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Cap fin - Miriam e le conseguenze


di Lodaho96
03.06.2026    |    1.494    |    3 8.6
"«Cazzo, che culo! Ti sto sfondando il buco, troia! Prendilo tutto!» La inculò per lunghi minuti, alternando figa e culo, facendola venire ripetutamente..."
Miriam si svegliò con un mal di testa pulsante e un senso di umiliazione che le stringeva lo stomaco. La luce del mattino filtrava dalle tende leggere della camera del resort. Era nuda, sdraiata sul letto disfatto, con il corpo ancora segnato dai segni della notte precedente: leggeri rossori sulle natiche, i capezzoli sensibili, e tra le gambe una sensazione appiccicosa e calda.
Pietro era già sveglio, seduto sulla poltrona accanto al letto, completamente nudo. Il suo cazzone grosso e venoso era già mezzo duro solo a guardarla. Sul comodino aveva il telefono con cui aveva registrato tutto.
«Buongiorno, troia calabrese» disse con voce roca e soddisfatta. «Hai dormito bene dopo aver urlato il mio nome mentre ti riempivo?»
Miriam si tirò su di scatto, coprendosi istintivamente il seno con un braccio. «Pietro… ti prego, basta. È finita. Lasciami in pace.»
Lui rise piano, mostrando lo schermo del telefono. «Finita? Non è nemmeno iniziata. In ginocchio. Subito.»
Lei esitò, gli occhi lucidi. Pietro fece partire il video della sera prima: la sua voce che gridava «Sono la tua troia!» mentre veniva presa a pecorina. Miriam impallidì.
Si alzò lentamente dal letto e si inginocchiò sul tappeto. Pietro si aprì le gambe e le afferrò lo chignon disfatto, tirandole la testa verso il suo cazzo già completamente duro.
«Apri quella bocca da puttana. Fammi il pompino del buongiorno.»
Miriam, con le lacrime agli occhi, aprì le labbra piene. La cappella grossa e violacea le invase la bocca. Pietro gemette di piacere.
«Cazzo… che bocca calda. Succhialo bene, dottoressa. Usa la lingua sotto la cappella, così… brava troia. Immagina se Marco ti vedesse ora, in ginocchio nuda che me lo lecchi come una sgualdrina.»
Le spinse la testa più a fondo, scopandole lentamente la bocca. Miriam gorgogliava, la saliva che le colava sul mento e sulle tette pesanti. Pietro non smetteva di parlare sporco:
«Guardati… la stronza glaciale che ieri mi trattava come un verme ora mi sta succhiando il cazzo con impegno. Più profondo, dai. Fammi sentire la gola.»
Dopo qualche minuto la tirò su per i capelli e la baciò con violenza, infilandole la lingua in bocca mentre ancora aveva il sapore di lui.
«Vai a farti la doccia. Ti voglio pulita per dopo.»
Miriam entrò in bagno barcollando, lasciando la porta socchiusa per abitudine. Aprì l’acqua calda e si infilò sotto il getto, sperando che l’acqua portasse via almeno un po’ di vergogna.
Pietro aspettò qualche secondo, poi prese il telefono di Miriam dal comodino. Non era bloccato. Aprì il telefono.
C’erano decine di messaggi non letti.
Sofia: «Miriam ma che fine hai fatto??Tutto ok??»
Laura: «Ragazza, se quel porco ti ha toccata dimmelo che lo denunciamo.»
Sofia: «Secondo me quel maiale ci ha provato. Racconta tutto domani.»
Pietro sorrise con cattiveria. Lesse anche i messaggi più vecchi dove Miriam si lamentava di lui, lo chiamava “vecchio porco schifoso”, “maiale del nord”, e diceva alle amiche che piuttosto si sarebbe fatta suora che farsi toccare da uno come lui.
Il suo cazzo tornò durissimo.
Entrò in bagno senza fare rumore. Miriam era sotto la doccia, di spalle, l’acqua che scorreva sul suo corpo perfetto: la schiena arcuata, la vita stretta, e quel culo calabrese alto e sodo che sembrava creato apposta per essere devastato.
Pietro aprì la porta del box doccia.
Miriam si voltò di scatto. «Che cazzo fai?! Esci!»
Lui entrò, chiuse la porta e la spinse contro le piastrelle fredde.
«Ho letto i messaggi alle tue amiche, troia. “Vecchio porco schifoso”, eh? “Piuttosto mi faccio suora”… Vediamo se canti la stessa canzone quando ti apro quel culo vergine.»
Miriam sbiancò. «No… Pietro, ti prego. Non l’ho mai fatto. Nemmeno con Marco. Ti supplico…»
Lui le morse il collo mentre le strusciava il cazzo durissimo tra le natiche bagnate.
«Proprio per questo lo voglio io per primo. Questo culo è mio. Girati.»
