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E' un mondo difficile ( capitolo 81 )


di chiara94
25.06.2026    |    135    |    25 4.9
"Non è il rifiuto sentimentale a distruggermi, ma la sensazione di essere stato umiliato, inutilmente..."
Gaia riprende a parlare:” Allora Francesco; che premio vuoi?”
Il tono della sua voce è leggero, quasi divertito. Questo gioco continua a essere un passatempo per lei. Sembra convinta che, tutto ciò che sta accadendo, sia innocuo; mentre io vivo la situazione, in maniera completamente diversa.
Serena interviene:” Niente figa, però.”
L'amica la guarda e scoppia a ridere.
Tra loro esiste una complicità spontanea. Basta una frase allusiva, perché entrambe scoppino a ridere.

Io, invece, resto completamente estraneo a quel loro linguaggio.
Torno a guardare Gaia, con distacco.
Lei coglie immediatamente questo cambiamento. Ormai conosce le mie espressioni e capisce quando qualcosa, dentro di me, si sta spegnendo.
” Cosa c’è; Francesco? No, ti prego; non metterti a piangere. Non farmi fare figure le locale. La gente ti ha visto con me, e io ho una reputazione.”
” Gaia; io non mi sto assolutamente divertendo. Lo hai capito o no?”
La sua risposta arriva, senza alcuna esitazione:” Io,invece, mi sto divertendo tantissimo.”
Quelle parole mi colpiscono più di qualsiasi presa in giro. Per lei, il mio disagio non interrompe il divertimento. Anzi, sembra quasi diventarne una parte.
” Certo, perché avete il pagliaccio, da prendere in giro. Pero’ non capisco una cosa. Questo gioco e’ molto noioso con uno, che non vi piace. Perché non coinvolgete Massimo e il ragazzo di Serena?”

Per qualche secondo le due ragazze si guardano. È uno scambio di sguardi rapido, ma sufficiente a far capire, che entrambe hanno compreso il senso della mia osservazione.
E' la mia compagna di università, che torna a parlare:” Francesco; se coinvolgo Massimo, tu muori al istante. Lo sai, vero? Lo so perfettamente, che dovrei coinvolgerlo, ma so anche le conseguenze. Poi mi accuseresti di essere cattiva, quando si potrebbe effettivamente giocare tutti assieme.”
Le sue parole mi fanno capire, che lei stessa è consapevole dell'effetto, che avrebbe quella situazione su di me. Sa perfettamente dove si trova il limite, e proprio per questo continua a muoversi intorno ad esso.

Cerco di farle superare quel limite, per capire il suo obiettivo finale.Finché continuerà a girarci intorno, non lo capirò mai.
E così propongo:” Se vuoi, lo vado a chiamare.”
Serena interviene:” Ottima idea; Francesco.”
Le due amiche scoppiano a ridere.
Non contenta,Serena aggiunge:” Francesco chiederebbe a Massimo di farsi fare un panino.”
La mia compagna di università si piega dalle risate.
Le vedo divertirsi insieme, alimentandosi a vicenda. Una battuta diventa subito il pretesto per un'altra, mentre io mi sento la vittima predestinata.
Intervengo:” Mi sono stufato di essere preso per il culo da voi due, lo vado a chiamare. Tanto il vostro fine ultimo è quello. Aggiungere i vostri ragazzi, al gioco.”

Non faccio neppure in tempo a muovermi.
Gaia mi da una forte spinta, e si mette ad urlare:” Tu non vai a chiamare nessuno. Siamo noi che comandiamo, qui.”
La sua reazione è immediata e istintiva. Non vuole perdere il controllo della situazione. La spinta sembra quasi il modo più rapido, per ristabilire le regole del gioco; regole che decide esclusivamente lei.
” Io non ci faccio niente con voi due. Sono su un altro pianeta rispetto a voi.”
La mia compagna di università alza ancora di più il tono della voce:” Cosa vorresti dire? Che non siamo alla tua altezza? Noi possiamo avere miliardi di ragazzi, tu non puoi avere nessuna.”
” Sono su un altro pianeta, nel senso che non posso far parte del vostro mondo. Non sono alla vostra altezza.”
Cerco di spiegarmi, ma ho la sensazione che le mie parole vengano interpretate, a seconda della convenienza. Qualunque cosa io possa dire, viene rielaborata secondo la loro attuale strategia.
Gaia mi da un’altra spinta, non abbassando il tono di voce:” Smettila di fare il figo; Francesco.Ho il sospetto, che ti stai prendendo gioco di noi.”
Difendo la mia posizione:” Non sto facendo il figo; è da giorni che ripetete, che voi siete il meglio, che potete avere chi volete; mentre io sono l’ultimo sulla faccia della terra.”
Lei non arretra di un millimetro:“ Ed è così, infatti. Però noi siamo brave, e non vogliamo fartelo pesare. Ci sacrifichiamo, e passiamo addirittura del tempo con te. E tu cosa fai? Ci tratti male.”

Resto colpito dalla naturalezza, con cui pronuncia quelle parole. Non sembrano dette per ferire deliberatamente. Ho la sensazione che, almeno in questo momento, le consideri una semplice descrizione della realtà.
” Gaia; ti parlo con il cuore, in mano. Avendoti conosciuta più a fondo, provo solamente un gran senso di delusione. Mi convinco sempre più, che non sei la ragazza, con cui ho ballato.”
Smetto di discutere del presente e torno, con la memoria, a quel momento, che continua ad avere un significato enorme per me. È il termine di paragone, con cui misuro ogni suo comportamento.

Serena interviene:” Ancora la stronzata del ballo?”
Anche Gaia dice la sua:” Francesco; basta parlare di quel ballo. Sei pesante. E’ stato un semplice ballo.”
Obietto:” Per me, no.”
Le due amiche scoppiano a ridere.
La mia risposta, invece di creare un momento di riflessione, provoca soltanto un'altra risata. Ancora una volta mi accorgo di quanto sia diversa l'importanza, che attribuiamo allo stesso ricordo.
Serena mi chiede:” E cosa è stato?”
Abbasso lentamente lo sguardo. Dentro di me sento crescere una tristezza, che ormai faccio fatica a controllare. Ogni parola sembra svuotarsi, prima ancora di uscire dalla mia bocca.

Ricevo uno schiaffo, non forte, da Gaia:” Francesco; stai iniziando ad avere sonnolenza? Colpa di quello che hai bevuto. E’ normale.”
Lo schiaffo è leggero, più un gesto per richiamare la mia attenzione, che per farmi male. Le sue parole, però, mi fanno riflettere. Comincio realmente ad avvertire una strana pesantezza.Sicuramente sia per colpa della situazione, che per colpa dell'alcol.
Cerco di rialzare la testa, ma non ci riesco. La delusione pesa più della stanchezza. Continuo a fissare il pavimento, incapace perfino di incrociare il suo sguardo.
Gaia si è sempre comportata in modo duro nei miei confronti, ma questa volta ho la sensazione, che abbia superato un limite, che non credevo potesse oltrepassare. Dentro di me cresce un senso di sconfitta, che rende perfino difficile sostenerne lo sguardo.

Mi prende il viso con le mani, per farmelo riportare su:” Allora cosa è stato il ballo, per te?”
Quel gesto mi costringe ad alzare gli occhi verso di lei.
” Un’emozione totale, mai provata. Ho sentito migliaia di farfalle nello stomaco.”
Non sto cercando di impressionarla. Sto semplicemente raccontando, ciò che provo. Per me quel ricordo conserva ancora un valore enorme.
Serena inizia a piegarsi dalle risate, mentre la mia compagna di università rimane a fissarmi, senza lasciar trasparire nulla.
Continuo a parlare:” Del resto, è normale. Sono lo stupido ragazzo innamorato e geloso.”
A questo punto anche la mia compagna di università si mette a ridere, e poi mi da due baci sulla guancia.
“ Te li sei meritati.”
Resto immobile. Quei due baci arrivano all'improvviso, e mi lasciano completamente disorientato. Per me hanno inevitabilmente un significato emotivo, mentre il loro contesto suggerisce tutt'altro. E purtroppo è così, ne sono perfettamente consapevole.

Serena torna a piegarsi dalle risate, non riuscendo a smettere di ridere.
Appena riesce a calmarsi, dice:” Non ho mai riso così tanto in vita mia. Direi che, i due baci, sono stati un premio molto bello.”
Gaia si gira a guardarla, scoppiando a ridere anche lei:” Ti giuro, non glieli ho dati, con quello scopo.”
L’amica le risponde:” Ormai glieli hai dati e valgono come premio. Francesco deve rispettare le regole. Vado a prendere un’altra bomba, da fargli bere.”
E si allontana.

