Scambio di Coppia
UNA SPA BOLLENTE (3)
10.12.2025 |
1.853 |
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"Da quella posizione posso ammirare i suoi fianchi, i capelli, la schiena, i glutei… ma non riesco a vedere il suo viso..."
Prosegue da: "UNA SPA BOLLENTE (2)"Eravamo ancora tutti e quattro stravolti dall’intensa sessione di giochi che avevamo appena avuto.
Ci sentivamo liberi. Leggeri. Con gli ormoni che continuavano a scorrere come un’onda lenta e calda sotto la pelle.
Ero estremamente rilassato e mi sentivo in pace con il mondo, con le persone attorno a me.
Il momento che avevamo appena vissuto aveva fatto saltare tutte le barriere, i timori, i tabù.
Eravamo nudi nel senso più autentico del termine: senza filtri, senza sovrastrutture, senza difese.
Potevamo essere noi stessi in tutto e per tutto, e gli altri ci accettavano per quello che eravamo, con i nostri pregi e con le nostre imperfezioni.
E non c’è sensazione più bella… dopo una sana scopata.
Arrivati al bar, non faccio in tempo a voltare lo sguardo che sento S esclamare:
“Oh! Ma guarda chi si vede.”
Alzo gli occhi e lo vedo salutare una coppia di loro amici.
Lui è un uomo alto, robusto. Una presenza calma e compatta.
Ha quella tranquillità tipica di chi sa di avere la situazione sotto controllo. Pacato e attento.
La sua stretta di mano è ferma. Sicura.
Poi il mio sguardo si poggia su di lei.
Una ragazza minuta, di una rara bellezza.
Labbra delicate e capelli lunghissimi: il mio punto debole.
Mi vede.
Mi saluta con nonchalance e fa un sorriso.
Se mi guardava, mi perdevo nelle sue labbra.
Se si voltava, mi perdevo nei suoi capelli.
Scambiamo due parole con questa coppia e rimango subito colpito dal senso di affiatamento che mi trasmettono.
Non è per qualcosa che dicono, né un gesto preciso: è la fiducia reciproca che emanano ed il modo in cui interagiscono tra loro.
Ed è così che conosciamo K ed F, una coppia con cui S ed A avevano già giocato più volte.
E infatti lo si capisce subito: la loro intimità è evidente, fluida, naturale.
Il modo in cui si sfiorano, il modo in cui si parlano, il modo in cui gli sguardi corrono tra loro… è il tipo di complicità che nasce solo quando i confini sono già stati superati e nessuno ha più paura di essere giudicato.
Scambiamo due parole e decidiamo di tornare tutti e sei in spa.
C e A vanno nella sauna.
F e K si infilano nell’idromassaggio.
Il mio sguardo incrocia quello di S.
“È molto bella” gli dico, con gli occhi che tornano sui lunghissimi capelli di lei.
E come sempre, lui mi capisce al volo.
Non devo spiegare altro, non serve aggiungere dettagli.
“Ci penso io” mi risponde.
Io non avevo la più pallida idea di cosa intendesse.
Forse voleva dire che lei era molto selettiva o che per soddisfare lei bastavano già lui e K o che non giocava con altri…
Oppure… che avrebbe provato a creare un’occasione per rompere il ghiaccio, chiacchierare, e conoscerci meglio.
Non capisco.
Ma so che è sveglio e mi fido.
Lo lascio fare.
Seguiamo F e K nell’idromassaggio.
L’acqua calda ci avvolge, lenta, quasi complice.
S non perde un secondo: scivola subito vicino ad F, come se fosse il posto più naturale al mondo per lui.
Io, invece, mi siedo accanto a K e iniziamo a parlare.
Discorsi da uomini… Casa, lavoro, mutuo… cominciamo a conoscerci.
Mi trovo molto bene a conversare con lui e le chiacchere scorrono piacevolmente.
Parole tranquille, innocenti, che riempiono lo spazio mentre nella mia testa si fa strada la fantasia di S ed A, che hanno già avuto modo di condividere esperienze con questa splendida coppia.
Il mio sguardo slitta quindi su S e F.
Sono amici intimi. Si vede.
Si vede da come si sfiorano senza pensarci.
Da come si guardano.
Da quel modo naturale con cui si stuzzicano, come se il gioco non si fosse mai davvero fermato.
Lei è una sua amica. Una sua compagna di giochi.
In questo momento io sono solo un estraneo.
Ed in fondo è giusto così: quel rapporto se lo sono costruiti loro, nel tempo.
Ed io lo rispetto.
Il tempo passa.
Arrivano in spa altri due amici, che si uniscono alla conversazione tra me e K.
La vasca si anima, le voci si intrecciano e mi lascio trascinare dal flusso delle parole.
Anche C e A escono dalla sauna e vengono da noi.
Adesso siamo un bel gruppetto di sei persone che chiacchierano amabilmente, immersi nell’acqua calda.
E poco distante… S ed F che parlano e si guardano in un modo che, da fuori, sembra complice e malizioso.
O forse è solo la mia immaginazione che corre.
Mi giro di spalle, per non fissarli.
Rientro nei discorsi, mi concentro.
La conversazione si fa interessante e per qualche minuto non ho più percezione di ciò che accade dietro di me.
Poi, dal bordo della vasca, un movimento.
S, A, F e K si alzano ed escono dall’acqua.
È chiaro che stanno andando a giocare.
Li guardo con una punta di invidia.
"Beati loro…" penso.
Ed è in quel momento che succede.
C si avvicina a me e poggia una mano sulla mia spalla.
“S ci ha chiesto se vogliamo andare a giocare con loro” dice con tono invitante.
La mia testa esplode.
Non riesco nemmeno a rispondere.
O meglio: non rispondo con le parole. Rispondo col corpo.
Con gli occhi già incollati ai fianchi di F, che in quel momento stava uscendo dalla vasca con movimenti lenti ed eleganti, scatto in piedi senza dire una parola.
Mi asciugo in fretta, infilo le ciabatte e li seguo nel corridoio come se qualcun altro stesse guidando il corpo al posto mio.
Sono in uno stato quasi catatonico. Non parlo, non penso.
Il battito che accelera. Il sangue che pulsa. L’adrenalina che vibra sotto pelle.
E la consapevolezza che qualcosa di inaspettato e stupendo stava per accadere.
C mi segue in silenzio.
Mi conosce troppo bene. Sa esattamente quanto mi piacciano le donne con quei capelli, quella femminilità. Sa quanto sto bruciando dentro.
Arriviamo in stanza.
La stessa stanza in cui avevamo giocato un’ora prima.
È ancora impregnata del nostro calore, del nostro odore, dell’energia che ci aveva attraversati.
La stanza era rimasta libera.
Sembrava quasi aspettarci.
S accompagna F vicino alla finestra. La fa sedere sul letto ed inizia a sedurla con dolcezza.
C e K scherzano, ridono, si sciolgono uno accanto all’altra.
Io mi accomodo con A nell’angolo libero del letto.
Lei, rivolta verso gli altri. Io con le spalle a tutto ciò che sta accadendo.
È più dolce rispetto a prima. Più morbida, più delicata.
Quando mi sorride, capisco che ha già intuito la mia eccitazione.
Iniziamo a baciarci.
Un bacio lento, coinvolto, che si trasforma subito in qualcosa di più profondo.
La bacio. La coccolo. La seduco. Le do piacere con mani e bocca.
Lei raccoglie tutto il piacere che le offro… ma una parte di me sente che mi sto perdendo qualcosa.
Dalla posizione in cui mi trovo riesco a vedere solo A e porgo le spalle agli altri quattro.
Voglio vederli.
Voglio gustarmi la situazione.
Voglio percepire il fatto di essere in sei in una stanza a dare libero sfogo alle nostre passioni.
Volto lo sguardo.
Vedo F intenta a passare la sua bocca sul corpo di S.
Vedo C che con naturalezza cambia posizione per mettersi sopra K.
Lui che la guida con naturalezza, come se sapesse perfettamente cosa le piace.
“Quante scene mi sono già perso?”, penso.
Dura un istante, ma A se ne accorge. È sorprendentemente brava a leggere ciò che mi passa per la mente.
“Vuoi che ci giriamo?” mi dice, con voce dolcissima e seducente.
“Sì”, rispondo io con tono delicato.
Lei si sposta, cambiando posizione per permettermi una visuale totale sulla stanza, su quell’armonia perfetta di desideri intrecciati.
Nel mentre prendo un preservativo e mi posiziono sopra di lei.
Ricominciamo a dare sfogo ai piaceri della carne e ovunque poso il mio sguardo è piacere puro.
C che si muove con eleganza su K, A che urla ed ansima sotto le mie spinte, S ed F che si lasciano travolgere dal desiderio.
Qualunque cosa guardo mi piace.
E qualunque cosa guardo mi eccita ancora di più.
S si ferma un momento. Gli è venuta un’idea.
Prende F e la accompagna su una panca vicino al letto. Lei spalle al muro. Lui di fronte a lei, che riprende a soddisfarla con più foga di prima.
Intanto C si prende una pausa dalla sua energica cavalcata e viene verso di me, abbracciandomi e accarezzandomi mentre penetro A.
C è la mia donna. Sa cosa mi piace. La bacio. La adoro. La amo.
K ci osserva con calma, ha uno sguardo sereno, mostrandosi totalmente a suo agio in quella situazione.
Dato che lei si è fermata, ne approfitto anche io per prendere un attimo di respiro e farlo riprendere anche ad A.
Mi alzo e mi tolgo il preservativo per dare al corpo un attimo di tregua da tutto quel sudore.
Alzo lo sguardo.
S e F, sulla panca accanto al muro, sono immersi in un ritmo magnetico.
Lui concentrato, deciso, totalmente impegnato a soddisfare al massimo la sua partner.
Lei che gode e che lo incita a spingere sempre di più.
Il suo viso in preda al piacere è… coinvolgente.
Voglio vedere meglio quella scena. Voglio viverla. Voglio esserne parte, almeno quel tanto che basta per sentirla anche mia.
Mi avvicino con discrezione e prendo posto accanto a loro.
Lei è persa, totalmente, dentro le sensazioni che le attraversano il corpo.
E mentre la guardo, sento crescere dentro di me una necessità incontrollabile: dare il mio contributo per farla stare ancora meglio. Esaltare ciò che già la sta travolgendo.
Cingo le sue spalle con il mio braccio sinistro, sostenendola, facendole da appoggio per permetterle di rilassare il collo.
La mano destra inizia ad accarezzarla. A stuzzicare il suo collo. I seni. I fianchi.
Sfioro, accarezzo, stringo, seguo il ritmo del suo respiro.
La mia mano scende lentamente fino ad accarezzare il clitoride ed iniziare a stimolarlo.
Con S davanti che spinge, ed io di lato che la stimolo, F cade in preda al più completo piacere.
Le sue mani si allungano sulle spalle di lui, aggrappandosi per non essere travolta.
Cerca il ritmo, lo segue, lo accompagna.
È una scena elettrizzante. Ma non voglio essere troppo invadente.
È il loro momento. E con delicatezza mi allontano lasciandogli finire ciò che appartiene a loro due.
Con calma prendo un nuovo preservativo. Lo indosso.
Quando mi volto, la scena è cambiata.
C è di lato, che bacia K con dolce passione. Le sue mani scorrono sul petto muscoloso di lui in un gioco che non è solo un grezzo incastro di corpi ma un intreccio di impulsi e complicità che prende corpo e mente, per il massimo del piacere.
F è ora sul letto in ginocchio davanti a K, completamente immersa con la bocca tra le sue gambe. Il corpo di lei inclinato in avanti, il sedere alzato, invitante in un modo impossibile da ignorare.
Non resisto. Come potrei?
La ammiravo per la sua femminilità al bar.
La ammiravo nuda in vasca.
La ammiravo in stanza mentre giocava con S.
Ora era lì. Libera. Calda.
Aperta a quel momento come se lo stesse aspettando.
Senza dire niente mi avvicino e mi posiziono dietro F. Il mio pene punta verso di lei come se avesse una sua volontà.
Ma non mi permetterei mai di fare un passo senza essere certo che lei lo voglia davvero, senza il suo esplicito consenso.
Così raccolgo le mie forze per trattenere il fuoco che ho addosso. Mi avvicino a lei, sfiorandole il ventre mentre con delicatezza le chiedo: “Posso?”.
Lei mi guarda appena, un cenno lieve, ma così chiaro da non lasciare spazio ai dubbi.
Non ho un attimo di esitazione. Spingo deciso il mio membro a fondo dentro di lei.
Nel suo corpo, sento il suo calore. La traccia ancora viva del piacere che aveva condiviso con S pochi istanti prima e che adesso era mio compito portare avanti.
La penetro a fondo, sentendo ogni centimetro del suo corpo.
Lo tiro fuori e poi spingo ancora ed ancora per darle piacere.
Vedo la sua schiena. Ammiro i suoi capelli lunghissimi. Le sue forme delicate. La assaporo con le mani. Mi perdo ad esplorare tutto ciò che quella posizione mi permette di raggiungere.
