Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Il varco nel velluto
tradimenti

Il varco nel velluto


di Fenc
08.02.2026    |    2.067    |    4 9.7
"Quello che è successo resterà tra queste pareti ma sappi che se mai decidessi di tornare mi piacerebbe essere di nuovo lì con te..."

Carla era l'immagine della perfezione, una madre premurosa e una professionista impeccabile. Aveva sposato Roberto, il suo grande amore conosciuto durante l'ultimo anno di università. All'epoca era una ragazza riservata che assaporava con discrezione la libertà di vivere lontano da casa, preparandosi a una carriera brillante. Non era mai stata una donna dai facili costumi ma sotto quella facciata composta ardeva un fuoco vivace poiché amava il sesso e con Roberto aveva costruito per anni un'intesa carnale profonda e appagante.
Insieme avevano esplorato territori audaci come effusioni all'aperto col rischio di essere scoperti, giochi di seduzione con corde e seta e il brivido proibito di immaginare un terzo elemento tra le lenzuola. Il sospetto di essere stati spiati durante un'escursione in montagna, anni prima, era diventato uno dei loro ricordi più eccitanti, un segreto che accendeva i loro sensi come nient'altro.
Ma ormai, superati i trent'anni e con due figli piccoli a rendere le giornate infinite, quel ritmo era inevitabilmente calato. Carla lavorava a tempo pieno come responsabile fidi in una grande banca e le responsabilità domestiche prosciugavano ogni sua stilla di energia. Era un turbine continuo tra allenamenti sportivi, riunioni scolastiche e feste di compleanno nei fine settimana. Il peso della famiglia ricadeva quasi interamente sulle sue spalle poiché la carriera di Roberto come avvocato lo teneva in studio molto più di quanto entrambi avrebbero desiderato.

Un tempo facevano l'amore quasi ogni giorno; ora, se riuscivano a ritagliarsi un momento un paio di volte al mese, era già un traguardo. Spesso erano semplicemente troppo esausti. E anche in quelle rare occasioni Roberto sembrava aver perso la pazienza di un tempo raggiungendo il piacere in fretta e crollando in un sonno profondo, lasciando Carla sospesa con il corpo vibrante di un desiderio inappagato.
Così aveva iniziato a cercare sollievo da sola, scivolando con la mano sotto le coperte mentre il respiro del marito si faceva pesante o approfittando delle mattine in cui lavorava da casa. Non era la stessa cosa ma il corpo esigeva il suo tributo.
Carla sentiva la propria sicurezza vacillare. Si guardava allo specchio e vedeva i segni del tempo e delle gravidanze; il seno prosperoso, una quarta abbondante, non era più sodo come un tempo e i fianchi si erano fatti più generosi. Eppure, nonostante i suoi dubbi, restava una donna bellissima, una mora dagli occhi intensi, alta e dalle forme sinuose che gli uomini non potevano fare a meno di divorare con lo sguardo. Ma lei nascondeva quel tesoro sotto maglioni ampi e gonne rigorose, rifugiandosi una volta a casa in informi tute di spugna.

In ufficio la routine la stava logorando. Il suo superiore Valerio era un uomo affascinante sulla cinquantina, brizzolato e con quel fisico ancora asciutto tipico di chi cerca di contrastare l'avanzare degli anni. Era sempre stato un gentiluomo con lei lodando la sua dedizione. Erano complimenti che non si traducevano quasi mai in un aumento ma che almeno nutrivano il suo ego ferito.
Tutto cambiò un venerdì pomeriggio durante una giornata dal codice d'abbigliamento più informale. Carla aveva indossato dei jeans che fasciavano le sue natiche sode e una camicetta bianca che, nonostante il taglio classico, faticava a contenere l'esplosione del suo petto. Aveva lasciato i primi due bottoni aperti rivelando un accenno di scollatura e la sagoma dei capezzoli che premevano contro il pizzo del reggiseno.
Valerio, che non faceva sesso dal giorno del suo divorzio quasi un anno prima, rimase folgorato. La chiamò nel suo ufficio con la scusa di un dossier e, mentre parlavano, i suoi occhi caddero inevitabilmente su quel bottone che sembrava pronto a cedere. Quando lei si alzò per uscire lui rimase incantato dal movimento ritmico dei suoi fianchi. Per poco non perse il respiro quando Carla si chinò a raccogliere una penna caduta offrendogli una visione paradisiaca.
Quella notte, mentre sorseggiava un whisky da solo, Valerio la usò come protagonista delle sue fantasie più spinte. Carla dal canto suo sentiva lo sguardo del capo bruciarle addosso e, sebbene cercasse di razionalizzare, la sua intimità era già umida al solo pensiero di essere ancora desiderabile.