Rimango solo con Gaia. Il rumore intorno a noi sembra allontanarsi ma, dentro di me, il peso di quello che sta accadendo, continua ad aumentare.
Non riesco a tenere su la testa.
Sono stato sconfitto. Sto solamente aspettando, che la regina dia l’ordine di finirmi.

Gaia si inclina leggermente con il busto, per guardarmi:” Francesco; è solamente un gioco. Cerca di essere più collaborativo. Cosa te ne frega della partita? Io non voglio guardare la partita, e mi devi accontentare.”
Per lei tutto continua a essere racchiuso nella parola "gioco". Io, ormai, vedo e provo solamente tanta sofferenza.
Resto zitto. Non saprei neanche cosa dirle.

La mia compagna di università continua:” Francesco; facciamo una cosa. Non considero i due baci come premio, e ne scegli un altro. Però non dire niente a Serena, altrimenti mi fai litigare con lei.”
Le sue parole mi fanno capire, ancora una volta, quanto la nostra percezione della situazione sia distante. Lei cerca una soluzione pratica, mentre io continuo a sentirmi profondamente umiliato.
” Gaia; io voglio solamente sapere, se Serena mi ha detto la verità.”
La mia compagna di università urla:” Ancora? Stiamo giocando e tu pensi alle sciocchezze?”
Annuisco:” Si, sono uno stupido.”
Non lo dico con ironia. In questo momento mi sento davvero incapace di liberarmi da quel dubbio, che continua a tormentarmi.

Gaia sospira e poi sbuffa:” Francesco; ho una pazienza enorme con te. Stai già piangendo sul nulla, figurati se ti rispondessi a quella domanda. Ti ho già detto, che avrai le uscite e i tuoi spazi con me. Sapendo che sei innamorato e geloso, ovviamente farò in modo che tu non sappia alcune cose, per rispetto nei tuoi confronti. Per questo, non voglio che Massimo giochi. Se scegliesse, come premio, di leccarmi la figa, e se lo volesse fare davanti a te e Serena; ti rendi conto il casino, che verrebbe fuori? “
La ascolto, senza interromperla. Il suo ragionamento mi appare paradossale. Da una parte sostiene di voler proteggere la mia sensibilità, dall'altra descrive con estrema naturalezza, situazioni che finiscono per ferirmi ancora di più.
E comunque,non riesco ancora a crederci, seppure mi dovrò arrendere all'evidenza, prima o poi.
Gaia è veramente uscita di testa. Si è innamorata del primo cretino, che ha conosciuto.

Vedendo il mio silenzio, lei continua:” Per evitare casini e guerre; non sono andata da lui. Resto con te. Devi apprezzare, che ho voluto salvaguardare la tua sensibilità."
” E’ solamente un rimandare l’inevitabile.”
Scuote la testa:” Basta che tu non farai domande stupide, ed io terrò la tua testa impegnata, in mille altri modi.”
” Con un giochino stupido, come questo?”
” Francesco; tu, la notte, dormi. Di giorno, non sarai mai solo, tranne quando sarò al lavoro. Durante il resto della giornata, ci sarò sempre per te. Di cosa stiamo parlando, allora? Tu non ti accorgerai di niente. Ci conosciamo da qualche mese, e non ti sei mai lamentato di nulla. Ti sei addirittura innamorato di me.”

Quelle parole fanno nascere, dentro di me ,un dubbio improvviso. Alcune frasi sembrano lasciar intendere qualcosa, che va oltre il loro significato immediato.
” Gaia; cosa significa quest'ultima cosa detta?”
Replica:” Niente; Francesco. Volevo solamente dire, che possiamo tornare a qualche giorno fa, senza alcun problema. Ci penserò io, a tenere la tua testa impegnata. Dopo mi porti a casa, tu. Domani stiamo assieme al università, mangiamo assieme, poi mi accompagni al lavoro. Vuoi venirmi a prendere al lavoro, per fare l’aperitivo? Francesco; ma dove la trovi una come me? Sei innamorato, accetta subito.”
Mentre parla, descrive una quotidianità, costruita intorno alla sua presenza. È come se fosse convinta, che basti riempire il mio tempo, per cancellare ogni dubbio e ogni sofferenza.

