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Scambio di Coppia

UNA SPA BOLLENTE (1)


di SunnyVibes
08.12.2025    |    4.584    |    2 9.8
"Io cerco invano di far passare inosservata l’erezione violentissima che mi ritrovo..."
Una storia vera.

Chiudo gli occhi.
Per un istante resto sospeso, come se la realtà avesse smesso di fare rumore.
Credevo che certe scene esistessero solo nei film, nei romanzi, o nelle mie fantasie più riservate.
Riapro gli occhi.
Sono ancora lì. Tutto è reale.
Gli altri continuano a sorridere, a chiacchierare del più e del meno mentre si rivestono, come se nulla fosse. Ignari del fatto che, per un attimo, la mia mente fosse scivolata altrove… tornando a ciò che era appena successo.
E ancora non ci credo.

Ma... partiamo dall’inizio.

Tutto era cominciato con un semplice “Buongiorno ragazzi” in chat, due battute, un paio di foto innocenti.
Eppure, quasi subito, è successo qualcosa.
Non eravamo due coppie qualunque alla ricerca di un diversivo: eravamo quattro persone coetanee, con gusti, ironie, curiosità simili.
Ogni messaggio che passava aggiungeva un altro elemento. Un nuovo interesse comune.
Dopo qualche giorno di chat, decidiamo di vederci domenica in una spa di un club vicino.
“Così, se non scatta feeling, ci sono comunque altre coppie. Mal che vada ci siamo fatti una spa e non buttiamo via la giornata”, commenta C mentre mi abbraccia.
Io annuisco… ma dentro di me so bene che quel rischio non lo stavamo proprio correndo.
In chat era quasi sempre S a mandare vocali: allegro, diretto, uno che sa parlare senza far pesare le parole. Lei, A, invece era più silenziosa. Più misurata.
Era chiaro che lei avesse un carattere più timido e riservato, il che, a mio giudizio, è un pregio di chi nasconde il proprio fuoco perché arde più forte degli altri.
Arriviamo con un leggero anticipo e ci fermiamo al bar. Pochi minuti di attesa e arrivano anche loro.

Adoro la puntualità. È un segno di rispetto verso le altre persone ed il loro tempo.

S arriva raggiante, allegro, disinibito, ci abbraccia e saluta come se ci conoscessimo da anni.
A, fa un saluto più delicato… ma ha quegli occhi svegli di chi osserva, valuta, studia la situazione…
Già mi piacciono.
Passati i convenevoli ci andiamo a cambiare, o meglio a spogliare, e andiamo in spa.
Nessuno fa battute sconce, nessuna allusione, nessuno forza la situazione.
Parliamo di lavoro, viaggi, piccole passioni quotidiane.
Come se fossimo al bar… con la piccola differenza che siamo totalmente nudi, nell’acqua calda, con persone che vediamo per la prima volta.
Eppure, nessun imbarazzo. Siamo noi stessi. Messi a nudo sotto tutti gli aspetti.
Le ore scorrono senza che ce ne accorgiamo.
A volte qualcuno si alza, si sistema, si muove con una tranquillità che rende la nudità un dettaglio, non un evento.
Ogni tanto lo sguardo scivola inevitabilmente su zone che, nella vita di tutti i giorni, eviterei per educazione.
Lo sguardo si sposta, cade su quelle parti… e la mente inizia a valutare, a considerare, a immaginare, a pregustare quello che da lì a breve sarebbe successo.
Non viene fatto nessun commento o riferimento troppo esplicito… ma dagli sguardi e dai movimenti sinuosi nell’acqua è chiaro che loro sono soddisfatti della scelta di passare con noi quella giornata… e non solo per le chiacchiere e per gli interessi comuni.
Non serviva dirlo: l’attrazione c’era, chiara, silenziosa, condivisa.
Mi trovo spesso in queste situazioni: nessuno vuole essere il primo a rompere l’equilibrio.
Così faccio quello che finisco per fare sempre: prendo l’iniziativa.
“Andiamo a bere qualcosa?” propongo in modo innocente.
Accettano subito e ci dirigiamo verso il bar.
Prendiamo da bere, scambiamo due parole, ma sento che la situazione è di nuovo ferma.
“Ci sediamo?” suggerisco.
C si avvicina ai divanetti più vicini, ma la fermo con un gesto leggero.
“No, non qui… andiamo un attimo in disparte, dove c’è meno rumore e si parla meglio...”
Li conduco in una stanzetta laterale del locale. Lontano dal bar, lontano dal via vai, lontano dagli sguardi.
Non perché ci sia giudizio, ma perché ci si sente più liberi di… osare maggiormente, quando nessuno ti osserva.
S si siede su un divanetto. A, invece di piazzarsi accanto al suo compagno, sceglie il divanetto di fronte. Ve lo avevo detto che è sveglia: parla poco, ma gioca benissimo.
Mi accomodo accanto a lei. C capisce il gioco… e si siede vicino a S.
Riprendiamo la chiacchierata interrotta nella spa, parlando del più e del meno.
“Ancora chiacchiere? È ora di passare ai fatti” penso intensamente tra me e me.
Voglio nuovamente sbloccare la situazione. Devio la conversazione rendendola più leggera, più piccante, butto lì qualche battuta, seguito a ruota da S che ha chiaramente la mia stessa eccitazione… e tra una risata e l’altra appoggio la mano sulla gamba di A, per vedere come reagisce.
Non mi rifiuta. Ma non si scompone. Non cambia espressione.
Continuo. Mi avvicino un po’ e passo la mano sulla sua spalla… poi sul collo, sfiorandole la pelle mentre le faccio qualche apprezzamento.
E intanto guardo S.
Lui ha lo sguardo vispo. Furbo. Ha capito tutto.
Si volta verso C e le parla all’orecchio. Poi, inizia ad accarezzarla.
Lei apprezza, inclina il collo e glielo porge. Lui comincia a baciarla.
Io ed A assistiamo alla scena. Avrà certamente percepito gli ormoni nell’aria…
Colgo l’attimo e aumento la pressione. Parole un po’ più stuzzicanti. Carezze più decise. Schiena… gambe… ma ancora nessuna reazione.
Continua a parlare come se attorno a lei non stesse succedendo assolutamente nulla.
“Ok… forse non le piaccio” penso ingenuamente.
Mi sento deluso.
Nella spa ero convinto che i segnali fossero chiari da parte di tutti e quattro.
Di solito non sbaglio in questo.
Magari ha cambiato idea. Può succedere. Non fa niente, è giusto così.
Si gioca solo se è piacevole e voluto da tutti, altrimenti non ha senso.
Siamo qui per creare bei momenti, non brutti ricordi.

