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Il guado parte 1


di FrancesQaKarlo
16.12.2025    |    2.217    |    9 9.1
") «Mi sa che questa volta - anche se sarò senza calzette - la gabbietta ci vuole», aggiungo..."
«Ma mi sta a sentire questo mentre parlo?»

Me lo chiedo più volte durante l’incontro con il famoso Avvocato.
Quello del paese di Francesca. Quello “che risolve”.
Ho bisogno di un consulto serio e lei mi ha portato da lui: sessantenne in forma, sguardo di chi ne ha viste troppe per stupirsi ancora, mani sempre in movimento, voce rapida, tagliente. Sembra più un artista che un professionista.
Porco conclamato, chiavatore seriale — così dicono. Alcuni con invidia, altri con quel moralismo bavoso che tradisce desideri repressi.
Controverso anche sul lavoro: contesta il mondo LGBTQ a parole, ma poi ne sostiene i diritti in tribunale, perché crede nella libertà di tutti.
Eppure, mentre parlo, ho la sensazione che pensi ad altro.
Francesca interviene poco, ma sempre a colpo sicuro. È seduta in modo che io riesca a vedere solo le sue caviglie sottili, strette nelle cubane.
Dalle Louboutin nere - regalo di un antico sugar daddy - spuntano gli interstizi delle dita. Proprio lì dove, di solito, infilo la lingua.
Cerco di restare concentrato. L’affare conta. Molto.
Lui sembra fregarsene.
O forse no: alla fine riassume tutto con precisione chirurgica. Ha capito. Più di quanto lasci intendere.
«Completa la documentazione», dice secco, alzandosi.
Saluta Francesca. Non me.
Un bacio sulle guance. Lei ricambia. Naturalezza disarmante. Come vecchi amici, anche se si conoscono da un’ora.
Fuori, lei mi chiede:
«Che te ne pare?»
«Figo», rispondo.
Intanto le guardo le cosce che la minigonna non riesce a contenere.
Il giorno dopo torno da solo.
E la sensazione che i cazzi miei non siano i suoi resta intatta.
Finché non fa:
«E Francesca? Che fiore. Potevi portarla.»
“Che cazzo c’entra Francesca?”, penso.
Per lui c’entra eccome. Parla delle cubane che indossava l’altra sera, poi scivola sulla libertà, sui modi di essere, sul libertinaggio. Io lo seguo: mi affascina il suo modo di fare, e mi accorgo che concordiamo su più cose di quante vorrei ammettere.
Ma davvero, con un avvocato, sto parlando di questo, con Francesca sullo sfondo?
Sì.
Ed è la prima volta, o quasi, che la nostra dimensione diurna incontra quella della notte.
Il fascino è tutto lì.
Si sta facendo tardi e, quando mi convinco che stessimo facendo solo accademia, la butta lì:
«Mi piacerebbe rivedere anche lei.»
Balbetto un: «Gliene parlo».
Appena fuori chiamo Francesca.
«Questo ci prova.»
«Che sorpresa… Mi ha scopata con gli occhi tutto il tempo.»
«Troia, potevi dirlo prima.»
«Non ne abbiamo parlato. E comunque… appena l’ho visto, un pensierino ce l’ho fatto anch’io.»
Cammino per quasi due chilometri con il cazzo duro nelle mutande.
Fastidioso. Sconvolgente. Delizioso.
Quasi mi sborravo addosso.
Vi chiedo: si può essere più complici, perversi e cornuti di così?
Sentitevi liberi di dirmelo nei commenti sotto.
A casa Francesca chiarisce le regole d’ingaggio.
«Invitiamolo da noi. Non voglio farmi vedere in giro con lui.»
La frase resta sospesa, ma minaccia molto più di quel che sembri.
Scrivo all’avvocato un timido: “A Francesca va bene”.
“Quando?” replica quasi immediatamente.
“Anche domani sera”, digita direttamente Francesca.
Ma il messaggio non parte. Sono io che non voglio così presto. Sta accadendo tutto troppo in fretta e mi prendo qualche giorno di respiro.
