tradimenti
L'incontro
24.05.2026 |
2.770 |
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"Tommaso si avvicinò al comodino dove c’era un tubetto di lubrificante e dei preservativi..."
Si chiama Irina, è stata la badante di sua nonna. Non sapeva dire se fosse stata la sua ragazza, la sua amante, o semplicemente una con cui aveva scopato ... la migliore in assoluto, a dire il vero.Incontrarla per caso, dopo dieci anni, dopo il suo esilio volontario, gli fece male perché tutto il “non fatto” con lei, il “se fosse rimasta, allora …” gli piombò addosso come un macigno facendolo diventare piccolo. Era in fila davanti a lui, alla cassa di un supermercato, e spingeva una carrozzina sulla quale c’era una vecchia che trafficava dentro una borsa che teneva sul grembo. La vide di spalle, si era irrobustita, anche se le forme erano rimaste piacevoli. Indossava un vestito leggero senza maniche, verde, una bretella del reggiseno bianco sporse fino al limite della spalla, lei usò la mano sinistra per richiamarlo all’ordine e si accorse che aveva la fede. Voleva scappare ma fu troppo tardi: lei si girò e rimase a bocca aperta, subito dopo si ricompose e gli fece un cenno di saluto. Aveva cambiato acconciatura, adesso i capelli erano biondi e corti. Il trucco era più curato, meno accentuato sugli occhi. Dettagli: gli bastò un breve incrocio di sguardi per capire che non era cambiato nulla.
La aspettò per quasi un ora all’ingresso numero cinque del centro commerciale, come gli aveva detto di fare. Erano quasi le due ed era in ritardo mostruoso: doveva essere già a Padova per lavoro, invece si trovava ancora a Portogruaro.
Quando le porte automatiche si aprirono faticò a riconoscerla. Non si era ancora abituato a un cambio di look così radicale ma riconobbe la camminata, meccanica, sui sandali con tacco basso e largo.
Lo affiancò velocemente e gli disse, senza fermarsi: «Andiamo al bar di là della strada. La signora sta finendo di mangiare, devo tornare da lei tra dieci minuti»
La seguì e non disse nulla fino a che non furono seduti con una tazza di caffè in mano.
«Quindi per tutti questi anni eri solo a un centinaio di chilometri da casa mia?»
«In realtà ho girato un poco, prima di stabilirmi. Come mai sei qui?»
«Lavoro. Sono passato a prendere della roba prima di tornare … che incredibile coincidenza!»
Lei non sembrava entusiasta.
«Già …»
Bevve il caffè.
«Ti sei sposata»
Alzò la mano e la sventolò quasi sia un fazzoletto usato dimenticato in tasca da buttare. Minimizzò.
«Oh, sì, da tre anni. Tu?»
«Divorziato»
«Mi spiace»
«Non era quella giusta. Sei felice?»
Annuì e abbassò lo sguardo.
«I tuoi stanno bene?»
Sorrise tendendo i bicipiti. «Inaffondabili»
«Salutameli, quando li vedrai. Lidia?»
«Non la vedo da anni» Allungò una mano sul tavolino, cercando la sua, lei si guardò in giro e allontanò il busto, accavallando le gambe. «Non hai idea di quanto mi sei mancata. Ogni volta che vado dai miei faccio tappa al rudere. Ormai è diventato un mausoleo»
Lei cercò di spostare l’argomento: «Ah, è ancora in piedi? Pensavo che ormai ci avessero fatto un palazzo». Aveva perso quasi del tutto il suo accento natio, ma si accorse che, parlando con lui, sta lentamente riaffiorando. «Anche tu». E tornò ad avvicinarsi al tavolino, allungò la mano, accarezzando la sua per un breve istante. «Ma ormai è tardi, non si può tornare indietro»
«Hai ragione: non possiamo tornare indietro, ma possiamo cambiare il presente. Vorrei rivederti»
«Tommy, sono sposata, non posso …»
«Lo eri anche allora, no? In ogni caso non accadrà nulla di male, nulla che non vogliamo … che tu non voglia»
La sua espressione era chiara: non poteva, ma avrebbe voluto. Purtroppo, però, non aveva altra scelta che lasciare a lei la decisione.