Obietto:” Però sono anche geloso, e ho una dignità.”
Cerca di rincuorarmi:” L’alternativa è prendere una come Valentina, una di cui non te ne frega niente. Farai finta di essere felice, ma penserai sempre a me.”
Le sue parole sembrano dare per scontato, che io continuerò comunque a ruotare attorno a lei, qualunque scelta faccia.
” D’accordo, Gaia. Ci penserò.”
” Su cosa?”
” Sul prendermi una, di cui non me ne frega nulla.”

Mi prende nuovamente per i capelli, costringendomi a sollevare il viso, fino a farmi sbattere la testa contro il muro. Il gesto è brusco, quasi punitivo, come se volesse scuotermi con la forza, prima ancora che con le parole.
“ Scusa, vuoi ripetere? Allora non sei solamente stupido, ma pure scemo. Ero ovviamente ironica. Se perdo tutta la giornata con te, tu non puoi pensare di prenderti un’altra. “

Dentro di me, qualcosa si spezza definitivamente. In un momento come questo, mi aggrappo ad ogni parola, cercando disperatamente un significato, che possa restituirmi un minimo di speranza, che la mia compagna di università non sia così perfida.
Glielo faccio notare:” Già, se perdi tutta la giornata, con me.”
La mia compagna di università non ci sta, e contrattacca:” Ho detto se passo tutta la giornata con te. Hai sentito male; Francesco. Colpa dell'alcol."
So perfettamente, quello che ho sentito. Non è l'alcol a confondermi, ma insistere non servirebbe a nulla. Rinuncio a proseguire questa discussione, aspetto che sia lei a continuare.

” Francesco; saremo sempre insieme. Però, come ti ha detto Serena, devi diventare un bravo ragazzo.”
Le sue parole oscillano continuamente tra rassicurazione e rimprovero. Mi promette una presenza costante, ma allo stesso tempo pretende che io mi adegui alle sue regole. È un equilibrio, che riesce a gestire solo lei.
Sospiro. Non ho più la forza di rispondere.
Aggiunge:” Sta tornando Serena, ora zitto.”
Quella richiesta mi colpisce più di altre. È la seconda volta che mi chiede, di non parlare davanti a Serena. Non riesco a comprenderne il motivo, e proprio questo alimenta nuovi dubbi.

Intanto l’amica torna con una bottiglia in mano, e un imbuto.
Poi guarda Gaia:” Massimo mi ha dato questa bottiglia. E’ una cosa molto forte. Ha voluto darmi un imbuto, così è più facile farglielo ingurgitare. C’e’ il rischio che possa sputare, o che non voglia bere.”
Gaia rimane in silenzio. Osserva la scena senza intervenire, come se stesse valutando fino a che punto lasciar proseguire il gioco.
I miei occhi, arrossati per le lacrime, faticano ormai a stare aperti.
Comincio a chiedermi, se starò male davvero. La risposta è quasi scontata. Psicologicamente mi sento già completamente distrutto. Il resto passa in secondo piano.
Serena si avvicina e mi dice:” Apri la bocca; Francesco.”

Cerco istintivamente lo sguardo di Gaia. È l'unica persona, da cui mi aspetterei un gesto, capace di fermare tutto.
Tengo lo sguardo fisso su Gaia. Per qualche secondo spero che intervenga, che fermi tutto. Invece abbassa gli occhi. Smette di guardarmi.
Quel gesto mi colpisce più di qualsiasi parola. Ho l'impressione che anche lei si renda conto, di quanto la situazione stia degenerando, ma scelga comunque di non fermarla.

Ricevo uno schiaffo da Serena.
“ Francesco; non farmi arrabbiare. Apri la bocca.”
Il colpo mi riporta immediatamente alla realtà. Non reagisco. Non ho più né la forza, né la volontà di oppormi.

La mia compagna di università si avvicina al amica e le dice:” Dammi l’imbuto, ci penso io.”
Serena la guarda, le fa un cenno d’intesa,e glielo passa.
Dentro di me è già finito tutto. Mi sento completamente svuotato. Non oppongo più alcuna resistenza. Se finirò in ospedale, non mi interessa più. Dopo una serata del genere, il dolore fisico diventa quasi irrilevante, rispetto a quello che provo dentro. Non è il rifiuto sentimentale a distruggermi, ma la sensazione di essere stato umiliato, inutilmente. Continuo a chiedermi perché non sia stato sufficiente un semplice no.

