Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
tradimenti

Il Cigno


di Membro VIP di Annunci69.it DomsubPD
24.08.2025    |    2.539    |    9 9.7
"In silenzio le posò un bacio sulla guancia e uscì, sapendo che lei poco dopo avrebbe pianto..."
Il cigno

La stanza del Motel era forse la peggiore che aveva mai affittato. L’aria pesante era il male minore, una volta entrati nel bagno sporco e fetido. Le tende erano gialle per il fumo, il tempo e la polvere. Il letto era scomodo e scricchiolante, non aveva nemmeno il coraggio di alzare il copriletto per guardarci sotto. Alberghi ad ore, nati con il solo scopo di nascondere agli occhi del mondo quel che il mondo non doveva vedere. Amori sbagliati, desideri inconfessabili, parole sincere dette da labbra bugiarde. Quanto poteva sopportare ancora tutto questo? Lei che si chiamava Leda, mitologica amante di un meraviglioso cigno, si trovava lì dove nessun meraviglioso sogno candido potrebbe mai venire alla luce. Andò allo specchio e si tolse i vestiti, un po’ per il caldo ottenebrante, ma soprattutto perchè era sua consuetudine accoglierlo nuda al suo arrivo. E per quanto errate o castranti, le consuetudini sono sempre dure a morire. Guardò il suo corpo: 42 anni di vita le avevano lasciato delle cicatrici profonde, nel corpo e nell’animo. Il seno un tempo sodo, lasciava intravedere segni di cedimento. La pancia non era piatta e del resto non lo era mai stata, ma ora era meno accogliente e covava dentro se delusioni, rancori, rimpianti. I fianchi racchiudevano tutto il dolore che qualcuno vi riponeva come cartacce in un cestino. Qualcuno che tra poco sarebbe arrivato. Si abbracciò. Si accarezzò tra le gambe per avere il conforto umido del proprio sesso. Si, era ancora una donna piacente dopotutto. Dopotutto.
Un messaggio da Michele.
“Sto arrivando, scusa”
“Sempre in puntuale ritardo”
Invio
spunta blu
sta scrivendo...
“Mi spiace. Arrivo”
“Mi spiace, scusa, non volevo….le tue parole preferite”
Cancella
“Ok”
invio.
Si buttò sul letto e si rannicchiò. Aveva una gran voglia di piangere di rabbia. Lei che aspettava. Lei chiusa lì. Lei che aveva diritto solo ad una piccola frazione di cielo rubato. Lei che lo amava. Lo amava da impazzire. Si addormentò.
Si risvegliò con una sensazione di umido tra le cosce. Il suo corpo non era più raccolto su se stesso, ma supino. Aperto. La sua vagina era lì, aperta e disponibile, offerta alla sua lingua che la solleticava.
“Sei uno stronzo”
Lui si fermò.
“Lo so -sorrise- Vuoi che smetta?”
Si -pensò-
“No” disse
Sentire la punta della sua lingua penetrarla le faceva dimenticare tutto. Gli teneva la testa premuta sul proprio sesso, le dita affondate nei suoi ricci neri, mentre lo guidava verso il clitoride e sentiva crescere a dismisura il piacere. Lui era ancora vestito, sapeva che voleva essere spogliato da lei. Forse lo faceva sentire meno in colpa. O forse erano solo consuetudini. Lei nuda e offerta, lui vestito e inarrivabile. Era così che gli piaceva. Era così che accettava di essere suo.
Le penetrò con due dita, mentre la lingua stimolava il clitoride ormai ipersensibile. Sembrava che conoscesse il suo corpo meglio di lei, ogni suo gesto le provocava un piacere profondo, volgare, avido.
Lo attirò sopra di sé.
“Dai, scopami”
Lui la guardò con quegli occhi neri e uno sguardo che lei conosceva.
“No”
“Sono stanca di questo gioco”
“Davvero?”
No -pensò
“Si” disse.
Le si sedette di fianco a guardarla. Una donna dal fisico comune, dal viso espressivo da bambina, sensuale ma anche dolcissima. Provocante e disinibita quanto fragile.
“Ieri ho scopato con mia moglie”
“Sai cosa me ne frega”
Mentiva
“Mi è piaciuto”
“Bene, sono contenta per te. Anzi, per voi”
“Stai mentendo”
Si -pensò-
“No” disse
Silenzio. Un silenzio che parlava. Lei lo amava, totalmente e perdutamente e lui questo lo sapeva. Lui poteva amarla solo in un tempo breve, rubato. Ma l’amava con tutto se stesso.
“Ne abbiamo già parlato, Leda. Ne abbiamo parlato fin troppo. Io vorrei...”
“Si tu vorresti poter cambiare le cose, poter tornare indietro, poter incontrare me invece di tua moglie e vorresti non avere quei due splendidi marmocchi. Si, lo so. Non è questo a farmi infuriare. Mi fa infuriare che anche ora che sei con me in realtà non lo sei. Sei con lei, con loro”
“Questo non è vero”
“Allora spogliati. Spogliati per me”
Lui la guardò nei suoi enormi occhi verdi. Si, era ora di spogliarsi. Da solo.
