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Il volo in aereo parte 2


di beltrentino
11.06.2025    |    149    |    3 9.0
"Mi penetrava con forza, ogni colpo era una risposta, ogni spinta una dichiarazione di possesso..."
Il taxi mi lasciò davanti al portone di casa. Avevo il cuore in gola. Il pensiero di lui mi bruciava dentro, come un fuoco lento ma inarrestabile. Le gambe tremavano appena, non per stanchezza… ma per quell'eccitazione che mi aveva accompagnata per tutto il volo e che ora premeva per esplodere.

Salendo le scale, ogni gradino era un battito. Ogni passo, una goccia in più tra le mie cosce. Le mutandine erano ormai completamente inzuppate e aderivano alla pelle come una seconda lingua pronta a sussurrare peccato.

Aprii la porta. Lui era lì, ad aspettarmi.

Ci guardammo solo un istante, ma in quello sguardo c’era tutto: il desiderio accumulato, i messaggi osé, la fame di pelle e piacere. Non servivano parole. Lasciai cadere il trolley all’ingresso e in pochi passi fui tra le sue braccia.

Mi strinse forte, e il suo profumo mi travolse. Era come tornare a casa davvero.

Le sue labbra cercarono le mie con una fame che combaciava perfettamente con la mia. Ci baciammo con furia dolce, come se il tempo ci fosse nemico. La sua lingua esplorava la mia bocca mentre le mani mi stringevano i fianchi, poi salivano, lente, sicure, fino a prendere possesso del mio corpo.

«Quanto mi sei mancata…» mormorò, ma non ebbi nemmeno il tempo di rispondere.

Mi sollevò, mi portò in camera. Le sue mani erano ovunque, bramose, impazienti. Mi spogliava con lo sguardo prima ancora di sfiorare i vestiti. Il mio corpo cedeva, si apriva, si offriva come terra fertile dopo giorni di siccità.

Mi gettò sul letto con una dolcezza decisa, e io mi lasciai andare. Le sue dita scivolarono sotto la gonna, sfiorarono l’intimo ormai zuppo, e si fermarono. Mi guardò negli occhi, sorpreso, eccitato.

«Cosa hai combinato in volo?» sussurrò, con un sorriso che era tutto un programma.

«Niente…» risposi, provocante. «Ma ho pensato a te. Tanto.»

Strappò via le mutandine con un gesto preciso, poi si chinò tra le mie cosce. La sua lingua fu un fulmine che mi attraversò tutta. Gemetti piano, mordendomi il labbro, mentre lui mi assaporava come se fosse affamato solo di me.

Mi sentivo scivolare, liquida, calda, pronta. Ogni sua leccata era una fiammata, ogni suo sguardo un ordine muto: abbandonati a me. E io lo feci. Senza vergogna. Senza freni.

Lo tirai su, lo spogliai con gesti rapidi, affamati. Il suo sesso era duro, pulsante, bellissimo. Lo presi tra le mani, poi con la bocca. Lo accarezzai con le labbra, lo accolsi piano, profondamente, fino a sentirlo fremere contro la mia gola. I suoi gemiti erano miele per le mie orecchie.

«Voglio sentirti dentro di me, adesso.»

Mi prese. Forte. Profondo. Un’unica spinta e il suo corpo fu nel mio. E io… io mi sentii viva. Piena. Completa. Le sue mani mi stringevano, i fianchi si muovevano in perfetto ritmo, mentre i nostri corpi si cercavano, si univano, si perdevano.

Ogni colpo era una promessa. Ogni sussurro, una confessione carnale.

Mi prese da dietro, proprio come nel video che avevo visto sull’aereo. Solo che ora era reale. Era il mio uomo, la mia carne, il mio gemito.

Mi sentii tremare, esplodere. L’orgasmo arrivò come un’onda, potente, inarrestabile. Ero sua. Solo sua.

Cadde su di me, esausto, soddisfatto. Restammo lì, intrecciati, sudati, ansimanti.

Il silenzio era dolce, profondo, come il dopopartita di due anime che si sono ritrovate nel modo più primitivo e sincero.

Poi sussurrai:
«La prossima volta, amore… vieni con me in volo. Ti voglio accanto. Così non dovrò solo pensarti… potrò toccarti. Ovunque.»

