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Il meccanico


di Orazioberlino
11.06.2024    |    13.846    |    9 9.5
"Sì, così” Lui si inginocchiò al mio lato e cominciò ad accarezzarmi i capezzoli..."
Era estate e faceva molto caldo. La nostra Opel era di nuovo finita in officina ed il meccanico aveva telefonato per dirci che era pronta. Ci dovetti andare io perchè mio marito era al lavoro.
Il meccanico era un ometto piccolo e tozzo con uno sguardo sempre arrapato.
“Oh buongiorno Signora. Sono felice che sia venuta LEI. Prego si accomodi!”
“Buongiorno. È pronta la macchina?”
Faceva un caldo che sudavo come una pazza.
“Sì, la sto facendo lavare e pulire, così che le piacerà moltissimo.”
“Beh: quanto ci metterà? E soprattutto: quanto mi fa?”
“Signora, prima di parlare di soldi aspetti di vederla. Durerà una mezz'oretta. Posso offrirle qualcosa da bere? Si metta pure comoda. Anzi: venga in ufficio che non la disturba nessuno.”
“Va bene. Ma prima mi può indicare un bagno dove mi posso un po' rinfrescare con questo caldo?”
“Ehm... Ho un bagno nel mio ufficio, ma si è fulminata la lampadina e non c'è la luce”
“Va bene lo stesso. Basta che ci sia acqua fresca.”
“Prego. Si accomodi”
Mi fece entrare nel suo ufficio arredato con una pretenziosa scrivania, dei mobili a scaffali ed un enorme divano.
“Ecco il bagno. Faccia pure. Io la aspetto qui fuori.”
Entrai in bagno e non solo non c'era la luce, ma nemmeno una finestra. Per vedere qualcosa dovevo lasciare la porta aperta a metà. Ma il caldo è caldo ed io cominciavo a puzzare dal sudore. Dovevo darmi una sciacquata alle ascelle e cambiare la maglietta con quella che avevo in borsa. E così mi spogliai a torso nudo ed aprii l'acqua. Sapone? E adesso?
“Mi scusi!”
“Sì! Come posso aiutarla?”
“Non c'è il sapone.”
“Mannaggia. Ma si rimedia. È in un armadietto là sopra. Adesso glielo prendo. Posso?”
E senza aspettare risposta entra in bagno come se non fosse niente.
“Oh! Mi scusi. Non pensavo che si fosse spogliata. Solo un attimo.”
Imbarazzata mi coprivo il seno come potevo.
Prese uno sgabello, lo mise davanti a me e vi salì per arrivare all'armadio del sapone. Si mise in punta di piedi per arrivare meglio e per poco non perde l'equilibrio se io non lo avessi afferrato per i fianchi a sorreggerlo. Lasciando naturalmente libera veduta alle mie tette.
Lui abbassò lo sguardo per ringraziarmi e rimase bloccato a guardare.
“Che fa? Guarda?”
“Mi scusi Signora, ma quel popo' di tette chi non le guarderebbe?”
“Per favore prenda quel sapone ed un asciugamano pulito e si sbrighi.”
Quella situazione era alquanto strana. Ero mezza nuda nel cesso del meccanico con le mani sui suoi fianchi ed il suo basso ventre all'altezza del mio naso. E lì c'era qualcosa di grosso.
“Signora! Ma guarda anche lei!”
Arrossii.
“Ma che cavolo dice? È la sua erezione che mi sta davanti agli occhi.”
Scese. Si parò davanti a me guardandomi.
“Ecco il sapone e l'asciugamano.”
“Grazie.”
Restò a guardare.
“E allora?”
“E allora... Se me le fa toccare una volta le faccio un buono sconto.”
“Ma cosa dice? È pazzo?”
“La sua fattura è di 750€. Gliela metto a 500. Solo il materiale. Ci pensi: 250€ risparmiati.”
La proposta era allettante ed i miei capezzoli si erano, ahimé induriti. 250€ per una palpata era una bella cifra. Che faccio?
“Faccia.”
“Venga con me sul divano che stiamo più comodi. Ho chiuso la porta e non entra nessuno.”
Mi prese per mano e mi condusse al divano nell'ufficio.
La situazione si faceva a dir poco bollente. Mi stavo eccitando al pensiero di farmi toccare da quel maiale?
“Si sdrai sul divano, per favore. Sì, così”
Lui si inginocchiò al mio lato e cominciò ad accarezzarmi i capezzoli.
Che devo dire? Era bravo e loro risposero subito. Chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi. Le sue mani mi accarezzavano ed ogni tanto si stringevano sulle mie mammelle. Con una mano si mise ad accarezzarmi la pancia, mentre l'altra andava da una tetta all'altra.
Sentivo il suo respiro farsi intenso. Mi stavo eccitando anch'io e, come ad incoraggiarlo, smisi di trattenere i sospiri ed i piccoli gemiti. La sua mano dalla pancia passò sempre più in basso, passando sopra alla mia corta gonna fino ad accarezzarmi la parte superiore della gamba. Poi, sempre prendendosi cura del mio seno, la mano risalì lentamente spostando in sú la gonna. Ecco: è arrivato alle mutandine ormai zuppe. La mano resta lì accarezzando l'interno della gamba e la passera. Basta: lo voglio dentro. Lo fermo e mi tolgo le mutandine. Lo guardo negli occhi e capisce subito. Si toglie velocemente i pantaloni mostrando un affare notevole e si sdraia tra le mie gambe. Glielo prendo in mano e me lo infilo.
“Muoviti, bastardo. Scopami finalmente. Godi e fammi godere!”
Non se lo fece ripetere e cominciò a trapanarmi con forza quasi uscendo prima e dopo ogni affondo. Lo sentivo in tutta la sua lunghezza. Non durò molto. Dopo poco più di una decina di affondi si irrigidì ed emanando un grugnito mi venne dentro per un tempo lunghissimo. Fu questo che fece venire anche me.
Restammo così per qualche minuto e poi lo feci togliere per rivestirmi.
“Ora mi fa il conto per favore?”
“Certo signora. Facciamo 350?”
“Va bene.” Pagai.
“Arrivederci e torni presto!”
“Arrivederci.”
Quando mio marito seppe del prezzo molto basso della riparazione fece i salti di gioia.
Si sa: le macchine vecchie hanno spesso bisogno di riparazioni.
Inutile dire che da quella volta la macchina dal meccanico l'ho sempre portata io. Le riparazioni erano sempre economiche e venivano fatte immediatamente, con precedenza su tutte le altre macchine. C'erano comunque sempre quell'oretta o due da aspettare sul divano dell'ufficio. Ma non era per nulla noioso.
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