Il lunedì successivo, mentre era sola in casa per lo smart-working, la tensione divenne insopportabile. Si sfilò i vestiti e si stese sul letto ma proprio sul più bello il suo fidato vibratore la abbandonò. Le batterie erano cariche ma il motore era andato. "Nemmeno un giocattolo riesco a far eccitare", pensò con una risata amara. Finì per darsi piacere con le dita ma il bisogno di qualcosa di vero, di un calore maschile che Roberto non le offriva più, era diventato un chiodo fisso.
Sapeva che vicino all'ufficio esisteva un club privato, un luogo discreto dal sapore proibito. Per giorni ci girò intorno frenata dalla vergogna. Poi un pomeriggio di scarsa affluenza si fece coraggio ed entrò con il cuore in gola. L'ambiente era lussuoso, profumato di cuoio e incenso, con luci soffuse che rendevano tutto ovattato.
Mentre si guardava intorno cercando di capire come muoversi notò una vetrata scura in fondo a un corridoio. Si avvicinò e scoprì che si trattava di uno specchio unidirezionale che affacciava su una suite privata. All'interno la scena la lasciò senza fiato. Una donna bionda, completamente nuda e ammanettata ai pali di un letto a baldacchino, veniva posseduta contemporaneamente da tre uomini. Uno la penetrava con foga, un altro le riempiva la bocca e il terzo le accarezzava il corpo con una frusta di piume mentre si masturbava osservando i compagni. Il rumore dei corpi che sbattevano l'uno contro l'altro e i gemiti gutturali della donna arrivavano nitidi attraverso dei piccoli diffusori. Carla sentì una scossa elettrica attraversarle le gambe. Non aveva mai visto nulla di così crudo eppure così magnetico.
"Cos'è quella zona là in fondo?", chiese alla donna all'ingresso indicando una tenda di velluto oltre la suite.
"Sono le aree per gli incontri al buio, ci sono cabine per ogni gusto", rispose la donna. "Vuole curiosare, le offro io l'accesso per oggi."
Carla esitò poi accettò. Si ritrovò in un corridoio debolmente illuminato. Entrò in una cabina, chiuse a chiave e si accorse di non essere sola poiché attraverso un piccolo foro nel divisorio di legno un occhio la fissava.
Invece di scappare fu travolta da un impeto di esibizionismo. E quando da quel buco apparve un sesso maschile, turgido e prepotente, il suo istinto prese il sopravvento. Non vedeva un'erezione così vigorosa da anni. Allungò la mano avvolgendo le dita attorno a quella carne calda. Sentì un gemito sordo provenire dall'altra parte.
"Avanti, prendilo in bocca", sussurrò la voce dello sconosciuto.
Carla si inginocchiò. Il senso di colpa lottava con la lussuria ma la lussuria stava vincendo a mani basse. Aprì le labbra e accolse quell'uomo dentro di sé. Il sapore, il calore e la sensazione di proibito la fecero impazzire. Si sentiva una peccatrice, una poco di buono, e proprio per questo l'estasi era totale.
L'uomo non resistette a lungo. Con un gemito strozzato eiaculò con violenza. Carla cercò di contenere l'ondata ma era troppo abbondante. Parte dello sperma le finì sul viso e sulla gonna. Pulitasi in fretta con delle salviette scappò dal club con il volto in fiamme e il cuore che batteva come un tamburo.

Tornata in ufficio incrociò Valerio. Lui notò il suo turbamento e una piccola macchia umida sul tessuto del vestito. Lei si rifugiò nel suo cubicolo travolta da emozioni contrastanti. Quella notte provò a sedurre Roberto indossando la sua lingerie migliore ma lui si addormentò prima ancora che lei potesse sfilarsi la vestaglia.
Nelle settimane successive il pensiero di quel pomeriggio al club divenne la sua ossessione. Ogni volta che passava davanti a quella porta il ricordo di quel sapore e della scena di sesso di gruppo tornava a tormentarla. Anche Valerio in ufficio sembrava sempre più audace nei suoi sguardi e lei aveva iniziato a stare al gioco chinandosi con noncuranza o lasciando che la scollatura si aprisse accidentalmente.
Finché un giorno a pranzo la fame di eccitazione divenne insopportabile. "Solo un'ultima volta", si disse.
Entrò nel locale e tornò nella zona delle cabine. Questa volta era preparata. Si sfilò la camicetta per non sporcarla e attese. Non passò molto tempo prima che la porta accanto si chiudesse. Un occhio apparve di nuovo al foro.
"Togliti il reggiseno", ordinò la voce dall'altra parte, "fammi vedere quanto sei bella."
Carla portò le mani ai ganci dietro la schiena pronta a mostrare il suo tesoro proibito. Carla deglutì a fatica sopraffatta dall'energia elettrica che saturava la piccola cabina. Senza esitare oltre si sfilò il reggiseno offrendo il suo seno generoso allo sconosciuto oltre la parete. Si sentiva spregiudicata, quasi svergognata, ma allo stesso tempo più viva di quanto non le capitasse da anni. La sua femminilità, curata e rigogliosa, era ora lì esposta al piacere di un voyeur invisibile.
"Hai dei seni spettacolari."
La voce anonima giunse come un sussurro implorante. "Avvicinati, lasciami toccare", disse mentre una mano cercava un varco attraverso l'apertura nel muro.
Carla si alzò dalla sedia metallica e premette il petto contro quella mano bramosa. Il contatto con il palmo caldo e ruvido di un uomo le strappò un brivido immediato. Erano secoli che non sentiva mani maschili esplorare il suo corpo con tanta urgenza. I suoi gemiti, ormai impossibili da trattenere, spinsero lo sconosciuto a osare di più.
Mentre lui le tormentava i capezzoli con perizia la mano scivolò più in basso, insinuandosi sotto la gonna fino a raggiungere le mutandine già sature di desiderio. Carla non aveva previsto di spingersi così oltre ma il piacere era troppo acuto per opporre resistenza. Sentì le dita scostare il pizzo umido e penetrarla, prima una poi due, mentre il pollice lavorava ritmicamente sul clitoride. Il piacere esplose in un orgasmo violento seguito quasi subito da un secondo, lasciandola tremante e senza fiato contro la parete.
Mentre cercava di recuperare la lucidità il sesso turgido dello sconosciuto apparve attraverso il foro. "Ora tocca a me, bellezza, che ne dici di dargli una bella succhiata?"
Non ci fu bisogno di chiederlo due volte. Carla si inginocchiò accogliendo tra le labbra quel sesso imponente, decisamente sopra la media. Si perse nel sapore muschiato di quella carne usando la lingua e il palato con una maestria che lei stessa non sapeva di possedere.
"Gesù, sei incredibile, sai esattamente cosa fare con un cazzo in bocca."
I complimenti e i gemiti dell'uomo non fecero che eccitarla ulteriormente. Continuò a lavorare di bocca finché lui non esplose. Carla bevve avidamente ogni goccia di quello sperma caldo e denso ripulendo l'asta con devozione finché non la sentì ammorbidirsi e sparire dietro il muro. Quando sentì il rumore della zip e la porta della cabina accanto richiudersi provò un istante di delusione. Voleva di più.
Non fece in tempo a rialzarsi che la cabina accanto fu occupata di nuovo. Un altro sesso apparve nel buco lungo, scuro e di uno spessore impressionante. Carla provò a prenderlo tutto in gola ma le dimensioni le causarono un conato. Non si arrese godendo del calore di quella pelle d'ebano finché anche questo sconunto non inondò la sua bocca con un carico generoso.
"Dovrei tornare in ufficio", pensò pur sentendosi capace di restare lì tutto il giorno a svuotare ogni uomo del club. Mentre si rivestiva un terzo occhio apparve al buco. "Il mio cazzo non lo vuoi in gola?"
"Mi dispiace devo andare", rispose lei lottando tra il desiderio di restare e il senso di colpa che ricominciava a bussare.
Uscendo dovette farsi strada tra diversi uomini in attesa i cui sguardi carichi di lussuria le facevano bruciare la pelle. Una volta in macchina scoppiò in una risata nervosa incredula per la piega che aveva preso la sua pausa pranzo.

