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Scambio di Coppia

Ormoni e tabù


di Valico57
03.07.2026    |    3.976    |    2 9.3
"Ora Franco si è disteso sul letto; gli salgo sopra e mi impalo, lascio a Maurizio la visione del mio culo: «Dai amore, il culo è tuo, prendilo, incula la tua troia! Ma prima lascia che..."
Mi chiamo Alessandra, ho 47 anni e faccio la postina in un piccolo paese della Brianza. Sono sposata da quindici anni con Maurizio, che di anni ne ha 69. In questo periodo mi trovo in menopausa e i miei ormoni sono letteralmente impazziti senza una giustificazione: a volte mi sento molto triste, spesso fin troppo euforica.
Il sesso con Maurizio non mi manca; lui, poi, è sempre stato molto fantasioso e trasgressivo. Io, al contrario, sono molto tradizionalista e, come tutte le persone del segno della Vergine, parecchio fissata con la pulizia: "Questo no, se lo vuoi fare però devi lavarti benissimo".
Maurizio ha sempre avuto un desiderio: che io facessi l’amore con un altro uomo, oppure in tre. Sostiene che, essendo lui molto più vecchio di me, vuole che mi abitui a scopare con altri, in quanto un giorno potrebbe non farcela più. A me, inizialmente, la cosa non aveva mai stuzzicato. Ultimamente, però, quando vedo qualcuno comincio a fantasticare e la mia figa si inumidisce. Non l’ho ancora detto a Maurizio, perché altrimenti lui partirebbe subito per la tangente.
Ultimamente sento gli occhi di tutti addosso, sia dei colleghi uomini che delle donne, e la mia mente comincia a viaggiare. Anche in palestra, guardando i pettorali di alcuni ragazzi e il culo di qualche donna, mi sale la voglia di leccarli e baciarli; mi bagno, vado a casa e mi soddisfo con i miei vibratori, e la sera mi faccio chiavare da Maurizio. Mi sento una gran troia, ma non lo dico a lui perché poi si farebbe mille perversioni.
In palestra viene anche Franco, un mio collega di 50 anni, che mi fa una corte serrata insieme a sua moglie Maristella, una mia coetanea bisessuale. Vorrebbero mettermi nel loro letto; la cosa mi intriga e mi eccita molto.
Una sera, mentre siamo a letto a coccolarci, decido di parlare con Maurizio. Senza entrare troppo nel dettaglio, gli dico una mezza verità:
«Sai Maury, ultimamente quando mi dici che vorresti vedermi con un altro, non mi dispiace così tanto come un tempo... chissà, magari un giorno».
«Dici veramente, Ale?» risponde lui, «Lo sai che mi farebbe molto piacere se tu cominciassi a pensarci. Magari potresti rivedere alcune tue concessioni, però, come sai, non voglio forzarti la mano». E mi bacia dolcemente sulle labbra.
Nelle ultime settimane il clima tra l’ufficio postale e la palestra era diventato quasi irrespirabile. Franco, con i suoi sguardi che indugiavano sulle mie cosce e sul mio seno prosperoso mentre gli porgevo la corrispondenza, si lanciava in continue allusioni: «Hai un culo da favola, che voglia che ho di leccarti tutta. Io e Maristella ti vorremmo dentro il nostro letto, in mezzo a noi, per farti godere come meriti. Ho sempre il cazzo duro pensando a te».
In palestra Maristella non era da meno. Mi sfiorava con la scusa di aiutarmi con un attrezzo: «Che culo sodo, mi immagino la figa tutta da succhiare». Negli spogliatoi non perdeva occasione per entrare in doccia con me. Avevano costruito una tela attorno a me per farmi cedere.
Ogni giorno la mia voglia cresceva; ogni giorno la mia mente tabulava le probabilità, i rischi e, soprattutto, l’immensa eccitazione che provavo solo a immaginarli insieme a me.
Il giorno in cui Maurizio aveva un impegno di lavoro che lo teneva fuori tutta la giornata, con un rientro previsto a notte fonda, la casa è diventata il mio tempio. Ho pulito ogni superficie tre volte, come se l’ordine maniacale potesse placare il caos e il desiderio che avevo dentro. Poi, è arrivato il messaggio. Un invito, quasi un imperativo: "Venite. Oggi pomeriggio ho voglia".
Quando suonarono alla porta, il cuore mi batteva così forte da sentirtelo nelle orecchie. Li ho fatti entrare. Non c’era bisogno di molte parole, l’aria era elettrica. Ho seguito il mio rituale: una doccia veloce, quasi ossessiva, perché dovevo essere perfetta per loro, e poi mi sono lasciata andare.
Non ero più la postina di paese. Ero una donna che stava finalmente esplorando i propri limiti. Maristella, con la sua esperienza e la sua sicurezza, mi guidava, mentre Franco osservava, catturato dalla mia bellezza ancora trattenuta, quella tipica di chi scopre il piacere per la prima volta con intensità. Mi sentivo viva, la pelle bruciava sotto i loro tocchi, il mio corpo rispondeva senza più il freno a mano della "tradizionalista".
Franco è stato il primo a spogliarsi. Il suo cazzo mi sembrava enorme, e lo era veramente: svettava come un obelisco. Maristella mi prese la mano e me lo fece toccare, dicendomi: «Ale, comincia a pensarlo». Io sentivo una scarica elettrica percorrere il mio corpo.
Poi cominciò a spogliarmi lentamente, lasciandomi solo in mutandine e reggiseno. Mi fece distendere sul divano e, piano piano, mi tolse il reggiseno leccandomi i capezzoli, che erano diventati dei chiodi. Scese ancora, mi sfilò le mutandine e iniziò a leccarmi la figa, mentre Franco, in ginocchio, mi mise il cazzo in bocca. Era la prima volta che una donna mi leccava; era brava ed esperta, e in poco tempo mi portò all'orgasmo. Il cazzo di Franco da succhiare era grosso, a fatica mi entrava in bocca. Tutto questo mi dava la sensazione di essere in loro possesso, e la cosa mi piaceva da matti.
A mia insaputa, Maurizio stava tornando a casa. Un alert sul telefono, inviato dalla telecamera di sicurezza, gli fece vedere tutta la scena.
Proprio mentre la situazione stava raggiungendo l’apice, in un momento in cui la razionalità aveva lasciato spazio solo all’istinto puro, il rumore metallico della chiave nella toppa mi ha gelato il sangue nelle vene. Il silenzio è calato nella stanza come una mannaia.
La porta si è aperta. Maurizio è entrato. Si è fermato sull’uscio, bloccato dalla scena che si parava davanti ai suoi occhi: io, in una posizione che non avrebbe mai osato ipotizzare, con il cazzo di Franco in bocca e Maristella che mi stava leccando la figa con le dita nel culo.
Il mio primo istinto è stato quello di coprirmi, travolta dalla vergogna tipica della mia natura da "Vergine". Franco era pietrificato, pronto a scusarsi. Maristella, da perfetta troia, invece proseguiva nel lavoro. Ma Maurizio?
Maurizio non ha urlato. Non ha fatto la scenata che temevo. È rimasto immobile, gli occhi spalancati, il respiro corto. Quella scena, che per me era il culmine dell’agitazione, per lui era la materializzazione di anni di fantasie represse e, forse, anche un po’ di quel "passaggio di testimone" che ha sempre sostenuto di volere. In quel momento di sospensione ho capito una verità fondamentale: Maurizio non era arrabbiato. Era eccitato. Una luce diversa, un misto di trionfo e desiderio viscerale, è apparsa nel suo sguardo.
«Non fermatevi per me», ha sussurrato, chiudendo la porta alle sue spalle e appoggiando le chiavi sul mobile dell’ingresso.
Il salotto di casa, solitamente così ordinato e silenzioso, diventa il palcoscenico di un momento sospeso nel tempo. Maurizio ha appena posato le chiavi sul mobile dell’ingresso. Il clic metallico risuona nella stanza, rompendo il ghiaccio.
Il mio istinto da Vergine mi spingerebbe a tirare su il lenzuolo, ma lo sguardo di Maurizio mi blocca. Non c’è ombra di rabbia nei suoi occhi a 69 anni, solo lo stupore infantile e famelico di chi vede un sogno prendere vita.
Franco e Maristella si scambiano un’occhiata rapida. Da coppia bisessuale e scafata, capiscono al volo la situazione. È Maristella a rompere l’indugio. Con una calma magnetica si siede sul bordo del letto, mi accarezza un fianco per rassicurarmi e guarda Maurizio: «Accomodati, Maurizio. Stavamo proprio aspettando te», dice con un sorriso caldo e complice.
Maurizio fa un respiro profondo. Si toglie la giacca con una lentezza cerimoniale. Vedi le sue mani tremare leggermente, non per l’età, ma per l’adrenalina. Si avvicina al letto, ma non si impone; si siede sulla poltrona lì accanto, come un re che assiste al suo spettacolo privato. «Voglio solo guardare, per ora», sussurra con la voce roca.
Sapere che mio marito mi sta guardando, che approva e che si sta eccitando per me, provoca un cortocircuito definitivo nella mia testa. Quella vergogna che mi portavo dentro si trasforma istantaneamente in puro esibizionismo, spingendomi a fargli vedere quanto valgo.
Capendo la mia nuova energia, Maristella prende l’iniziativa. Si concentra su di me, baciandomi con una dolcezza e un’intensità che mi fanno dimenticare qualsiasi tabù. Le sue mani esperte mi guidano, facendomi esplorare una sensualità femminile che avevo solo sfiorato nei miei pensieri in palestra.
Franco, rassicurato dall’atteggiamento di Maurizio, si unisce. Ora sono al centro di due fuochi. La forza maschile di Franco e la sinuosità di Maristella si coordinano perfettamente su di me. Sotto gli occhi di mio marito, mi lascio andare a gemiti che non sapevi nemmeno di poter emettere.
Franco con un colpo secco entra in te, e finalmente ti godi quel cazzo tanto desiderato. Maristella, dal canto suo, aprendo le sue gambe ti dona la sua figa: «Ale, intanto che ti scopa leccami la figa, assapora il mio nettare di donna e amante che ti desidera». Affondo il mio viso su di lei e le succhio il clitoride; mai avrei immaginato di provare un orgasmo con un cazzo in figa e una fregna in viso.
Maurizio non resiste a lungo sulla poltrona. Il suo desiderio fantasioso e trasgressivo prende il sopravvento. Si avvicina al letto. Franco, con grande rispetto e complicità maschile, gli fa spazio. Maurizio non ha la forza fisica dei ragazzi della palestra, ma ha l’experience e una venerazione totale per il mio corpo. Si posiziona al mio viso, chiedendoti di baciarlo, di rassicurarlo che sei ancora sua mentre gli altri due si occupano del tuo piacere.
Il salotto diventa un intreccio fluido di corpi: le mani di Maristella che mi accarezzano e contemporaneamente guidano Franco, Maurizio che mi bacia con una passione che non provava da vent'anni, ed io, Alessandra, la postina della Brianza, che per la prima volta mi sento completamente padrona del mio corpo e del mio piacere, senza più alcuna regola da rispettare se non quella del godimento puro.
Ora Franco si è disteso sul letto; gli salgo sopra e mi impalo, lascio a Maurizio la visione del mio culo: «Dai amore, il culo è tuo, prendilo, incula la tua troia! Ma prima lascia che Maristella lo prepari e ti succhi il cazzo. Poi, Mary, dammi la tua figa da succhiare, voglio farti godere».
Col cazzo di Franco in figa, quello di Maurizio nel culo e la figa di Maristella da succhiare, ero piena di tutti noi. Fu un’esplosione di sensi: godemmo quasi simultaneamente, Franco mi riempì la figa, Maurizio il culo, ed io e Maristella avemmo un orgasmo planetario.
Passato il primo momento, i cazzi dei due uomini, leccati dalle rispettive mogli, tornarono duri. Maristella si mise a pecora e disse: «Maurizio, cazzo, sfondami, spacca la figa di questa troia, mi hai eccitato come una cagna in calore». Lui non se lo fece ripetere e la riempì con un colpo secco; Franco le mise il cazzo in bocca ed io la mia figa in faccia a mio marito. Godemmo come quattro maiali, io e Maristella arrivammo a squirtare e pisciare, e loro ci ripulirono alla grande.
Quando la tempesta si placa, la stanza è avvolta da un silenzio denso, interrotto solo dai respiri affannati. Franco e Maristella, con la massima discrezione, si alzano per andare a lavarsi (un dettaglio che la mia mente da Vergine apprezza immensamente, anche nel caos più totale).
Rimaniamo io e Maurizio sul letto. Ci guardiamo. C’è un’intimità nuova, quasi d’acciaio, tra di noi. Maurizio mi accarezza i capelli spettinati e mi sussurra: «Sei stata bellissima. Te l'avevo detto che eri fatta per questo».
I miei ormoni non sono più impazziti per la menopausa: ora hanno trovato una valvola di sfogo che non avrei mai immaginato.
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