Poi, all’improvviso… la svolta.

A smette di parlare. Guarda S dedicare le sue attenzioni a C.
Si gira verso di me. Mi fissa a fondo negli occhi e sorride.
Quel sorriso.
Ha l’aria di una tigre che ha appena intrappolato la preda.
Con un movimento deciso si volta nuovamente verso S.
“Andiamo in stanza?” dice.
Non ce lo chiede, lo comanda.
Noi tre annuiamo e ci alziamo.
Io cerco invano di far passare inosservata l’erezione violentissima che mi ritrovo.
Finalmente eravamo passati dalle parole ai fatti.

Procediamo verso la stanza.
S e C si buttano subito sul letto, a riprendere le carezze interrotte sul divanetto, ma stavolta senza vestiti e senza teli.
Io ed A ci muoviamo con più calma.
Adoro godermi il momento.
Ci sediamo sul letto, accanto agli altri due, impegnati a studiare con grande interesse le reciproche forme.
A stende le gambe e le allarga con naturalezza.
La osservo.
Le sue curve, le sue forme morbide, il seno pieno che si muove appena col respiro, le gambe aperte che mi invitano.
Un brivido mi attraversa la schiena. Mi sento carico, vivo.
Mi avvicino a lei lentamente, con fare calmo da seduttore. I miei occhi incollati ai suoi.
Sono a un soffio da lei, quando…
“Voltati” ordina lei.
Mi blocco.
“C… C… Come scusa?”
Sono lì, a dieci centimetri dal suo corpo nudo e a gambe aperte; io con un’erezione che pulsa come se avesse vita propria, e lei…
“Voltati. Ti faccio un massaggio.”
Lo ripete. Non c’è spazio per interpretazioni.
Sono spiazzato, ma quel tono morbido e fermo insieme non ammette repliche.
Obbedisco.
E in un istante capisco: non sono io il cacciatore, questa volta. Sono la preda.

Mi siedo sul letto, dandole le spalle. Lei mi abbraccia da dietro.
Non posso vederla, ma la sento.
Sento i suoi grandi seni morbidi premuti contro la mia schiena nuda.
Sento il suo calore.
Sento il suo respiro.
Sento il suo corpo avvolgere il mio.

Dio, che sensazione.

Le sue mani iniziano a scorrere lente sulle mie spalle, sul petto, sui fianchi. Mi massaggia, mi studia, mi esplora.
Mi abbandono. Appoggio la testa sul suo collo, mentre le sue dita si muovono sicure, studiando le mie forme.
“Mi piace iniziare così” sussurra. “Accarezzare il corpo dell’uomo… scioglierlo… creare contatto.”
E che contatto!
Dietro di me, tutto il suo corpo contro il mio.
Davanti, le sue mani morbide e calde.
Mi sta sciogliendo.
Mi sta provocando.

La voglio.

So essere mansueto; ma un cacciatore rimane sempre un cacciatore. E oggi non sarò certo una preda passiva…
Porto le mani sulle sue gambe. Le accarezzo lente, poi più decise.
Ruoto la testa verso il suo collo e inizio a baciarla piano, a piccoli passi.
Un bacio.
Poi un altro.
Poi un altro ancora, sempre più affamato.
Le mordo delicatamente il lobo dell’orecchio mentre le mie mani raggiungono i suoi glutei.
Lei si interrompe. Trattiene il fiato.
Adesso sì. I ruoli sono cambiati.
Mi giro e, con dolce fermezza, la accompagno a sdraiarsi.

Il gioco, per me, inizia adesso.


Continua con "UNA SPA BOLLENTE (2)".
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