«Ti lascio il mio numero. Pensaci, solo una cena, o un giro al mare, o quello che vuoi. Sarà difficile, ma ti giuro che non verrò a cercarti, se è quello che tu desideri …»
Annuì, poco convinta, e mi porse lo smartphone.
Passò tre settimane d’inferno ma tenne duro, riuscendo a resistere alla tentazione di correre da lei. Alla fine, la sua perseveranza venne premiata. Un sabato mattina, mentre stava facendo il consueto giro in bici, ricevette una chiamata da un numero anonimo. Non era il primo: da quando aveva lasciato il numero a Irina, rispondeva a tutte le chiamate, spam comprese, dovendo sorbire una quantità spropositata di offerte. Guardò il display e lesse nella sequenza numerica qualcosa di diverso. Si fermò in mezzo alla strada e rispose
ignorando le auto che passavano suonando come degli indiavolati.
«Pronto?»
«Tommaso? Dove sei? C’è un casino pazzesco»
Il suo intuito trovò conferma: era lei.
«Una storia lunga, te la spiegherò … spero. Come stai?»
Su due piedi non sapeva cosa dire, per fortuna lei capì andò subito al sodo: «Domani mattina verso le undici, a Lignano, vediamoci al bar in fondo al pontile»
Prese nota velocemente per non rischiare di dimenticare qualcosa, poi rispose: «Ci sarò. Grazie Irina»
«A domani»
Arrivò sul posto un paio di ore prima, tanta era la voglia di rivederla, e fece qualche giro per la spiaggia per vedere se la fortuna che aveva avuto nell’incontrarla al supermercato si sarebbe ripetuta, ma si ritrovò ben presto sudato e con un inizio di scottatura alle spalle. Mentre era seduto all’ombra del bar dell’appuntamento, con gli occhi sull’orologio, sentì la sua voce.
«Aspetta qualcuno?»
Scattò come una molla, lei era dietro di lui, splendida. Occhiali da sole tondi, un pareo annodato ai fianchi, sotto un costume da bagno che era una promessa sussurrata sotto il sole cocente.
Il tessuto, liscio e avvolgente, sfoggiava la tonalità ricca e peccaminosa del cioccolato fondente, un colore intenso che sembrava implorare di essere sfiorato. Il design era un vero e proprio capolavoro di audacia: una scollatura vertiginosa, un abisso che si apriva sfrontatamente dal petto fino al grembo, lasciando i due lembi di tessuto uniti solamente da intrecci sottili e maliziosi.
Lungo i bordi di quella fessura provocante, una costellazione di piccoli cristalli argentati catturava la luce. Brillavano come gocce di rugiada o stelle catturate, tracciando un sentiero luminoso pensato apposta per guidare lo sguardo e far trattenere il respiro.
I laccetti, che si annodavano con delicata fragilità dietro il collo e sui fianchi, sembravano un invito esplicito: il preludio a un nodo che aspetta solo di essere sciolto con un unico, languido gesto. Era un capo concepito non per sfidare le onde del mare, ma per far naufragare i sensi, i suoi.
Lei si accorse che la stava mangiando con gli occhi e si affrettò a giustificare la scelta.
«Un regalo di Mario, mio marito»
«Un uomo con degli ottimi gusti. Lo sa che vestita con questo costume mette a rischio il matrimonio?»
La sua risposta lo prese in contropiede.
«Lui dice che lo rende interessante»
Lo baciò sulla guancia e poi andò a sedersi, mostrandogli, per un breve istante, attraverso la trasparenza del pareo, il sottile filo che separa le due natiche.
«Ti tieni in forma»
Prese una sigaretta dalla borsa e la accese.
«Anche tu, ma ti preferisco senza barba»
«A questo posso rimediare facilmente. Parlami di te, cos’hai fatto, diciamo, da dieci anni a questa parte?»
Annuì, sembrava distaccata e attenta, al punto che voleva tranquillizzarla e dirle che sono sempre lo stesso, non era cambiato, e sperava che fosse lo stesso anche per lei.
Lei tolse gli occhiali e fissò il piede a mezz’aria che giocava con l’infradito.
«Come ti dicevo ho girato mezza Italia, poi ho trovato Rossella, la signora che hai visto al supermercato. Lui è suo figlio»
«Ti sei innamorata del figlio della tua assistita?»
