tradimenti
Cap.3 - Miriam e Pietro all'evento aziendale
03.06.2026 |
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"Si alzò, le mise le gambe sulle spalle e la penetrò in missionario con una spinta profonda..."
Il giorno dopo la festa aziendale, nella grande sala riunioni del sesto piano, il direttore delle risorse umane salì sul palco con il solito entusiasmo forzato: «Quest’anno il team building delle varie sedi si terrà al Resort sul lago: tre giorni e due notti. Attività di gruppo, escursioni e momenti di relax per rafforzare lo spirito di squadra. Le coppie estratte a sorte per le attività principali saranno… Miriam e Pietro.»Miriam sentì lo stomaco chiudersi. Pietro, seduto qualche fila indietro, non disse nulla. Si limitò a un piccolo cenno del capo, quasi professionale.
L’hotel era splendido, con vista sul lago e un’ampia zona piscina. Miriam aveva scelto un costume intero nero che sembrava fatto apposta per torturare. Il tessuto lucido le avvolgeva il seno abbondante come una seconda pelle, sollevandolo e creando un décolleté profondo e invitante. La schiena era quasi completamente nuda, e la parte inferiore le entrava tra le natiche scolpite, lasciando esposte le due metà perfette del suo culo calabrese. Ogni passo faceva muovere quelle due mele sode e alte in modo ipnotico.
Pietro la vide arrivare in piscina e… la ignorò.
Non uno sguardo, non un commento, non un sorriso sporco. Passò accanto a lei mentre parlava con altri colleghi e la superò come se fosse una qualsiasi impiegata. Miriam rimase spiazzata. Si era preparata mentalmente a una giornata di molestie, e invece niente.
Durante il pranzo e le attività di gruppo del primo giorno, Pietro fu educato, quasi freddo. Le rivolse la parola solo per questioni organizzative, con tono professionale. Miriam cominciò a rilassarsi. Forse la festa aziendale era stata un episodio isolato. Forse aveva capito che rischiava troppo.
Dopo cena Miriam tornò in camera sudata e soddisfatta. Fece una lunga doccia calda, lasciando la porta del bagno socchiusa per far uscire il vapore. Il getto d’acqua le scivolava sul corpo perfetto, facendo brillare la pelle ambrata. Mentre si insaponava il seno pesante e poi scendeva tra le gambe, chiamò in vivavoce Sofia e Laura.
«Ragazze… non ci crederete. Oggi è stato un angelo. Zero strusciate, zero battute schifose. Mi ha praticamente snobbata». Sofia rise: «O si è arreso o sta preparando qualcosa di grosso.»
Laura, più maliziosa: «Secondo me è frustrato. Perché non lo stuzzichi un po’ domani? Fagli vedere cosa si perde. Muovi quel culo davanti a lui, faglielo diventare duro e poi girati dall’altra parte. Vendetta leggera.»
Miriam rise, insaponandosi le natiche sode. «Magari… un po’ di tortura psicologica non gli farebbe male.»
Dall’altra parte della porta comunicante, Pietro sorrideva nel buio. Il telefono in mano, aveva registrato tutta la conversazione e, soprattutto, aveva filmato la doccia attraverso la fessura: Miriam nuda, insaponata, che si toccava distrattamente mentre parlava di lui. Il video era nitido. Perfetto. Pietro continuò la strategia. Durante la passeggiata mattutina e il workshop, la ignorò di nuovo. Miriam, invece di sentirsi sollevata, cominciò a provare fastidio. Come osava trattarla come se non esistesse? Lei, con quel corpo?
Così iniziò a “sbatterglielo in faccia”.
Al pranzo si mise di fronte a lui, incrociando le braccia sotto il seno per spingerlo ancora più su. Quando si alzò per prendere l’acqua, si chinò lentamente davanti a lui, offrendogli una vista perfetta del culo fasciato dagli shorts. In piscina si sdraiò sul lettino proprio accanto al suo, sulla pancia, arcuando la schiena in modo che le natiche sembrassero ancora più alte e rotonde.
Pietro non abboccò. Continuò a chiacchierare con altri, lanciandole solo qualche sguardo neutro. Dentro di sé rideva: la stava facendo impazzire.
La serata di gala sul terrazzo dell’hotel era in pieno svolgimento. Musica, luci soffuse, alcol che scorreva. Miriam, convinta che il peggio fosse passato, aveva alzato il gomito. Tre calici di prosecco, due cocktail… era allegra, quasi euforica. Ballava con le colleghe, il vestito corto nero che saliva pericolosamente sulle cosce mentre muoveva quel culo perfetto.
Pietro aspettò il momento giusto.
Quando la vide dirigersi verso il bagno interno del piano, la seguì. Il corridoio era poco illuminato.
Miriam stava uscendo dal bagno quando lui la spinse di nuovo dentro, chiudendo la porta a chiave.
