tradimenti
Ancora Non ci credo.
17.10.2023 |
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"Ed ora sto ancora qui sul letto e penso: "Ancora non ci credo! Non so se è successo davvero o se è stato solo un sogno..."
Ancora non ci credo! Non so se è successo davvero o se è stato solo un sogno... ma ora non so più chi sono. Non mi riconosco più... o forse, solo ora conosco chi sono io e cosa voglio che succeda ogni giorno nella mia vita. Sono una donna di 45 anni, ho un figlio maschio di 23 anni ed una femmina di 20 anni, e sono sposata da ben 15 anni.
Con mio marito va tutto bene, eccetto il sesso, che non facciamo spesso. Anzi, ultimamente succede molto di rado. L'ultima volta credo siano passati sei mesi, e non è stato affatto intenso come succedeva prima dell'arrivo del nostro primogenito. Ma a me non mancava; ero, anzi sono contenta della mia vita che scorre veloce ma tranquilla, lineare, senza grilli per la testa.
Ma oggi... sì, oggi è successo qualcosa che mi ha sconvolta e che si ripercuoterà in tutta la mia vita, nelle mie idee, nelle mie abitudini. In questo momento mi sento diversa e non so più chi sono. Ma se ripenso ad oggi, un brivido mi parte dal cervello e arriva fin giù ai piedi, attraversando ogni centimetro del mio corpo.
Tutto ha inizio 15 giorni fa, quando dovevo andare in libreria per comprare un libro che serviva a mia figlia. Parcheggiai a pochi metri dalla libreria e, incamminandomi verso l'entrata, vidi che di fronte c'era un sexy shop. Ma non me ne curai ed entrai in libreria. Trovai subito il libro e così, per passare il tempo, mi misi a girare per la libreria fino a fermarmi nella parte erotica della sala. Forse inconsciamente stavo pensando al sexy shop di prima, non lo so; ma cominciai a scegliere dei libri e a leggerne l'anteprima.
Tra i tanti libri, ce ne fu uno che mi incuriosì molto e lo aprii per leggerne le prime pagine. Mentre leggevo, sentii del fiato sul collo e qualcuno che mi disse: "Bello questo libro... ma, vedendola, le posso consigliare quest'altro racconto; vedrà che le piacerà moltissimo". Io mi girai e davanti ai miei occhi vidi un bellissimo ragazzo biondo, occhi verdi, con una muscolatura non eccessiva ma delle spalle larghe, forse allenate da qualche sport, che mi porgeva un libro dal titolo In Sala D'attesa.
"Scusi, ma come fa a sapere che questo è più adatto a me?" gli dissi.
"Me lo dice il mio istinto... ed il mio istinto non sbaglia mai. Si può fidare, signora Alessia".
"Ma io non mi chiamo Alessia", gli dico.
"Allora... signora Barbara... oppure Nicoletta?"
"Sbagliato, non mi chiamo con nessuno di questi nomi".
"Lo sapevo! Infatti le ho detto che sono bravo con il mio istinto, mica a fare l'indovino".
Questa battuta mi fece scappare un sorriso e tirare un po' giù il muro di difesa che mi costruivo per ogni nuova persona che conoscevo. Lui vide il mio sorriso e mi disse: "Hai anche un sorriso contagioso... sono pronto a scommettere che questo libro ti piacerà. Facciamo così: ti lascio il mio biglietto da visita con la mia e-mail e, se dovesse piacerti, me lo scrivi; altrimenti non ci sentiremo né vedremo più".
Io rimasi per qualche secondo senza parlare, poi gli dissi: "Intanto mi stai dando del tu senza avermelo chiesto... poi, se il tuo era un approccio, hai sbagliato tattica, in quanto ora, se il libro non mi piace, non ti scriverò e non ci vedremo più".
"Allora... intanto ora anche tu mi stai dando del tu senza neanche accorgertene, segno che ti viene spontaneo. E poi sono sicurissimo che mi scriverai perché sono convinto al cento per cento che ti piacerà, e anche molto".
"Va bene... se mi sentirai vorrà dire che hai ragione, altrimenti... addio".
Lo vidi guardarmi con quegli occhioni e dirmi: "Io mi chiamo Gabriele... piacere, donna senza nome".
"Il nome posso dirtelo... piacere Gabriele, io sono Claudia".
Tornai a casa, ma mentre guidavo ripensavo a questo incontro e mi stupii di come fossi stata a mio agio. Cominciai a leggere il libro sfruttando i pochi momenti liberi che avevo tra il cucinare, lavare ed il mio lavoro che, per fortuna, mi occupava solo mezza giornata. Devo dire che lo trovai fin da subito eccitante; più andava avanti e più mi coinvolgeva, ma non avevo voglia di dargliela vinta a quel ragazzotto.
Oggi ho pranzato e, approfittando del fatto che i miei figli fossero partiti per le vacanze e che mio marito fosse al lavoro, mi sono seduta sul divano con indosso solamente una sottana celeste, senza niente altro sotto, e ho aperto il libro con l'intento di riuscire a finirlo. Prima però mi sentii un po' in colpa nel non aver dato alcun segno a quel ragazzo e così preparai un'e-mail scrivendogli: "Sai, il libro l'ho quasi finito e devo ammettere che mi è piaciuto molto... ma non montarti la testa, è stata solo fortuna". Stavo per cliccare su invio, ma poi ho avuto un tentennamento e ho messo l'e-mail nelle bozze.
Mi misi a leggere ed il racconto era davvero eccitante, tanto che, senza accorgermene, cominciai ad accarezzare il mio seno da sopra la stoffa della sottana. Leggevo e la mia mano scivolava sul mio corpo fino a che si fermò sopra la mia mutandina. Lessi tutto il racconto fino alla fine, mentre con la mano massaggiavo il clitoride e le mie carnose grandi labbra. Ero come in trance, nessun racconto o libro mi aveva presa così tanto; così, una volta lette le ultime righe, chiusi il libro e continuai a toccarmi.
Avrei dovuto continuare fino a raggiungere l'orgasmo ma, invece, fermai la mia mano sopra al mio clitoride e presi il cellulare pensando di inviare quel messaggio che tenevo in bozza per Gabriele. Lo aprii in stato modifica giusto per rileggerlo ma, i miei ormoni erano impazziti, ero eccitata e così aggiunsi questa frase: "Il racconto l'ho finito di leggere ed ora la mia mano mi sta dando piacere; quanto vorrei fosse la tua lingua a farlo per me". Stavo per inviarla quando ebbi un barlume di lucidità e mi fermai in tempo. La mia mano era ancora ferma sopra le mie grandi labbra e, nel toglierla, sfiorai il clitoride che mi diede un brivido così intenso da farmi scivolare il cellulare dalla mano.
Il cellulare rimbalzò sul divano ed io mi buttai a capofitto per cercare di prenderlo al volo e non farlo cadere a terra; con una maestria incredibile ci riuscii. Subito andai a vedere cosa avevo pigiato e... diventai rossa come un peperone: avevo inviato quella e-mail a Gabriele. Entrai nel panico, non sapevo cosa fare e che scusa inventarmi, pensavo solo a quanto fossi scema.
Pochi minuti dopo, mentre io stavo scrivendo una nuova e-mail cercando qualche scusa, lui mi rispose così: "Lo sapevo che ti avrebbe fatto eccitare... ha avuto lo stesso effetto su di me. Ma non ho potuto pensare a te semplicemente perché non ti conoscevo ancora. Ora che ti conosco non lo farei comunque: so che sei fedele a tuo marito e non voglio farti godere più di lui, cosa che se fossi lì da te ora succederebbe sicuramente".
Le sue frasi mi fecero tremare dall'eccitazione e lì feci un'altra cosa sbagliata. Invece di toccarmi e raggiungere l'orgasmo cominciai a rispondergli e così, battuta su battuta, lui mi chiese di andare in libreria perché doveva comprare un nuovo racconto erotico ed io potevo dargli una mano su quale scegliere. Ero frastornata dall'eccitazione, non sapevo bene cosa volessi fare, ma di una cosa ero sicura: avevo voglia di passare un momento spensierato, divertente, senza pensieri. E poi era un ragazzo simpatico, che c'era di male?
Ci incontrammo lì davanti e lui mi prese subito per mano e mi portò dentro, diretto al reparto eros. Il contatto con la sua mano mi fece venire un brivido e mi sentii quasi bagnare, ma forse era solo una sensazione mia. Mi porse una miriade di libri, mi fece leggere tutte le prime pagine mentre lui mi osservava leggere. "Se mi guardi così mi imbarazzi", gli dissi; ma mentre pronunciavo queste parole, con una mano toccavo il mio vestitino scoprendo un po' il mio reggiseno. "Sei così bella mentre leggi; fossi tuo marito ti farei leggere anche la lista della spesa mentre ti guardo", mi disse lui.
"Scusa Gabriele, ma che ne sai che sono sposata?".
"Sei proprio fuori dal mondo tu... lo vedo dalla tua fede, scemotta".
In effetti mi sentivo su un altro mondo, come se stessi cambiando pelle, come se stessi entrando dentro una persona nuova. Continuavo a leggergli i libri mentre con il corpo lo provocavo, appoggiandomi con il sedere al suo corpo e poi subito dopo allontanandomi, toccandomi il vestito in modo da scoprire le mie cosce e poi far finta che sia stato un movimento innocuo. Lo provocavo, e non avevo mai fatto qualcosa del genere; eppure mi sentivo così a mio agio, così naturale... così vogliosa.
Stavo leggendo l'ennesimo libro quando mi squillò il cellulare: era mio marito! Feci cenno a Gabriele di stare zitto e risposi.
"Ciao amore, che fai?" mi chiese lui.
"Sto comprando un po' di verdura per stasera... tu cosa vuoi da mangiare?".
"Ti ho chiamato proprio per quello: stasera non torno a casa. Improvvisamente Marco ha deciso di fare l'addio al celibato e di fretta ha trovato un locale dove passare la serata, per cui finisco qui al lavoro e mi unisco a loro. Farò un po' tardi, per cui non aspettarmi sveglia, mettiti a dormire e ci vediamo domani mattina per la colazione insieme".
Mentre mio marito parlava, Gabriele mi solleticava il collo con le labbra, soffiava sui miei capelli e mi sfiorava con le mani i fianchi, il collo ed il seno da sopra la stoffa. Attaccai a mio marito e feci una smorfia a Gabriele per cercare di dimostrargli che non mi avevano fatto piacere i suoi gesti; ma credo che il mio viso disse ben altro in quanto lui mi sorrise, mi prese per mano e mi portò alla fine della sala.