Al ritorno in ufficio Valerio la intercettò subito. "Tutto bene, Carla, sembri agitata."
"Tutto a posto ho solo dovuto correre per non fare tardi", rispose lei cercando di sistemarsi la camicetta sgualcita.
Valerio la guardò con sospetto.
Non sapeva quanto fosse vicino alla verità. Ma anche Valerio nascondeva un segreto poiché in passato era stato un frequentatore di quello stesso club. Quando la solitudine del divorzio diventava insopportabile cercava sollievo proprio in quel corridoio buio. Quel pomeriggio, spinto da una tensione accumulata da troppo tempo, decise di concedersi una sosta veloce prima di concludere la giornata lavorativa.
Giunto al club la receptionist gli strizzò l'occhio. "C'è una donna nelle sale oggi, una cliente nuova molto generosa ultimamente."
Valerio sentì il sangue affluire ai bassifondi. Si mise in fila e, mentre aspettava, iniziò a sentire i sospiri inconfondibili di una donna che raggiungeva l'apice. Quella voce gli sembrava così familiare.
Quando finalmente toccò a lui entrò nella cabina e si sbottonò i pantaloni con mani tremanti. Dall'altra parte la donna implorò. "Toccami ti prego, ho un calore insopportabile."
Valerio infilò la mano nel buco e incontrò un seno morbido e generoso, poi un sedere sodo e infine un'intimità inzuppata di succhi naturali. Ritrasse la mano assaporando l'umidità sulle dita quasi fuori di sé.
"Dammelo, lo voglio in bocca."
Non appena inserì il cazzo nel foro fu accolto da labbra calde e una suzione esperta. Era una sensazione divina. Ma la sorpresa più grande arrivò quando lei smise di usare la bocca. Carla, travolta da mesi di astinenza matrimoniale, si era girata e si era letteralmente infilata il cazzo di Valerio dentro di sé attraverso la parete. Iniziarono a muoversi con un ritmo frenetico finché entrambi non crollarono in un orgasmo simultaneo e devastante.
"Devo scappare al lavoro", disse lei dopo averlo ripulito un'ultima volta con la bocca. "Dì agli altri che per oggi ho finito."
"Sei stata magica", mormorò Valerio ancora stordito.
Incuriosito Valerio sbirciò dal buco prima che lei uscisse. Riuscì a vedere solo dal collo in giù; seni magnifici, capezzoli scuri e turgidi e un bacino sinuoso. Decise di aspettare fuori per dare finalmente un volto a quella creatura.
Quando la porta della cabina si aprì e Carla ne uscì il tempo sembrò fermarsi. Rimasero entrambi pietrificati, nudi nei loro segreti. La paura e l'imbarazzo dipinti sul volto di lei erano speculari allo shock negli occhi di lui. Valerio realizzò in un istante che la donna delle sue fantasie, la madre modello che lavorava per lui, era la stessa che lo aveva appena cavalcato attraverso un buco nel muro.
Carla fuggì verso la macchina con le lacrime agli occhi mentre Valerio restava lì immobile. "Cosa ho fatto, mi denuncerà, la devo licenziare", si chiedevano entrambi terrorizzati dalle conseguenze.

Nei giorni successivi il silenzio tra loro fu assordante. In ufficio regnava un'aria tesa, carica di un imbarazzo insostenibile. Carla evitava ogni contatto visivo pur sentendosi bagnata ogni volta che incrociava Valerio nel corridoio. Sapeva che lui aveva visto tutto, che lui era stato l'ultimo di quel pomeriggio.
Solo il venerdì durante il loro colloquio settimanale il muro crollò. Carla era terrorizzata ma sapeva di non poter scappare per sempre. Quella mattina indossava pantaloni bianchi attillati che evidenziavano ogni sua curva e Valerio non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Una volta chiusa la porta dell'ufficio Valerio ruppe il ghiaccio. "Dobbiamo parlare, Carla, solo così potremo tornare a lavorare."
"Sono d'accordo", rispose lei con il cuore in gola.
"Nessuno saprà mai dove trascorriamo le nostre pause pranzo, resterà il nostro segreto."
"Grazie Valerio, sono rimasta scioccata."
"Scioccata? Carla è stata l'esperienza più incredibile della mia vita, non la dimenticherò mai."
Carla arrossì violentemente. "Quindi eri tu l'ultimo?"
"Sì. E devo dirti che sei una donna di una bellezza rara. Quello che è successo resterà tra queste pareti ma sappi che se mai decidessi di tornare mi piacerebbe essere di nuovo lì con te."
Carla si alzò per uscire sentendosi vulnerabile ma stranamente potente. Mentre si dirigeva alla porta accentuò il movimento dei fianchi sapendo che gli occhi di Valerio la stavano divorando. Era un sollievo immenso essere stata scoperta e allo stesso tempo essere desiderata così visceralmente da un uomo che non fosse il suo assente marito.

Il fine settimana passò tra i soliti rifiuti di Roberto e le fantasie solitarie di Valerio che non riusciva a togliersi dalla mente il sapore di Carla. In ufficio il gioco del gatto e del topo continuava ma ora sotto la cenere dell'imbarazzo covava un incendio pronto a divampare di nuovo.
Valerio non riusciva a smettere di spiarla. Ogni volta che Carla attraversava l'ufficio lui sapeva esattamente cosa si celava sotto quei vestiti sobri. Non doveva più immaginarlo poiché sapeva che sapore avesse la sua pelle, come rispondeva al tocco e quanto potesse essere vorace. Il muro della cabina, che fino a quel momento era stato il loro complice e il loro alibi, era diventato un ostacolo. Voleva possederla senza barriere.
Carla dal canto suo aveva provato a restare lontana da quel posto. Lo considerava un campanello d'allarme; il rischio di essere scoperta da un conoscente o di imbattersi in un altro collega era troppo alto. Aveva provato a riaccendere la passione con Roberto ma la freddezza del marito era diventata un muro invalicabile. Il sospetto che lui avesse un'altra si faceva sempre più strada alimentando la sua frustrazione.
Anche Valerio era tornato al club da solo ma nulla era paragonabile all'intesa con Carla. Avrebbe voluto proporle un hotel, un luogo dignitoso, ma temeva di complicare troppo i rapporti lavorativi.
La resistenza di Carla crollò dopo l'ennesimo rifiuto di Roberto. Il bisogno di sentirsi viva, desiderata e di vendicarsi di quel silenzio coniugale la spinse di nuovo verso il club. In fondo il vantaggio di quel posto era l'anonimato; sesso rapido, niente complicazioni sentimentali, solo carne e piacere. L'unico neo erano certi frequentatori non proprio attraenti ma sapere che Valerio era della partita le dava una sicurezza in più poiché lui era un bell'uomo e soprattutto una persona fidata.