«Che cazzo fai?!» sibilò lei, ma la voce era impastata dall’alcol.
Pietro tirò fuori il telefono e fece partire il video della doccia. Il suono della sua stessa voce che rideva con le amiche riempì il piccolo bagno.
Miriam impallidì.
«Se non vuoi che questo video finisca sul gruppo aziendale e sul telefono del tuo bravo ragazzo Marco… in ginocchio. Adesso.»
Lei tremò. Rabbia, paura e umiliazione le salirono agli occhi. Ma il video era chiaro. Lei nuda. La conversazione.
Si abbassò lentamente sulle ginocchia, il vestito che saliva sulle cosce.
Pietro si aprì i pantaloni. Il cazzone grosso, venoso, lungo quasi venti centimetri, schizzò fuori già duro.
«Brava troia. Apri quella bocca.»
Le afferrò lo chignon e le spinse la cappella gonfia tra le labbra. Miriam gemette di protesta, ma lui entrò lo stesso, invadendole la bocca calda e umida.
«Cazzo… quanto è bella la tua bocca mentre succhia. Più profondo, dai… fammi sentire la gola.»
La teneva per i capelli, spingendo con movimenti lenti ma decisi, scopandole la bocca mentre lei aveva le lacrime agli occhi. Il suono osceno di saliva e gorgoglii riempiva il bagno. Pietro gemeva di piacere.
«Brava… così. Immagina se Marco ti vedesse ora, in ginocchio come una puttana per il vecchio porco che odi.»
Dopo qualche minuto le tirò fuori il cazzo lucido di saliva, le diede due schiaffetti leggeri sul viso con la verga e la fece alzare.
«Per ora basta. Torniamo di là.»
Tornarono alla festa come se niente fosse. Ma Pietro era più audace. Mentre ballavano in gruppo, le si premette dietro, strusciandole il cazzone duro tra le natiche attraverso i vestiti, le mani sui fianchi. Miriam era stordita, ubriaca e scossa dal ricatto.
A un certo punto barcollò.
«Non mi sento bene… vado in camera» mormorò.
I colleghi, vedendola instabile, si rivolsero proprio a Pietro: «Pietro, accompagnala tu che avete le camere vicine e la conosci.»
Lui sorrise con falsa preoccupazione. «Certo, tranquilli. Ci penso io.»
Appena la porta si chiuse alle loro spalle, Pietro girò la chiave con un click metallico che suonò definitivo. Miriam barcollava leggermente per l’alcol e per l’agitazione. Cercò di allontanarsi, ma lui la afferrò per un polso e la tirò contro di sé.
«Aspetta… Pietro, ti prego…» mormorò lei, la voce incerta.
Lui non rispose con parole. Le prese il viso tra le mani tozze e la baciò. Una limonata profonda, possessiva, quasi romantica all’inizio. La lingua di Pietro invase la sua bocca, lenta, bagnata, esplorando. Miriam rimase rigida per qualche secondo, le mani sul petto di lui che spingevano debolmente. Era combattuta: disgusto, rabbia, paura… ma anche il calore dell’alcol e quel bacio sorprendentemente esperto che le faceva girare la testa.
Pietro la baciò più intensamente, una mano che scendeva sulla schiena fino a stringerle una natica con forza, premendola contro il suo bacino. Miriam emise un mugolio soffocato contro la sua bocca, le labbra che iniziarono a rispondere quasi contro la sua volontà. Il bacio si fece più sporco, lingue intrecciate, saliva che colava.
Quando si separarono, un filo di bava li univa ancora.
«Brava troia…» sussurrò Pietro con voce roca. «Lo vedi? Il tuo corpo già mi vuole.»
La spinse lentamente verso il letto. Miriam si sedette sul bordo, ancora stordita. Pietro rimase in piedi davanti a lei e si abbassò i pantaloni. Il cazzone grosso e venoso schizzò fuori, già completamente duro, la cappella lucida e gonfia.
«Apri la bocca.»
Miriam esitò, gli occhi lucidi. Lui le mostrò lo schermo del telefono: il video della doccia era pronto per essere inviato.
Con un sospiro tremante lei si chinò in avanti. Pietro le infilò il membro tra le labbra lentamente, godendosi ogni centimetro.
«Cazzo… che bocca calda. Succhialo bene, dottoressa. Fammi vedere quanto sei brava.»
Miriam cominciò a succhiarlo, prima con riluttanza, poi con movimenti più ampi mentre lui le guidava la testa. Pietro gemeva e parlava sporco senza sosta:
«Guardati… la stronza glaciale in ginocchio che me lo succhia come una puttana. Marco lo sa che la sua fidanzata è una troia calabrese che adora i cazzi grossi dei vecchi porci? Succhia più forte… usa la lingua sotto la cappella… così, brava troia.»