Lei lo guardò mentre si toglieva la giacca e scopriva la camicia che sua moglie gli aveva inamidato solo la sera prima. Si morse il labbro per la rabbia.
Gli guardò le dita mentre la sbottonava lentamente. Dita sottili e lunghe, bianche e delicate. Amava quelle mani. Man mano che la sua pelle emergeva dal cotone il suo desiderio cresceva. Ma non volle toccarlo. Ancora no.
Si alzò in piedi per riporre con cura la camicia sullo schienale della sedia.
Dannato perfettino fedifrago del cazzo -pensò-
I suoi jeans lasciavano trasparire l'eccitazione. A lei piaceva guardarlo lì, in piedi. In imbarazzo perchè per quella volta era lei a comandare. Eccitato perchè per quella volta era lei a comandare.
"Che vuoi che faccia?" le disse con la voce che tradiva l'emozione.
"Guardami mentre mi masturbo. Ma non toglierti i pantaloni. Prendila come una punizione per ciò che mi hai detto"
Si mise davanti a lui. Le gambe piegate e aperte per offrirgli la visione completa delle sue dita che si muovevano abilmente dentro e fuori la vagina. Le piaceva guardarlo mentre si tratteneva a stento, mentre la patta dei pantaloni sembrava scoppiare. E lei imperterrita, lo torturava. L'iniziale vergogna di mostrargli il suo sesso in quel modo sfacciato si tradusse in piacere. Sentì che stava per venire e si fermò. Voleva venire su di lui e non così. Estrasse le dita grondanti di umori e le avvicinò al suo viso. Lui le leccò, scoppiando di desiderio. Gli ultimi indumenti volarono sul pavimento e non si curò di riporli. Ormai l'impeto superava ogni ragionevole accortezza su abiti macchiati e impolverati.
La spinse sul letto e la penetrò con una forza quasi animale, mentre lei teneva le gambe attorno ai suoi fianchi. Bastarono pochi colpi perchè lei venisse, urlando e piantandogli le unghie sulla schiena. Graffi che potevano svelare bugie, ma in quel momento erano solo piacere. Immenso piacere.
Lui godette del suo lunghissimo orgasmo, sentendo le sue carni avvolgergli il pene in una morsa calda, a ritmo regolare. Ne godette rimanendo quasi immobile, profondamente in lei. Era così bella quando godeva. I capelli rossi che ricadevano come spire di fuoco sul lenzuolo, mentre il collo bianco e lungo si tendeva all'indietro. Leda che non doveva aspettare il suo candido e maestoso cigno perchè quel cigno era lei. Un cigno che finalmente spiegava le ali.
Lo guardava mordendosi il labbro, quasi pentita di quel impeto furioso.
"Ti ho graffiato.....scusami...lei potrebbe...."
"Non me ne importa nulla"
Lo guardò interrogativa. Poteva averlo detto? Lui così cauto, diligente, buon padre di famiglia di cui difendeva i valori pur nella falsità delle sue azioni? Mentre sentiva il suo pene durissimo che ancora la penetrava con fermezza, capì che era vero. Lui le apparteneva.
La furia lasciò spazio ad un bacio tenero e voglioso. Un bacio da mozzare il fiato. Da spezzare il cuore. Un bacio che valeva più di tante parole. Lei lo sentiva muoversi dentro, dentro al suo piacere che ormai era continuo e soffuso. Un piacere che le scaldava e le riempiva il ventre spazzando via delusioni, rancori, rimpianti. Si rese conto che non aveva il preservativo, che il contatto era carne contro carne. Lui che temeva, pur non dicendolo, che lei saltasse la pillola per avere un figlio dall'uomo che amava, si era infine fidato. Totalmente. Sentì che stava per venire, per la prima volta dentro di lei. Lo strinse a se per accoglierlo. Per accogliere il suo seme. Ed arrivò come una scossa, un calore umano e indecente che la fece sentire infine come se non avesse vissuto che per quel momento.
Restarono senza respiro, senza parole. L'uno nell'altra per un tempo che sembrò infinito. Niente bugie, niente vecchie tende ammuffite, niente polvere e rimpianti. Solo loro due e il battito dei loro cuori.
"Devo...devo andare ora"
Lei annuì. Per la prima volta però sentì che anche se il suo corpo andava via, lui sarebbe rimasto con lei. In lei.
"Leda io...."
"Zitto"
Il suo tono non ammetteva repliche.
In silenzio, si rivestì. In silenzio, la guardò ancora lì, nuda e con le gambe al petto. In silenzio le posò un bacio sulla guancia e uscì, sapendo che lei poco dopo avrebbe pianto. E così fù.
Un messaggio da Michele
"Leda, ti amo"
Leda lesse. Sorrise tra le lacrime. Cancellò il messaggio. Non rispose. Non c'era alcun bisogno di farlo. Quello era un addio.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il Cigno:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni