tradimenti

In treno


di Orazioberlino
13.06.2024    |    7.197    |    4 9.7
"Ai piedi portavo scarpe con in tacchi e le gambe erano coperti da calze fini autoreggenti..."
Andare in treno mi ha sempre eccitata un po'. La gente che viaggia con te la incontri per forse un'ora o due e poi non li rivedi più. E così puoi dare spazio alle tue fantasie. “Chissá come ce lo avrà quello? Quello sarà sposato?” e così via. Ogni tanto addirittura, con la borsa sulle gambe mi masturbavo un po', cercando di non farmi scoprire, eccitandomi al pensiero che mi potevano scoprire.
Frequentando i corsi di un'università a tre ore di viaggio dalla mia città il treno lo prendevo almeno due volte al mese. Pian piano presi gusto al gioco della masturbazione segreta. Era un diversivo al solito sesso con mio marito e mi aiutava a passare il tempo. Mi piaceva quando il signore difronte a me ogni tanto mi guardava ed io dovevo smettere perchè non se ne accorgesse. Pian piano, però, divenne una specie di vizio e cominciò a non bastarmi più. Mi accorsi che ai passeggeri maschi piaceva guardarmi e, che senz'altro anche loro avevano le loro fantasie. Iniziai così ad indossare gonne sopra al ginocchio. Prima di sedermi percorrevo il treno cercando una possibile “preda” inconsapevole dei miei giochi. Quando trovavo quella giusta entravo nello scompartimento e mettevo la valigia sul ripiano sopra al sedile, così che dovendomi stirare la gonna si alzasse innocentemente un pochino. Poi mi sedevo difronte a lui e gli mollavo un bel sorriso. Quindi mettevo la borsa sulle gambe e prendevo un libro. Normalmente il gioco era così che il film era tutto mio e così mi piaceva. Aprivo sempre di più le gambe abbassandomi sul sedile e mi eccitavo osservando di nascosto come il tipo o i tipi cercavano di guardarmi in mezzo alle gambe. Poi andavo al gabinetto e mi soddisfavo.
Un giorno mio marito mi chiese perchè portassi la gonna solo quando andavo in viaggio. Gli risposi che era un caso, ma da quella volta cominciai ad uscire in pantaloni, per poi cambiarmi in stazione. Non volevo confessargli questa mia debolezza. Non era un tradimento, ma volevo che fosse un segreto tutto mio. A quel punto decisi che o ci davo un taglio, o dovevo aumentare la posta. Entrai in una boutique della stazione e comprai una gonna un po' più corta e svasata, una camicetta bianca un po', ma non troppo trasparente ed un bel reggiseno di pizzo anch'esso bianco di quelli che arrivano poco sopra ai capezzoli. Un pullover fino ed una giacchetta scollata completavano la parte di sopra. Ai piedi portavo scarpe con in tacchi e le gambe erano coperti da calze fini autoreggenti.
Uno schianto.
Salii in treno in prima classe e come al solito cercai uno scompartimento con un uomo solo che non fosse troppo vecchio. Fui fortunata, perchè la mia preda di questa volta era super smart e simpatico.
Dopo l'aver riposto il bagaglio come al solito, consapevolissima che la gonna mostrava apertamente le mie autoreggenti, mi sedetti e chiesi il permesso, educatamente di poter togliere giacca e pullover, dato che faceva caldo. Il permesso fu subito accordato. Lentamente tolsi la giacca e mi accinsi a togliere il maglione, attenta a sbagliare ed a sollevare anche i lembi della camicetta, così che quando il pullover fu sopra la testa, la camicetta era arrivata sopra al reggiseno. Feci finta di accorgermene solo in quel momento, mi scusai e la riabbassai. Poi, tolto il pullover, mi sedetti e misi la solita borsa sulle gambe e presi il solito libro. Pian piano scivolai in avanti sul sedile ed aprii un po' le gambe. Da sopra il libro osservavo gli occhi del tipo che sbirciavano. Ad un tratto chiese se poteva chiudere le tendine dello scompartimento ed io annuii senza dare troppo peso alla cosa. Poi si risedette davanti a me a leggere il suo libro.
La situazione si faceva sempre più tesa ed a me piaceva provocare quel tipo, così, lamentandomi del caldo sbottonai due bottoni della camicetta e la aprii ben bene che si vedesse la parte superiore del seno. Lui guardò apertamente ed io gli sorrisi di ricambio, concedendogli ufficialmente il diritto di guardare. Anche lui si aprì quindi la camicia rivelando un torace muscoloso, ma non troppo, e villoso come piace a me. Anch'io guardai un po' esageratamente scherzando ed anche lui sorridendo mi concesse il permesso di guardare.
Cominciammo a parlare ed a raccontarci delle nostre vite. Io gli raccontai un sacco di panzane ed omisi che ero sposata ed avevo già un figlio. Lui, a sua detta, era un ricercatore universitario anche lui celibe.
Avevamo ancora due ore di viaggio.
“Tra l'altro”, disse, “oltre che simpatica sei anche molto attraente.”
“Grazie. Anche tu non sei da buttar via.”
“Senti:” aggiunse lui molto diretto, “mi piaci molto e mi piace molto guardarti. Sarei disposto a tutto pur di poterti guardare un po' di più.”
Non so come mi venne, ma risposi e me ne pentii subito, però la frittata era fatta: “Uhi! Puoi guardare finché vuoi, ma, come a poker, per vedere bisogna pagare.” Speravo forse di averlo scoraggiato.
Lui restò un po' interdetto. “Non c'è problema. Quanto?”
Dovevo continuare a giocare. Non mi ero mai prostituita e mi ero sempre data gratis. Ma mi stavo eccitando. Poi non l'avrei mai più rivisto.
“Per guardare... hmmmm... facciamo trenta.”
“Va bene.”
“Cosa vuoi vedere?”
“Apriti la camicetta e togliti il reggiseno.”
“I soldi sul banco.”
Mise i soldi sul tavolino ed io feci quanto richiesto.
“Per favore, siediti vicino a me che posso vedere meglio.”
Andai a mettermi vicino a lui.
Alzò una mano per toccarmi il seno.
“Toccare altri trenta.”
Mise i soldi sul tavolino e gli permisi di palparmi le tette.
“Quanto fa la gonna?”
“Eh, la gonna è cara. 50?”
“OK”
Così mi alzai e la abbassai restando con gli slip e le autoreggenti in piedi davanti a lui.
Poi presi io l'iniziativa. Mi inginocchiai. “Il resto lo offre la ditta.”
Gli aprii i pantaloni e liberai quell'uccello grosso e duro. Cominciai a baciarlo e succhiarlo. Quando stette per venire si aprì la porta. “Biglietti pre...”
Al controllore mancò la voce.
Mi staccai dall'uccello. “Entri e chiuda presto la porta.”
Lo fece e disse che un comportamento tale non era ammesso su un mezzo pubblico.
“Senta,” gli risposi “se chiude la porta a chiave le faccio un bel regalo.”
E così mi tolsi anche le mutande e mentre spompinavo il controllore mi facevo prendere da dietro dallo sconosciuto. Ero eccitatissima. Dopo il primo orgasmo gli feci cambiare posizione e venimmo praticamente insieme: Lo sconosciuto in bocca ed il controllore nella figa.
Il treno stava arrivando alla mia destinazione, così ci rivestimmo, raccolsi i soldi e mi avviai verso la porta.
“Signora! E il biglietto?”
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