La mia compagna di università mi dice:” Francesco; ma non hai mai giocato a questa cosa? Non sei mai andato a delle feste, dove c’erano ragazzi e ragazze? Valentina mi aveva detto che sei un ragazzo, che ha successo con le ragazze. Sto iniziando a ricredermi. Tu e la tua ex migliore amica eravate d’accordo, per fregarmi.”
Le sue parole mi arrivano come un'accusa, che non comprendo. Mentre mi sento più vulnerabile, sembra voler demolire anche l'immagine, che aveva di me.
Serena interviene:” Francesco; ma non ti fai schifo, ad avere preso in giro Gaia?”

Rimango senza parole. Faccio fatica perfino a capire, come si possa essere arrivati a questo punto.
Senza alzare la testa, dico:” Gaia; ma,” senza riuscire a finire la frase.
Le parole si bloccano in gola. Vorrei spiegarmi, ma non riesco nemmeno a formulare un pensiero completo.

Gaia mi prende per i capelli, per farmi alzare la testa:” Francesco; non stai morendo, hai solamente bevuto un po '. Tieni la testa sollevata. Guardami negli occhi, quando mi parli.”
La guardo.
Nei suoi occhi cerco una traccia di comprensione, un segnale che mi faccia pensare, che tutto questo abbia un limite. Non riesco a trovarlo.
La mia compagna di università ha lo sguardo serio:” Francesco; sei un ragazzo brillante, o uno sfigato? Se sei un ragazzo brillante, giochi; altrimenti dimostrerai tutta la tua inutilità,e ripenserò anche al discorso sul amicizia.”
Quelle parole rappresentano il punto di rottura. Non è più solo il mio corpo a cedere. È la mente, che smette di reggere tutta questa pressione.

Improvvisamente sento di non resistere più, mi lancio verso il bagno, e mi chiudo dentro.
Devo vomitare.
Mi inginocchio e butto fuori anche l’anima.
Resto cinque minuti inginocchiato, finché non mi riprendo.
Non so ancora cosa mi avevano dato da bere, però sono riuscito a espellerla dal mio corpo.
Aggiungerei per fortuna.
Rimango ancora qualche istante in silenzio, cercando di respirare con calma. Il bagno diventa l'unico luogo, in cui riesco finalmente a stare lontano da tutto.
Aspetto ancora qualche minuto.Mi sono chiuso dentro.
Non sento più le voci delle due ragazze.Saranno tornate dai loro ragazzi.
Decido di aspettare ancora qualche minuto, per essere sicuro al cento per cento.
Quando esco, Gaia e Serena sono ancora lì.Mi stanno aspettando.
Per un attimo resto sorpreso. Avevo dato per scontato, che se ne fossero già andate.

Gaia mi guarda con uno sguardo cupo.
Non si preoccupa neppure delle mie condizioni di salute.Non mi chiede neppure, se sto bene.Non gliene frega nulla.
Serena mi dice:” Francesco; grazie per la serata di merda. Siamo state con te, ed ecco il ringraziamento.”
” Non è colpa mia, se non reggo l’alcol.”
È l'unica risposta, che riesco a dare. Mi sembra assurdo dovermi giustificare, perfino per essermi sentito male.

Serena sbuffa:” Hai capito, perché volevamo fare questo gioco? Lo scopo era solamente uno: farti ubriacare, affinché tu rimanessi fuori gioco, per qualche ora. Così, io e Gaia, saremmo potute stare con i ragazzi, che ci piacciono. Avresti dormito qualche ora, e noi ci saremmo divertite. Tu avresti avuto qualche stupido premio, e saresti stato contento. Invece, facendo così, ti sei rovinato anche la tua serata.”
Quelle parole chiariscono definitivamente ciò che, fino a questo momento, avevo soltanto intuito. Ogni dubbio svanisce, lasciando spazio a una delusione ancora più profonda.

” Andate pure, io non vi fermo. Sono a pezzi.”
Gaia interviene:” Se non stai bene, chiamiamo l’ambulanza; e vai in ospedale, senza fare storie. Poi domani ti veniamo a trovare. Ok?”
Serena dice:” Ottima idea; non ci avevo pensato.”
La mia compagna di università aggiunge:” Ti prometto che, domani mattina, vengo subito a trovarti.”
L'amica, ridendo, le dice:” Gli porti un panino?”
Gaia scoppia a ridere.