«Facciamo giovedì? Ma dopo cena. Francesca ha un impegno.»
La danza, la troia. Per tenersi flessibile e con il culo in forma.
«Va bene, ma sul tardi. Anche io ho un impegno», replica a stretto giro.
Poi passa definitivamente il guado e chiarisce cosa si aspetta:
«Adoro le coppie come voi.»
Non rispondo.
E tacendo acconsento.
E acconsentendo apro un vaso di Pandora che fino al mercoledì sera non si placa.
Con tatto e cautela, l’avvocato a modo suo si prepara all’incontro con messaggi sul mio WhatsApp (che non sono autorizzato a condividere) nei quali la pressione sale per tutti.
La sostanza è facile da immaginare da parte sua. Non altrettanto da parte mia.
Ammetto che siamo coppia libertina.
Ammetto che abbiamo esperienze cuck.
Ammetto che qualche volta - da cuck o da trav - succhio palle e capocchia dei nostri amici.
«Splendido.»
«Fantastico.»
«Wow.»
Sono le sue risposte più frequenti.
Ammette di essere stato a lungo iscritto a diverse piattaforme di incontri e, di fronte alla prospettiva di un pompino a due bocche - specialità della casa - ci regala uno “Spettacolo” e poi uno “Spettacolari”.
“Grazie, bro’”, penso. “Già lo sappiamo.”
Ma non so se vogliamo davvero dimostrarlo.
Mi vedo fare il ruffiano e fatico a riconoscermi. Sto dando per scontato che tutto accada non appena lo incontriamo.
Eppure, come faccio a negare il crescendo di tensione che accompagna ogni ora che ci avvicina all’appuntamento?
Una semierezione mi segue ovunque.
Per Francesca non è diverso. Non se ne stupisce: un piacere sottile le si diffonde dentro e le dona quel fascino che solo le donne-regina sanno avere.
Come se non bastasse, si fa vivo un vecchio sugar daddy con cui ha da sempre un rapporto platonico. La invita a pranzo e le regala un set Dior. Entra in casa nostra preceduto dal suo sorriso compiaciuto.
Finalmente arriva il giovedì.
Il porco, all’ora stabilita, si presenta a casa.
Nel frattempo Francesca si è preparata come mai prima. Ribadisce una ceretta già quasi perfetta, si fa pluggare fin dalla mattina (avete già visto la foto), si trucca secondo il mio gusto.
«Pesante da troia o più leggero?» mi chiede.
Ma con una meticolosità che a me non riserva.
E decide.
Decide la cosa più importante.
«Che faccio con la gabbietta? La metto?» le chiedo.
La sua filosofia è chiara: mi preferisce senza, perché avere anche il mio cazzo a disposizione, oltre a quello del terzo, la eccita di più.
Ma la gradisce davvero solo se mi travesto.
«Se sei femminuccia la devi mettere, perché le femminucce non hanno il cazzo.
Se sei cuck, no. Perché il cuck il cazzo ce l’ha. E se sceglie le corna, non usarlo deve essere una decisione continua. Non puoi cavartela con un lucchetto cancella-mascolinità”.
(Il dibattito è aperto. Le sweet, i cuck e i bull che sanno leggere fino in fondo, capiranno.)
«Mi sa che questa volta - anche se sarò senza calzette - la gabbietta ci vuole», aggiungo. È una domanda mascherata.
Lei alza lo sguardo, mi fissa, accenna un sorriso.
«Sì. Mi sa che questa volta la devi proprio mettere.»
Lo dice con un filo di voce e un sorriso misterioso.
Se mi avesse urlato “sei un cornuto femminuccia e mi faccio chiavare dai maschi veri” sarebbe stato meno scioccante.
E meno arrapante.
Click.
Schiaccia lei stessa il catenaccio con le dita laccate di rosso, prima di concederci un bicchiere di vino.
Le bacio la mano. Le lecco un po’ la figa mentre resta in piedi.
Mancano ancora due ore all’incontro.
Io vorrei che fosse già venerdì.
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