Poco prima della pausa pranzo Carla entrò nell'ufficio di Valerio. "Oggi esco a pranzo", disse lanciandogli un'occhiata che valeva più di mille parole.
"Oh, capisco", rispose lui inizialmente incerto.
"Potrei fare un po' tardi, volevo solo che lo sapessi", aggiunse lei con un sorriso d'intesa.
A Valerio si accese una lampadina. "Certo nessun problema, prenditi tutto il tempo che ti serve."
Valerio uscì qualche minuto prima di lei per assicurarsi di essere il primo della fila. Quando Carla arrivò camminava decisa come una donna in missione. Un paio di uomini la seguivano con lo sguardo come attratti da un magnete. Senza degnare nessuno di un'occhiata si infilò in una cabina. Valerio occupò quella adiacente.
Dal foro nel muro lui la guardò spogliarsi. Carla sapeva di essere osservata e quel voyeurismo la eccitava a morte. Si sfilò la camicetta rivelando un reggiseno rosa coordinato alle mutandine di seta. Quando si liberò della gonna la vista del suo intimo e del triangolo di peli scuri che s'intravedeva dal raso fece impazzire Valerio.
Per provocazione Carla iniziò a posare per lui. Si chinò in avanti lasciando che il seno pesante dondolasse libero poi aprì le gambe e allargò le natiche verso il buco. Si sentiva una preda, una donna spudorata, e quella sensazione la faceva vibrare.
"Vieni qui, lasciati toccare", sussurrò Valerio.
Carla si accostò alla parete e lasciò che le mani di lui la invadessero manipolandole il seno e affondando tra le natiche. Quello era l'unico posto al mondo dove si sentiva davvero desiderabile.
"Se mi fai entrare ti mangio tutta, voglio assaggiarti", propose Valerio con voce roca.
Era musica per le orecchie di Carla. Roberto non le dedicava attenzioni orali da una vita. "Vieni", rispose lei aprendo la porta della cabina.
Gli altri uomini nel corridoio restarono a bocca asciutta sperando fosse solo il primo turno. Valerio entrò e si spogliò velocemente. Nonostante un accenno di pancia era in ottima forma e il suo sesso turgido attirò subito l'attenzione di Carla. Finalmente potevano toccarsi senza il legno a separarli. Si baciarono con una passione feroce, una fame che solo anni di privazioni possono generare.
Valerio la fece sedere sulla sedia di metallo, le sollevò le gambe sulle spalle e affondò la lingua nella sua intimità. Carla gridava di piacere incurante del pubblico che dal buco della gloria stava assistendo alla scena. "Sì, Valerio, così, mangiami tutta!", gli urlava spingendogli il viso contro il proprio sesso. Raggiunse l'orgasmo due volte di fila scossa da tremiti violenti.
"Non venivo così da una vita", ansimò lei mentre si scambiavano i ruoli. Si inginocchiò e iniziò a praticargli un pompino bagnato e profondo eccitata dal fatto che qualcuno li stesse spiando. Ma il gioco non finì lì.
Mentre lei cavalcava Valerio una voce interruppe il loro ritmo dal buco della parete. "Fagli succhiare il mio mentre tu, immagino, glielo stai mettendo nel culo."
Un altro sesso apparve nel foro. Valerio invece di fermarsi girò Carla e la spinse verso la parete. Lei non si tirò indietro poiché la fantasia di gestire due uomini contemporaneamente stava diventando realtà. Mentre Valerio la possedeva con forza da dietro lei accoglieva in bocca l'estraneo. Era l'avventura più estrema della sua vita, un tripudio di sensi nel retrobottega di un privé.

Quando l'estraneo finì Carla ne ripulì ogni traccia solo per vedere un altro membro apparire subito dopo. Senza esitazione continuò il suo lavoro finché Valerio non raggiunse l'apice dentro di lei, in contemporanea con l'uomo oltre il muro che le inondava la bocca.
Dopo aver ripulito Valerio con la lingua, Carla si guardò allo specchio del telefono. Aveva un baffo di sperma sulle labbra che leccò via con un sorriso malizioso.
"Non avrei mai immaginato che fossi una tale troia", commentò Valerio mentre si rivestivano.
"Se mio marito facesse il suo dovere non sarei qui", rispose lei con una punta di amarezza.
"Ascolta, possiamo fare di meglio che stare in questo buco schifoso. Ti porto a cena e poi in un posto con un letto vero. Nient'altro, solo noi."
"Lasciami pensare. Ora vai, torna in ufficio. Io arrivo tra poco."
Uscirono a distanza di pochi minuti. Entrambi avevano molto su cui riflettere. Valerio sulle complicazioni gerarchiche di quella relazione, Carla sul brivido di aver tradito ogni sua regola per un piacere che ormai non poteva più ignorare. Il seme del dubbio, e non solo quello, era stato piantato.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il varco nel velluto:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni