tradimenti
Le scarpe nel Bosco
11.02.2026 |
138 |
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"Si voltò verso il marito, il suo viso illuminato dal bagliore arancione dei lampioni, gli occhi scuri e ardenti..."
Questo racconto viene pubblicato per la prima volta, è scritto a quattro mani con Nino e prevede anche una versione a fumetti che posterò come Show (spero venga accolta). Ci sono molte esperienze reali e ovviamente molte di fantasia.Noi ci siamo eccitati molti, e molto abbiamo scopato, scrivendolo. Speriamo accada lo stesso a voi.
LE SCARPE NEL BOSCO
Introduzione
La vita di Teresa con Nino era diventata un elenco puntato di doveri: spesa, riunioni con i genitori degli altri bambini, mutuo. Un comfort ovattato, il cui silenzio era interrotto solo dal ticchettio dell'orologio in cucina, un rumore che un tempo era rassicurante e che ora le graffiava i nervi.
Nino, lavorava "come uno scemo", diceva lui, e lei, bella, bionda, capelli corti mossi e ricci si sentiva non vista, una bella cornice con un quadro sbiadito all'interno.
Poi era arrivato Lui, inaspettato, attraverso uno schermo. Un corteggiamento insistente, parole che le si erano appiccicate addosso come una seconda pelle, facendola sentire "irresistibile".
La loro relazione era nata nel terreno oscuro del virtuale, fatta di messaggi espliciti e fantasie, un reciproco scambio di cui lei aveva bisogno disperatamente "per sbloccarsi". Lui la spingeva oltre, la stuzzicava affettuosamente, chiamandola Vergine di ferro prima ancora di averla toccata.
Era in quella dinamica, in quell'essere la sua ragazza virtuale, che Teresa trovava un'eccitazione e una libertà sconosciute. Si masturbava perfino.
Avevano già avuto degli incontri veloci, baci rubati e promesse silenziose. Ma quel giovedì di fine ottobre, Lui aveva dettato un copione preciso, un vero e proprio vestito da moglie inquieta
L'Appuntamento con il Peccato
Teresa si mosse in casa con la circospezione di un ladro. Nino era in ufficio, i bambini a scuola. Sotto il vecchio impermeabile, indossò l'uniforme del suo tradimento: minigonna nera, aderente, e calze autoreggenti di pizzo. Il corpo fremeva per l'eccitazione e la vergogna. Sotto, niente. Non un velo di tessuto a separarla dal mondo.
Ai piedi, però, non scelse uno stiletto aggressivo, ma le sue comode e fidate scarpe da passeggio invernali: le Geox nere con la zeppa. Era un dettaglio fuori squadro, un'anomalia tra la minigonna e il pizzo.
Ma Teresa sentiva che quel paio di scarpe, le stesse che usava per le gite fuori porta con la famiglia, la ancoravano alla sua identità, rendendo il tradimento un'avventura, e non una caduta. Le Geox erano lì per respirare, per permetterle di scappare se necessario, per camminare sul terreno scosceso della sua doppia vita.
Si incontrarono in un bar di Maratta lasciarono l’auto di Lui parcheggiata e partirono subito. Avevano un desiderio urgente da soddisfare
La destinazione era isolata da Terni. Un piccolo paradiso di quiete sopra Cesi, a Sant'Erasmo. La strada si inerpicava ripida tra gli ulivi, e l'aria, fresca nonostante il sole, le pungeva il collo e la fica scoperti.
A Sant'Erasmo
Raggiunsero un piccolo spiazzo sterrato a bordo di un Land Rover Freelander, circondato da alberi. Lui spense il motore. Il silenzio era quasi assordante. Teresa sfilò l'impermeabile. Lui la fissò, la bocca piegata in un sorriso di possesso.
Le aveva guardato le gambe tutto il viaggio. Era eccitatissimo. Scese dall’auto apri i pantaloni estrasse il cazzo lungo e gia duro le disse deciso “Guarda cosi mi fai”. Teresa non era sorpresa, voleva che andasse cosi. Ma non fece in tempo a pensare che arrivarono quelle parole.
"Scendi, inginocchiati e prendimelo in bocca” disse Lui in tono deciso.
I tacchi delle Geox affondarono appena nel terreno secco, un piccolo, insignificante rumore. Teresa obbedì, le gonne tirate su, la testa china.
Iniziò cosi il suo rituale di piacere, concentrandosi solo sulle istruzioni che le venivano sussurrate. Era una vergine di ferro ma la situazione, l’odore, il desiderio l’avevano trasformata velocemente in zoccola. E lo era per lui, e questo la faceva godere.
L'odore era inebriante: un misto di muschio, pelle e quella nota salmastra di pre-eiaculazione che le fece salire la saliva in bocca. Quando lo prese tra le labbra, la sensazione di pienezza fu immediata.
La testa del membro cozzava contro il suo palato molle, costringendola a spalancare la gola mentre le mani di Lui le afferravano la nuca, impostando un ritmo che le toglieva il respiro.
La sua lingua lavorava frenetica sotto il glande, raccogliendo ogni goccia, trasformandosi da madre di famiglia a "zoccola" esperta. Glielo stava leccando con passione, sapienza e trasporto, quando il suono di rami spezzati e voci maschili li fece sobbalzare. Cacciatori
“Ti stavo per venire in bocca” disse Lui deluso. Si rivestirono in fretta, un attimo di panico. "Torniamo in auto", le ordinò Lui, la voce roca.
Si infilarono nuovamente nell'abitacolo. Il tradimento doveva consumarsi. Lui la spinse sul sedile del passeggero.
"Togli le scarpe, abbassami i pantaloni e di prendilo di nuovo in quella splendida bocca che hai".
Teresa non se lo fece ripetere due volte. Si sfilò le Geox, lasciandole cadere con un tonfo ovattato sul tappetino, si sfilo, con sensuale accuratezza, le autoreggenti nere, si chinò e
riprese a leccare e succhiando il cazzo di Lui con avidità e consumato mestiere. Era davvero molto brava.
La mente era vuota, concentrata solo sul piacere che stava dando e sul piacere che riceveva nell'essere l'oggetto del suo desiderio. Il piacere, in fondo mai provato, del potere di avere un Uomo in totale balia del suo corpo.
Ma non solo. Le sue mani correvano, le dita entravano dove non aveva mai osato. Anche nel culo di Lui. Un gesto che alimentava la durezza del cazzo nella sua bocca.
Le mani di Lui, nel frattempo, orientavano il movimento della testa il movimento del pompino.
Il tettino come Confessionale
L'eccitazione era potente. Ma Lui non voleva chiudere il gioco con un semplice pompino. Voleva tutto.
“Fermati ti prego” e le propose di andare sui sedili posteriori, piu’ comodi e larghi. Teresa si sdraiò sulla schiena. E Lui iniziò a scoparle la fica.
Una fica dalla forma perfetta, pelosa quel che basta. Una fica che negli anni era stato un dolcissimo frutto disponibile solo per il marito ma che in passato aveva raccolto più di qualche esperienza. E di godimento decisamente maggiore rispetto agli amplessi veloci ed egoisti di Nino.
Ma Lui non voleva essere quel tipo di amante e quasi di colpo sfilo’ il cazzo dalla fica e prese a leccarla. La lingua era morbida, abile ma sapeva dove toccare e a tratti diventava quasi un cazzo che la penetrava.
Teresa era bagnatissima e venne urlando. “Hai un sapore buonissimo”. Disse Lui in estasi e pronto a completare l’opera. Sali e cavalcioni e le appoggio il cazzo sul seno. Teresa lecco’ la cappella turgida tre volte ma tutti e due volevano una cosa sola. Scopare.
L’affondo del cazzo di Lui nella fica fradicia di Teresa fu repentino, facile e atteso ma le strappo’ un “Ohhhhh” lascivo e carico di promesse. Il cazzo di Lui faceva dentro e fuori dalla fica prima lentamente poi con sempre piu ritmo fino a diventare un amplesso selvaggio.
Inevitabile che alla fine il seme sia esploso copioso e improvviso, “Oddio, mi stai venendo dentro”. Ma l’orgasmo, l’eccitazione, il lago che aveva tra le gambe, non la stupirono più di tanto. Lo voleva e tanto. Gli serviva.
E non era finita. Teresa portò le gambe al petto, esponendo la fica fradicia, dilatata e colante, pronta all'assalto. Mentre il cazzo di Lui affondava nella sua carne bagnata, aprendola e riempiendola fino all'utero, Teresa piantò i piedi contro il tettino dell'auto.
Le piante dei suoi piedi strisciavano contro il tessuto chiaro a ogni spinta, lasciando impronte visibili mentre lei godeva di quel ritmo martellante. Sentiva lo scroto di Lui sbattere contro le sue natiche e l'attrito bagnato delle loro pelli sudate.
Quando Lui venne, lo fece con scatti profondi, inondandole le viscere di sperma bollente, marchiandola dentro mentre le impronte dei piedi da "brava moglie" restavano lassù, a testimoniare la sua caduta nel piacere
La latenza del membro di Lui era durata un tempo impercettibile e il ritmo era tornato subito frenetico, animalesco.
Ma Teresa non pensava a nulla di tutto questo, sentiva soltanto, ansimava, godeva e veniva come una cascata.
Ogni spinta, ogni affondo del cazzo dell’amante nella sua fica fradicia, era stato una martellata alla sua corazza di vergine di ferro e al suo matrimonio, e la faceva gemere più forte.
"Sì, è vero!" urlò, con le unghie che si conficcavano nella pelle di Lui, "Nino sei un cornuto! E io sono la tua zoccola!"
Vennero ancora quasi nello stesso momento, un temporale di gemiti e schizzi. La soddisfazione era brutale, completa.
Teresa, con il respiro affannoso, si lasciò ricadere. Si sentiva appagata, stanca, piena, soprattutto di seme di Lui e viva. Mentre si rivestiva, notò le sue Geox sul tappetino.
Le raccolse, si rimise le calze e le infilo’ ai piedi. Il loro comfort familiare la riportò alla realtà, ma ora erano marchiate. Forse anche sporche degli umori del piacere. Erano state le sue complici a Sant'Erasmo, le testimoni silenziose del suo atto di libertà più totale.
Tornata a casa, Teresa trovò Nino sul divano, il giornale in mano. "Com'è andato il tuo pomeriggio?" le chiese.
"Bene, caro. Ho fatto una lunga passeggiata. L'aria era ottima." E mentre lo baciava sapeva che la verità era scritta sulle suole delle sue Geox. E tra le sue gambe.
E per questo sentì forte, quasi imbarazzante, la voglia di scopare anche con lui.
“Scopare due uomini nello stesso giorno – pensò - avere due cazzi diversi nella mia fica nell’arco di poche ore. Due diversi tipi di sperma che si mischiano…ma quando mi ricapita”. E lo attirò nella sua rete con la promessa a cui lui non era, e non sarebbe mai stato in grado, di dire di no…la sua bocca abilissima.
Il silenzio in casa era tornato, ma ora era carico di un segreto, e Teresa non si sentiva più sbiadita
Sotto la Rocca di Narni
L'eco della sua confessione sotto il tettino non si era spenta, ma vibrava in Teresa come un desiderio inappagato. La sua "zoccola" interiore esigeva un palcoscenico più audace. Lui scelse la Rocca di Narni, un luogo dove la storia e la roccia dura avrebbero amplificato la crudezza del loro atto.
Si incontrarono al tramonto, sotto le mura antiche, dove solo il vento e i fantasmi potevano essere testimoni. Teresa indossava le sue inseparabili Geox nere con la zeppa – il suo feticcio e la sua ancora – ma sopra, solo un cappotto sbottonato su una guepiere nera e le autoreggenti nere di ordinanza. L’intimo quando vedeva Lui non era previsto.
Lui non le diede ordini sussurrati, ma la prese per il braccio e la spinse contro la pietra fredda. La penetrò in piedi, con un gesto immediato, strappandole gemiti che il vento inghiottiva.
Teresa si aggrappò al suo collo, sentendo la forza del suo cazzo affondare nella sua fica già bagnata di adrenalina. Le Geox affondarono leggermente nella terra scoscesa, lasciando nuove, invisibili impronte di fango.
Quell'inizio fu solo un assaggio. Per completare il suo dovere e spingersi oltre ogni limite, Lui la trascinò nell'auto, reclinando il sedile posteriore in fretta e furia. Le fece appoggiare i gomiti sul cruscotto, il cappotto sollevato e le natiche esposte alla luce fioca.
Con una brutalità che Teresa ormai associava all'eccitazione, le allargò le chiappe, sputò un po' di saliva e spinse il suo cazzo nel culo, con un'unica spinta secca e profonda. Con Nino ci avevano provato in passato ma era stata un’esperienza deludente. Non era aperta abbastanza.
Il gemito che ne seguì fu strozzato, un misto di tenue dolore e piacere inebriante, che lei accolse come una nuova perdita della verginità, non era più la “Vergine di ferro”.
Lui la prese con un ritmo incessante, scopandole il sospiratissimo culo in un amplesso anale selvaggio. Un amplesso che le fece urlare il suo nome.
Quando Lui sentì l'orgasmo avvicinarsi, la tirò su e la fece adagiare in ginocchio tra i sedili. Senza fiato, Teresa obbedì. Afferrò con la bocca il cazzo pulsante, pompando con la gola e con la lingua, spingendolo fino in fondo, determinata a ricevere la sua ricompensa perversa.
Lui grugnì, e Teresa lo sentì vibrare, la faccia premuta contro la sua coscia mentre lui eiaculava, inondandole la gola del suo seme caldo e denso. Teresa ingoiò ogni goccia con passione. Estrasse il cazzo dalla bocca, lo pulì con la punta della lingua, poi con un gesto meccanico tirò fuori le mutandine di pizzo che aveva tenuto nascoste nella tasca del cappotto.
Erano state un simbolo di peccato, ora erano un fazzoletto perverso. Con esse, ripulì il suo cazzo finché non fu immacolato, restituendolo teso ma pulito.
Poi, con il sapore di Lui in bocca e l'odore del suo sesso dappertutto, Lui si strinse nelle spalle, sistemò i vestiti e le mormorò solo: "Brava, sei una Dea". La lasciava lì, svuotata, ma perversamente appagata, con le Geox che calpestavano nuove, invisibili impronte di fango e seme.
La Prova in Centro Commerciale
Dopo l'incontro a S. Erasmo e di Narni, Teresa si sentiva esposta, ma anche invincibile. Il suo amante, che chiamava solo Lui, aveva intuito la sua dipendenza dal rischio. Una settimana dopo l'episodio in collina, le diede un nuovo, più audace compito: un atto di complicità in un luogo pubblico, dove il pericolo di essere scoperta fosse reale e palpabile.
Si diedero appuntamento in un centro commerciale a Terni il sabato pomeriggio. Il luogo era un formicaio di famiglie, incluse molte che Teresa conosceva di vista.
Lei si preparò con meticolosa attenzione. Indossò un semplice pantalone con maglione e cappotto. L'uniforme della moglie e madre impeccabile.
Solo un dettaglio la tradiva: sotto i pantaloni le inseparabili autoreggenti e, di nuovo, nessun indumento intimo. A fica nuda. E ai piedi, naturalmente, le sue Geox, sempre con le suole che fanno "respirare" i suoi piedi da Dea. Un ironico simbolo del segreto che non poteva essere trattenuto.
Lo incontrò vicino all'area ristorazione. Lui non la baciò, non la toccò in modo evidente. Invece, camminarono. Passarono davanti al negozio di giocattoli, dove due giorni prima aveva comprato un regalo per il figlio di un'amica. Poi, si fermarono nell'angolo più affollato e rumoroso, vicino a un distributore di bevande.
Lui le sussurrò un ordine all'orecchio, usando le stesse parole cariche di insulti che la facevano fremere. Teresa impallidì, ma sentì l'obbedienza quasi come un dovere. Si inginocchiò lentamente, fingendo di sistemarsi una delle sue Geox.
Inginocchiata tra la folla, fingendo di allacciarsi una Geox, Teresa aveva la faccia premuta contro la patta aperta di Lui. L'odore del sesso lì era coperto dai profumi artificiali dei negozi, ma il sapore era inconfondibile. Tirò fuori il cazzo, caldo e pesante, e lo ingoiò rapidamente. Le labbra strette attorno all'asta, gli occhi fissi sulle scarpe dei passanti a pochi metri.
Sentiva il membro pulsare sulla lingua, la minaccia dell'orgasmo di Lui trattenuta a stento. Inghiottì tutto quello che lui le diede in quel minuto rubato, pulendosi la bocca con un gesto furtivo prima di rialzarsi sulle sue scarpe comode, con le ginocchia tremanti e la gola ancora calda del suo seme
Ogni attimo era un abisso tra la normalità urlante del centro commerciale e la sua
perversione sussurrata. In pubblico, in pieno giorno, aveva toccato davanti a decine di persone il cazzo nudo del suo amante.
Quando si rialzò, le Geox sembravano averla spinta nel fango, ma il suo viso era calmo, il sorriso tirato di chi ha appena scampato un pericolo mortale.
La routine del tradimento
Tra il dicembre del 2012 e il giugno del 2013, la vita di Teresa si scisse definitivamente in due tronconi paralleli. Da una parte c’era la superficie liscia e rassicurante della sua quotidianità familiare; dall’altra, un abisso di fango, piacere e segreti che lei e Pietro scavavano con metodica ferocia. Quella che era iniziata come una trasgressione occasionale si era trasformata in una routine del tradimento, un calendario di appuntamenti dove il sesso non era più solo un atto, ma un linguaggio perverso di sottomissione e scoperta.
Il primo vero tassello di questa routine fu posato a dicembre, in un motel anonimo nei pressi di Orte. La nebbia della valle del Tevere avvolgeva la struttura, rendendola un’isola fuori dal mondo. Entrati in quella stanza che puzzava di disinfettante e fumo stantio, Pietro non perse tempo in convenevoli. Teresa indossava le sue immancabili Geox, che divennero subito il fulcro della sua eccitazione. Mentre lei era ancora vestita, lui la spinse sul letto e iniziò a masturbarla con dita esperte e veloci, bagnandola fino a farle desiderare di urlare. «Sei la mia vergine di ferro che si scioglie,» le sussurrava all'orecchio. Quando lei fu completamente preda del piacere, Pietro pretese il suo tributo. Teresa si inginocchiò sul tappeto logoro e gli offrì un pompino profondo, metodico, lasciando che lui le guidasse la testa con le mani tra i capelli, mentre gli occhi di lei cercavano i suoi per confermare la propria devozione. In quella stanza, consumarono la loro prima sessione di sesso tradizionale, ma fu solo il preludio. Pietro, con una brama che sembrava inesauribile, le leccò la fica con una voracità che la lasciò senza fiato, per poi girarla brutalmente. Fu la prima volta che il sesso anale divenne parte del loro rito: una penetrazione lenta, quasi punitiva, che Teresa accettò con un gemito soffocato contro il cuscino, sentendo il confine tra piacere e dolore farsi sempre più sottile.
A gennaio, lo scenario cambiò. Pietro la invitò nella sua casa a Collescipoli. Il borgo medievale, arroccato sulla collina, sembrava osservarli con disappunto dalle finestre strette. All’interno, l’atmosfera era carica di un’intimità domestica che rendeva il tradimento ancora più eccitante. Seduta sul divano del salotto, Teresa decise di giocare. Si sfilò le scarpe e iniziò a masturbarlo con i piedi, muovendo le piante dei piedi sul suo membro con una perizia che faceva impazzire Pietro. Lui, in risposta, si inginocchiò tra le sue gambe e iniziò a leccarle la fica con colpi di lingua lunghi e sapienti, mentre lei continuava a stimolarlo con la pressione dei talloni. Quell’intreccio di arti e umori sfociò in una sessione di sesso tradizionale sul tappeto davanti al camino spento, seguita da un atto anale consumato contro la finestra che dava sulla valle, un gesto di sfida verso il mondo esterno che li credeva altrove.