"Rimani qui, fatti un giretto e aspettami; torno fra cinque minuti, ma non uscire dal negozio, promettimelo".
"Ma cosa vuoi fare?".
"Fidati di me... rimani qui, torno subito", e si allontanò.
Passarono i cinque minuti più lunghi della mia vita, o perlomeno in quel momento lo credevo. Poi lui tornò con una busta rossa, senza nessuna scritta particolare che mi facesse capire cosa fosse. Mi prese per mano e mi portò fuori dal negozio.
"Vorresti sapere cosa c'è dentro questa busta?".
"Assolutamente sì, troppo curiosa io".
"Allora devi fidarti di me: andiamo in macchina e ti porto a casa mia giusto il tempo per bere qualcosa, aprire la busta e poi ti riporto qui".
La mia mente stava impazzendo, centinaia di pensieri mi inondavano il cervello ed io non riuscivo a metterli in ordine e a dare la risposta più ovvia per me, ossia: "Ma tu sei matto, non se ne parla proprio". In mezzo a tutti i pensieri me ne venne uno: che mio marito non sarebbe tornato prima di mezzanotte ed erano solo le quattro di pomeriggio.
"Tu sei pazzo, dammi un solo motivo per cui dovrei dirti di sì", gli dissi.
"Perché la curiosità è donna, e tu sei così donna... e poi si vede dal viso che vuoi dire sì, è inutile che lo nascondi. Però ora conto fino a tre, così non hai tempo per pensarci troppo... andiamo?". Mi disse: "Uno... due... e... tre!".
Io non risposi e lui questo lo prese per un sì. Mi prese per la mano e mi trascinò lungo la via, direzione la sua macchina. Io non facevo resistenza alcuna, ero in balia delle sensazioni che stavo provando, che erano troppe e non riuscivo a veicolarle nella maniera con cui ero sempre riuscita da una vita. Mi aprì la portiera, mi fece entrare dentro la sua BMW e andammo via da lì.
Guardavo dal finestrino la mia di macchina allontanarsi e pensavo che cazzo stavo facendo... ma poi, ad ogni buca o curva, sentivo la mia figa fremere, scaldarsi, la sentivo bagnarsi e mi vergognavo nel pensare di poter bagnare il sedile per quanto mi sentivo bagnata dei miei umori. Lui scherzava e rideva con me mentre guidava e, ad ogni semaforo, mi fissava negli occhi dandomi dei brividi così intensi che dovevo distogliere lo sguardo.
Arrivammo a destinazione dopo dieci minuti. Mi aprì la portiera, mi fece scendere, la richiuse e, prendendomi per mano, mi portò davanti al cancello della sua villa. Il cancello si aprì e vidi davanti agli occhi un giardino enorme, di un verde intenso contornato da alberi. Ci incamminammo lungo il vialetto e alla sinistra potevo vedere una piscina.
"Ma è casa tua o dei tuoi genitori?" gli chiesi.
"Veramente è mia... ma sono sincero: sono stati i miei genitori a comprarmela. Ma con il mio lavoro riesco a mantenerla e a migliorarla".
"Che lavoro fai? Se posso chiedertelo".
"Sono un imprenditore: gestisco due villaggi turistici, uno in Sicilia ed uno in Calabria, ed un hotel cinque stelle superior a Milano Marittima".
Io lo ascoltavo come incantata, ma non da quello che vedevo o da quello che mi diceva, ma dal suo corpo, dal modo in cui muoveva le spalle e le labbra... era così eccitante. Mi fece entrare in casa, mi preparò un drink alcolico, me lo mise in mano e poi prese l'altra mia mano per portarmi nella sua camera. Io non riuscivo a fermarlo, e non volevo fermarlo, ero curiosa di sapere cosa ci fosse dentro quella busta.
"Allora, mi fai vedere cosa c'è lì dentro? Così poi vado via".
"Va bene. Allora... io nel mio tempo libero ho una passione per i massaggi e ho fatto diversi corsi, tra cui cinque corsi per massaggi tantra. Ora vai in bagno, apri la busta e tu saprai cosa fare. Io ti aspetto qui e, se vorrai, ti porterò a casa appena esci dal bagno".
Entrai in bagno, aprii la busta e ne trovai un'altra con su scritto "Sexy Shop Sexy". L'aprii eccitata dalla curiosità e dentro trovai un completo intimo nero: le mutandine avevano uno spacco in mezzo all’altezza della figa, chiuso da dei bottoni. Il reggiseno aveva dei ganci nella parte inferiore e dei lacci nella parte superiore, ma non capivo a cosa servissero. C’erano anche dei bracciali e delle cavigliere in pelle, anche esse con dei ganci che non riuscivo proprio a capire a cosa servissero. Alla fine della busta trovai una benda.
Avevo il cuore che mi batteva a mille. Guardai l’orologio ed erano appena superate le diciassette. Sentii bussare alla porta del bagno.
"Sono io, Gabriele. Scusami, forse ho osato troppo ma tu mi hai davvero colpito e, anche se sembra assurdo, riesco a leggere il tuo pensiero e so che ora hai voglia di provare quell'indumento e provare il mio massaggio tantra. Ma immagino i tuoi pensieri, per cui lascio a te la scelta: indossalo, guarda come ti sta e poi, se vuoi toglierlo, fallo e torna qui senza di esso e ti porto a casa. Oppure vieni qui con indosso quell’indumento, ma in quel caso una cosa devo chiedertela: indossa anche la benda. Voglio che tu oggi sia la principessa ed io il principe dei tuoi sogni".