Serena aggiunge:” Francesco; ti do solamente un consiglio. Evita di chiedere a Gaia, di leccarle la figa, domani. Rischieresti di trovare,” smettendo improvvisamente di parlare, perché scoppia a ridere
La mia compagna di università fa la stessa cosa, piegandosi in due. Appena si riprende, le dice:” Ma la vuoi smettere? E’ già un cadavere. Invece che l’ambulanza, rischiamo di dover chiamare il carro funebre.”
E via altre risate.
Io rimango in silenzio. Loro continuano a umiliarmi, mentre, dentro di me, non è rimasto più nulla, su cui ridere.

” Io non ci vado in ospedale. Vado a casa.”
La mia compagna di università alza la voce:” Lo fai apposta, per farmi un dispetto.”
Obietto:” Tu puoi fare quello che vuoi. “
” Ho bisogno che ti levi dalle scatole, per qualche ora.”
Quelle parole fanno male, quasi quanto tutto il resto della serata. Mi fanno sentire come un peso, di cui liberarsi.

” Vado a casa.”
Gaia obietta:” Sappiamo entrambi, che non andresti mai a casa. A me non me ne fregherebbe nulla, se ti mettessi a spiarci, ma a Massimo non andrebbe bene la cosa.”
” Ma ti accorgi,di come sono messo? Non so neppure, se riuscirei ad arrivare a casa.”
La mia compagna di università alza la voce:” Ok, Francesco; andiamocene. Accompagnami a casa, ma non rivolgermi la parola, durante il tragitto. E neanche domani al università. Scordati uscite, premi, o quanto altro.”
Rimango immobile a fissarla. Mi domando, se stia parlando sul serio. Non riesco a capire da dove nasca tutta questa rabbia, nei miei confronti. Dentro di me continuo a ripetermi la stessa domanda: cosa le sto impedendo di fare? E soprattutto, perché mi tratta, come se fossi io il responsabile, di tutto quello che è successo?

Improvvisamente Serena rompe il silenzio con un'espressione maliziosa, come se avesse appena trovato il modo perfetto, per concludere questa serata:“ Gaia; ho un’idea, per lasciargli un ricordo della serata.. Posso ricordargli come siete carini, insieme?"
Gaia la guarda con un'espressione sorpresa. Per un attimo sembra non comprendere a cosa stia alludendo l'amica. Serena, però, si limita ad avvicinarsi e a sussurrarle qualcosa all'orecchio.
Bastano poche parole.
L'espressione di Gaia cambia completamente. Lo stupore lascia spazio a un sorriso, che si trasforma subito in una risata.
“ Ok.”

In questo istante capisco che stanno per mettere in scena, qualcosa studiato esclusivamente per colpirmi. Non so ancora cosa abbiano deciso, ma il fatto che Gaia abbia accettato con tanta naturalezza, mi fa intuire che non avrà alcuna esitazione.

La mia compagna di università si allontana da me e va ad appoggiarsi contro il muro. Assume quasi la posizione di una spettatrice privilegiata, lasciando a Serena il centro della scena.
Serena fa qualche passo indietro, inspira profondamente ed inizia a cantare:“ Perdono, perdono,perdono.”
Le parole escono spezzate. Le continue risate le impediscono perfino di seguire il ritmo originale della canzone.
Gaia ride insieme a lei.
Serena accompagna ogni verso, con movimenti volutamente goffi. Agita le braccia senza alcuna coordinazione, imitando il ballo, che avevo fatto il giorno prima. Ogni gesto è studiato per trasformare un mio ricordo, in un motivo di scherno.
Non distoglie mai gli occhi da me.

Io, invece, continuo a fissare Gaia.
È il suo volto, che cerco continuamente. Forse una parte di me spera ancora di cogliere un minimo di esitazione, un segnale che, tutto questo, la metta a disagio.
Non succede.
Ride.
Ride, mentre mi guarda.

Serena continua:“ Io soffro più ancora di te.”
Vedo Gaia alzare una mano, e gesticolare con evidente ironia.
“Ma quando mai.”
Le parole vengono accompagnate da una nuova risata, ancora più spontanea della precedente.

Serena continua a esagerare ogni movimento del proprio corpo. Piega le gambe, ondeggia, accentua ogni gesto in modo caricaturale; trasformando la mia figura in una parodia.
Poi prosegue:“ Diceva le cose che dici tu.”
Gaia interviene immediatamente:“ Francesco non parla, piange.”
La battuta viene pronunciata con assoluta naturalezza, come se ormai il mio dolore fosse diventato semplicemente un elemento comico.