La fece piegare in avanti, mani contro le piastrelle, il getto d’acqua che batteva sulla schiena. Pietro si sputò sulla mano, lubrificò la cappella grossa e cominciò a premere contro il buchetto stretto e vergine.
«Rilassati, troia. O farà più male.»
Spinse. Miriam urlò quando la cappella entrò, allargandola in modo doloroso e osceno.
«Ahhh! Cazzo… fa male! Pietro ti prego tiralo fuori!»
«Zitta e prendi il cazzo. Questo culo calabrese ora è mio.»
Cominciò a spingere con ritmo lento ma inesorabile, centimetro dopo centimetro. Il cazzone grosso e venoso le apriva il culo senza pietà. Quando fu completamente dentro, Pietro gemette di piacere animale.
«Porca troia… che culo stretto. Sembra una morsa. Ti sto sfondando il culo vergine, dottoressa.»
Iniziò a muoversi, prima piano, poi sempre più forte. L’acqua rendeva tutto più scivoloso e osceno. Miriam passava dal dolore al piacere in modo devastante. Pietro le infilò due dita nella figa mentre la inculava.
«Lo senti? Stai bagnando come una fontana mentre ti prendo il culo. Sei una troia nata.»
I suoi colpi diventarono violenti, ritmici, brutali. Le palle sbattevano contro la figa di lei. Miriam cominciò a gemere forte, poi a urlare.
«Oddio… oddio no… ahhh!»
Venne per la prima volta, le gambe che tremavano, il culo che stringeva il cazzo di Pietro in modo spasmodico. Lui non si fermò, anzi accelerò.
«Brava! Vienimi sul cazzo mentre ti inculo! Un’altra volta, troia!»
La fece venire altre due volte, una dopo l’altra, mentre le schiaffeggiava le natiche rosse e le tirava i capelli. Il bagno era pieno di vapore e dei suoni osceni di carne bagnata che sbatteva.
Alla fine Pietro la girò, la sollevò una gamba e la penetrò di nuovo nel culo in piedi, guardandola negli occhi.
«Baciami, puttana.»
Miriam, completamente persa, gli mise la lingua in bocca con passione, baciandolo in modo sporco e profondo mentre lui la martellava. Fu il segnale che Pietro aspettava.
«Cazzo… sì! Prendi la sborra nel culo!»
Venne con potenti schizzi caldi dentro di lei, riempiendole l’intestino. Miriam ebbe l’ennesimo orgasmo, tremando contro di lui.
Quando uscì, le diede uno schiaffetto sul culo.
«Brava troia. Da oggi questo buco è mio ogni volta che voglio.»
Due giorni dopo in un bar vicino l'ufficio Miriam sedeva con Sofia e Laura al tavolino esterno. Aveva il viso arrossato e le gambe strette.
«Ragazze… devo raccontarvi tutto.»
Iniziò dal pompino del mattino. La voce le tremava, ma mentre parlava sentiva la figa bagnarsi.
«Mi ha fatto mettere in ginocchio… e io… gliel’ho succhiato. Aveva un sapore forte, era così grosso che quasi soffocavo. Mi teneva per i capelli e mi diceva “brava troia calabrese, succhia il cazzo del vecchio porco”. E io… continuavo. La saliva mi colava sulle tette. Mi sentivo una puttana, ma… mi sono bagnata.»
Sofia e Laura la guardavano scioccate. Miriam strinse le cosce sotto il tavolo, sentendo l’umidità tra le gambe aumentare.
«E poi in doccia… mi ha preso il culo. Non l’avevo mai fatto. Nemmeno con Marco. All’inizio faceva un male cane, ma poi… oddio. Mi ha inculato come una bestia, con l’acqua che ci scorreva addosso. Venivo una dietro l’altra. Gridavo. E alla fine… l’ho baciato. Gli ho messo la lingua in bocca mentre mi sborrava dentro.»
Miriam aveva le guance in fiamme. Sentiva i capezzoli duri contro il reggiseno e la figa pulsare mentre raccontava.
«Da allora… non riesco a controllarmi. Ieri in ufficio mi ha fatto un pompino sotto la scrivania mentre era in chiamata. Mi sono messa in ginocchio tra le sue gambe, gliel’ho succhiato tutto mentre lui parlava di budget. Stamattina in ascensore mi sono lasciata strusciare il pacco sul culo. Era durissimo… l’ho sentito pulsare tra le natiche attraverso i vestiti. Lo odio con tutta me stessa… ma quando mi tocca mi bagno subito. Il mio corpo mi tradisce.»
Laura era rossa. Sofia scuoteva la testa. Miriam strinse ancora di più le cosce, eccitata suo malgrado dal solo fatto di aver raccontato tutto.