Minimizzò.
«Stiamo bene insieme, e poi … ero stanca di lottare per arrivare a fine mese. Lui gira molto e guadagna bene»
Sorrisi beffardo.
«Insomma, vero amore»
Lei ignorò la provocazione e lanciò la palla sul campo avversario.
«Tu, invece?»
«Dopo che te ne sei andata mi sono rimesso con la mia ex. Ci siamo sposati ma non è durata»
«Colpa tua o sua?»
«Entrambi, un poco anche tua»
Lo guardò, stupita.
«Mia?»
«Per come te ne sei andata. Perché lo hai fatto?»
«Mi usavi per soddisfare le tue pulsioni e lo chiamavi amore»
Virgolettò l’ultima parola, per restituire con gli interessi la sua battuta di poco prima
«Se è per Lidia …»
«Era solo una questione di tempo»
«Ero un ragazzo stupido, sono cambiato»
«O forse sei disperato al punto di provarci con una donna di cinquant’anni»
«Nei hai quarantotto e, comunque, ne dimostri almeno dieci di meno. Lo sai bene, altrimenti non metteresti il regalo di tuo marito». Rimase in silenzio, lui decise di andare avanti: tanto valeva mettere tutte le carte sul tavolo. «Se poi vogliamo parlare di opportunismo, ti ricordo che mi hai appena detto di aver sposato tuo marito per i soldi. Non siamo perfetti, ma devi credermi se ti dico che non ho mai smesso di pensarti»
Lei finì la sigaretta in silenzio, poi tirò fuori dalla borsa un biglietto.
«La prenotazione dell’ombrellone vicino al mio. Noi non ci conosciamo. Gioca bene le tue carte»
Si alzò e se ne andò. Mentre la guardava allontanarsi, ebbe il dubbio di essersi sbagliato. Forse aveva preso un abbaglio e lei era cambiata. La timida ragazza che accudiva sua nonna era diventata una donna fredda e sicura di sé stessa, al punto da proporgli un gioco senza spiegargli le regole. Le cercò nella loro discussione, riuscendo a racimolare qualche indizio e un terribile sospetto.
Quando arrivò all’ombrellone, scortato dal bagnino, lei era stesa a prendere il sole. Il costume era raccolto in vita, riducendo a pochi centimetri la superficie coperta del suo splendido corpo. Aveva il viso rivolto verso di lui, ma gli occhiali da sole non mi permisero di capire se lo stesse guardando o stesse dormendo. Al suo fianco c’era un uomo che leggeva un giornale di finanza. Aveva la pancia prominente, folto pelo grigio copriva il petto e le spalle, lunghi capelli grigi e mossi tiranti all’indietro.
Piazzò la sdraio in modo da poterla osservare e fece finta di guardare i social nello smartphone. Quando poi si alzarono per andare a fare un bagno, li seguì.
Fu l’uomo ad avvicinarlo, mentre stava sguazzando con l’acqua al petto.
«Ti piace mia moglie?»
Sembrava inoffensivo, quasi amichevole, e gli tornò in mente la frase di Irina “gioca bene le tue carte”.
«Non penso esista un maschio etero in questa spiaggia cui non piaccia»
Lo invitò a osservare il discreto numero di bagnanti che si girano ad ammirare Irina con l’acqua alle ginocchia che avanza verso di loro.
Sorrise e apprezzò inorgoglito l’ironia.
«Mario, piacere»
«Tommaso»
«Quanto anni hai, Tommaso?»
«Ventinove»
«Ne dimostri di più»
Nel frattempo, Irina li aveva raggiunti. Prese l’iniziativa e si presentò anche a lei, ottenendo un cenno di risposta.
«Dicono che sono più maturo della mia età»
Mario annuì e si guardò in giro. Guardando attraverso l’acqua torbida gli parve di vedere la sua mano che ravvivava il sesso. Poi disse: «Bene Tommaso, buona giornata»
Si sentì scartato, a quanto pareva non aveva superato l’esame per limite di età. Le cose non stavano andando come aveva pensato, e lesse nel volto di Irina che nemmeno lei si aspettava una simile reazione. Decise di giocare il tutto per tutto.
«Posso invitarvi a pranzo? Odio mangiare da solo»
Mario lanciò una veloce occhiata a Irina e poi accettò.