Con l’arrivo della primavera, il rischio divenne la loro droga principale. A marzo si trovarono a Roma, in un motel squallido zona Termini, un luogo dove le pareti sembravano trasudare le storie di mille altri incontri clandestini. Qui, il rituale si fece più cupo. Pietro la masturbò con tale vigore da lasciarle piccoli lividi sulle cosce, prima di farsi servire con un pompino che durò finché le mascelle di Teresa non iniziarono a dolere. «Ti piace essere la mia zoccola romana?», le chiedeva mentre la possedeva per via anale, usandola con una freddezza che lei trovava paradossalmente eccitante. Tra un atto e l'altro, lui tornava a leccarle la fica, quasi a voler cancellare e poi riaffermare il proprio marchio su di lei, prima di chiudere l'incontro con una sessione di sesso tradizionale che sapeva di stanchezza e possesso assoluto.
A maggio, la routine si spostò in auto, nel parcheggio del centro commerciale Decathlon a Foligno. Era un pomeriggio luminoso, ma i vetri oscurati della vettura creavano un microclima di oscurità e calore. In quello spazio ristretto, la contorsione dei corpi aggiungeva un elemento di sfida fisica. Teresa, rannicchiata tra il sedile e il cruscotto, lo masturbò con i piedi nudi appoggiati sul volante, ridendo del contrasto tra la banalità del luogo e la depravazione del gesto. Pietro le divorò la vulva con la lingua mentre lei cercava di non urlare per non attirare l’attenzione dei passanti. Poi, con manovre esperte, lui la penetrò analmente, spingendola contro il finestrino, dove il vapore del loro respiro iniziava a offuscare la vista dell’esterno. Il sesso tradizionale che seguì fu rapido, quasi violento, scandito dal rumore dei carrelli della spesa in lontananza.
L’apice di questo semestre di perdizione fu raggiunto a giugno, in una casa isolata appartenente a un amico di Pietro, un uomo che condivideva i suoi stessi gusti torbidi. Qui, la routine si trasformò in spettacolo. L’amico rimase nell’ombra della stanza, un osservatore silenzioso munito di macchina fotografica. Teresa inizialmente provò un brivido di vergogna, ma lo sguardo di approvazione di Pietro la spinse oltre ogni limite. Sotto l’obiettivo che scattava a ripetizione, Pietro iniziò a masturbarla, costringendola a guardare in camera mentre godeva. Poi, le ordinò di fargli un pompino lento, assicurandosi che l’amico potesse inquadrare ogni dettaglio del movimento delle sue labbra.
In quella casa, ogni posizione fu studiata per l'occhio della macchina fotografica. Teresa lo masturbò con i piedi mentre lui le leccava la fica, creando un'immagine di sottomissione e potere che sarebbe rimasta impressa per sempre su pellicola digitale. Seguì una sessione di sesso tradizionale durante la quale Pietro le sussurrava quanto fosse bella mentre veniva "usata" davanti a un estraneo. Infine, il rito si concluse con una sessione di sesso anale brutale e teatrale: Teresa a quattro zampe sul letto matrimoniale, la schiena inarcata e il volto rivolto verso l’amico fotografo, mentre Pietro la possedeva con una foga che sembrava voler rispondere non solo al proprio desiderio, ma anche allo sguardo dell’osservatore. Ogni scatto, ogni lampo del flash, sanciva la definitiva trasformazione di Teresa: non era più solo la moglie di Nino o l’amante di Pietro; era diventata l’icona vivente di un tradimento che non cercava più scuse, ma solo nuovi modi per essere celebrato nella sua forma più cruda e visibile.
Mentre tornava a casa dopo quell'ultimo incontro di giugno, con il sapore di Pietro ancora in bocca e la sensazione di essere stata svuotata e riempita mille volte, Teresa guardò le sue Geox sul tappetino dell'auto. Erano sporche di polvere e di vita vissuta ai margini. Sorrise, sapendo che la routine del tradimento l’aveva resa finalmente libera, o forse prigioniera di un gioco da cui non voleva più uscire.
Il Gioco del Ritardo
Passarono i mesi tra messaggi, bugie, scopate fugaci e settimane di silenzio e arrivò l'estate. Il tradimento aveva assunto una cadenza normale, una valvola di sfogo
essenziale. Teresa e Nino avevano affittato una casa al mare, e l'amante era a pochi
chilometri, in un bungalow. Il rischio era estremo, ma la vicinanza della famiglia al suo segreto
le dava una vertigine, un’eccitazione irrinunciabile. Quante volte si era masturbata sul letto pensando al cazzo e ai colpi del suo amante.
Una sera, Nino le chiese di fare un salto alla lavanderia a gettoni del paese vicino per prendere le lenzuola. Teresa vide subito l'opportunità.
"Torno tra mezz'ora, massimo un'ora", disse, indossando un vestitino estivo leggero che davvero lasciava poco all’immaginazione, una borsa grande per le lenzuola e, ovviamente, le sue fedeli Geox ai piedi come sempre curatissimi.
Stavolta erano sandali bianchi, aperto, con un minimo ma eccitantissimo tacco, che usava per la spiaggia.
Invece di andare in lavanderia, ovviamente, guidò fino al parcheggio isolato del bungalow di Lui. Non appena Teresa entrò, Lui la spogliò, senza preoccuparsi della fretta. Non le diede ordini, ma le fece notare il tempo: "Hai 40 minuti prima che tuo marito pensi a chiamarti".
Teresa, per la prima volta, si sentì dominata non solo dalla perversione, ma dal tempo. Si sdraiò sul letto, i piedi a penzoloni, le Geox lasciate cadere sul pavimento di legno grezzo. Lui si mise sopra, le gambe intrecciate, e la penetrò con una lentezza snervante.
"Ora," sussurrò Lui, guardandola negli occhi, “chiamalo e raccontagli esattamente cosa succede. Voglio sentire la bugia mentre ti scopo".
Teresa parlò, con un filo di voce mentre il cazzo di Lui era leggermente scivolato fuori dalla fica. "S..s...ono alle lenzuola... c'è la fila... ho incontrato la signora del piano di sopra...".
Ogni parola una spinta piu a fondo nella sua fica bagnatissima.
Nino non si accorse di nulla. Il suo gemito appena chiusa la comunicazione era metà piacere, metà ansia. La scopata tra Teresa e amante riprese a ritmo serrato. Il telefono sul comodino vibrò dopo qualche minuto. Un messaggio del marito, semplicemente un punto interrogativo.
Lui ignorò il telefono, Teresa anche. "Continua. Dimmi che sei la zoccola che si è comprata i sandali Geox solo perché me lo fanno venire duro”. “E ora sei dentro di me", rispose.
“Ti sto scopando mentre tuo marito pensa che sei in lavanderia” “Non parlare e scopami”
Stavolta fu Lui a obbedire sentendo il calore della menzogna mescolarsi al piacere, un connubio che li portava sull'orlo dell’orgasmo fisico e mentale.
Teresa arrivò all'orgasmo gemendo intensamente e con il viso affondato nel cuscino. Prima di venire Lui l’aveva girata e messa a pecorina per avere un affondo più intenso nella sua fica e per godersi lo spettacolo della schiena che si inarca mentre arriva il piacere.
Non ci fu nemmeno il tempo di lavarsi. Scappo via. Quando Teresa uscì, aveva liquido che colava, la fica irrigidita dai colpi ricevuti, i segni rossi sulla schiena e la pelle che le bruciava. Ma in auto, con le Geox nuovamente calzate, sentì di nuovo di avere il controllo.
Era riuscita a infilare la bugia più perversa nel tempo rubato, e a farla franca. La lavanderia a gettoni era ancora aperta. Acquistò velocemente il detersivo, e tornò a casa con le lenzuola pulite, l'aria placida, la soddisfazione nel ventre e l'odore del tradimento nascosto tra le labbra, tra le grandi labbra e nelle suole che "respirano" dei suoi sandali.
La Caccia al Tesoro Domestica
Il tradimento di Teresa non era più un'evasione fisica, ma un gioco mentale che permeava la sua vita e la sua casa. Il suo amante, esperto nel mantenere alta la tensione psicologica, aveva iniziato a dare istruzioni che trasformavano la sua routine domestica in un campo minato erotico.
Un mercoledì pomeriggio, mentre Nino era in trasferta, Lui la chiamò via Skype. Teresa era sola, le finestre aperte, l'odore di detersivo per il cotto che aleggiava dopo le pulizie. Lui le chiese di indossare unicamente le sue Geox, questa volta quelle eleganti, nere, con il tacco a zeppa, le stesse che, aveva usato la prima volta che avevano scopato insieme.
"Ora, la chiave del tuo tradimento è nascosta. Trovami un oggetto che hai toccato dopo che ti ho scopato a S. Erasmo. L'hai riposto dove non lo cerca nessuno," le ordinò.
Teresa nuda, con solo le scarpe ai piedi, si mosse per la casa, un misto di desiderio e urgenza. Trovò l'oggetto: un piccolo sasso liscio raccolto quel giorno, nascosto sotto i calzini di
Nino nel cassetto dei cassetti.
Lui le fece una videochiamata muta, guardandola muoversi. "Ora, cammina in cucina, fino al frigorifero, e mettiti in ginocchio. Devi sentirti la zoccola che l’ultima volta che ti ho scopato in auto ha lasciato l'impronta delle Geox sul tettino proprio accanto a quella del piede nudo"
Teresa obbedì. Si inginocchiò sul pavimento freddo, la schiena rivolta verso la telecamera. Il rumore sordo dei tacchi delle Geox che toccavano il pavimento era l'unico suono. Lui la fece restare immobile per cinque minuti, costringendola a immaginare cosa avrebbe pensato
Nino se fosse entrato in quel momento.
“Ora infila due dita in fica e pensa che sia il mio cazzo”. La tensione erotica la portò sull'orlo dell’orgasmo. Se la stava toccando sempre piu forte non poteva farne a meno.
La sua casa, il suo matrimonio, erano diventati il palcoscenico del suo piacere più grande, più trasgressivo, più intenso. Venne e si lascio cadere a terra. Nuda, bella e sexy. Si tolse le e dormi nuda sul divano
L'Odore del Ritorno
Una sera, Nino tornò a casa con un regalo per Teresa: un paio di sandali estivi nuovi. "Sono bellissimi, amore, ma sapevo che non avresti mai rinunciato alle tue Geox," scherzò. Teresa rise nervosamente.
Il mattino dopo, Lui la chiamò e le chiese di fare una cosa particolare. Doveva andare a S. Erasmo, nello stesso spiazzo sterrato, e recuperare un oggetto.