Serena continua:“ Aveva gli stessi occhi, che hai tu.”
Gaia scuote la testa, senza smettere di ridere.
“ Massimo ha due occhi magnetici. Se guardo Francesco negli occhi, mi viene da ridere.”
Entrambe si piegano letteralmente in due, dalle risate.
Quelle parole mi colpiscono in maniera diversa rispetto alle precedenti. Non stanno più prendendo in giro, quello che faccio. Stanno ridicolizzando perfino il mio aspetto, mettendolo continuamente a confronto con quello ragazzo, che Gaia desidera davvero.

Serena riprende a cantare:“ Mi avevi abbandonata.”
Gaia interviene subito, accompagnando le parole, con un gesto della mano:“ Per fortuna.”
Serena esplode nuovamente a ridere, tanto da essere costretta a interrompere, per qualche secondo, la canzone.

Quando riesce a ricomporsi, continua:“ E io mi sono trovata, ad un tratto, già abbracciata a lui.”
Gaia risponde senza alcuna esitazione:“ E’ ovvio; uno come Massimo, non me lo lascio scappare.”
Ogni risposta contribuisce a costruire lo stesso messaggio. Io rappresento l'errore,Massimo rappresenta la scelta giusta.

Serena ricomincia a saltellare.
Urla quasi il ritornello:“ Perdono, perdono, perdono; io soffro più ancora di te.”
Gaia scuote la testa:“ Ma quale perdono? E poi io non soffro, sono felice. Forse ci soffre Francesco, ma sono problemi suoi.”
Non c'è traccia di compassione nelle sue parole. Anzi, sembra quasi voler ribadire che, il mio dolore, non la riguarda minimamente.

Serena continua:“ Perdono, perdono, perdono; il male l’ho fatto più a te.”
Entrambe mi indicano, scoppiando a ridere.
In questo gesto c'è qualcosa di profondamente umiliante. Non sono più soltanto il bersaglio delle loro parole. Divento il centro dello spettacolo.

Serena prosegue:“ A volte, piangendo, non vedi più.”
Gaia interviene ancora:“ A volte? Francesco piange sempre.”
Le due esplodono in una risata simultanea.
Io rimango immobile.
Le lacrime, che per loro rappresentano una gag, per me sono ormai il segno di una resa completa.

Serena riprende a cantare:“ Da come ha sorriso, sembravi tu.”
Gaia replica immediatamente:“ Sembrava Francesco? Ma hai visto il sorriso di Massimo?”
Ogni confronto diventa sempre più impietoso. Non esiste una sola qualità, che lei mi riconosca. Tutto viene sistematicamente attribuito a Massimo.

Poi Serena modifica completamente il testo della canzone:“ Di notte molto strano, ma il suo pisello è quello, che non hai tu.”
Gaia non riesce nemmeno a trattenersi.Ride ancora più forte.

A questo punto smetto quasi di percepire le singole parole. Resta soltanto la sensazione di essere stato completamente svuotato davanti a tutti.
Alzo lentamente lo sguardo verso le persone presenti nei dintorni.Mi osservano con aria abbattuta.
Nei loro volti non leggo divertimento. Leggo disagio. Comprendono perfettamente, che quello a cui stanno assistendo; non è più uno scherzo tra ragazzi, ma un'umiliazione, che continua senza alcun limite.

L'amica di Gaia non si ferma:“ Perdono, perdono, perdono; il male l’ho fatto più a me.”
Gaia urla.“ Ma non è vero,”
Naturalmente continua a ridere.

Quella risata è il colpo definitivo.
Continuo a vedere davanti agli occhi, i cinque minuti trascorsi insieme, quelli che avevo vissuto, come il momento più bello della mia vita.
Adesso vengono cancellati uno dopo l'altro, dalla stessa persona, che li aveva resi così speciali.
Ogni ricordo positivo viene sostituito da questa immagine: Gaia che ride, mentre mi guarda crollare.

Non riesco più a restare in questo posto.
Anche se la mia lucidità è compromessa dall'alcol e da tutto quello che è successo, l'istinto prende il sopravvento.
Esco dai bagni, quasi correndo.
Attraverso il locale, senza voltarmi.
Ho soltanto bisogno di allontanarmi.
Fuori raggiungo una panchina e mi lascio cadere sopra, completamente privo di energie.
Non provo più nemmeno a cercare una spiegazione.
Dentro di me rimane soltanto una certezza.
Ho ufficialmente perso.
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