Eppure… manca qualcosa.
Da quella posizione posso ammirare i suoi fianchi, i capelli, la schiena, i glutei… ma non riesco a vedere il suo viso. Mi manca la bellezza di quella scena: del suo volto pervaso dal piacere. E senza quello, mi sembra di perdere un tassello fondamentale di ciò che sto vivendo.
Mi fermo.
“Ti va di cambiare posizione?” le dico, senza girarci troppo attorno.
“Quale vuoi fare?” mi risponde lei, ansimando forte.
“Scegli tu. Quella che ti piace maggiormente”. Ci tengo molto che la donna sia soddisfatta.
Tutto ciò che volevo davvero, in quel momento, era rivedere il suo volto completamente abbandonato al piacere.
Il mio, di piacere, poteva aspettare.
Lei ci pensa un attimo, poi si sistema nuovamente come prima: a novanta.
Sceglie quella posizione senza sapere che era l’unica che mi impediva di vedere ciò che più desideravo.
Dentro di me cresce un ampio sorriso.
Lei non poteva sapere cosa desiderassi: semplicemente non glielo avevo detto.
Che fare, quindi? Chiederle un'altra posizione, per soddisfare il mio desiderio egoistico, oppure rinunciare alla mia bramosia per dare il massimo piacere alla donna?
La scelta è immediata: se lei è soddisfatta, lo sono anch’io.
Mi riavvicino e riprendo il ritmo, mettendoci tutte le energie rimaste nel corpo.
Sento che le piace.
Non la vedo in volto, ma la sento ansimare.
Preso dalla sensazione e forse anche dalla stanchezza, vengo copiosamente.
Mi stacco dal letto. Appoggio le spalle al muro mentre rimuovo il preservativo e ammiro la scena e le persone nella stanza.
S si appoggia al muro accanto a me e fa lo stesso.
Davanti a noi le donne sono distese sul letto, ancora prese nelle ultime ondate di piacere.
K le ammira, restando semi-seduto sul letto. Anche lui ormai senza energie.
Dal modo in cui le osserva capisco che ha gradito molto il nostro gioco.
La scena ha una bellezza inebriante.
I minuti successivi sono sfocati nella mia memoria.
Raccogliamo le cose, ci laviamo, ci rivestiamo.
Tutto sembra irreale. Qualcosa che non avrei mai pensato mi sarebbe capitato davvero. Non con questa spontaneità e naturalezza, almeno.
Avevo creato sintonia e giocato due volte con una coppia aperta ed affiatata.
Avevo conosciuto un’altra amabile coppia che come noi giocava con rispetto e passione.
E poco dopo ci eravamo ritrovati tutti e sei nella stessa stanza, senza freni, senza filtri, senza nessun limite imposto se non il rispetto reciproco.
Stavo benissimo.
I momenti successivi sono stati immensamente piacevoli. Frivoli. Proprio quello che ci vuole dopo un pomeriggio del genere. Senza pensieri o preoccupazioni, solo quella complicità bella, spontanea, pulita. Inaspettata.
Mi preparo a tornare a casa, salutando i miei compagni di gioco.
Vedo K, serafico. Forse anche lui sta rivivendo con la mente i bellissimi momenti che abbiamo appena passato.
Incrocio ancora una volta lo sguardo di S. Non parlo. Ma il pensiero torna a quel “ci penso io” bisbigliato in vasca e il mio sguardo lo ringrazia per lo splendido pomeriggio che ha organizzato.
Ci scambiamo i contatti, con la promessa di rivederci per replicare e proseguire quei piacevoli momenti insieme.
Salgo in macchina con C.
Chiudo la portiera.
Resto fermo a lungo a fissare il volante. L’auto spenta.
Respiro lento, ancora incredulo per tutto ciò che ho appena vissuto.
Ho solo un rammarico. Un desiderio rimasto a metà: non aver visto il volto di F mentre ero io a darle piacere.
“Spero davvero di rivederli. Tutti e quattro...” mormoro a C, con una dolcezza che con lei non devo nascondere.
Lei sorride, lo sapeva già. Mi conosce troppo bene.
Non ho dovuto aspettare molto.
Li abbiamo rivisti e le occasioni sono arrivate.
Eccome, se sono arrivate.
E stavolta sono riuscito a vederlo bene, il volto di F mentre le davo piacere.
Era davvero magnetico, come quel giorno sulla panca.
Proprio come lo ricordavo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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