Teresa non se lo fece ripetere due volte e andò. Il luogo era immutato, il sole caldo sulla ghiaia. Cercò e trovò uno slip da uomo. Lo aveva lasciato, appositamente, Lui la volta precedente.
Quando, dopo diversi mesi di insistenza, aveva ricevuto la prova suprema della loro relazione: entrare con il cazzo nel suo bellissimo culo. Quel culo da cui, quando camminava per strada, nessuno riusciva a togliere gli occhi. L'odore era eccitante, sapeva della loro sessione anale, sapeva dello sperma pulito sulla sua schiena.
Lui però non voleva l'oggetto, ma l'odore. Le ordinò di strofinare la suola delle sue Geox
invernali contro quello slip e poi di calzarle.
"Devi portare l'odore del tuo tradimento a letto con tuo marito. E devi sentire l'odore della tua condizione mentre fai l'amore con lui," le disse con tono perentorio.
Quella notte, a letto con Nino, Teresa sentiva le caviglie e i polpacci caldi sotto le coperte. Le Geox erano appoggiate sul tappeto, ma l'odore sottile della terra e dell'atto consumato aleggiava. Nino non sentiva nulla, concentrato su di lei.
Teresa chiuse gli occhi e si concentrò su quell'odore. L'odore era la prova fisica del suo
tradimento, e in quel momento, fare l'amore con Nino era la bugia più appagante. Venne copiosa come con suo marito non veniva da tempo. E lui anche stavolta non se ne accorse nemmeno.
Le Geox al Corso di Cucina
Passò del tempo e Teresa si era iscritta a un corso serale di cucina, l'ennesimo tentativo di Nino di "rianimare" la loro vita di coppia. Lei non voleva cucinare, ma lo vedeva come un'opportunità.
Il corso si teneva in un piccolo laboratorio a Roma Nord. Lui le diede l'ordine di non indossare le mutande e di mettere un paio di leggings troppo stretti e il suo solito maglione ampio, per nascondere il suo segreto. Ai piedi, nemmeno a dirlo, le Geox con la zeppa.
Durante la lezione, mentre tutti erano chinati a impastare la pasta fresca, Lui la chiamò al cellulare. Era una chiamata muta. Lui la guardava attraverso una telecamera nascosta nell'angolo della stanza, installata da un suo complice.
Lui le inviò un messaggio: Abbassati, fai cadere la farina, e quando la raccogli. Teresa
impallidì. Fece finta di inciampare, rovesciando una busta di farina. Mentre si chinava, con i leggings tesi al massimo, sentì il suo amante farla sua, nel culo come l’ultima volta, attraverso gli occhi di una telecamera invisibile, sapendo che se si fosse mossa in modo strano, un altro partecipante al corso l'avrebbe potuta vedere.
Quando si alzò, il viso era coperto di farina, ma i suoi occhi brillavano. Le sue Geox erano sporche, ma avevano fatto il loro dovere di copertura. Era l'unica a sapere che in quel
momento, mentre tutti pensavano a tirare la sfoglia, lei aveva consumato l'ennesimo atto di amante.
La Foto Sbagliata
Un pomeriggio piovoso, Nino decise di riordinare l'armadio delle scarpe. Gli capitarono per la mani le Geox, quelle usate a S. Erasmo, e notò che le suole erano stranamente rovinate.
"Amore, ma le hai messe su un campo di battaglia? Sono piene di terra rossa che non viene via."
Teresa si avvicinò con il cuore in gola. "Ah, sì, caro. Ho dovuto camminare molto, quella volta con Laura. Ci siamo perse in un sentiero."
Nino non era convinto. Prese il cellulare e scattò una foto alle suole segnate, con l'intenzione di cercare su Internet un prodotto per pulire il tipo di terreno.
In quel momento, Lui le inviò un messaggio: Mandami una foto dei tuoi piedi nudi, adesso. Devi dirmi che le tue Geox sono sporche perché le hai usate per fare il tuo dovere.
Teresa, sotto lo sguardo di Nino che armeggiava con il suo cellulare, andò in bagno, scattò la foto ai piedi laccati di smalto rosso e la inviò, scrivendo la frase esatta che Lui le aveva
dettato. Uscì dal bagno, e vide Nino che guardava il suo telefono con un'espressione confusa.
"Amore, guarda! La terra è simile a quella di quella gita che facemmo a S. Erasmo l'anno scorso... quella sopra Cesi, ti ricordi?" Nino le mostrò una vecchia foto.
"Sì, ma questa è molto più scura," mentì Teresa, sorridendo. Dentro di sé, la foto del marito confermava che le sue tracce a S. Erasmo non erano state cancellate
La Lettera di Dimissioni
L’ultimo ricatto di Lui segnò il punto di non ritorno. La pretesa era folle: una formale "lettera di dimissioni da moglie". Per Teresa, quella richiesta non era più una minaccia, ma il delirio di un uomo che sentiva di aver perso il controllo. Scrisse quelle righe con un distacco chirurgico, quasi divertita dall’idea di assecondare quel feticismo:
"Rassegno le mie dimissioni dal ruolo di moglie. Da questo momento mi riconosco solo come la tua puttana."
Firmò con un ghigno, piegò il foglio e lo spinse nella punta di una delle sue eleganti Geox nere. Sentire la carta scricchiolare sotto il cuoio fu come sigillare un contratto che non intendeva onorare. Quell'oppressione fu la molla che la spinse definitivamente tra le braccia di Marco, il suo giovane capo in Herbalife azienda con cui aveva iniziato a collaborare per cercare autonomia, un uomo dal fisico atletico e privo di complicazioni morali.
Il loro primo incontro nel B&B di Viterbo fu un’esplosione di vitalità. Non appena chiusero la porta, Teresa lo spinse contro il muro di pietra, sbottonando i pantaloni con mani voraci. Si inginocchiò sul pavimento freddo, prendendo in bocca il giovane cazzo con una perizia e una disinibizione che lasciarono Marco senza fiato; lo voleva tutto, voleva sentirlo fino in fondo alla gola per lavare via l'amaro di quella lettera.
Poi, sul letto, si concesse un sesso esplosivo. Primo lo obbligò a leccare ogni centimetro del suo corpo, la lingua di lui tra le dita dei piedi e nel culo erano una delizia, poi lo cavalcò con una disinvoltura assoluta, una vera amazzone per poi voltarsi e offrirgli il culo.
Quando Marco la penetrò, Teresa inarcò la schiena, godendo di quel dolore pieno che le strappava gemiti rauchi di piacere. Si fece prendere poi in fica con una foga che le fece pensare, “Sono una vera Milf adesso”, finendo l’amplesso con il seme di lui sparso sul seno. Seme che lei si spalmò sulla pelle come un unguento di vittoria. “Dicono faccia molto bene alla mia pelle”.
Marco era stordito. Ma non appagato. L'adrenalina proseguì alle Terme Masse di San Sisto. Nel vapore sulfureo della sera Teresa divenne una predatrice. Sotto l'acqua bollente, Marco immerse la testa, leccandole la fica con colpi di lingua frenetici mentre lei si offriva con le gambe spalancate al cielo.
Sentiva l'acqua calda accarezzare la sua fica mentre il cazzo membro di lui affondava i colpo. Un mix esaltente che la portò a orgasmi lunghi e scossi dai brividi. Uscirono dalla vasca calda per andare verso quella fredda a placare i bollori. Ma Teresa si accorse che erano soli tranne un vecchio guardone che osservava distratto.
L’occasione era troppo ghiotta per non soddisfare il suo inedito esibizionismo. Fermò Marco, si inginocchiò nel fango e avviò un ultimo profondo pompino. Leccava, gemeva, e strofinava la lingua sul cazzo del giovane con una sapienza da Dea. Inevitabile portarlo ad un nuovo orgasmo. Stavolta non perse una goccia del liquido caldo e bianco e ingoiò tutto il piacere del ragazzo con un sorriso di sfida rivolto al buio. “Mi fa bene alla pelle più di Herbalife” sentenziò beffarda.
Il rientro a casa fu il culmine del paradosso. Era tardissimo ma Nino l’aveva aspettate per cenare insieme. Teresa indossava le Geox nere. Sotto il tavolo, sentiva la lettera di dimissioni da moglie scricchiolare a ogni pressione del suo piede. Era una sensazione elettrica: a ogni parola noiosa del consorte, lei premeva il tallone sulla Geox, calpestando metaforicamente il suo amante ricattatore.
In un atto di audacia estrema, scattò una foto alla scarpa abbandonata sotto il tavolo e la inviò all'amante con un messaggio secco: "Sento le tue parole schiacciarsi sotto il mio peso. Ho ancora il sapore di Marco in bocca. Chi è la puttana adesso?". Poi, portò la mano del marito tra le proprie gambe sotto la tovaglia, guardandolo fisso negli occhi mentre lui arrossiva, spiazzato da tanta impudenza.
Trascinò Nino in camera da letto e lo usò per scaricare l'ultima ondata di adrenalina, guidandolo in una passione cruda che lui non aveva mai conosciuto, rivivendo mentalmente i flash dei morsi e del cazzo di Marco. Anche stavolta aveva vissuto il brivido di due uomini diversi nello stesso giorno, di due tipi diversi di sperma che si mescolavano nelle sue viscere .
La consacrazione finale avvenne durante la trasferta a Rimini.
Nella suite al decimo piano dell’Hotel sul mare, la perversione raggiunse il picco.
Teresa si fece scopare contro la vetrata che dava sul mare, godendo del proprio riflesso mentre Marco la penetrava nel culo con forza, le mani di lui che le stringevano i fianchi fino a lasciarle i lividi. Si fece penetrare in ogni dove, gridando la sua eccitazione contro il vetro freddo. Prima dell'alba, inviò un'ultima foto delle sue cosce bagnate di sudore e sperma e delle Geox sparse a terra all'amante, prima di bloccare definitivamente il suo numero.
Sapeva che, tornando a casa, avrebbe ripreso la maschera della moglie, ma sotto la pianta del piede non c'era più alcun foglio di carta. C’era solo il ricordo del piacere violento di Rimini e la certezza che la sua carne apparteneva ormai solo a se stessa.