Mai avevo provato sensazioni così forti, e senza essere toccata. Feci per aprire la porta quando una forza mi fermò, ma non fu la forza di una persona ma del mio corpo che emanava calore. Sentivo caldo, terribilmente caldo, e mi tolsi il vestito rimanendo solamente in mutandine e reggiseno. Guardai giù, appoggiai la mia mano sopra lo slip e lo trovai fradicio.
Passarono cinque minuti e aprii la porta del bagno. Non so quale fosse la faccia che fece Gabriele, ma riuscivo ad immaginare il suo splendido sorriso mentre mi guardava con indosso quel completo scelto da lui, le cavigliere, i bracciali e la benda sugli occhi. Lui non parlò; mi prese per mano e mi condusse in qualche stanza che non so (poi scoprii che era la sua camera da letto), mi fece sedere sul letto, si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò: "Ora sei pronta a godere del mio massaggio tantra. Non parlerò più, ma a volte ti farò delle domande a cui tu dovrai rispondere semplicemente sì o no, ma solamente con un gesto del tuo viso, ed io ubbidirò al tuo volere".
Mi fece distendere sul letto a pancia in su e mi spalmò di olio tiepido che capii subito dall’odore fosse olio di cocco. Intorno sentivo odore di incenso e la miscela di questi due odori mi pervase la mente. Mi sentivo così eccitata... sì, ero in calore, e lui questo lo annusava. Iniziò con dei massaggi lenti, circolari sul mio viso, per poi scendere sul collo, le braccia, la zona pelvica, le gambe e poi risaliva su, sempre con movimenti dolci e circolari. Ad un certo punto si avvicinò al mio viso, così vicino da sentire l’odore della sua pelle, ed era così afrodisiaca che avrei voluto baciargliela.
Mi chiese: "Puoi girarti di schiena ora?". Feci cenno di sì con il viso e lui mi prese per i fianchi facendomi mettere a pancia sotto. Spalmò di olio di cocco anche la mia schiena e quei sensuali movimenti circolari presero a massaggiarmi la schiena e le cosce. Le sue mani le sentivo così dolci sulla mia pelle ma, ora che ero di schiena, le sentivo più dure, più intense, fino a che sentii le sue mani partire dalle mie cosce, salire su e non fermarsi fino al raggiungimento delle mie chiappe. Le sentivo palparmi il sedere con movimenti circolari, ma verso l’esterno, così da aprirmi le chiappe e poi richiuderle.
Sentivo i miei due buchini aprirsi e chiudersi e questi continui movimenti non facevano altro che farmi bagnare di più. Ad un certo punto non sento più le sue mani e pochi secondi dopo sento un peso sul mio corpo. Era lui che si era disteso sopra di me. Sentivo il suo petto toccarmi la schiena e la mia mutandina toccata dal suo sesso, coperto dal suo slip. Prese i miei fianchi e li alzò leggermente in modo da scostare il mio ventre dal letto e poter appoggiare le sue mani sopra la mia pancia. Istintivamente mossi il culo cercando un maggior contatto con quel sesso che spingeva da dietro, ma subito mi fermai pensando: "Cosa stai facendo Claudia? È arrivato il momento di fermare tutto e andare via".
Mi allontanai quel poco che persi il contatto e passarono interminabili secondi in cui sentii lui muoversi, come a prendere qualcosa, e poi tornare a coprirmi con il suo corpo. Era questo il momento giusto per proferire quelle parole che avessero fermato tutto ma, proprio in quel momento, fu lui ad iniziare a muovere il suo sesso sopra di me. E la sensazione era quella del suo sesso che cercava di insinuarsi dentro la mia mutandina davanti. Lo sentivo strofinarsi lentamente e ad ogni piccolo contatto con la mia mutandina avevo dei piccoli spasmi che non mi permettevano di dire una parola.
Iniziai anche io a muovermi assecondando il suo movimento e, contatto dopo contatto, riuscivo a sentire il suo sesso stimolarmi il buchetto dietro, nonostante avessimo i nostri slip a dividerli. Lui si avvicinò di nuovo al mio orecchio e mi chiese: "Posso aprire la tua mutandina? Fammi solo un gesto ed io capirò". Mentre pronunciava queste sottili parole dentro il mio orecchio, i nostri sessi si cercavano muovendosi uno verso l’altro. Un continuo strusciarsi che rendeva il mio corpo caldo, sempre più caldo e voglioso.
Sentivo i miei capezzoli turgidi, duri come mai avevo sentito prima, e avrei voluto ciucciarmeli da sola per alleviare la sensazione di star per scoppiare da un momento all’altro. Il mio corpo emanava sesso ad ogni poro; il mio corpo voleva assaggiare un altro uomo, il mio corpo voleva godere... ma la mia mente ancora aveva un barlume di lucidità per fermare questo eccitante tormento. Stavo per muovere la testa per dire no quando, a causa dello strusciamento, uno dei due bottoni della mia mutandina si aprì.
