tradimenti
Il puzzle della vicina
29.09.2025 |
5.143 |
3
"Restammo così, stretti, incapaci di lasciarci andare, mentre fuori la notte continuava a scorrere indifferente al fuoco che avevamo acceso..."
Era da qualche mese che visitavo appartamenti in cerca della casa giusta e durante l'ultima visita, quella dell'appartamento che poi presi, avevo incrociato per le scale questa donna bionda e occhi azzurri, trucco accennato, sulla cinquantina davvero ben portati, vestitino elegante, bel culetto pieno e seno sciolto, adoro.Appena trasferito, ho avuto la fortuna di incontrarla subito. Era una domenica pomeriggio luminosa di fine primavera, l’aria già calda, e con la scusa di presentarmi sono salito a bussare alla sua porta. Mi accolse con un sorriso che mi mise subito a mio agio: semplice, ma con quella scintilla negli occhi che non puoi ignorare.
Scambiammo due parole, le spiegai che avrei fatto qualche lavoretto in casa, e quasi senza pensarci le proposi un bicchiere insieme. Ci scambiammo i numeri, e da lì iniziammo a messaggiare. All’inizio chiacchiere leggere, battute, piccoli racconti del quotidiano, del lavoro del compagno… ma piano piano ogni frase lasciava intendere una complicità nuova, qualcosa che cresceva sotto la superficie.
Una sera d’estate mi invitò a casa sua: “Vieni, mi dai una mano con un puzzle? Da sola non lo finirò mai…”. Accettai al volo.
Era una di quelle notti calde in cui già le braghette corte fanno sentire troppo vestiti.
Lei mi riceve con uno dei suoi vestitini, bretelline e cosce scoperte, capelli ancora umidi, appena uscita da doccia.
Aprimmo un vivo dolce e ci sedemmo vicini al tavolo, pezzi sparsi ovunque.
Ogni volta che si chinava per cercare un tassello, il suo profumo fresco e dolce mi sfiorava. Le nostre gambe si toccavano sotto al tavolo: all’inizio quasi per caso, poi sempre più spesso. Un contatto leggero, ma sufficiente a farmi perdere il filo del puzzle.
Le parlavo, ma la mia attenzione era catturata dal modo in cui si mordicchiava il labbro quando era concentrata. Il tempo si era fermato. La guardai, e dentro di me la decisione era già presa: la guardai negli occhi e, con un filo di voce, dissi:
«Ho una voglia matta di baciarti».
Lei rimase un attimo sorpresa, abbassò lo sguardo, esitò. Il suo respiro si fece più profondo. Sapevo che pensava al suo compagno ma sentivo che la sua testa era già a noi. Le presi piano il viso con la mano e lo avvicinai al mio, non servivano più parole.
Le nostre labbra si cercarono, timide solo per un istante… e poi non si staccarono più, come se stessimo recuperando tutto il tempo che avevamo passato a trattenerci.
Quel puzzle rimase incompleto sul tavolo, ma in quel momento nessuno dei due se ne ricordava più.
Ci spostammo in camera. Lei, all’inizio, pareva rigida, quasi trattenuta, ma bastava guardarle gli occhi per capire che dentro ribolliva un desiderio difficile da contenere. Io, invece divorato dalla voglia di scoprirla, centimetro dopo centimetro.
Sul letto, iniziai a baciarla senza tregua, lasciando che le mie labbra si muovessero dalla sua bocca al collo, fino a scivolare più giù. Le mie mani le sfilavano lentamente quel vestito tanto bramato, ed era come liberare un segreto che avevo immaginato da giorni. Sotto, la sorpresa: quasi niente, se non un piccolo perizoma di pizzo nero che sembrava fatto apposta per stuzzicare i miei sensi.
Il suo corpo reagiva a ogni carezza, a ogni morso leggero. I suoi capezzoli si indurivano sotto la mia bocca, il respiro diventava sempre più irregolare, e capii che stava cedendo. Lo fece con un sussulto, quando mi afferrò per le spalle e con un filo di voce, caldo e urgente, mi sussurrò: «Ho troppa voglia di te».
In un attimo mi rovesciò sul letto e mi salì addosso con una sicurezza nuova, travolgente. Era cambiata: da timida a furiosa, da incerta a padrona. Io rimasi lì, abbandonato al suo ritmo, ai suoi movimenti fluidi, al suo corpo che sembrava una fiamma viva.
Le sue mani correvano ovunque, le sue labbra scivolavano sulla mia pelle, lasciando brividi che mi facevano impazzire. Lei si muoveva con la passione selvaggia di chi non vuole più trattenersi, e io mi lasciai portare, godendomi ogni istante, ogni gesto, ogni sussurro spezzato.
La camera si riempì del nostro respiro, dei nostri gemiti intrecciati, del rumore dei corpi che si cercavano e si trovavano, instancabili. Il tempo scomparve: c’eravamo solo noi due, avvinghiati, in un vortice che sembrava non finire mai.
Quando finalmente la sentii abbandonarsi su di me, con un urlo soffocato e un sorriso esausto, capii che eravamo entrati in una sintonia perfetta, come se ci fossimo sempre appartenuti. Restammo così, stretti, incapaci di lasciarci andare, mentre fuori la notte continuava a scorrere indifferente al fuoco che avevamo acceso.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il puzzle della vicina:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