Dall'Abisso del Cloud alla Rinascita nel Fango
Il sospetto, ormai, era un seme piantato nella mente di Nino, germogliato dalla foto delle suole sporche di terra rossa e dai continui ritardi di Teresa, da quel suo sguardo che sembrava sempre rivolto a un altrove inconfessabile. Non era gelosia, era la percezione del disordine in una vita meticolosa. Teresa aveva lasciato tracce. In parallelo, il ritorno dalla trasferta di Rimini aveva lasciato in lei una scia di euforia glaciale. Le minacce del suo vecchio amante ricattatore erano state sepolte sotto il peso delle sue Geox nere e il numero definitivamente bloccato. Tuttavia, la fame di trasgressione non si era placata; si era semplicemente evoluta in una forma più complessa e condivisa.
Un martedì sera, mentre Teresa era a una delle sue "lezioni di yoga" — che in realtà era un appuntamento segreto, una nuova furiosa scopata con Marco, un nuovo pompino, un nuovo fiotto di sperma sulla sua schiena dopo aver sentito il suo cazzo vibrarle nel culo — Nino decise di agire. Non cercò messaggi sul cellulare, ma si ricordò di un vecchio laptop che Teresa usava per le chat meno recenti. Lo accese. Ci volle poco a trovare il file "SKYPE 2013 E DINTORNI" salvato nel cloud, il log di centinaia di messaggi tra Teresa e l'uomo che chiamava "Lui". Nino lesse tutto: l'escalation, le istruzioni, il vestito da vera prostituta, la caccia al tesoro. Arrivò al giorno della gita. Nino: sei andata da sola? Teresa: ovvio. Nino: che scarpe avevi? Teresa: non lo ricordo. La menzogna era ovunque, ma bastò un altro click per trovare i dettagli su Sant'Erasmo, le Geox citate con una battuta sulla "suola che respira" sporca di fango, e soprattutto l’insulto supremo: “la mia zoccola”. Nino spense il laptop. Non provava rabbia, ma un freddo assoluto, come se il sangue gli si fosse congelato nelle vene. Aspettò.
Teresa rientrò molto dopo mezzanotte. Trovò Nino seduto in sala, sotto la luce cruda della lampadina al neon. Sul tavolo, aperto e minaccioso, non c'era il laptop, ma un paio di scarpe: le Geox nere, le stesse che avevano affrontato il terreno di Sant'Erasmo. Le sue complici. "La lezione di yoga era stancante?" le chiese Nino, la voce piatta. Teresa capì immediatamente. "Nino..." Lui non la lasciò finire. Mise una mano sulla scarpa. "Ho letto, Teresa. Ho letto ogni singola parola. Ho trovato il file nel Cloud. Ho letto di Sant'Erasmo, della macchina, delle Geox appoggiate sul tettino. Ho letto che gli dicevi che tuo marito era cornuto e che ti chiamava la sua zoccola. Ma leggiamolo insieme, questo capolavoro."
Nino aprì un foglio stampato e iniziò a leggere con voce monocorde, quasi liturgica: — "Ho ricevuto on line una continua richiesta da uno che mi prendeva molto a livello di testa ci sono pure uscita delle volte ma poi ho chiuso perché ho capito che era squallida come situazione. Anche se di reciproco scambio." Nino alzò lo sguardo su di lei: "Che vuol dire reciproco scambio? Tu te la senti di dirmi con chi esci? Chi vivi? No, mai lo fai. Io lavoro come uno scemo, se anche volessi non avrei nemmeno il tempo, mi spieghi che vuol dire reciproco scambio?"
Teresa non tentò di negare. Si tolse l'impermeabile, restando con quel vestito che dentro sentiva ancora pregno di pizzo e sudore. "Mi ha corteggiata in modo sempre più pressante," rispose citando a memoria le sue stesse difese di allora, "si è complimentato per il look dicendo che ero irresistibile." "E tu lo lasciavi fare!" urlò Nino. "Perché?" "Non so, ma la cosa mi piaceva," rispose lei con una sincerità brutale. "Mi ha aiutata a sbloccarmi. Non lo frequento più se vuoi saperlo, non siamo caratteri che vanno d'accordo." "Ma quante volte siete usciti? E soprattutto perché mi hai ingannato?" "Perché non ti sento! Il sentire non si spiega con le parole, tu sai cosa vuol dire perché mi inganni?"
Nino sbatté il pugno sul tavolo. "Sì e te lo ripeto: perché mi hai ingannato? Ci sei stata a letto?" "No," mentì Teresa per un istante, seguendo il log. "Ti ha baciato?" "Sì." "E tu pure?" "Sì." "Cosa avete fatto? Non ci credo che non ci sei stata a letto. Ti ha tolto lui le mutande o le hai tolte da sola?" Teresa fece un passo avanti, lo sguardo acceso da una sfida perversa. "Ovvio." "Che scarpe avevi?" sibilò lui, toccando la zeppa della Geox sul tavolo. "Non lo ricordo," rispose lei con un ghigno che era una confessione. Nino si alzò, tremante. "Ma certo solo che io ora sono qui tu sei lì e mi eccita questa cosa." Teresa lo incalzò, ormai senza più filtri: "Tra me e te, io voglio una vita reale."
Il silenzio in cucina si fece denso, non più di orrore, ma di una tensione inaudita. Nino fissava Teresa con un'ombra nuova negli occhi, qualcosa di scuro e avido. "Smettila di stringere quelle fottute scarpe," mormorò Nino, ma la sua voce era roca, tradiva il controllo. Teresa le posò sul tavolo. Le Geox giacevano tra loro come un feticcio. Nino si alzò lentamente, facendole il giro del tavolo. "Sei... sei la mia zoccola?" le chiese. Era la prima volta che usava quell'insulto, e sentiva il potere che sprigionava.
Teresa si lasciò andare, la testa reclinata all'indietro. "Sono la tua zoccola che ha usato le tue gite fuori porta a Sant'Erasmo per farsi scopare per bene. Se vuoi, lo sono." Nino sentì un calore montargli dal basso. La gelosia che eccita, l’essere cornuti, lo stava accendendo in modo terrificante. "Voglio i dettagli, Teresa. Voglio sentire l’odore delle scopate nella nostra auto, il fango sul tacco. Dimmi, cosa hai fatto esattamente con la bocca quando ti ha detto di inginocchiarti, là, a Sant'Erasmo?"
Teresa capì che il loro matrimonio era finito, ma che in quel momento ne stava nascendo uno nuovo, basato sulla perversione condivisa. "Mi ha detto di inginocchiarmi, e io l'ho fatto con le mie Geox piantate nel terreno," iniziò a raccontare, la voce che vibrava. "Ero bagnatissima. Mi sono abbassata, ho tirato giù la sua cerniera e ho iniziato ad obbedire. Pensavo ai cacciatori che potevano arrivare, pensavo che se mi avessero visto, avresti visto la tua brava moglie che fa un pompino all’aperto ad uno sconosciuto."
Nino chiuse gli occhi, la sua presa su Teresa si fece più forte. "Dimmi del tettino. Dimmi come ti ha scopato." "Eravamo dietro, ed ero nuda. Volevo che il mio corpo godesse tutto dalla testa ai piedi. Lui mi ha presa con forza e mi sono sentita la sua zoccola per davvero. Gli ho detto che tu eri un coglione, che eri a lavoro e che non avresti mai saputo nulla. Mentre mi penetrava, io sentivo la tela ruvida del tettino sotto i miei piedi nudi. Me li aveva leccati lungamente, erano sensibilissimi. Ho pensato: ecco, un segno del mio godimento rimarrà qui, un'impronta invisibile sul tettino dell'auto di famiglia, mentre le mie Geox sono lì, a testimoniare che ho camminato nel fango della trasgressione."
"Racconta ancora," ordinò Nino. "Viterbo. Rimini. Dimmi tutto." "A Viterbo, alle terme di San Sisto," continuò lei, "mi sono immersa nell'acqua bollente e sulfurea. Mi sono fatta leccare la fica davanti a tutti, nell'oscurità delle vasche. Mi sono sentita una cagna randagia, Nino. E poi mi ha girata, premendomi contro il travertino ruvido, e mi ha presa da dietro, analmente, mentre l'acqua termale ci schizzava addosso. Godevo sapendo che tu eri a casa a guardare la TV. E a Rimini... Rimini è stata la mia consacrazione. Nella suite al decimo piano, mi ha sbattuta contro il vetro freddo. Vedevo il mio riflesso mentre lui mi scavava dentro con una ferocia che tu non hai mai avuto. Calzavo solo le mie Geox nere, e le premevo contro il vetro per non cadere mentre lui mi veniva dentro, urlando quanto fossi una troia meravigliosa."
Il respiro di Nino era affannoso. "Infilati le scarpe. Adesso. E dimmi come si sente la suola che respira quando la tua bocca è impegnata a fare quei meravigliosi pompini." Teresa calzò le Geox. Il primo atto del loro nuovo matrimonio fu un pellegrinaggio al luogo del peccato. Nino pretese di tornare a Sant'Erasmo, sullo spiazzo sterrato sopra Cesi.
Era sera. Nino si sedette al volante, con il finestrino abbassato. "Ora," le ordinò, "muoviti come quel giorno. Dimmi cosa sentivi quando i tuoi piedi si puntellavano nel terreno, e dimmi ad alta voce l'insulto che ti faceva godere." Teresa si inginocchiò. Il rumore dei tacchi sulla ghiaia era amplificato. "Zoccola!" urlò al vento. "Metti i piedi nudi nel terreno Teresa! Fallo per me! E dimmi chi ti fa godere!" Teresa ubbidì, provando un brivido freddo. Sprofondò i piedi nudi per un attimo, poi si rialzò, sporca ed eccitata. "Mi fai godere tu, Nino. Ma la tua zoccola appartiene solo a sé stessa."
Vedere sua moglie, la madre dei suoi figli, trasfigurata in una delle pornostar che avevano rappresentato la sua educazione sessuale portò Nino a un orgasmo che non era solo fisico, ma mentale e visivo.
Un misto, in carne e ossa, di Serena Grandi, la signora della notte, di Selen, l’”artista” che gli spiegò il piacere del sesso con i piedi, di Jessica Rizzo, quella che scopava con altri davanti al marito e di Cicciolina che aveva il suo stesso sguardo e le sue stesse sopracciglia, una figura di peccato e di gioia, proprio nel luogo dove aveva consumato il tradimento più crudo.