Eravamo distesi, nudi, la pelle ancora calda, lucida di piacere. Le sue dita mi accarezzavano piano la schiena, mentre io avevo la guancia poggiata sul suo petto, ascoltando il battito che lentamente tornava regolare.

Ma dentro di me… qualcosa ancora ribolliva.

Non era solo l’effetto dell’orgasmo. Era quell’immagine, quel volo, quella scena che avevo vissuto a mezz’aria. Non riuscivo a togliermela dalla mente. E qualcosa, in quella follia, mi faceva ancora sentire viva, desiderata, sporca nel modo più eccitante.

«Amore…» sussurrai, lasciando che la mia mano scivolasse sul suo ventre, «posso confessarti una cosa?»

Lui sorrise, con gli occhi chiusi. «Tutto. Sempre.»

Mi sollevai un poco, lo guardai negli occhi. Era il momento.

«Sul volo… è successa una cosa strana. Una cosa che non avevo mai vissuto prima.»

I suoi occhi si aprirono del tutto. Mi guardava, attento. Il suo respiro rallentò. Lo sentivo pronto. E curioso.

«C'era un ragazzo accanto a me. Un tipo qualunque… almeno all’inizio. Poi, quando pensavo a te, ai tuoi messaggi, ho notato che stava guardando un video… erotico. Un porno vero e proprio.»

Vidi i suoi occhi brillare. Non parlava, ma lo sguardo si era fatto più acceso. Una scintilla di gelosia forse, ma molto di più… eccitazione.

«All’inizio mi sono girata disgustata, ma poi…» presi un respiro, «qualcosa in me ha ceduto. Quelle immagini, il ricordo delle tue parole… mi sono lasciata prendere.»

Mi morsi il labbro, poi continuai:
«Lui se n’è accorto. Mi ha passato un auricolare. Ho accettato. Ascoltavo i gemiti di quella donna, chiudevo gli occhi… immaginavo che fossi tu a prendermi, lì, tra le nuvole…»

La sua erezione stava già tornando. Lo vedevo, lo sentivo crescere accanto al mio fianco. La mia mano si mosse lentamente verso di lui, a confermare il desiderio che si stava risvegliando.

«E poi…» sussurrai più piano, accarezzandolo appena, «mi ha preso la mano e me l’ha portata lì. Sopra di lui. Era duro. Forte. Non ho pensato. Ho iniziato a toccarlo. L’ho fatto venire… solo accarezzandolo, da fuori. Senza dire una parola.»

Il suo respiro era diventato più profondo. Si era girato su di me, completamente eccitato, con gli occhi che mi divoravano.

«E tu?» mi chiese con voce roca. «E tu come ti sei sentita?»

Lo guardai, con un sorriso diabolico.
«Come una donna finalmente padrona della sua voglia. E adesso… voglio mostrartelo.»

Mi chinai lentamente, baciandolo sul collo, poi sul petto. La mia lingua scese lungo il suo ventre. Il suo sesso era già duro, pronto, teso contro la mia bocca. Lo presi tra le labbra, con lentezza, lasciando che sentisse ogni millimetro di me.

Lui gemette.
«Cristo… mi fai impazzire…»

Mi fermavo, lo guardavo negli occhi, poi lo prendevo di nuovo, più a fondo, più affamata.
«Voglio che mentre mi guardi, tu immagini la scena… io su quell’aereo, le gambe strette, le mutandine fradice… e la mia mano che fa venire uno sconosciuto mentre penso a te.»

Lui non resisteva più. Mi tirò su con forza, mi girò, mi prese di nuovo con una fame raddoppiata.

«Adesso sei mia. Solo mia. Nessun altro cazzo, solo il mio.»

E io lo volevo. Lo volevo così. Geloso, eccitato, preso da quella confessione che invece di dividerci ci stava incendiando.

Mi penetrava con forza, ogni colpo era una risposta, ogni spinta una dichiarazione di possesso.

E io urlavo il suo nome. Volevo che capisse che sì, avevo vissuto un brivido… ma era lui l’unico uomo che poteva spegnere quel fuoco.

O accenderlo… ogni volta che voleva.
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