Mangiava in silenzio, osservando il marito l’ex amante-ragazzino seduti sullo stesso tavolo, a masticare e parlare di lavoro, ben sapendo che presto avrebbero iniziato a trattare su di lei. Non era la prima volta, da quando stava con Mario ed era stata costretta ad accettare la sua fantasia, era stata sedotta e posseduta da molti uomini.
Forse era il suo destino, doversi assoggettare ai desideri dei maschi. Prima c’era stato Stefan, il suo primo amore, sfiorito per la sua voglia di avere un figlio. Alla fine, c’era riuscito, ma non con lei. Poi c’era stato Tommaso, un amore impossibile, tenuto in piedi dalle curiosità giovanili dell’amante. Aveva deciso di fuggire e ricominciare da capo, senza più uomini. C’era riuscita per un poco, ma poi si era trovata di nuovo davanti a una scelta. A metà del guado dei quaranta era stanca di lottare tutti i giorni per guadagnare il pane.
Mario era il figlio della sua ultima assistita. Non aveva mai nascosto l’attrazione nei suoi confronti, condito con abbondanti palpate mentre assisteva Rossella, oltre a proposte sempre meno velate. Non era bello, non era dolce, ma era solo, come lei. Abitava sopra l’appartamento di Rossella, si frequentarono, ogni tanto salivano e lui la scopava. Un giorno si dichiarò, promettendo rispetto e compagnia, una casa tutta sua e mai più problemi per pagare le bollette. All’inizio il pegno da pagare fu farlo con lui, sostenere il peso del suo corpo mentre si muoveva sopra di lei. Poi iniziarono le proposte strane. Vestiti succinti, da esibire in posti affollati, assecondare i ganci che le venivano porti dagli altri uomini. Infine, farlo con altri, mentre lui guardava tenendogli una mano.
Si era messa il cuore in pace, era il suo destino, il biglietto da pagare per poter fare anche lei un giro nella giostra della vita agiata. Poi lui era riapparso dal nulla, e in un attimo tutto quello che aveva faticosamente sepolto riaffiorò. C’erano voluti diversi giorni per capire cosa fare, ma alla fine aveva deciso: prendersi la sua parte di felicità, per una volta essere lei a decidere … dando l’impressione di subire.
Mangiava ascoltando in silenzio i due che giravano intorno a una decisione che avevano già maturato: Mario l’avrebbe proposta al giovane, e lui avrebbe accettato. Suo marito voleva dei bull prestanti per lei, ma gli ultimi l’avevano deluso. Irina aveva spianato il campo, giorni prima, affermando che li sceglieva troppo vecchi e fiacchi, a lei servivano giovani vigorosi. Aveva poi suggerito di cercare un amante fisso da inserire nel gioco: «Sarebbe tutto più facile, più bello per tutti se quando ci incontriamo siamo affiatati, no?»
Mario allora non rispose, ma in quel momento lesse nei suoi occhi che, mentre parlava con Tommy, stava rimuginando le parole che gli aveva detto.
Finito il pranzo, tornarono sotto gli ombrelloni. Fu solo in zona cesarini, sul far del tramonto, che Mario le si avvicinò.
«Ti piace?»
Era una domanda di rito. Lei non aveva mai detto di “no” agli amanti che le proponeva, convinta che quando lo faceva, aveva già deciso che sarebbe andato a letto con lei. Annuì, fingendo la solita timida accondiscendenza passiva. In realtà era al settimo cielo, perché aveva la possibilità di stare con Tommy senza tradire suo marito … a sua insaputa.
Mario diede uno schiaffetto soddisfatto su una sua natica e poi si spostò sull’altro ombrellone per fare la proposta.
«Per ringraziarti dell’invito a pranzo, vorremmo averti come nostro ospite a cena. Sempre se non abbia impegni»
Tommaso le lanciò un rapido sguardo che la sciolse, poi accettò.
«Sono libero anche tutta la notte»
A casa sua, insieme col marito. Mario era un uomo alla mano, gli venne naturale dargli del “tu” da subito, e lui non battè ciglio.
«Tua madre vive con voi?»
«Oh, no. Ho ricavato un piccolo appartamento al piano di sotto. A proposito, Irina, puoi andare a vedere se ha bisogno di qualcosa?»
«Sì, stavo andando»
Uscì con addosso ancora il copricostume, un bellissimo abito da spiaggia in maglia cachi, traforato. Indugiò troppo, lui se ne accorse e tornò a farmi la domanda: «Ti piace mia moglie?»
Il tono, però, e lo sguardo, erano completamente diversi. Adesso vedeva nei suoi occhi il fuoco della passione carnale.
«Molto. Cosa ci faccio veramente qui?»
«Non l’hai capito?»
«Penso di sì, ma preferisco che me lo dici tu, per evitare fraintendimenti»
«Piaci a Irina, vorrebbe conoscerti meglio …»
«E tu?»
Gli brillarono gli occhi, vedeva una emozione fortissima gonfiarsi dentro di lui senza trovare uno sfiato.
«Rimarrò a guardarvi, ti aiuterò se necessario. Ti creerebbe problemi?»
Aveva già capito a pranzo davanti a quale tipo di uomo mi trovasse, passando il pomeriggio a chiedersi se ne valesse la pena, senza trovare una risposta. Non aveva più tempo.
«No, certo che no. Contento tu!»
Gli diede una pacca sulla spalla, e siglarono il prestito di sua moglie con una stretta di mano.
«Sarai pieno di sabbia. La doccia si trova lì in fondo. Appena torna le dico di raggiungerti»
Si avviò nella direzione che gli aveva indicato, sbalordito dalla naturalezza con la quale era entrato nei panni del cuckold, gentile oltre la remissività.
Quando Irina entrò in bagno e chiuse la porta, era già nudo sotto l’acqua che usciva dal soffione sul soffitto. Si avvicinò per ammirarla mentre si spogliava. Leggeva nei suoi movimenti la stessa emozione che faceva tremare le gambe anche a lui.
«Esattamente come lo ricordavo»
Sorrise e ribattè
«Con qualche pelo in meno»
«A lui piace la depilazione integrale. Ti piaccio ancora?»
Ruotò su sé stessa.
«Ti adoro. Doccia insieme?»
«Sì ma niente di più: deve esserci quando lo facciamo, è l’unica regola»
Non fu facile. Si baciarono a lungo, mentre le mani insaponavano i loro corpi per togliere la sabbia e far riaffiorare vecchi ricordi, scoprire nuove sensazioni.
Quando entrarono in camera era già tutto pronto.
«Prego, entrate, fate come se non ci fossi»
Era seduto su una poltroncina a poca distanza dal letto, nudo. Una mano frugava tra le gambe, in mezzo al pelo pubico.
Irina lasciò cadere a terra l’accappatoio, indossò le calze a rete e i sandali neri che Mario aveva preparato. Tommaso si avvicinò al comodino dove c’era un tubetto di lubrificante e dei preservativi. Ne prese uno.
«Non avere fretta. Abbiamo tempo»
Aveva atteso per dieci anni quel momento, avrebbe potuto pazientare qualche altro minuto per fare contento il suo ospite.
Si stese sul letto e iniziarono a baciarsi e toccarsi. Era tutto così diverso, adulto. Fino ad allora il sesso con Irina era la scopata in camera sua, mentre la nonna dormiva in quella accanto, o nello stanzino di Lidia, soffocando le urla. Persino l’incontro al rudere aveva qualcosa di precario che rendeva il tutto intenso e disperato. In quel momento, invece, stava avendo un amplesso con una donna matura, senza limiti di tempo o di decibel, senza il timore di essere scoperto, e per un attimo ebbe un ripensamento.
Irina lo capì subito, gli sussurrò a un orecchio: «Va tutto bene?»
«Sì, è che è tutto diverso, strano …»
Sorrise, rassicurante.
«Sono io, sono sempre la stessa»
Poi lo stese supino e iniziò a scendere con la bocca.
Tornò a casa all’alba, stanco, euforico, depresso. Era stata una esperienza unica e bellissima, troppo per non ripeterla, ma anche troppo per poter dire che si trattava di un nuovo inizio con Irina. Avevano svezzato quella sorta di “tradimento senza tradire”, adesso Irina aveva l’autorizzazione a vederlo e a fare tutto quello che volevamo, meno “quello”. Aveva raggiunto l’obiettivo … ma lui la volevo tutta per sè.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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