Sentii qualcosa di caldo sfiorarmi le grandi labbra e poi sentii che era qualcosa di duro, ed il brivido che mi procurò questa sensazione mi costrinse a mordere il labbro per non avere un orgasmo. I movimenti di prima erano per sfilarselo via: il suo sesso ora era scoperto e stava sfiorando le mie grandi labbra coperte ora solo da un piccolo bottone. Lui si avvicinò di nuovo al mio orecchio chiedendomi di nuovo: "Lo vuoi?".
Io rimasi ferma interminabili secondi ripensando a quanto mi mancassero queste sensazioni, e mi sentii così oscenamente porca mentre con la testa pronunciavo un sì. La benda non mi permetteva di vedere ma capii che lui si mise dietro di me; lo sentivo dal suo fiato sopra la mutandina, ma non aprì il secondo ed ultimo bottone. Le mie grandi labbra le accarezzava dalla stoffa e solo ogni tanto sentivo il contatto diretto ma casuale con le sue dita. Ad ogni piccolo contatto la mia figa mandava un messaggio diretto al mio cervello che mi diceva: "Ora fammi godere, sto morendo dalla voglia".
Iniziavo ad ansimare quando lo sentii togliersi da sotto di me e non capivo dove stesse andando. Pochi secondi e sentii toccarmi il reggiseno e la sua mano entrarci dentro andando a pizzicare un mio capezzolo. Ma il suo contatto era diverso ora: era più forte, più deciso. Aveva un tocco completamente diverso da quello con cui toccava le mie grandi labbra. Massaggiò il mio seno, il mio collo, andando a pizzicarmi i capezzoli ogni volta che il mio ansimare diventava più forte. Poi le sue mani smisero di toccarmi e qualche secondo dopo, pochissimi secondi dopo, me le ritrovai sulla pancia.
Mi prese dalla pancia facendomi alzare il culo e così facendo le mie braccia si irrigidirono per tenermi stabile, e mi ritrovai nella classica posizione a pecorina. Ancora una volta però il suo tocco era diverso: di nuovo più dolce, potrei dire più timido, anche se timido non lo era affatto. Sentii la sua mano chiudere il bottone della mutandina e rimasi interdetta da questo movimento. Poi mi alzò i polpacci tirando su i miei piedi e poco dopo me li lasciò, ma non tornavano più nella posizione di prima. Stavo ancora cercando di capire cosa impedisse alla forza di gravità di far cadere sul letto i miei piedi quando sentii afferrarmi le mani, portarle vicino al mio seno e da lì non riuscire più ad allontanarle.
Mi sentivo legata, ma legata non ero... o forse sì. Avrei voluto togliermi la benda per capire cosa mi stesse facendo ma ogni movimento che facevo era contrastato da qualcosa che me lo impediva. Sentii le sue mani accarezzarmi i capelli, scivolare sul mio collo e ancora una volta erano mani più forti, non più dolci. Stavo impazzendo e stavo morendo dall’eccitazione. La mia mutandina, ora chiusa, era fradicia dei miei umori.
Mentre le sue mani mi accarezzavano il collo, sentii qualcosa sfiorarmi le labbra ed istintivamente cercai di toccarla con la lingua ma non ci riuscii. Ancora una volta sentii questo sfioramento ma questa volta fu più vicino, tanto da arrivare a toccarmi la punta del naso. Sentivo un odore forte, un odore di sesso, ma mi sembrava diverso da qualsiasi odore avessi sentito quella sera. Sentii le sue mani toccarmi il seno e, senza staccarsi dalla mia pelle, salire su lungo il mio collo, toccare i lobi delle orecchie e puntare ai miei capelli.
Ma la forza di questo gesto fu troppo scattosa e qualcosa andò storto... o forse chissà, era una cosa voluta. Le sue mani si impigliarono sulla mia benda che saltò via andando a finire sopra al letto. Io aprii gli occhi lentamente come se mi svegliassi da un sogno e... sentii i due bottoni della mutandina aprirsi ed una lingua affondare dentro le mie carnose grandi labbra.
Aprii la mia bocca per ansimare mentre, davanti ai miei occhi, c’era un uomo di colore muscoloso, nudo, in piedi davanti al letto con il suo cazzo grande, venoso a pochi centimetri dalle mie labbra. Girai il volto verso destra, guardai lo specchio e mi vidi: ora vedevo cosa impediva i miei movimenti. La lingua di Gabriele continuava a leccarmi mentre sentivo un suo dito farsi strada dentro di me. Mi girai verso il cazzo dell’uomo davanti a me, lo odorai e gli dissi ansimando: "Tu... chi sei?". Lui appoggiò un suo dito sopra la sua cappella e poi lo appoggiò sopra le mie labbra e disse un semplice: "Shhhhhhhhh... non parlare, Gabriele vuole che rispondi solo con i gesti".
Mi leccai le labbra assaporando il suo sapore e poi lo squadrai completamente, dagli occhi fino ai pettorali passando per i suoi addominali scolpiti, fino a fermare lo sguardo sul suo cazzo nero, largo come mai avevo visto in vita mia. Posai lo sguardo sulla benda e riguardai lui; lui capì, prese la benda e me la mise di nuovo sugli occhi. Non appena fu di nuovo buio tirai fuori la lingua aspettando il contatto con il suo cazzo che pochi secondi dopo arrivò.
Iniziai a leccarne l’asta ma era lui a scegliere dove leccarlo; io potevo solo muovere il viso. Mi fece leccare i suoi testicoli gonfi, lisci. Appoggiò la sua cappella sulle mie labbra ed io provai a prenderlo in bocca ma era largo, non ci riuscivo e così presi a succhiarlo come fosse un ghiacciolo. Aveva un sapore acre e dolce, avrei voluto succhiarlo fino a morire.
