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Balla con me 2" la ricaduta"


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
25.06.2026    |    1.010    |    0 9.4
"​Mi sedetti accanto a lei, sudato ed esausto, mentre lei rimase ancora per un attimo carponi sul divano..."

​Il rientro alla normalità era stato una recita perfetta per quasi tutta la settimana. Eravamo diventati bravissimi a muoverci nello stesso spazio senza mai incrociare gli sguardi troppo a lungo, a ridere alle battute dei nostri coniugi e a fare i genitori responsabili. Ma l'ultimo giorno della crociera, sotto il sole implacabile del primo pomeriggio caraibico, quella maschera che avevamo faticosamente costruito crollò.
​La nave stava navigando verso Miami per il rientro. Mia moglie e Francesco avevano preferito rimanere al fresco dei saloni interni a giocare a carte, mentre i ragazzi erano impegnati con le ultime attività del gruppo di animazione. Il ponte della piscina era deserto, soffocato da un caldo torrido e umido che toglieva il respiro. Sentivo il bisogno di muovermi e decisi di salire sul ponte più alto, sperando in un po' di brezza marina.
​La trovai lì, appoggiata al parapetto, lo sguardo perso verso l'orizzonte dove l'azzurro del cielo si fondeva con quello dell'oceano. Indossava solo un bikini nero e un pareo leggero annodato sui fianchi. La pelle, dorata da una settimana di sole, era imperlata di sudore. Quando mi avvicinai, il vento mi portò il profumo della sua crema solare mescolato all'odore del mare: lo stesso profumo di quella notte.
​«Anche tu qui?» mi disse senza voltarsi, ma con un tono di voce che tradiva una sottile agitazione.
«Sotto era impossibile restare», risposi, posizionandomi a poca distanza da lei.
​Rimanemmo in silenzio per qualche minuto, ma l'aria tra di noi era satura di un'elettricità insopportabile. Il caldo aumentava la percezione di ogni minimo movimento; sentivo il battito del mio cuore accelerare. Bastò che Francesco o mia moglie non fossero nel nostro raggio visivo perché tutta la vicinanza forzata dei giorni precedenti si trasformasse in una calamita distruttiva.
​Cercai di fare un discorso banale sul rientro il giorno dopo, ma Daniela si voltò di scatto a guardarmi. Aveva gli occhi lucidi, accesi da una sfida silenziosa. «È stata dura questa settimana, lo sai?» sussurrò, avvicinandosi di un passo.
​In quel momento, ogni promessa di "mai più" evaporò sotto il sole caraibico. La guardai, guardai il suo seno prosperoso che si alzava e si abbassava velocemente per il respiro corto. Non ci fu bisogno di parole. La afferrai per un fianco, tirandola verso una zona riparata dietro i grandi fumaioli della nave, un angolo d'ombra dove l'aria era ancora più calda e soffocante.
​Quando le mie mani toccarono la sua pelle nuda e bollente, Daniela emise un piccolo gemito. Ci baciammo con una fame arretrata, una foga dettata dalla consapevolezza che quella sarebbe stata davvero l'ultima occasione. Le mie mani scivolarono sotto il pareo, stringendo i suoi glutei e sollevandola leggermente contro la parete d'acciaio della nave. Il contrasto tra il metallo caldo e il fuoco dei nostri corpi era totale. Daniela mi cinse i fianchi con le gambe, incurante di chiunque potesse salire su quel ponte isolato. L'inevitabile stava accadendo di nuovo, guidato da un desiderio che il caldo e la clandestinità avevano reso impossibile da arginare.
​L'eccitazione e il desiderio ci spinsero a osare. Raggiungemmo la discoteca che, a quell'ora, era chiusa. Entrammo: in effetti non c'era nessuno. Ci sistemammo in un angolo ben nascosto, per evitare di essere visti se qualcuno fosse entrato all'improvviso.
​Le mie mani godevano dell'intimità di Daniela, che era già completamente bagnata. La feci mettere carponi sul divanetto e la penetrai. Il suo corpo mi accolse; la paura di essere scoperti aumentava l'eccitazione a dismisura. La presi per i fianchi, spingendo con una foga quasi violenta, dettata dalla passione. I suoi seni ballavano al ritmo del nostro amplesso. Daniela esplose in un orgasmo violento e, subito dopo, venni dentro di lei.
​Mi sedetti accanto a lei, sudato ed esausto, mentre lei rimase ancora per un attimo carponi sul divano. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo, ma stavolta subentrò un profondo senso di vergogna per quello che avevamo fatto. Ci ricomponemmo e tornammo verso la piscina come se nulla fosse successo.
​L'intenzione era quella di chiuderla lì, ma ci saremmo davvero riusciti?
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