Dopo qualche minuto la fece alzare, le tolse il vestito nero con un gesto deciso e le sganciò il reggiseno. Le sue tette pesanti e sode balzarono fuori. Pietro si sdraiò sul letto e la tirò sopra di sé.
«Fammi una spagnola. Schiaccia quelle tette intorno al mio cazzo.»
Miriam, rossa in viso per la vergogna, si mise a cavalcioni sul suo torace e strinse il membro spesso tra i seni abbondanti. Cominciò a muoverli su e giù, la cappella che le spuntava tra le tette ad ogni movimento.
Pietro ansimava, filmando tutto con il telefono nella mano.
«Porca troia… guarda che spettacolo. Hai delle tette da pornodiva. Muovile più veloci… sì, così. Immagina se Ivan vedesse questo video… o il tuo Marco. La sua brava fidanzata che fa la troia con le tette.»
Il dirty talk era incessante e degradante. Miriam aveva le guance bagnate di lacrime, ma il suo corpo reagiva: i capezzoli duri, il respiro affannoso.
Pietro a un certo punto la fece sdraiare sulla schiena e le aprì le gambe. Si abbassò tra le sue cosce e iniziò a leccarla con avidità. Lingua larga sulla figa già bagnata, succhiando il clitoride, penetrandola con due dita.
Miriam cercò di resistere, ma un gemito involontario le sfuggì.
«N-no… cazzo…»
Lui alzò lo sguardo, il mento lucido dei suoi umori.
«Sai di figa eccitata, troia. Ammettilo: ti piace.»
La leccò con più forza, alternando colpi di lingua e succhiate, mentre con le dita la scopava lentamente. Miriam cominciò a cedere: i fianchi si muovevano da soli, una mano finì tra i capelli di lui. I gemiti si fecero più forti, più sinceri.
«Oddio… Pietro… fermati…»
Ma non voleva davvero che si fermasse.
Pietro capì il momento. Si alzò, le mise le gambe sulle spalle e la penetrò in missionario con una spinta profonda.
«Ahhh!» gemette Miriam, sentendosi completamente riempita.
Lui cominciò a scoparla con colpi lenti ma potenti, guardandola negli occhi.
«Lo senti il mio cazzone? È molto più grosso di quello del tuo fidanzato, vero? Dimmi che ti piace essere scopata dal porco che odi.»
La martellava, il suono osceno della carne che sbatteva riempiva la stanza. Le tette di Miriam ondeggiavano ad ogni colpo. Pietro continuava a filmare, alternando primi piani del viso arrossato di lei e del cazzo che entrava e usciva.
Dopo qualche minuto la girò bruscamente a pecorina. Le alzò il culo perfetto e la penetrò di nuovo da dietro, affondando fino alle palle.
«Cazzo, che culo… questo è mio adesso.»
La scopava con ritmo regolare, schiaffeggiandole le natiche. A un certo punto si fermò completamente, il cazzo seppellito dentro di lei.
Miriam rimase un secondo così, ansimante… poi, quasi senza rendersene conto, cominciò a muovere il bacino da sola, spingendo indietro contro di lui.
Pietro sorrise trionfante.
«Guarda… la troia si sta scopando da sola. Muoviti, dai. Dimmi a chi appartiene questo culo.»
Miriam gemette, ormai persa:
«…è tuo…»
«Più forte.»
«Il mio culo è tuo, Pietro…»
Lui riprese a pompare con forza brutale, tenendola per i fianchi.
«Brava! Gridalo! Dimmi che sei la mia troia calabrese!»
«Sono tua! Sono la tua troia! Ahhh… cazzo, mi stai sfondando!»
Pietro la scopava con violenza, tirandole i capelli, schiaffeggiandole le natiche rosse.
«Più forte! Voglio sentirti urlare mentre ti riempio.»
Miriam stava perdendo completamente il controllo. I suoi gemiti diventarono grida:
«Sono tua! Scopami… sono la tua puttana! Non fermarti!»
Pietro filmava tutto: il viso di lei distorto dal piacere, il culo che sbatteva contro il suo ventre, il cazzo che spariva dentro di lei.
Accelerò ancora, sudato e ringhiante.
«Prendi la mia sborra, troia! Prendila tutta dentro!»
Venne con potenti schizzi caldi, riempiendola fino a farne uscire. Miriam ebbe un orgasmo violentissimo nello stesso momento, tremando e gridando il suo nome.
Pietro rimase dentro di lei per qualche secondo, ancora duro, poi si sfilò lentamente. La fece girare, le diede un ultimo bacio sporco e le sussurrò all’orecchio, mentre spegneva la registrazione:
«Hai appena firmato la tua condanna, Miriam. Da domani ti userò in tutti i modi. E tu verrai da me ogni volta che te lo ordino.»
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