Ormai ero in preda all’eccitazione più pura e, non appena riuscii a staccarmi da quel cazzo, urlai: "Scopami Gabriele... ti prego... fammi sentire il tuo cazzo dentro di me". Passarono pochi secondi e sentii la cappella di Gabriele appoggiarsi sulla mia figa e scivolare dentro di me. Non riuscivo ad urlare, avevo il cazzo davanti alla bocca e con la lingua continuavo a bagnarlo. Avevo la benda, eppure riuscivo ad immaginare cosa stava trasmettendo lo specchio: una donna a pecorina legata, con un cazzo dentro la sua figa ed un altro nella sua bocca.
Cercavo di liberare le mani, volevo toccarlo quel cazzo, volevo sentire ogni sua vena e mettermelo dappertutto. "Oh sì... scopami così Gabriele... sì... tutto dentro... ti piace la mia figa vero? È tutta tua... Oh sì!". Sentivo il cazzo entrare ed uscire da me e le sue mani che mi davano piccoli graffi sulla schiena. Sentii il cazzo dell’uomo di colore allontanarsi quel poco che mi permise di parlare e dire: "Voglio toccare il tuo cazzo"; e dopo aver detto questo tirai fuori la lingua lasciandola di fuori lì, scabrosa, in cerca del suo cazzo.
Sentii la sua mano sganciare i ganci dalle mani mentre Gabriele uscì improvvisamente dalla mia figa andando a sganciare le mie caviglie. Ero libera ora e con la mia mano tolsi la benda e, senza aspettare un solo secondo, afferrai quel cazzo venoso e lo presi in bocca, stavolta leccandolo come volevo io. Afferrai la coscia di Gabriele invitandolo a venire accanto a me e così riuscii ad afferrare con la mano quel cazzo che mi stava scopando pochi secondi fa.
Me li misi tutti e due davanti agli occhi, alzai lo sguardo e fui io stavolta a sorridere a Gabriele. Abbassai di nuovo lo sguardo e, avvicinando i due cazzi, li feci toccare tra di loro per poi insinuare la mia lingua in mezzo e leccarli insieme. Subito dopo scelsi quello di Gabriele, non l’avevo ancora assaggiato, e mentre lo leccavo masturbavo il cazzo venoso e scuro.
"Oh Claudia... quanto ti piace il cazzo" mi disse Gabriele.
"Sì... amo il cazzo... cazzo quanto lo amo!".
E la mia bocca riprese a succhiare. Non avrei mai smesso, ma l’uomo di colore, che poi mi disse si chiamava Alì, si scostò da me e si mise disteso sul letto. Io mi fermai dal leccare Gabriele, mi alzai sul letto e, piegando le ginocchia a modo di squat, appoggiai la mia figa sul cazzo di Alì. Pensavo potessi avere difficoltà ma ero così bagnata che mi bastò piegare le gambe per farlo scivolare dentro di me.
Sentivo che allargava le mie pareti vaginali e ad ogni centimetro sentivo spasmi di godimento. Arrivai fino a sentirmi sbattere i suoi testicoli e cominciai a cavalcarlo, mentre Gabriele davanti a me mi strizzava il seno e mi porgeva il suo bellissimo cazzo da succhiare. "Oh sì... Dio sì... sì!" ansimavo e godevo. Continuai a cavalcarlo per non so quanti minuti fino a che Gabriele mi fece alzare e mi piegò verso quel cazzo bagnato dai miei umori.
Era veramente bagnato, tanto è che il suo bel colore nero era diventato lucido. Lo presi in bocca assaggiando il mio sapore mischiato al suo e poi montai di nuovo sopra di lui, stavolta con il mio viso davanti ai suoi occhi. Sentivo il suo cazzo scivolare dentro la mia figa, mi scopava da Dio ed io ansimavo come una porca. "Sì... scopami così... non fermarti... ancora... oh sì... ancora... ancora... sì!".
Sentii Gabriele leccarmi la schiena, il collo, mentre io scopavo quel cazzo. Poi lo sentii appoggiarsi dietro di me e sentii il suo cazzo spingere sul mio piccolo buchino dietro. Mi fermai dal cavalcare Alì e dissi: "No Gabriele... la doppia penetrazione non l’ho mai fatta...". Lui allora tolse il suo cazzo e cominciò a leccarmi il buchino con la sua lingua. "Oh... che lingua che hai... sì, mi piace... sì che mi piace... sì!".
Ero ferma con il cazzo di Alì dentro di me e facevo solo dei movimenti circolari per sentire il suo cazzo toccarmi ancora di più le pareti vaginali; intanto mi gustavo la lingua di Gabriele ormai entrata dentro il mio culo. Ero in estasi e sentivo che se avessi fatto un solo piccolo movimento avrei raggiunto l’orgasmo; così restavo ferma, impalata su quel cazzo. Gabriele tolse la lingua e appoggiò di nuovo il suo cazzo sopra il mio piccolo orifizio, ora bagnato dalla sua saliva.