Il cazzo gli espoldeva. E voleva la sua parte. Lì, nell'abitacolo che profumava di famiglia e di inganno, la passione esplose. Nino la spogliò ma le impose di tenere le Geox ai piedi. Voleva vedere quel contrasto: la pelle nuda e le scarpe "da brava moglie" che avevano calpestato il fango.
La penetrò con una foga e perizia che non aveva mai avuto, una ferocia che sembrava voler cancellare ogni altro uomo che l'avesse toccata, eppure nutrendosi del ricordo di ognuno di loro. Teresa alzò le gambe, piantando i tacchi delle Geox contro il tettino dell'auto, proprio come aveva fatto con l'amante. Sentiva le piante dei piedi premere contro la tela ruvida, mentre Nino le afferrava le natiche, spingendo fino in fondo. "Sì, Nino! Sono la tua zoccola!" urlava lei, mentre i vetri dell'auto si appannavano per il calore dei loro respiri. "Godevo a dirti che eri un cornuto! E godo ora perché lo sai!"
Ma l’esaltazione di Nino si spinse oltre, nutrendosi di quella perversione ritrovata. Con movimenti frenetici le sfilò le Geox e le tolse di dosso le autoreggenti nere, liberando le gambe nude. Iniziò a leccarle le piante dei piedi con una bramosia ossessiva, assaporando la pelle che era stata il fulcro del suo tradimento, per poi guidare i piedi di lei verso il proprio cazzo. Godette follemente nel farsi masturbare dalla pressione delle sue piante nude, in un gioco di sottomissione alla Dea e al tempo stesso di possesso che lo eccitava fino quasi a farlo impazzire.
Nino la girò a pecorina, premendole il viso contro il sedile. La penetrò in culo, proprio come aveva letto nei log di Rimini e della Rocca di Narni, sentendo il corpo di lei inarcarsi e i gemiti farsi urla di piacere. Era un possesso totale, mentale prima che fisico. Vedere la madre dei suoi figli trasformata in una pornostar nel fango di Sant'Erasmo lo portò a un orgasmo devastante.
Venne dentro di lei urlando, inondandola mentre le impronte delle Geox rimanevano impresse sul tettino come un sigillo del loro nuovo patto.
Rimasero lì, ansimanti nel buio. Teresa sentiva il seme di Nino mischiarsi a quello immaginario (e reale) dei suoi amanti. Era appagata, sporca e finalmente viva. "Ora il segreto è nostro," sussurrò Nino, accarezzandole il polpaccio vicino al bordo della scarpa. "E non finisce qui," rispose lei con un sorriso perverso.
Sapevano che la loro vita non sarebbe mai più stata la stessa. Il tradimento non aveva distrutto il matrimonio; lo aveva ricostruito su fondamenta di fango, autoreggenti e un desiderio torbido che solo loro potevano capire. La "suola che respira" delle Geox aveva finalmente trovato l'aria pesante e vera della loro inconfessabile libertà.
L'Intrusione dell’Antennista
Nino era ormai scivolato in un abisso dove la narrazione non bastava più: desiderava l'imminenza del pericolo, la prova fisica della propria capitolazione. L’occasione si presentò un sabato mattina, quando Andrea, un antennista giovane, dal fisico asciutto e i modi sbrigativi, arrivò per un lavoro sul tetto. Mentre il ragazzo armeggiava con i cavi, Nino tesseva la trama: ordinò a Teresa di vestirsi per uscire, apparentemente per una spesa lontana, imponendole però un dettaglio invisibile e bruciante. Sotto i jeans e la maglia comune, lei non doveva indossare nulla.
Al momento di uscire, Nino la fermò sul cancello. "Dimentichi qualcosa," sussurrò con voce rauca, trascinandola nel retro della casa, proprio dove Andrea poteva vederla dall'alto. Con un tono che non ammetteva repliche, le diede l’ordine finale: "Voglio che ti lasci toccare qui, a casa nostra, mentre io ascolto." Poi, fingendo di andarsene, gridò ad alta voce: "Vado io a fare la spesa, torno tra un’ora!"
Teresa rientrò in casa, il cuore che le martellava nel petto. Si sfilò i vestiti restando solo con una vestaglia di seta aperta e le sue Geox nere ai piedi. Posò il cellulare sul mobile del corridoio con la linea aperta: dall'altra parte, nel silenzio dell'auto parcheggiata poco lontano, Nino era in ascolto, pronto a diventare il voyeur della propria ossessione.
"Andrea, scusa... potresti scendere un attimo? Credo ci sia un problema con la presa in salotto," chiamò Teresa con voce suadente. Quando il ragazzo entrò, la trovò appoggiata allo stipite della porta, la seta che scivolava rivelando la nudità dei seni a ogni respiro. Teresa lo sedusse con una lentezza metodica: si avvicinò a lui chiedendogli di controllare un cavo dietro il divano e, mentre lui si chinava, lei gli sfiorò deliberatamente il collo con le dita, lasciando che la vestaglia si aprisse del tutto. Andrea restò impietrito, travolto dall'odore del profumo di lei e dalla sfrontatezza di quel corpo offerto.
Senza dire una parola, Teresa gli prese la mano e se la portò tra le gambe, bagnatissima, facendogli sentire quanto lo desiderasse. Poi, con un movimento fluido, si sciolse del tutto dalla seta, restando nuda se non per le scarpe, e si mise a carponi sul divano di pelle. "Prendimi, Andrea. Adesso," ordinò.
Il ragazzo, sopraffatto dalla foga della giovinezza, non se lo fece ripetere. La penetrò con una forza cruda, quasi selvatica, mentre Teresa, con lo sguardo fisso verso il cellulare in corridoio, iniziò la sua liturgia. "Senti, Nino? Senti come Andrea mi sta scavando dentro?" ansimava, descrivendo ogni spinta, il calore della pelle di lui contro i suoi glutei, il rumore ritmico dei colpi che la facevano sussultare sul divano.
A ogni affondo, Teresa premeva le punte delle Geox contro i cuscini per darsi slancio, godendo della sensazione di essere posseduta da uno sconosciuto mentre il marito beveva ogni suo gemito attraverso lo schermo. "È così giovane, Nino... mi sta prendendo con una forza incredibile, sento il suo seme che sta per arrivare..." Dall'altro capo del telefono, il respiro strozzato di Nino era il segnale del suo definitivo crollo.
Andrea, ignaro di essere solo l'attore di un dramma privato, finì dentro di lei con un grido soffocato. Teresa rimase lì, ansimante, sacerdotessa di un piacere che non apparteneva più solo a lei. Nino, il suo guardone, la ascoltava in un estasi di dolore e desiderio: il loro matrimonio aveva trovato la sua nuova, definitiva e perversa ragione d'essere con quelle Geox
Le Nuove Geox per il Prossimo Amante
Il gioco nel frattempo si era evoluto, talmente evoluto, da contemplare la possibilità di un nuovo amante. Una dolce minaccia, costante, che Teresa attivava e che nutriva l'eccitazione di Nino.
Per questo motivo Nino aveva comprato ad Teresa un nuovo paio di Geox, con tacchi vertiginosi e di un rosso lacca, un modello che Teresa non avrebbe mai scelto. Le aveva incartate e gliele aveva consegnate con una nota: Per l'appuntamento con il prossimo.
Teresa capì. Nino la stava spingendo a cercare un nuovo amante per eccitarsi, per poter ascoltare nuovi dettagli e provare dal vivo l'eccitazione del tradimento.
Una sera, Nino la condusse in un bar elegante di Perugia. Le aveva chiesto di vestire con un abito succinto e le nuove Geox rosse. Si sedettero a due tavoli diversi.
"Voglio che tu seduca un uomo, Teresa. Parla con lui, sorridi. E pensa al fatto che presto potresti essere a S. Erasmo con lui, con quelle Geox rosse che io ti ho comprato, e raccontamelo dopo."
Teresa, spinta dal desiderio di compiacere, iniziò a flirtare con un uomo africano molto elegante seduto al bancone. L'uomo era affascinato. In pochi minuti, l'uomo aveva lasciato un biglietto a Teresa.
Teresa tornò al tavolo di Nino, il cuore in gola. "Mi ha dato il suo numero," disse, tremando.
Nino non toccò il biglietto. Si limitò a toccare la punta delle Geox rosse. "Quindi, la mia
zoccola avrà un nuovo amante per le sue scarpe nuove. E quando sarete nella sua macchina,
penserai a me, e al fatto che sei qui, adesso, a raccontarmi quanto ti fa impazzire farti possedere da uno che io ho scelto per te."
Nino si alzò. "Ora vai. E non tornare finché non avrai un'altra storia da mettere nelle tue
Geox."
Teresa uscì dal bar, le Geox rosse che battevano sul marciapiede, un suono che non era più un semplice rumore, ma l'eco del suo potere, il rumore del piacere di Nino nel vederla
destinata a possedere e ad essere posseduta, con il marito come regista e primo spettatore.
L'Alleanza Nascosta
Pietro, il collega di Nino, era l'oggetto della loro prossima messa in scena. Nino lo aveva invitato per un aperitivo in un locale semi-isolato fuori città. L'obiettivo non era un tradimento fisico completo, ma il culmine della seduzione davanti agli occhi del marito.
Teresa, obbedendo, indossò l'abito più castigato che aveva: un vestito a fiori primaverile. Ai piedi, però, sfoggiava le nuove Geox rosse, il feticcio del "prossimo amante".
Dialogo in auto (prima dell'incontro):
Teresa (nervosa): "Sei sicuro di volerlo fare? Pietro è... innocuo. E se capisce? E se prova a portarmi via?"
Nino (guidando, con un tono calmo e basso): "Sei la mia zoccola, Teresa. Non di un altro. Ma la tua eccitazione sta nel rischio, no? Nel sapere che potresti. Le Geox rosse sono un segnale, una promessa. Lui le vedrà e penserà che sei una brava moglie a cui piacciono le scarpe comode. Io so che sono il tuo lasciapassare per la trasgressione. E tu lo sai."
Teresa: "E cosa devo fare esattamente? Vuoi che io gli parli di... S. Erasmo?"
