfiorare i vestiti. Il mio corpo cedeva, si apriva, si offriva come terra fertile dopo giorni di siccità.

Mi gettò sul letto con una dolcezza decisa, e io mi lasciai andare. Le sue dita scivolarono sotto la gonna, sfiorarono l’intimo ormai zuppo, e si fermarono. Mi guardò negli occhi, sorpreso, eccitato.

«Cosa hai combinato in volo?» sussurrò, con un sorriso che era tutto un programma.

«Niente…» risposi, provocante. «Ma ho pensato a te. Tanto.»

Strappò via le mutandine con un gesto preciso, poi si chinò tra le mie cosce. La sua lingua fu un fulmine che mi attraversò tutta. Gemetti piano, mordendomi il labbro, mentre lui mi assaporava come se fosse affamato solo di me.

Mi sentivo scivolare, liquida, calda, pronta. Ogni sua leccata era una fiammata, ogni suo sguardo un ordine muto: abbandonati a me. E io lo feci. Senza vergogna. Senza freni.

Lo tirai su, lo spogliai con gesti rapidi, affamati. Il suo sesso era duro, pulsante, bellissimo. Lo presi tra le mani, poi con la bocca. Lo accarezzai con le labbra, lo accolsi piano, profondamente, fino a sentirlo fremere contro la mia gola. I suoi gemiti erano miele per le mie orecchie.

«Voglio sentirti dentro di me, adesso.»

Mi prese. Forte. Profondo. Un’unica spinta e il suo corpo fu nel mio. E io… io mi sentii viva. Piena. Completa. Le sue mani mi stringevano, i fianchi si muovevano in perfetto ritmo, mentre i nostri corpi si cercavano, si univano, si perdevano.

Ogni colpo era una promessa. Ogni sussurro, una confessione carnale.

Mi prese da dietro, proprio come nel video che avevo visto sull’aereo. Solo che ora era reale. Era il mio uomo, la mia carne, il mio gemito.

Mi sentii tremare, esplodere. L’orgasmo arrivò come un’onda, potente, inarrestabile. Ero sua. Solo sua.

Cadde su di me, esausto, soddisfatto. Restammo lì, intrecciati, sudati, ansimanti.

Il silenzio era dolce, profondo, come il dopopartita di due anime che si sono ritrovate nel modo più primitivo e sincero.

Poi sussurrai:
«La prossima volta, amore… vieni con me in volo. Ti voglio accanto. Così non dovrò solo pensarti… potrò toccarti. Ovunque.»

Eravamo distesi, nudi, la pelle ancora calda, lucida di piacere. Le sue dita mi accarezzavano piano la schiena, mentre io avevo la guancia poggiata sul suo petto, ascoltando il battito che lentamente tornava regolare.

Ma dentro di me… qualcosa ancora ribolliva.

Non era solo l’effetto dell’orgasmo. Era quell’immagine, quel volo, quella scena che avevo vissuto a mezz’aria. Non riuscivo a togliermela dalla mente. E qualcosa, in quella follia, mi faceva ancora sentire viva, desiderata, sporca nel modo più eccitante.

«Amore…» sussurrai, lasciando che la mia mano scivolasse sul suo ventre, «posso confessarti una cosa?»

Lui sorrise, con gli occhi chiusi. «Tutto. Sempre.»

Mi sollevai un poco, lo guardai negli occhi. Era il momento.

«Sul volo… è successa una cosa strana. Una cosa che non avevo mai vissuto prima.»

I suoi occhi si aprirono del tutto. Mi guardava, attento. Il suo respiro rallentò. Lo sentivo pronto. E curioso.

«C'era un ragazzo accanto a me. Un tipo qualunque… almeno all’inizio. Poi, quando pensavo a te, ai tuoi messaggi, ho notato che stava guardando un video… erotico. Un porno vero e proprio.»

Vidi i suoi occhi brillare. Non parlava, ma lo sguardo si era fatto più acceso. Una scintilla di gelosia forse, ma molto di più… eccitazione.

«All’inizio mi sono girata disgustata, ma poi…» presi un respiro, «qualcosa in me ha ceduto. Quelle immagini, il ricordo delle tue parole… mi sono lasciata prendere.»

Mi morsi il labbro, poi continuai:
«Lui se n’è accorto. Mi ha passato un auricolare. Ho accettato. Ascoltavo i gemiti di quella donna, chiudevo gli occhi… immaginavo che fossi tu a prendermi, lì, tra le nuvole…»

La sua erezione stava già tornando. Lo vedevo, lo sentivo crescere accanto al mio fianco. La mia mano si mosse lentamente verso di lui, a confermare il desiderio che si stava risvegliando.

«E poi…» sussurrai più piano, accarezzandolo appena, «mi ha preso la mano e me l’ha portata lì. Sopra di lui. Era duro. Forte. Non ho pensato. Ho iniziato a toccarlo. L’ho fatto venire… solo accarezzandolo, da fuori. Senza dire una parola.»

Il suo respiro era diventato più profondo. Si era girato su di me, completamente eccitato, con gli occhi che mi divoravano.

«E tu?» mi chiese con voce roca. «E tu come ti sei sentita?»

Lo guardai, con un sorriso diabolico.
«Come una donna finalmente padrona della sua voglia. E adesso… voglio mostrartelo.»

Mi chinai lentamente, baciandolo sul collo, poi sul petto. La mia lingua scese lungo il suo ventre. Il suo sesso era già duro, pronto, teso contro la mia bocca. Lo presi tra le labbra, con lentezza, lasciando che sentisse ogni millimetro di me.

Lui gemette.
«Cristo… mi fai impazzire…»

Mi fermavo, lo guardavo negli occhi, poi lo prendevo di nuovo, più a fondo, più affamata.
«Voglio che mentre mi guardi, tu immagini la scena… io su quell’aereo, le gambe strette, le mutandine fradice… e la mia mano che fa venire uno sconosciuto mentre penso a te.»

Lui non resisteva più. Mi tirò su con forza, mi girò, mi prese di nuovo con una fame raddoppiata.

«Adesso sei mia. Solo mia. Nessun altro cazzo, solo il mio.»

E io lo volevo. Lo volevo così. Geloso, eccitato, preso da quella confessione che invece di dividerci ci stava incendiando.

Mi penetrava con forza, ogni colpo era una risposta, ogni spinta una dichiarazione di possesso.

E io urlavo il suo nome. Volevo che capisse che sì, avevo vissuto un brivido… ma era lui l’unico uomo che poteva spegnere quel fuoco.

O accenderlo… ogni volta che voleva.
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