Si avvicinò al mio orecchio e mi disse: "Sicura che non lo vuoi provare? Senti quanto è duro... senti quanto il tuo corpo lo vuole dentro di sé". Mi bastarono queste parole ed i denti di Alì che mordevano il mio capezzolo destro per non resistere più. Muovevo il mio culo sopra al cazzo di Gabriele, strofinandolo sopra le mie grandi labbra mentre cavalcavo il cazzo di Alì e mi lasciavo trasportare dall’orgasmo: "Oh sì... godo... godo!".
Gli spasmi dell’orgasmo mi annebbiavano la vista, ero in estasi ed il godere sembrava aumentasse ad ogni spasmo nutrito dal cazzo di Alì che si muoveva dentro di me. Mi ripresi, mi alzai in piedi sul letto, feci avvicinare Gabriele a me afferrandolo per le natiche, mi inginocchiai e dissi: "Ora sono tutti e due miei". Finita la frase cominciai a leccare l’asta del cazzo di Gabriele mentre con la mano accarezzavo il cazzo di Alì.
"Oh... sì... come sei brava... continua... che lingua calda che hai... mmm". Leccavo Gabriele masturbando Alì e poi leccavo i testicoli di Alì mentre con la mano accarezzavo il cazzo di Gabriele. Quanto mi piaceva il sapore dei loro cazzi; più li leccavo e più avevo voglia di farlo. Ad un certo punto osai di più e, mentre leccavo il cazzo di Alì, appoggiai un ditino sul suo buchino dietro e feci per spingerlo dentro di lui.
"Oh Claudia... mi fai impazzire... oh... così... mi fai schizzare!". Sentii la mia falange superare il suo orifizio e, in un solo colpo, il mio dito scivolò tutto dentro di lui. Lo sentii arrivare fino a toccare con la mano le sue chiappe e lui non resistette più. "Oh... non resisto... sì... sì... godo!".
Tirai fuori la lingua per accogliere il suo schizzo mentre con la mano aumentavo l’intensità della masturbazione al cazzo di Gabriele. "Sì... schizzatemi in viso... ho voglia del vostro sperma", dissi ad alta voce. Uno schizzo arrivò inaspettato alla mia sinistra: era Gabriele che non aveva resistito alla mia ultima frase, e subito dopo anche Alì schizzò bagnandomi la lingua. Altri schizzi mi inondarono il viso e lo sperma cominciava a colarmi sul collo.
Due minuti dopo eravamo tutti e tre distesi sul letto, io in mezzo a loro due con il mio viso sul petto di Alì e la mia mano che cercava il contatto con la pancia di Gabriele. Volevo sentirli lì vicino a me per tenere ancora vive le sensazioni appena provate. Parlammo un po' di come fosse entrato Alì dentro casa, di quando l’aveva chiamato, se fosse stato tutto premeditato. Il risultato finale fu che Alì aveva un appuntamento a casa di Gabriele e gli eventi si sono susseguiti naturalmente; Gabriele ha dovuto solo accelerare con un messaggio l’arrivo di Alì.
Il tempo correva veloce. Guardai l’orologio: erano le ventuno. Alzandomi gli chiesi di accompagnarmi alla macchina. Andai in bagno, mi feci una doccia veloce; ma mentre stavo per mettermi la mutandina la trovai ancora bagnata, per cui sorrisi in maniera subdola e decisi di non metterla e di indossare solamente il vestito con niente sotto. Così presi il reggiseno, la mutandina ed il completo regalatomi da Gabriele e lo misi dentro una busta per portarmelo via.
Uscii dal bagno e loro due erano già vestiti. Arrivammo in macchina ed io chiesi a Gabriele se potevo mettermi dietro: volevo distendermi con le gambe in quanto mi sentivo stanca. Montammo in macchina, Gabriele alla guida, Alì ed io eravamo dietro. La strada correva ma il mio corpo era fermo; sì, fermo a quei momenti passati, ed il mio corpo emanava ancora calore. Guardavo negli occhi Alì, il suo sguardo intenso, e lui sorrise.
Il mio corpo dettava i tempi della mia mente e la mia mente ora aveva di nuovo voglia di godere. Mentre guardavo Alì cominciai a sfiorarmi le labbra con un dito, bagnarlo con la lingua e farlo scivolare sotto al vestito andando a cercare un mio capezzolo. Con l’altra mano alzai lentamente il vestito, sempre senza staccare i miei occhi dagli occhi di Alì che, dal suo sguardo, capii che cominciava ad eccitarsi. Alzai il vestito fino a scoprire quasi la mia figa ma lì mi fermai; presi la mano di Alì e me la portai sotto al vestito per fargli sentire che ero nuda sotto e già umida.
Lui cercò subito di masturbarmi ma io gli tolsi la mano e con un piede lo allontanai da me. Alzai completamente il vestito in modo da scoprire le mie grandi labbra carnose e bagnate e cominciai ad accarezzarmele e a portare le mie dita bagnate alla mia bocca per assaggiare il mio sapore. Gabriele dallo specchietto poteva vedere quello che stava succedendo e vidi che accelerò la macchina per arrivare prima a destinazione.
Ero io ora a comandare il gioco e lo facevo con una maestria che mai avrei pensato di possedere. Alì si sfilò i jeans ed il boxer e, mentre mi guardava toccarmi, cominciò anche lui a farlo su se stesso facendo crescere il suo cazzo a dismisura. Lo guardavo crescere nella sua mano e mi sentivo sempre più pronta per accoglierlo di nuovo. Passarono dei minuti così e poi mi avvicinai a lui, lo baciai sulle sue carnose labbra e mi impalai sopra al suo cazzo.