Nino: "Voglio che flirti come se tu fossi a un passo dal dirgli di venire con te. Voglio che lui guardi quelle scarpe e pensi 'una brava moglie', mentre tu gli sussurri una bugia che è verità. E voglio sedermi e guardarti. Mi eccito Teresa. Mi eccito all’idea".
Arrivarono al locale. Pietro era già seduto. Nino scelse un tavolo angolare, appartato, da cui poteva osservare Teresa e Pietro seduti al bancone del bar.
Teresa si avvicinò a Pietro, ordinando uno spritz. Le Geox rosse, con il loro tacco slanciato, attirarono subito l'attenzione dell’uomo.
Pietro: "Belle scarpe, Teresa. Non sapevo ti piacessero i tacchi rossi. Sei molto elegante."
Teresa (con un sorriso malizioso): "Nino me le ha regalate. Dice che sono perfette per 'camminare su terreni scoscesi'. Tu che ne pensi?"
Pietro (confuso): "Terreni scoscesi? Beh, se sono Geox, saranno comode in ogni caso. Mia moglie non esce senza. Sono la suola che respira, no?"
Teresa (avvicinandosi, abbassando la voce): "Sì, respirano. Ma a volte, la suola deve assorbire anche un po' di fango. Sai, quando sei in un posto isolato, magari in macchina, e il terreno è un po' bagnato."
Pietro era ora visibilmente a disagio, ma affascinato. Non capiva il riferimento, ma il tono di Teresa era inequivocabile.
Pietro: "Sei stata in gita da sola?"
Teresa: "Ero a S. Erasmo. Un posto bellissimo. Molto tranquillo. Troppo tranquillo, a volte. Sai, la quiete è spesso un ottimo nascondiglio per... le avventure. Le scarpe, quel giorno, erano nere. Erano piene di terra rossa. Le stesse che uso per le gite in famiglia. Immagina il contrasto: il vestito della brava moglie, e il fango di un atto segreto sulle suole"
Pietro, ormai rosso in volto, si guardò intorno. Non sapeva come interpretare la confessione. Pietro: "Teresa, non capisco. Stai... scherzando?"
Teresa (la sua voce si fa più sensuale, i suoi occhi brillano di eccitazione): "No, Pietro. Ti sto solo dicendo che l'aria a S. Erasmo è ottima, come dicevo a mio marito. Ma la cosa migliore che ti può capitare in un posto così isolato è... di obbedire. Di essere il gioco di qualcuno che ti fa sentire viva. E credimi, le Geox ti danno la stabilità per farlo, anche se sei inginocchiata, sporca, e a un passo dall'essere scoperta."
Pietro si alzò di scatto aveva il cazzo in fiamme ma non sapeva come agire. "Devo andare, Teresa. Ho un impegno..altrimenti finisce che scopiamo in bagno."
Nino, che aveva visto la reazione, si avvicinò sorridendo.
Nino (a Pietro, porgendogli la mano): "È stato un piacere. Spero che Teresa non ti abbia annoiato con i suoi racconti di gite fuori porta. A volte si fissa con i dettagli, tipo il fango, la terra, la suola delle sue scarpe..."
Pietro (balbettando): "No, no, affatto. Molto... interessante.". Se ne andò in fretta. Nino si voltò verso Teresa. I suoi occhi erano accesi.
Nino: "Perfetto, Teresa. Hai seminato il dubbio, hai usato le Geox come un simbolo e ti sei confessata senza che lui capisse. Il tuo potere è cresciuto. Adesso, vai da lui in bagno, sicuramente ti sta aspettando."
Era così. Teresa entrò nel bagno e pochi secondi dopo sentì la porta aprirsi. Era Pietro. L’uomo chiuse la porta a chiave. Sembra una scena già vista nella Signora della Notte e in Cosi fan tutte. E Nino non voleva perderla.
L'aria si fece immediatamente satura di un desiderio frenetico e proibito. Pietro la prese per mano, e con un'urgenza che non ammetteva discussioni. "Basta con i nascondigli," ansimò, la sua voce rauca e calda contro il suo orecchio. "Adesso scopiamo" Teresa non disse una parola; i suoi occhi risposero per lei con una fiamma di assenso folle.
La passione non diede spazio alla tenerezza. Pietro la spinse contro il lavandino in porcellana fredda, le sollevò la gonna con un gesto sbrigativo le sfilò le mutandine e la fece piegare in avanti.
Trovò l'ingresso del culo, e con uno sputo di saliva, si preparò. La penetrazione fu rapida, un affondo deciso che le strappò un gemito acuto. Non era dolore, ma una resa eccitata al piacere proibito del sesso anale. Il ritmo divenne subito implacabile, crudo, i loro corpi che sbattevano contro le piastrelle del muro in un tonfo ritmico e umido.
Teresa sentì il suo corpo tradirla, inarcandosi in un ritmo implorante che chiedeva di più.
Quando il respiro di Teresa divenne un sospiro disperato, Pietro la tirò su e la fece girare. Senza staccarsi, trovò subito la fica, bagnata e pulsante, e affondò in lei con una rinnovata irruenza.
Il passaggio dal piacere stretto e proibito del culo alla sensazione familiare ma ora profanata della vagina le fece perdere ogni controllo. Teresa si aggrappò al collo di Pietro, i loro fianchi si scontrarono con brutalità, un rumore umido e schioccante che riempiva lo spazio ristretto.
I loro corpi erano sudati, i respiri affannosi si mescolavano. Quando non poté più sopportare il ritmo, Pietro la fece inginocchiare. Teresa prese il suo cazzo turgido con le mani, e iniziò a succhiare con una bocca vorace, golosa e inaudita.
Il piacere si fece presto troppo intenso, una scarica elettrica che le fece perdere il controllo. L'orgasmo la travolse in un grido strozzato e liberatorio. Un istante dopo, anche Pietro raggiunse il culmine, spingendo la sua testa via con un gemito gutturale.
Nell'ombra, nel bagno padronale adiacente, Nino, aveva assistito a ogni cosa. Separato solo da un sottile strato di cartongesso, favorito da un riflesso strategico nello specchio inclinato, vedeva e sentiva tutto: il slap ripetuto dell'atto anale, il rumore intenso della scopata, e il grido di piacere di lei durante il sesso orale.
La vista della moglie posseduta e il coro della loro lussuria innescarono in lui un eccitazione perversa e irrefrenabile. Intrappolato in quella sinfonia proibita, Nino estrasse il membro e prese a masturbarsi freneticamente, il suo piacere che esplose in un sussurro caldo proprio nello stesso momento in cui i due amanti raggiungevano l'orgasmo.
Pietro si rivestì soddisfatto, quasi di corsa e scappò via. Teresa senza rimettersi le mutande si avvicinò a Nino che l’aspettava nel pianerottolo del bagno e disse: "Dove andiamo?"
Nino: "A casa. È ora che le Geox rosse, quelle che ti ho regalato, vengano ripagate. Ma non voglio sentire la suola che respira. Voglio sentire la tua bocca che lecca il mio cazzo, mentre tu mi racconti cosa hai provato a fare quelle cose. Sei venuta? Ti sei eccitata all'idea di scopare con lui mentre io ero dietro l'angolo? Ti eccita l'idea di essere mia, solo mia, in modo così contorto e perverso?"
Teresa, il cuore che batteva all'impazzata, si limitò a sorridere e a seguire il marito. Il gioco era sempre più torbido, ma lei non si era mai sentita così desiderata e viva.
Appartati
Teresa e Nino lasciarono il bagno con una compostezza esteriore che sembrava impossibile, ma che era ormai la loro nuova normalità: una maschera di indifferenza sopra un abisso di segreti condivisi.
Pochi minuti dopo, erano in macchina, lottando contro il traffico lento e metallico della tangenziale. Il silenzio tra loro non era imbarazzato, ma saturo, pesante, vibrante di ciò che era appena accaduto.
Teresa fissava le luci rosse dei freni davanti a sé, ma la sua mente era un vortice: il piacere crudo e la tripla trasgressione con Pietro – il culo stretto, la fica aperta, l'orgasmo in bocca – si mescolavano senza soluzione di continuità ai ricordi brucianti della sua prima trasgressione, la scopata di Sant'Erasmo.
La sensazione di essere stata vista e sentita da Nino durante l'intera, completa sequenza, unita a quella ondata di ricordi, innescò un'eccitazione indomabile.
Si voltò verso il marito, il suo viso illuminato dal bagliore arancione dei lampioni, gli occhi scuri e ardenti. "Amore," sussurrò, la voce un filo di desiderio. "Non ce la faccio. Sono troppo eccitata.
Le immagini di tutte e tre le cose... il fatto che tu fossi lì... e i ricordi di Sant'Erasmo. Mi stanno bruciando dentro. Devo masturbarmi... Ti prego, trova un posto. Qualunque posto dove posso fermarmi per un minuto." Nino non mostrò sorpresa, solo un lampo di perversa complicità negli occhi. Con un sorriso sottile, diede un colpo di clacson e sterzò bruscamente, uscendo dal flusso.
Guidò per un paio di minuti, addentrandosi in una zona industriale buia e silenziosa. Trovò un piccolo parcheggio di ghiaia dietro un vecchio capannone dismesso, lontano da sguardi indiscreti. Spense il motore. "Fai pure," le disse, la sua voce bassa, a malapena un sussurro, ma piena di incoraggiamento.
Teresa si spostò immediatamente sul sedile passeggero. La fretta e l'urgenza erano totali. Si sfilò rapidamente le mutandine, lasciandole cadere sulla moquette dell'auto, e aprì le gambe. Il vento freddo che filtrava appena dal finestrino le accarezzò la pelle, amplificando il brivido.
Senza esitare, portò le dita alla sua fica gonfia e pulsante, già bagnata da un desiderio irrefrenabile. Chiuse gli occhi, ma non per escludere il mondo, bensì per concentrarsi sulle sensazioni.
Evocò il ricordo del cazzo di Pietro che la penetrava con irruenza – prima in culo e poi in fica – e sentì un'ondata di calore travolgente. Le sue dita si mossero con ritmo crescente, una pressione che era esattamente quella che il suo corpo implorava. Iniziò a gemere, un suono basso e gutturale, quasi un mugolio, che riempiva l'abitacolo. I suoi fianchi si sollevarono dal sedile, il capo rovesciato all'indietro.
