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Desiderio nel garage


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
29.05.2026    |    2.174    |    0 8.7
"Il cazzo di Angelo la riempì completamente, le palle che sbattevano contro il suo culo..."
Nel garage di Angelo, l'aria è satura di
desiderio represso. Patrizia, appena lasciata
dal marito, provoca con la sua minigonna e
il perizoma rosso. Angelo, dopo vent'anni
di fantasie, cede alla passione, scoprendo
che Patrizia è più che disposta a giocare al
suo gioco.
Il garage di Angelo odorava di olio motore e polvere, un profumo che si era impregnato nelle pareti di cemento
negli ultimi vent'anni. Era il 2006, e fuori il sole di giugno batteva forte sull'asfalto rovente. Patrizia era lì,
appoggiata alla vecchia Fiat Uno di Angelo, una sigaretta tra le dita affusolate. La sua minigonna nera saliva quasi
fino all'altezza del culo quando si piegava per accendersi la sigaretta, rivelando il bordo del perizoma rosso che
spuntava provocante.
"Quindi sei tornata definitivamente?" chiese Angelo, cercando di mantenere la voce calma mentre i suoi occhi
scivolavano lungo le gambe della vicina. Quarantatré anni, ma il suo corpo sembrava scolpito per il peccato. Gli
occhi azzurri, la bionda platino che le incorniciava il viso da troia, quel seno piccolo ma perfetto che non aveva
mai bisogno di reggiseno.
Patrizia tirò una boccata di fumo, espirandolo lentamente verso il soffitto. "Franco mi ha cacciato via. Ha detto
che non poteva più sopportare di sapere che la sua moglie faceva la puttana con mezza Roma." Sorrise, un
sorriso senza vergogna. "In fondo, aveva ragione."
Angelo si avvicinò, il cuore che martellava nel petto come un pistone impazzito. Venti anni a desiderare questa
donna, a masturbarsi pensando a lei mentre era sposata con suo fratello. Adesso era libera. "E ti dispiace?" la
voce gli uscì roca.
"Dispiacere per cosa?" Patrizia schiacciò la sigaretta sotto la suola del tacco. "Per averlo tradito? O per essere
stata scoperta?" Si raddrizzò, e Angelo poté vedere i capezzoli duri che spuntavano attraverso il top bianco
aderente.
Fu allora che fece il suo passo. Le mani gli tremavano leggermente quando afferrò il viso di Patrizia, ma quando le
sue labbra toccarono le sue, tutta l'incertezza svanì. La baciò con la lingua, un bacio profondo, vorace, che
chiedeva vent'anni di desiderio represso. E Patrizia rispose. Oh, come rispose. La sua lingua danzava con la sua,
le sue mani gli si aggrapparono alla nuca, tirandolo più vicino.

Senza staccarsi, Angelo la spinse delicatamente contro la macchina. Il metallo freddo contro la schiena di lei fece
gemere Patrizia nella sua bocca. Lui le strusciò il cazzo già duro contro la pancia, sentendola tremare. "Puttana,"
sussurrò contro le sue labbra. "Lo sapevo che eri una puttana."
"E tu cosa sei?" rispose lei, la voce rossa di desiderio. "Il mio vicino di casa che mi desidera da vent'anni?"
Con una scioltezza che sorprese anche se stesso, Angelo scivolò le mani sotto la minigonna di Patrizia. La pelle
era calda, liscia, e lui sentì le cosce di lei aprirsi per accoglierlo. Le dita trovarono subito il bordo del perizoma,
quel pezzo di stoffa ridicola che non nascondeva nulla. Lo scostò.
La figa di Patrizia era un bagno. Bagnata, calda, pronta. Le sue dita la penetrarono senza difficoltà, e Patrizia
gemette, la testa che indietreggiava contro il vetro della macchina. "Sì, cazzo, sì," ansimava mentre le dita di
Angelo la scopavano, trovando il clitoride già duro come un chicco di caffè.
Angelo si inginocchiò, il ginocchio che si appoggiava sul cemento freddo. Sollevò la minigulla, esponendo
completamente la figa di Patrizia. Era perfetta. Rasata, gonfia di desiderio, le labbra aperte come un fiore. Le sue
labbra la presero, e Patrizia gridò quando la sua lingua le leccò la fessura, dal buco del culo al clitoride.
"Angelo, cazzo, sì," gemeva lei, le mani che gli si intrecciavano nei capelli, spingendolo più addosso. "Lecca la figa
alla tua puttana. Dimostrami quanto la desideri."
E Angelo leccò. Con avidità, con vent'anni di frustrazione. Leccò il clitoride, lo succhiò, lo morse delicatamente.
Infilò la lingua nel suo buco caldo, sentendola contrarsi attorno a lui. Le sue dita continuavano a scoparla, ora
due, poi tre. Patrizia era un fiume in piena, i suoi umori gli colavano sul mento, sul pavimento del garage.
"Voglio il tuo cazzo," ansimò lei, tirandolo su per i capelli. "Adesso. Voglio il cazzo che mi hai negato per
vent'anni."
Angelo aprì i pantaloni, il cazzo che saltò fuori già duro come il marmo. Enorme, spesso, con la cappella violacea
e che stillava pre-cum. Patrizia lo prese in mano, guidandolo verso la sua figa. "Inseriscilo. Inseriscilo tutto,
stronzo."
E lui lo fece. Un colpo solo, profondo, che la fece urlare. Il cazzo di Angelo la riempì completamente, le palle che
sbattevano contro il suo culo. Iniziò a scoparla, duro, veloce, come se volesse recuperare tutto il tempo perduto.
La macchina sbatteva contro il muro, i loro corpi si univano in un ritmo primitivo.
"Più forte," gridava Patrizia. "Scopami più forte, stronzo. Trattami come la puttana che sono."
Angelo la girò, piegandola sul cofano della macchina. Le aprì le gambe, il culo perfetto che si offriva a lui. Le
diede uno schiaffo, un'impronta rossa che spuntò sulla pelle bianca. "Lo vuoi nel culo?" chiese, la voce roca.
"Sì, cazzo, sì. Inculami come hai sempre sognato."
Patrizia guidò il cazzo di Angelo verso il suo buco stretto. Lui spinse, sentendo la resistenza, poi il muscolo che
cedeva. Entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, mentre Patrizia gemeva e si strusciava contro il cofano
freddo. Quando fu tutto dentro, iniziò a muoversi, lentamente all'inizio, poi sempre più forte.
Le loro voci riempivano il garage, un coro di gemiti, bestemmie, insulti. "Puttana," sibilava Angelo. "Troia. Merda."
"Sì, sono la tua troia," rispondeva lei. "Inculami. Riempimi il culo di sborra."
Angelo sentì l'orgasmo avvicinarsi, un'onda calda che saliva dalle palle. "Vengo," gridò. "Vengo, cazzo, vengo."
"Sulla mia faccia," chiese Patrizia, voltandosi rapidamente. "Vieni sulla faccia della tua puttana."
Angelo si masturbò furiosamente, il cazzo puntato verso il viso di Patrizia. Lei aprì la bocca, la lingua fuori. La
prima raffica le colpì la guancia, la seconda la fronte, la terza finì dritta in bocca. Patrizia leccò, inghiottì, pulì il
cazzo di Angelo con la lingua.
"Vent'anni," sussurrò Angelo, esausto. "Vent'anni per questo."
"E ne è valsa la pena, vero?" rispose lei, sorridendo con la faccia coperta di sborra. "Ma non è finita, stronzo.
Adesso tocca a me."
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