Lui mi palpava le tette da sopra il vestito mentre io cavalcavo il suo cazzo. Provò a farmi cadere il vestito giù ma lo fermai: "No... ci possono vedere... toccami dentro al vestito... oh sì... così... strizzami i capezzoli... oh bravo... sì!". Gabriele portò la macchina a destinazione parcheggiando accanto alla mia di macchina. Erano passate da poco le ventuno; non era tardi ma era comunque un parcheggio pubblico e lì vicino c’era un pub pieno di ragazzi, per cui c’era la possibilità che passasse qualcuno.
Mentre cavalcavo Alì, chiesi a Gabriele di mettere in moto e portarci in qualche altro posto più appartato. Alì si mise con la testa appoggiata ad un finestrino, sempre restando con il suo cazzo dentro di me, ma così facendo aveva fatto posto a Gabriele che nel frattempo era sceso dalla macchina ed era salito dietro con noi.
"Gabriele... che fai qui? Mettiti alla guida e portaci in un posto più tranquillo, qui c’è troppo via vai e potrebbero...". Non finii la frase e sentii le labbra di Gabriele leccarmi il collo ed il suo sesso già durissimo accarezzarmi il buchino dietro. Appena sentii questo contatto mille sensazioni inondarono il mio corpo e allagai di piacere il cazzo di Alì. Ero eccitata, forse ancora più di prima, e non sapevo come e dove veicolare la mia eccitazione.
Alì provò di nuovo a sfilarmi il vestito ma io lo fermai ancora dicendogli: "Fermo... c’è gente lì vicino, è troppo rischioso, forse dobbiamo fermarci... ma io ho voglia dei vostri cazzi!". A queste mie parole Alì mi prese per il collo tenendo fermo il mio corpo che saltava sul suo cazzo. In questo modo Gabriele poteva avere vita più facile nel penetrarmi e così, pochi secondi dopo, sentii Gabriele spingere con più decisione il suo cazzo nel mio buchino.
Si fermò proprio a pochi centimetri dallo scivolare con la cappella dentro di me, si avvicinò con le labbra al mio orecchio e mi sussurrò: "Lo vuoi? Dimmi che lo vuoi... dimmelo".
"No... non lo voglio..." gli dissi.
Sentii il cazzo di Gabriele sfilarsi lentamente da me ma, proprio mentre stavo per perderne il contatto, Alì spinse il suo cazzo, diventato così largo da tirare le mie pareti vaginali, dentro di me... tutto, fino a sbattere i suoi testicoli. Si avvicinò al mio orecchio dicendomi: "Quanto sei troia... mi fai schizzare dentro di te... sì... sì!".
In preda alla follia sessuale urlai: "Oh sì... sono la vostra troia... inculami Gabriele, inculami ti prego, ti prego!". Sentii il cazzo di Gabriele puntare il mio buchino e, mentre la sua cappella superava l’ultimo ostacolo, Alì rimase impalato dentro di me e con le mani tirò giù il mio vestito facendo uscire i miei capezzoli turgidi e peccaminosi.
"Oh... Dio sì... scopatemi così... sono la vostra troia sì... sì... godo!". L’orgasmo salì prepotentemente e le mie pareti vaginali e del mio culo strinsero così forte che anche loro due non resistettero e iniziarono a godere dentro di me. Alì ciucciava i miei capezzoli mentre inondava il mio culo del suo sperma. Gabriele continuava a spingere il cazzo dentro al mio culo ad ogni schizzo, come a volerlo fare entrare ancora di più.
Sentivo lo sperma riempirmi tutta mentre i loro cazzi si muovevano dentro di me con un ritmo perfetto, continuando a scoparmi come una cagna in calore. Appena l’orgasmo finì rimanemmo fermi così per interminabili minuti o secondi, non so, fino a che Gabriele disse: "Sei fantastica... meravigliosa... unica. Tu sei il sesso, Claudia". Li sentii uscire con i loro cazzi da dentro di me ed era una sensazione strana, come se volessi rimanessero per sempre lì.
Ci rivestimmo velocemente guardandoci in giro, o perlomeno io, su chi avrebbe potuto vederci. Le possibilità erano molte che fosse successo, ma pensai: chi se ne frega. Scesi dalla macchina e nel salutarli abbassai lo sguardo timidamente. Alì allora alzò il mio mento con due dita, mi baciò sulle labbra e poi mi disse: "Tieni, ti do anche il mio biglietto da visita... potrebbe servirti. E che donna che sei... mamma mia!".
Feci un sorriso a tutti e due e velocemente entrai nella mia macchina partendo verso casa. Durante il piccolo tragitto mille immagini mi venivano in mente, mille dubbi, mille sensazioni. Penso alla pillola, che avrei voluto smettere visto che con mio marito il sesso non si fa più, ed invece oggi è stata la mia salvezza. Appena arrivata a casa mi buttai sul letto con indosso ancora il vestito e cominciai a pensare... che fra poco sarebbe tornato a casa mio marito e chissà se avrebbe capito che ora ero diversa, non ero più la Claudia che conosceva lui.
Ed ora sto ancora qui sul letto e penso: "Ancora non ci credo! Non so se è successo davvero o se è stato solo un sogno... ma so una cosa: che ho ancora voglia di godere".
Fine.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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