Nino la guardava, immobile, le mani ancora sul volante, la sua eccitazione che cresceva di pari passo con quella della moglie. Teresa si aggrappò al poggiatesta. Quando il piacere si fece acuto e insopportabile, il suo corpo venne scosso da un breve ma violento orgasmo, e le sue Geox nere con il tacco, appoggiate sul cruscotto, batterono ritmicamente sul vetro in un ticchettio disperato e frettoloso. Si lasciò cadere sul sedile, ansimando, il suo corpo ora tremante e molle.
L'eccitazione era stata placata, ma il desiderio, alimentato da quel segreto in macchina, era destinato a tornare.
La Suola che Non Respira
Tornati a casa, Teresa e Nino si diressero immediatamente in camera da letto. Nino aveva rimosso ogni traccia di civiltà, la sua mente era ossessionata dall'immagine di Teresa che, con quelle scarpe, confessava velatamente il suo tradimento a Pietro.
Nino chiuse a chiave la porta, con un gesto secco che sottolineò il passaggio dal mondo esterno al loro sancta sanctorum perverso.
Nino (con un tono di comando rauco): "Non le togliere. Le Geox rosse restano. Sono il tuo feticcio, il mio trofeo, la prova che non sono più un cornuto noioso, ma l'unico uomo che ti possiede veramente."
Teresa, con le Geox rosse ai piedi, si sentiva improvvisamente alta e dominante, anche se era completamente in balia della volontà del marito.
Teresa (la sua voce è un sussurro eccitato): "Le ho usate per sedurre Pietro, come mi avevi chiesto. Le ho usate per confessare, in un codice che solo noi capiamo, il fango di S. Erasmo. Adesso sono calde, sono stanche..."
Nino: "Voglio che siano sporche, Teresa. Non di fango, ma di qualcosa di più nostro. Volevi che venissi subito, l'altra volta, con il cazzo del tuo amante nella testa. Adesso voglio che tu venga con il mio, mentre senti il tacco di quelle Geox che ho scelto per te.
Nino la spinse sul letto. Non si tolse i vestiti. Voleva l'immediatezza, la trasgressione del vestito, del ruolo che non doveva cadere. Le sollevò il vestito, lasciandola completamente nuda sotto, ma con le scarpe ai piedi.
Si mise tra le sue gambe e iniziò a leccarla, proprio come piace a lei. Ma stavolta il suo gesto era più violento, più possessivo.
Nino (mentre lecca): "Pensa a Pietro, Teresa. Pensa a come le Geox rosse l'hanno confuso. Lui pensava a una donna comoda. Io so che sei una zoccola che ha la suola piena di peccato. E pensa a S. Erasmo. Pensa al tuo culo che ha preso il cazzo di altri uomini, un cazzo che io ho scelto per te, e che tu hai usato per liberare me. È questo il tuo cazzo, Teresa? Vuoi essere ancora mia?”.
Teresa gemeva, il piacere amplificato dall'erotismo. Il suo climax era sempre più vicino. Le
Geox rosse, con il loro tacco, premevano sulle lenzuola, simbolo di una stabilità che era solo una maschera.
Teresa (con un gemito strozzato): "Non respirano! Le Geox non respirano! Sei tu che mi togli il fiato, Nino. Sei tu la mia trasgressione! Adesso, scopami. Scopami con la forza che quel cazzo non ha mai avuto!"
Nino salì su di lei, si tolse solo i pantaloni e la penetrò con foga, guardandole solo i piedi.
La vista del tacco rosso che si alzava e abbassava al ritmo della penetrazione era il suo culmine. Era il simbolo del suo piacere: Teresa poteva andare con chiunque, ma amava lui anche grazie al feticcio che lui stesso le aveva imposto.
Quando entrambi vennero, un silenzio denso calò nella stanza. Teresa era esausta, le Geox rosse, macchiate e graffiate dal momento, erano la prova tangibile della loro passione.
Nino (riprendendo fiato, accarezzandole il polpaccio e il tacco): "Sei la mia zoccola. Nessun altro sa come usi le tue scarpe per camminare sulla linea del proibito. Nessun altro può capire. È il nostro segreto, il nostro amore... le Geox."
La Nuova Impronta
Il nuovo atto di Teresa, prima che il racconto si sviluppasse in un circolo vizioso di piacere, fu un regalo per Nino. Una sera, tornati da una festa dove Teresa aveva flirtato apertamente con un cameriere rumeno Teresa aspettò che tutti dormissero.
Prese le sue Geox rosse fiammanti, quelle comprate da Nino per l'amante futuro, andò nel giardino sul retro, dove il cemento era ancora fresco per un lavoro che Nino aveva fatto.
Si tolse le scarpe, e con un gesto calcolato, premette la suola di una Geox nel cemento umido, lasciando un'impronta perfetta della scarpa. Poi scrisse al ragazzo di colore da cui aveva avuto il numero e gli disse di raggiungerla in fretta.
Era notte, era umido, ma la cosa più umida di tutte era la sua fica che aveva bisogno di un ultimo cazzo da usare. Ahmed, così si chiamava, arrivò da Spello in mezz’ora ma era pronto e rodato. La baciò con forza, la fece inginocchiare nel cemento in modo da lasciare una seconda impronta, e gli mise il cazzo in bocca.
Era enorme, lo stereotipo, era proprio vero. Teresa leccò con avidità la cappella e le palle
dell’uomo. Ma non lo fece venire. Quel cazzo nero doveva entrare in tutti i suoi buchi, fino alle viscere. Sarebbe stato l’ultimo extraconiugale.
Ahmed la prese prima a pecorina. Il suo cazzo, di dimensioni imponenti, spalancò il culo di Teresa con una facilità disarmante, mentre lei affondava le mani e le ginocchia nella malta umida.
Sentiva quel cazzo nero spingerla oltre ogni limite, un riempimento totale che le faceva inarcare la schiena in spasmi incontrollabili. Quando lui venne dentro il suo culo, lo sperma fu così abbondante da colare fuori, mischiandosi al cemento.
Ma non era finita.
Ahmed la girò sulla schiena, premendola nel terreno bagnato. Senza perdere l'erezione, passò dal culo alla fica. L'ingresso nella sua vagina, già lubrificata e gonfia, fu osceno e rumoroso.
Lo sciabordio dei liquidi, il rumore della pelle nera contro quella bianca, i gemiti strozzati di Teresa mentre veniva scopata. Teresa avvolse le gambe attorno alla vita di lui, sentendo ogni centimetro di quel cazzo esplorare le sue profondità, godendo della frizione grezza e della sensazione di essere totalmente aperta.
Venne con urla soffocate, sentendo il seme caldo inondarle l'utero, mentre il cemento sotto di lei registrava per sempre la forma del suo corpo in estasi e dei piedi di lui che spingevano per possederla
Il mattino dopo, Nino trovò le quattro impronte indurite ed ebbe un’erezione potentissima. Non disse nulla. La guardò, la toccò. Le suole, le mani, i piedi, le ginocchia, quei solchi, la stessa tecnologia "che respira" usata per le gite in famiglia, erano ora il marchio del loro gioco segreto cementato nella loro stessa casa.
Teresa era in cucina, intenta a preparare il caffè. "Ti piace la nuova pavimentazione del giardino?"
Nino le si avvicinò, un sorriso feroce gli increspò le labbra. "È un capolavoro. Una vera e propria mappa del tesoro. Il tuo tesoro".
Teresa: "Un tesoro... esotico," sussurrò lei, alludendo all'amante africano della notte.
Nino: "E le Geox rosse? Non le hai messe nel cemento, eh? Hai preferito lasciare la tua impronta da zoccola nuda, per far capire a chi guarda che in quel momento non eri la brava moglie, ma un corpo da Dea, e che le tue scarpe, in quel momento, non servivano".
Teresa: "Le Geox rosse sono pronte per il prossimo passo, Nino. Sono la promessa.
L'impronta nel cemento è la prova che la promessa è già stata mantenuta. È lì, per sempre. Come il fango a S. Erasmo"
Nino: “Hai goduto tanto, eravate uno spettacolo”.
Teresa: “Ci hai visto? E perché non ti sei unito? Uno in fica e uno in culo sono il mio prossimo obiettivo. Sempre con le Geox rosse ovviamente”.
La Soddisfazione della Trasgressione
Dopo la nuova confessione Teresa e Nino sedettero in silenzio in veranda, al sole del mattino.
Nino guardava quelle impronte indurite con il cazzo duro nei pantaloni. Vedeva i solchi delle ginocchia, la forma della schiena inarcata, e immaginava gli schizzi di sperma e i fluidi che avevano bagnato quella terra.
Le impronte della scopata con Ahmed era ormai parte della casa. "Sei soddisfatta, Amore mio?" chiese Nino, il tono non più giudicante, ma complice.
Teresa sorrise, un sorriso che un tempo era assente. "Tu mi avevi spenta. Loro mi hanno riaccesa. Tu mi hai dato le regole, e io le ho infrante, e tu mi hai amato di più per averlo fatto. Ora, il tradimento è il nostro segreto. Io sono la tua zoccola che va in giro con le Geox e tu sei il mio marito cornuto che ne gode."
Nino prese la sua mano e la baciò. "Non sono più cornuto. Sono l’uomo che guarda. Tu non sei stata posseduta. Sei stata liberata, Teresa, e hai liberato me. La nostra vita non è più noiosa, non è più quella lista della spesa. È un gioco costante, una vertigine che ci tiene svegli. Ed eccitati"
Teresa sentì una pace perversa. Il tradimento aveva fallito nel distruggere il loro matrimonio, e invece, lo aveva ricostruito su fondamenta di desiderio torbido e Passione condivisa.
"E Sant'Erasmo e la Rocca di Narni?" chiese Teresa. "Saranno la nostra fortezze," rispose Nino. "È il luogo dove le tue Geox hanno calpestato il passato per costruire il nostro futuro." E così, Teresa e Nino trovarono la loro felicità, forse contorta, di certo vera, reale e tangibile
Non in un amore tranquillo, ma nel brivido costante della trasgressione, un segreto marcato indelebilmente, come il fango secco nelle suole che "respirano" di una scarpa Geox. L'unica vera testimone della loro inconfessabile e mutua soddisfazione
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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