Scambio di Coppia
Galeotta fu la choquette
bolleblu
28.06.2026 |
440 |
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"Non farmi venire adesso, cazzo, no!»
Il gioco andò avanti così per un'ora, in un crescendo bestiale di baci, umori che colavano sulle sedie e grugniti di piacere trattenuto a stento..."
L’aria condizionata del centro commerciale Hyper U Grand Cap sparava a palla. Silvia si sistemò le tette, coperte solo da un vestitino estivo leggero e senza reggiseno. Era ferma davanti al banco della panetteria e puntava l'ultimo vassoio rimasto.«Le ultime dieci chouquettes, per favore,» disse al commesso, indicando i bignè con la granella di zucchero.
«Le prendo io, grazie,» interruppe una voce di donna proprio di fianco a lei.
Silvia si voltò pronta a litigare, ma lo sguardo le cadde subito sul petto dell'altra: la pelle era scurissima e mostrava il segnale inconfondibile di chi passava le giornate interamente nuda. L'altra donna fece lo stesso identico controllo visivo su Silvia, notando che non aveva nessun segno di costume sulle spalle e sulla schiena scoperti.
La sconosciuta sorrise con malizia. «Fammi indovinare... René Oltra?»
Silvia si mise a ridere. «Naturisti anche voi. Camper o bungalow?»
«Camper,» rispose lei, allungando la mano. «Sono Elena. Io e il mio compagno Marco siamo arrivati da tre giorni.»
«Silvia. Io e Roberto siamo in bungalow da una settimana. Senti, Elena... i bignè sono dieci. Facciamo cinque a testa, e stasera venite a cena da noi. Ci beviamo dietro del vino bianco ghiacciato e vediamo che succede. Ci stai?»
Elena squadrò Silvia da cima a fondo, fissandosi sulle labbra carnose e sui capezzoli turgidi che spingevano contro la stoffa del vestito. «Ci sto. Ma a Cap le cene normali non esistono. Stasera le regole del gioco le decidiamo noi donne.»
Qualche ora dopo, nel portico dello chalet Zeus nr. 8 di Silvia e Roberto, faceva ancora un caldo bestiale e il bianco cantina Paul Mas di Pezenac scorreva già a fiumi. Marco era un tipo muscoloso e definito, Roberto più massiccio. Le due donne si erano tolte i vestiti: addosso avevano solo dei pareo completamente trasparenti e lasciati aperti sui fianchi. Sotto erano nude, con le fighe rasate e già lucide per la tensione erotica. I bignè erano al centro del tavolo, ancora chiusi nella scatola.
Elena aprì il pareo sul seno sodo e appoggiò i gomiti sul tavolo per lanciare la sfida, fissando Roberto negli occhi.
«I bignè si pagano cari,» esordì. «Facciamo un gioco a quiz sul villaggio. Io e Silvia ci facciamo le domande a turno. Chi risponde bene vince un premio immediato: il compagno dell'altra si mette in ginocchio sotto il tavolo e le fa un cunnilingus pesante per due minuti di orologio. Ma c’è una regola spietata.»
Silvia aprì le gambe sulla sedia, mostrando la passera aperta e già grondante di umore. «La prima di noi due che cede e viene... perde la partita. La penitenza è che dovrà stare a guardare l'altra che si fa fottere da tutti e due gli uomini per il resto della notte, immobile, senza potersi assolutamente toccare la figa.»
I due uomini si guardarono, con i cazzi già durissimi che spingevano visibilmente contro i pantaloncini leggeri.
«Prima domanda,» disse Silvia, con gli occhi lucidi per l'eccitazione. «Elena, in che anno ha aperto il club Glamour?»
«1991,» rispose Elena al volo. Poi guardò Roberto con un sorriso di sfida. «In ginocchio, Roby. Tocca a te.»
Roberto si inginocchiò sul pavimento di legno. Afferrò le chiappe sode di Elena, le allargò le cosce con forza e piantò la faccia dritta nella sua figa bagnata. Infilò la lingua profonda tra le labbra, iniziando a raschiare e succhiare il clitoride con risucchi rumorosi e violenti. Elena cacciò un gemito altissimo, aggrappandosi al tavolo mentre le gambe cominciavano a tremarle per le scosse di piacere. «Cazzo... sì... lecca forte lì dentro, porco...»
Silvia guardava la scena stringendo i denti, sentendo la propria figa pulsare e bagnarsi sempre di più. Allo scadere dei due minuti, Marco tirò su Roberto per i capelli. «Stop. Adesso tocca a me. Elena, spara la domanda.»
«Silvia, come si chiama la spiaggia libertina più estrema oltre la duna?»
«La Baie des Cochons,» rispose Silvia con la voce ridotta a un sussurro.
Marco le saltò addosso. Le strappò via il pareo, la trascinò sul bordo della sedia e le spalancò le gambe fino a farle toccare il petto. La sua lingua ruvida cominciò a martellare il clitoride gonfio di Silvia con un ritmo veloce e spietato. Marco la rimescolava tutta con la bocca, infilandole anche due dita profonde dentro la figa fradicia, che schizzava umori continui sul suo mento e sulle sue labbra. Silvia buttò la testa all'indietro, ansimando e stringendo i pugni. «Oddio, Marco... ferma la lingua... sto per... non farmi venire adesso, cazzo, no!»
Il gioco andò avanti così per un'ora, in un crescendo bestiale di baci, umori che colavano sulle sedie e grugniti di piacere trattenuto a stento. Le fighe delle due donne erano gonfie, rosse e sfinite dalle lingue incrociate dei due uomini.
Il crollo arrivò alla domanda sul nome del club BDSM. Marco era di nuovo sotto Elena e le stava divorando il clitoride con una ferocia tale che la ragazza perse completamente il controllo. Le pareti della sua figa cominciarono a contrarsi in preda agli spasmi.
«No, no, fermo... cazzo, vengo!» urlò Elena, inarcando la schiena. Un getto caldo e abbondante di squirt partì a fontana dalle sue labbra, inzuppando la faccia di Marco, che mandò giù quel liquido ridendo. Elena crollò sulla sedia tremando, completamente svuotata e consapevole di aver perso la sfida.
Silvia si alzò in piedi, nuda, fiera e con la figa che chiedeva il conto. Guardò Elena che respirava ancora a scatti.
«Hai perso, tesoro. Adesso guarda e tieni le mani ben lontane da ogni centimetro del tuo corpo.»
Roberto afferrò Silvia da dietro, le sollevò una gamba e le piantò il cazzo duro e venoso dentro la figa caldissima con una spinta secca, che la fece gridare. Contemporaneamente, Marco si piazzò davanti a lei: Silvia gli afferrò il palo di carne con le mani e lo ingoiò tutto fino in fondo alla gola, muovendo la testa avanti e indietro con ingordigia, mentre Roberto continuava a sfondarla da dietro a ritmi pazzeschi, con le palle che sbattevano forte contro il suo culo.
Elena, seduta a pochi centimetri di distanza, guardava la scena con gli occhi sgranati e il fiato corto. La sua figa pilsava e colava bagnando tutta la sedia, ma Roberto la teneva d'occhio: «Non toccarti adesso. Guarda bene come la tua amica si prende i nostri cazzi».
L'orgasmo collettivo arrivò dopo che si furono scambiati le posizioni sul divano, con Silvia presa nel culo da Marco mentre Roberto le sborrava una densa scia bianca sulla faccia e sulla bocca. Roberto raccolse lo sperma dal viso di Silvia con le dita e lo portò alle labbra di Elena, che lo leccò tutta sottomessa e vinta dal gioco.
Verso le quattro del mattino, i quattro corpi erano distesi sul letto grande, ridotti a un groviglio esausto di carne, sudore e odore acre di sesso e sborra.
Silvia, con la testa appoggiata sul petto villoso di Marco, allungò una mano e accarezzò la coscia di Elena, che si era addormentata con le labbra ancora sporche dei fluidi della notte.
«Sveglia, dormigliona,» mormorò Roberto, stiracchiandosi completamente nudo. «Oggi è sabato. Abbiamo un appuntamento.»
Elena aprì gli occhi a fatica, con un sorriso stanco. «Il mercato di Pézenas...»
«Esatto,» disse Marco, stampandole sulla bocca un bacio che sapeva ancora del sesso di poche ore prima. «Andiamo a comprare formaggi caprini, olive e dell'ottimo vino per stasera. Ma prima dobbiamo passare a prendere altre chouquettes. Ci servono per il prossimo round.»
Silvia ridacchiò, sentendo la figa dare già una scossa di eccitazione a quel pensiero. La giornata era appena iniziata, e a Cap d'Agde le regole le scriveva sempre e solo il desiderio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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