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La fantasia VR


di Membro VIP di Annunci69.it Ditto3472
25.01.2026    |    1.519    |    0 8.0
"La pelle di lei reagì al tocco, un respiro più profondo, una tensione che le attraversò il corpo..."
Si erano trovati su annunci69 senza clamore, come succede alle cose che funzionano davvero. Il profilo della coppia era sobrio, quasi elegante: niente immagini esplicite, nessuna promessa urlata. Parlava di fiducia, di esperienze condivise, di un desiderio che non nasceva dalla mancanza ma dalla curiosità. Il ragazzo aveva risposto più col cervello che con l’istinto, colpito da quel tono insolito, maturo.
La risposta era arrivata la sera stessa. All’inizio era stato il marito a scrivere di più: raccontava con lucidità le loro esperienze, il piacere di vedere la moglie desiderata, la sua attrazione per la dinamica più che per l’atto in sé. Non c’era sottomissione nelle sue parole, ma consapevolezza. Lei interveniva a tratti, con messaggi brevi, diretti, che lasciavano intuire molto più di quanto dicessero apertamente.
Col passare dei giorni la conversazione si era fatta intensa. Non si parlava solo di corpo, ma di sguardi, di reazioni, di momenti in cui ci si perde davvero. Il ragazzo raccontava cosa lo eccitava mentalmente, cosa lo metteva a disagio, cosa lo faceva sentire scelto. Lei sembrava ascoltare tutto con attenzione crescente, ponendo domande sempre più personali, sempre più mirate.
Quando lui aveva mandato una foto — semplice, naturale, uno sguardo diretto — lei aveva risposto quasi subito: «Mi piace come guardi. Sembra che tu sappia aspettare.»
Fu lì che il marito capì. Capì che l’interesse della moglie non era solo fisico, ma profondo, mentale. E invece di provare gelosia, sentì nascere qualcosa di più preciso, più intenso: una fantasia che aveva bisogno di forma.
Una sera decise di dirlo apertamente. Scrisse al ragazzo spiegando che ciò che lo eccitava davvero non era solo vedere sua moglie tra le braccia di un altro uomo, ma poterci rientrare, tornare esattamente lì, ogni volta che ne avesse avuto bisogno. Parlò del Meta Quest 3S con un’attenzione quasi intima: la registrazione a 360 gradi, il punto di vista immersivo, l’audio spaziale.
«Dal mio punto di vista,» scrisse. «Come se fossi di nuovo lì. Girare la testa e rivedere tutto. I suoi movimenti. Il suo viso. Lo sguardo che cambia.»
Spiegò che per lui non si trattava di semplice ricordo, ma di memoria viva. Di poter rivedere sua moglie mentre si lasciava andare, mentre si perdeva nelle braccia di un altro uomo che, in quel momento, sembrava desiderare più di lui stesso. Non come umiliazione, ma come verità.
«Sapere che l’ha scelto davanti a me,» aggiunse, «e poterlo rivedere ogni volta… è questo che mi fa impazzire.»
Lei lesse quei messaggi in silenzio. Non provò imbarazzo, né paura. Sentì invece un brivido preciso, profondo: l’idea di essere vista così, fino in fondo, di diventare esperienza, scena, ricordo. Rispose con poche parole, ma definitive:
«Se lo facciamo, voglio che tu mi guardi davvero.»
Da quel momento, l’incontro non fu più una possibilità. Fu solo una questione di tempo.
La sera dell’incontro, lei era pronta da tempo. Indossava lingerie nera, scelta con cura: tessuto che accarezzava la pelle, trasparenze che lasciavano intravedere senza concedere tutto. Le spalline sottili, il contrasto netto con la sua pelle, il modo in cui il corpo sembrava più vivo dentro quel nero profondo. Non era travestimento: era intenzione.
Quando il ragazzo arrivò, aprì la porta senza esitazioni. Lui rimase fermo un secondo, colpito non solo da ciò che vedeva, ma da come lei lo guardava: sicura, consapevole dell’effetto che stava facendo. Il marito li seguì subito, già concentrato. Indossò il visore con calma, come se stesse entrando in uno spazio mentale preciso.
«Prenditi un momento,» disse al ragazzo. «Guardala.»
La voce, filtrata dal visore, aveva un tono basso, fermo. Il ragazzo obbedì. Lei restò immobile, lasciandosi osservare. Sentiva l’eccitazione crescere proprio lì, in quell’attesa carica, nel sapere che quello sguardo sarebbe rimasto impresso.
«Ora avvicinati,» continuò il marito. «Piano. Metti le mani sui suoi fianchi. Non stringere.»
Il contatto fu immediato e intenso. La pelle di lei reagì al tocco, un respiro più profondo, una tensione che le attraversò il corpo. Il ragazzo sentiva il calore sotto le dita, la risposta fisica a ogni movimento. Era come se il tempo fosse guidato dalla voce del marito.
«Così va bene. Resta lì. Lascia che sia lei a muoversi.»
Lei lo fece. Si avvicinò ancora, il corpo che cercava, che rispondeva, che si lasciava guidare dalle sensazioni. Ogni sfioramento era amplificato dal sapere di essere vista, registrata. Il marito osservava tutto, eccitato da quella doppia fedeltà: lei che si abbandonava, ma seguendo ancora le sue indicazioni; il ragazzo che desiderava, ma senza mai prendersi il controllo.
Dentro il visore, la scena era totale. Il marito sentiva l’eccitazione salire in modo profondo, mentale e fisico insieme. Conosceva ogni reazione di sua moglie, e vederle accendersi sotto le mani di un altro, seguendo però la sua voce, lo coinvolgeva completamente.
«Adesso avvicina il viso,» disse piano. «Fermati lì. Respira con lei.»
I respiri si sincronizzarono. Lei chiuse gli occhi, il volto che tradiva il piacere crescente, il corpo sempre più presente. Il ragazzo era immerso nella scena, concentrato solo su di lei e su quella voce che li teneva entrambi dentro un disegno preciso.
Quando la tensione arrivò al punto più alto, il marito smise di parlare. Non perché non sapesse cosa dire, ma perché la scena ormai viveva da sola.
Il visore continuava a registrare. Lo sguardo di lei, il modo in cui il corpo reagiva, l’intesa che aveva preso forma. Il primo incontro finì così: non con parole, ma con la certezza che nulla di ciò che era accaduto sarebbe andato perduto.
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