Nello stesso momento nell'ufficio di Pietro, Ivan guardava i video sul telefono di Pietro con gli occhi spalancati.
«Cazzo… l’hai davvero inculata. E ti ha baciato con la lingua.»
Pietro sorrise soddisfatto. «È arrivato il momento di riscuotere il premio. Voglio Lucia. Una notte intera, senza limiti.»
Ivan impallidì. «Pietro… su Lucia c’è un problema. Qualche anno fa, a quella cena di Natale, sei stato tu a provarci con lei. Lei ti ha dato una sberla davanti a tutti e ti ha chiamato “maiale schifoso, lurido porco”. Da allora mi guarda male anche solo perché ti frequento.»
Pietro rise, per niente turbato. «Esatto. E proprio per questo sarà ancora più bello umiliarla. Trova il modo, Ivan.»
Ivan rimase in silenzio qualche secondo, poi un’idea crudele gli illuminò lo sguardo.
«Forse un modo c’è… Le dirò che hai delle prove compromettenti su di me. Roba grave: mazzette, favori illeciti, roba che se esce mi rovina. Le dirò che l’unico modo per salvarmi è che lei passi una notte con te. All’inizio andrà su tutte le furie, mi urlerà contro, mi chiamerà di tutto… ma quando capirà che se rifiuta io finisco in galera e lei perde tutto (casa, stile di vita, reputazione), cederà. Sarà furiosa, umiliata… ma lo farà. E dopo quella notte, probabilmente mi lascerà. Però almeno avrò salvato il culo.» Pietro ghignò, eccitato. «Perfetto. Dille pure che voglio filmare tutto. Voglio vederla piangere mentre mi prende il cazzo. E voglio che tu sia presente, almeno all’inizio, per guardarla mentre si sottomette.» Ivan deglutì, ma annuì lentamente. La scommessa si stava trasformando in qualcosa di molto più oscuro. Quella stessa sera,Lucia aprì la porta di casa con espressione stanca. A quarantacinque anni era ancora una MILF spettacolare: alta circa un metro e settantadue, corpo tonico grazie a ore di spinning e squat. Aveva un seno piccolo ma ancora sodo (una seconda scarsa), vita stretta e soprattutto un culo e delle gambe da fantascienza. Due natiche alte, rotonde, piene e sode che tendevano qualsiasi vestito, sostenute da cosce lunghe, tornite e muscolose che sembravano scolpite nel marmo. Capelli castani mossi fino alle spalle, occhi verdi penetranti e un viso ancora molto attraente nonostante qualche piccola ruga d’espressione.
Ivan era già seduto sul divano, pallido.
«Dobbiamo parlare.»
Le raccontò tutto: la scommessa, i video di Miriam, la richiesta di Pietro. Lucia ascoltò in silenzio, poi esplose.
«Quel lurido maiale schifoso che mi ha messo le mani addosso anni fa?! Quello che mi ha chiamato “culo da scopare” davanti a tutti?! E tu… tu hai scommesso me come trofeo?!»
Ivan abbassò la testa. «Se non lo fai, finisce tutto. Casa, soldi, reputazione… finisco in galera.»
Lucia rimase in silenzio a lungo, le mani che tremavano. Poi, con voce gelida:
«Lo farò. Una notte. Ma domani mattina vado dall’avvocato. Voglio il divorzio. Non voglio più vederti.»
Ivan annuì, sconfitto.
Oltre ad Ivan, in quello stesso momento stava avvenendo un'altra sconfitta. Miriam era in piedi davanti a Pietro, che l’aveva convocata con un messaggio perentorio. Indossava solo una camicetta e una gonna corta.
«Pietro… ascolta» disse con voce tremante. «Quello che è successo al resort… mi è piaciuto. Il modo in cui mi hai presa, come mi hai fatta venire… non l’avevo mai provato. Ma ti prego… basta. Sono fidanzata con Marco. Non posso continuare così.»
Pietro la guardò per qualche secondo, poi sorrise con cattiveria.
«Troppo tardi, troia.»
Prese il telefono e inviò tre video a Marco: il pompino del mattino, la sodomia selvaggia nella doccia e Miriam che urlava «Sono la tua troia!» mentre veniva inculata.
Pochi minuti dopo il telefono di Miriam esplose di chiamate. Marco arrivò a casa furioso. Il litigio fu violento. Lui la chiamò puttana, traditrice, le urlò contro tutto il dolore. Alla fine la cacciò fuori di casa con una valigia.
Miriam si ritrovò in strada, con solo il telefono e qualche vestito, così distrutta che invece di andare dalle amiche, si dirige verso casa di Pietro.
Il campanello suonò alle 22:30. Lucia era sulla porta, vestita con un trench lungo. Quando lo aprì, Pietro era già in accappatoio, il cazzone mezzo duro che premeva contro il tessuto.
