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Cuck sotto le stelle ✨


di Rik20_Ts
29.09.2025    |    1.814    |    1 8.7
"Con un gesto deciso ma delicato, lo spostai di lato, liberando il suo corpo al mio desiderio..."
Era una calda sera d’estate e tornando da una cena, decisi di fermarmi in un famoso punto panoramico, noto anche per essere un ritrovo discreto, immerso nel buio.
Mi sedetti a godermi il fresco della notte, con il silenzio interrotto solo dal frinire delle cicale e il cielo trapunto di stelle.
Un’auto arrivò lenta, quasi in silenzio. Scesero due figure, illuminate appena dalla luna: lui sulla cinquantina, spalle larghe, passo sicuro; lei più minuta, capelli ricci che brillavano al chiaro di luna, un tubino nero che sembrava disegnato sul suo corpo. Era impossibile non notare il modo in cui quel vestito abbracciava le sue curve.

La mia innata curiosità ebbe la meglio. Mi avvicinai con discrezione e, con tono educato, mi presentai. L’uomo fu cordiale, accettò subito la mia compagnia. Parlammo delle stelle, delle costellazioni che brillavano sopra di noi.
Intanto, i loro gesti iniziavano a raccontare qualcosa di diverso: vidi la sua mano sfiorare lentamente la coscia di lei, salendo con calma, con sicurezza.
Lei non lo fermò.
Al contrario, si voltò verso di lui con un sorriso velato, il respiro appena più rapido. Era un gioco a cui stavo assistendo, e la tensione cresceva nell’aria.

Poi lui incrociò il mio sguardo: uno scambio silenzioso, quasi un invito, un cenno impercettibile che mi fece capire che non ero più soltanto spettatore.
Mi avvicinai a lei, sfiorandole appena il braccio, poi il fianco, sentendo il calore che emanava nonostante la brezza della notte.
Si mosse verso di me, con naturalezza, lasciando che le mie mani la esplorassero, mentre il suo corpo reagiva ad ogni contatto.
Il tubino si tendeva, come se non bastasse più a contenerla, i nostri respiri si mescolavano, il suo diventava sempre più affannoso, il suo sguardo sempre più acceso.
Ogni movimento era un crescendo: il suo bacino che si strusciava sul mio ventre, le mani che cercavano appoggio, le labbra che si schiudevano come in un invito silenzioso.

Mi chinai lentamente su di lei, sfiorandole appena la bocca, prolungando quell’attesa che ci stava bruciando dentro. Quando finalmente ci baciammo, fu come un’esplosione trattenuta troppo a lungo: un bacio profondo, caldo, che diventava sempre più intenso man mano che i nostri corpi si stringevano.
La sua schiena si inarcava sotto le mie mani, il tessuto del tubino scricchiolava appena mentre lo accarezzavo seguendo ogni curva, ogni linea. Lei sospirava contro la mia bocca, come se ogni tocco fosse un richiamo impossibile da ignorare.
Lui, poco distante, osservava compiaciuto.
Non servivano parole: era come se fossimo tutti parte di una stessa vibrazione, di un desiderio che avvolgeva quella notte stellata.
Voleva sentirmi addosso, la sua schiena ora sul mio corpo, ormai l'avvolgevo completamente, inizio a baciarle il collo e a possedere quel corpo sentendo il suo desiderio crescere sempre più.

Poi, un movimento improvviso alle nostre spalle: lui si era avvicinato. La sua presenza non era più quella dello spettatore silenzioso, ma di chi voleva prendersi il suo spazio. Non disse nulla, ma bastò il suo sguardo fermo, autoritario, a dettare il ritmo della scena.
Le sue mani si posarono prima sulle spalle di lei, come a ricordarle a chi appartenesse, poi scivolarono lentamente verso i fianchi, guidando i suoi movimenti contro di me. Lei si voltò un attimo, come in cerca di un cenno, e ricevette solo un sorriso sottile, quasi un assenso silenzioso.
In quell’istante capii che non eravamo più in due. Era un triangolo perfetto, una danza proibita in cui ognuno aveva il suo ruolo: lei fuoco e desiderio; io rapito e complice; lui regista.
Lontano dal frenarla, la sua presenza la esaltava. Lei si muoveva con ancora più forza, come se avesse bisogno di entrambi per bruciare davvero fino a quando, ormai in estasi, aprì con violenza la cerniera dei miei pantaloni e lo tirò fuori, lui marmo.

Le sollevai piano quel che restava dell’abitino, lasciando che il tessuto scivolasse via come acqua sulla pelle. Mi chinai sul suo orecchio, sfiorandolo con le labbra, e le sussurrai:
«Mi fai impazzire, cucciola».
Il suo corpo reagì con un brivido, un fremito che mi percorse le mani. La strinsi forte a me, muovendomi con decisione, con passione, mentre i suoi sospiri diventavano gemiti, trasformandosi in urla liberatorie. La sentivo abbandonarsi, senza più freni, e in quell’abbandono trovavo la mia forza.
Le mie mani la esploravano con foga e delicatezza insieme, alternando presa e carezza, come se non potessi saziarmi mai. Lei si inarcava, cercava il mio respiro con la bocca. Era un gioco feroce e tenero allo stesso tempo: io cacciatore, lei preda, ma anche il contrario, perché ogni suo movimento mi teneva in scacco, mi rendeva vulnerabile e potente insieme.

Il suo corpo tremava, come attraversato da onde che la scuotevano dall’interno. Sentii il calore crescere, traboccare, un fiume che ci avvolgeva entrambi.
Le mie mani scivolarono sui suoi fianchi, tracciando linee lente sulla pelle calda. Quel sottile velo di pizzo che la separava da me era ormai solo un ostacolo fragile, simbolico. Con un gesto deciso ma delicato, lo spostai di lato, liberando il suo corpo al mio desiderio.
Lei sussultò, stringendosi a me, gli occhi serrati, il respiro corto che diventava un invito ardente. La sentii aprirsi, accogliermi, e fu come entrare in un mondo nuovo: caldo, avvolgente, totale. Ogni movimento era un’ondata che ci travolgeva insieme, ogni colpo un intreccio di forza e dolcezza.
Il suo corpo si muoveva contro il mio con foga crescente, i gemiti le sfuggivano dalle labbra come confessioni proibite. La stringevo forte, come se temessi di perderla, e intanto la possedevo con tutta la passione che avevo trattenuto fino a quel momento.
Colpi decisi, violenti, passionali le mie mani facevano presa sui suoi capezzoli piccoli, turgidi...lei urlava, poi si bagnò, molto, un lago.

Esplosi anch'io e continuai ad abbracciarla, a coccolarla, a possederla, eravamo una cosa sola sotto quel cielo stellato.
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