«Entra, milfona.»
Lucia entrò con espressione schifata, ma obbediente. Pietro le tolse il trench di dosso. Sotto indossava un completino di pizzo nero: reggiseno a balconcino che valorizzava il seno piccolo e un perizoma che scompariva tra quelle natiche leggendarie.
«Cazzo… guardati. Anni fa mi hai dato uno schiaffo davanti a tutti. Ora sei qui per farti sfondare da quel cazzone che odiavi.»
La spinse in ginocchio nel salotto.
«Inizia a succhiare, Lucia. Fammi vedere quanto vale quel bocca da moglie infelice.»
Lucia, con gli occhi lucidi di rabbia e umiliazione, aprì le labbra. Il cazzone grosso di Pietro le invase la bocca. Lui le afferrò la testa e iniziò a scoparle la faccia senza pietà.
«Succhialo bene, troia. Più profondo. Cazzo, che bello vederti in ginocchio dopo tutti questi anni. Ti piace il sapore del cazzo del porco che hai umiliato?»
Lucia gorgogliava, saliva che colava sulle tette. Pietro le teneva la testa ferma e spingeva fino in gola. Dopo una lunga sessione di deepthroat la tirò su, la buttò sul divano e le aprì le gambe.
Le strappò il perizoma e affondò la faccia tra quelle cosce toniche, leccandola con avidità.
«Sai di figa matura eccitata. Ammettilo, ti bagni per il cazzo che odi.»
La leccò fino a farla venire una prima volta, poi la penetrò in vaginale con una spinta brutale.
«Ahhh!» gemette Lucia nonostante tutto.
Pietro la martellava in missionario, guardandola negli occhi.
«Prendi questo cazzone grosso, MILF di merda. È molto più grosso di quello di Ivan, vero? Dimmi che ti piace farti scopare dal porco che hai schiaffeggiato.»
La scopò con violenza, facendola venire altre due volte. Poi la girò a pecorina, esponendo quel culo da fantascienza.
«Ora ti apro questo capolavoro.»
Si sputò sulla cappella e premette contro il buchetto. Lucia urlò quando entrò, ma Pietro non ebbe pietà. Iniziò a incularla con ritmi selvaggi, schiaffeggiando quelle natiche perfette che ondeggiavano ipnoticamente.
«Cazzo, che culo! Ti sto sfondando il buco, troia! Prendilo tutto!»
La inculò per lunghi minuti, alternando figa e culo, facendola venire ripetutamente. Lucia ormai gemeva come una puttana, il corpo che la tradiva completamente.
Alla fine Pietro venne con un ruggito, riempiendole il culo di sborra calda.
«Brava… prima round finito.»
Pochi minuti dopo suonò di nuovo il campanello. Era Miriam, in lacrime, con la valigia.
Pietro aprì con un ghigno trionfante.
«Perfetto. Entra, troia calabrese. Stasera facciamo festa in tre.»
Miriam vide Lucia nuda e sporca di sborra sul divano e sbiancò.
Pietro non diede loro il tempo di parlare.
«Spogliati, Miriam. Voi due ora siete le mie puttane personali.»
Le fece mettere in ginocchio una accanto all’altra. Le due donne, una giovane e una MILF, gli succhiavano il cazzo a turno, le lingue che si intrecciavano sulla cappella. Pietro le umiliava senza sosta:
«Guardatevi… la glaciale project manager e la moglie snob che mi ha schiaffeggiato ora mi leccano il cazzo insieme come due troie.»
Le fece sdraiare una sull’altra in 69, obbligandole a leccarsi a vicenda mentre lui le inculava alternandole. Poi le mise entrambe a pecorina, una di fianco all’altra, e le scopò passando da un buco all’altro.
Le fece fare una doppia spagnola, le tette di Miriam unite a quelle di Lucia intorno al suo cazzone. Le obbligò a baciarsi con la lingua mentre lui le penetrava. Le fece leccare la sborra dal culo dell’altra.
La notte fu un’orgia lunga e depravata: doppia penetrazione su Miriam mentre Lucia le leccava il clitoride, Lucia seduta sulla faccia di Miriam mentre Pietro la inculava, e innumerevoli altre porcate.
Epilogo
Lucia divorziò da Ivan poche settimane dopo. Ottenne tutto ciò che voleva economicamente, ma non parlò mai più con Pietro.
Miriam, invece, non tornò mai al Sud. Lasciò Marco definitivamente. Pietro la trasformò nella sua schiava sessuale personale: la usava ogni giorno in ufficio, in macchina, a casa. La faceva vestire come voleva, la filmava, la condivideva occasionalmente con Ivan come “risarcimento”.
Miriam ormai aveva smesso di combattere. Il suo corpo e la sua mente appartenevano completamente al vecchio porco che l’aveva conquistata.
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