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tradimenti

PG Trasporti: 2 - occasioni commerciali


di Sam7704
10.03.2026    |    1.177    |    1 9.6
"Invidio chi passerà le serate con te in quest'angolo di paradiso" "Eh, caro mio..."
Come dicevo, Pigi e io per un certo periodo siamo stati in profonda confidenza.
Solo ora mi accorgo che non mi sono presentato, il che è davvero disdicevole, per un personaggio narrante.
Io sono Gianluca. Per ora, semplicemente Gianluca. Ma in questa lunga e articolata storia, ho anche io la mia parte di protagonismo, per quanto a posteriori posso dire che ne avrei fatto volentieri a meno.
Ma questa è una storia che verrà dopo.
Dicevo! Pigi continuava la sua vita al volante e in palestra. Si sa che il volantone, a lungo andare, ti distrugge la schiena e ti fa lievitare l'addome. Pigi non lo accettava, e appena possibile passava serate intere a spingere pesi in palestra, ambiente in cui pasturava abilmente e con discreto successo.
La sua audacia lo aveva portato, qualche volta, a provocare situazioni imbarazzanti, in cui mogli integerrime denunciavano i suoi approcci ai propri gelosi mariti. Altre volte invece non denunciavano proprio nulla, in quanto preferivano subire l'irriverenza di quel ragazzone dalle qualità fin troppo esplicite.

Rivide Anna nel pieno dell'estate, verso fine luglio. Quando le fabbriche si preparano al fermo macchine per le revisioni di agosto.
Un ultimo trasporto, molto veloce, che però ebbe per lui degli importanti risvolti a lungo termine. Anna, infatti, sinceramente pentita per lo scivolone di qualche mese prima, cercava di reimpostare quella relazione su di un piano di simpatia e cordialità, nonché di una buona dose di distacco.
Parlando del più e del meno, Pigi si sentì presto invogliato ad aprirsi su quelli che erano i suoi progetti di lungo termine. Progetti per i quali risparmiava ogni singolo centesimo, come un novello Mazzarò, uscito direttamente dal racconto di Verga. Anche se la verga tra loro sottintesa nulla avesse a che fare con l'eccelso autore.

"Vorrei fare il salto, Anna. Vorrei raggiungere un livello sufficiente per chiudere contratti direttamente con le committenti finali. Oggi, tolte le spese, la TRANSNAZ mi lascia giusto due spicci per vivere. Io invece vorrei realizzare qualcosa di grande, in cui anche altre persone possano lavorare avendo una speranza, e non solo la disperazione di una condanna a vita"

"Accidenti. A vederti con quell'aspetto così ... minaccioso ... non si direbbe che tu sia una persona così profonda. E come conteresti di impostare questa attività, se oggi di colpo avessi dei soldi per poterlo fare?"

"Beh, vedi? Avendo i mezzi di trasporto, ad esempio, potrei propormi anche come trasportatore per traslochi. Oppure per quei lavori di riparazione che oggi quasi nessuno sa più fare, come riaggiustare un bagno, trasportare un elettrodomestico presso la riparazione, ripitturare una stanza. Cose così"

"Ma lo sai che oltre ad essere un bel piano, è anche qualcosa su cui potrei darti almeno una mano iniziale?"

"Che intendi dire, Anna?"

"Intendo che, innanzitutto l'amministrazione dei fornitori è qualcosa di cui ho io la responsabilità. E se vuoi iniziare ad affrancarti dalla TRANSNAZ, potresti iniziare con noi!"

Di colpo gli occhi di Pigi si illuminarono, e fece per avvicinarsi per un gesto di affetto. Ma la reazione di Anna non lasciò spazio a fraintendimenti: "Dai, non c'è bisogno che mi abbracci. È sufficiente un grazie, e la promessa che saprai meritarti questa offerta"

"Certo, Anna. Senz'altro"

Quella voce ruvida, da maschio selvatico, ma parimenti un po' impacciata la faceva sorridere. E in parte le creava soddisfazione.
Pigi era sopreso da questa donna che, dopo l'avventura di pochi mesi prima, era adesso così rigida nell'imporre le sue regole,

"Poi dimmi, Pigi. Ma questi lavori ulteriori di cui parli, chi li farebbe?"

"Beh, inizialmente io"

"Benissimo! Allora potresti già iniziare, sai? Te ne intendi di impianti elettrici?"

"Certamente!"

"Bene. Allora mettiamoci al lavoro. Adesso ti inserisco a libro fornitori, e ti do un calendario di consegne da eseguire a partire dall'ultima settimana di agosto, fino a inizio novembre. Poi, a pomeriggio mi raggiungerai a casa. Ti presenterò a mio marito e successivamente ti illustrerò il lavoro che ho in mente"

"Accidenti!" pensò Pigi tra sé. "La festa è finita. Però mi cambia la vita"

Volumi di carico e retribuzione erano esattamente ciò di cui Pigi aveva bisogno. E il tutto si era verificato grazie ad una donna di cuore.
Non la giudicava per quel che c'era stato tra loro. Anzi, si riteneva fortunato. Si era reso conto di essere di fronte ad una donna di classe sublime. Nulla a che vedere con le frequentatrici della palestra.
Alle 5 del pomeriggio, con il sole ancora ferocemente caldo, si presentò all'indirizzo di Anna. Inizialmente pensò di essersi sbagliato: più che una casa, sembrava un parco. In lontananza si intravedeva addirittura un campo da golf. Impiegò 5 minuti buoni per percorrere il vialetto di ingresso, tanto era lontana la villa padronale, da non confondere con la dépendance che, da sola, poteva tranquillamente essere una splendida villa che una famiglia normale avrebbe acquistato con anticipo genitoriale e mutuo di 30 anni.

"Vieni Pigi. Filippo! Ci sei? Scusami sai Pigi, sono tornata pochi minuti prima di te e ho fatto giusto in tempo a darmi una sciacquata e cambiarmi. Filippo?!?"

Ma di Filippo, nemmeno l'ombra. Non appena realizzato di essere sola con Pigi, il cellulare annunciò un massaggio. Un vocale di Filippo, con la sua tipica prosodia cantilenante, infarcita di erre mosce: "Perdonami cara, ma oggi mi intrattengo in policlinico per un seminario a margine di una presentazione. I ragazzi sono a Ladispoli, dai Conti Maniscalchi. Sarà mia cura rientrare il prima possibile"

"Pare che dovremo rimandare le presentazioni" chiosò Pigi, con quella sua voce ruvida che, nonostante l'ostentata indifferenza, aveva su di lei un effetto dirompente.

"Già! Pare di sì. Tanto per cambiare, direi"

Anna gli stava offrendo di cambiare vita. In cambio, gli aveva chiesto di rimanere distante. Ma in quel momento, Pigi sapeva che certe regole non sono mai scritte sulla pietra.

"Bene. Vuoi mostrarmi il lavoro che hai detto di avere per me?"

"Certo, sì. Buona idea"

Come la prima volta, Anna faceva strada, e lui seguiva a pochi passi di distanza. Anna sarebbe stata splendida anche con un sacco di iuta. Ma quel vestitino estivo a mezza coscia, che cresceva accarezzando la vita per poi abbracciare i suoi generosi seni, disperatamente celati da una regione di stoffa un po' più spessa e opaca, in modo da consentirle di evitare il reggiseno, non faceva che alimentare fantasie sempre più bollenti.

"Ecco! Qui vorrei un'isola illuminata a LED. Riesci a immaginarla? Mi piacerebbe avere un effetto -cielo stellato-, in modo da rendere particolari le serate all'aperto. Inoltre vorrei poterlo chiudere nelle stagioni fredde, ma dimmi se tu sei in grado"

Pigi volgeva lo sguardo con apparente interessamento, dando ad intendere di essere assorto in calcoli e valutazioni. Nel frattempo guadagnava qualche passo verso di lei.

"Splendida idea. Invidio chi passerà le serate con te in quest'angolo di paradiso"

"Eh, caro mio. Quei tempi sono finiti. Credo che sarà più per i ragazzi che per me"

Non aspettava altro: quel momento in cui chiedeva attenzioni. "Credo che nessuno, sano di mente, si farebbe scappare l'occasione di passare del tempo qui con te"

"Non ci provare" rispose lei con un sorriso, nello stesso istante in cui Pigi le piantò gli occhi negli occhi. In quel momento, nella mente di Anna vi fu una breve battaglia, durante la quale un piccolo e dispettoso demonio fece carta straccia di un altrettanto piccolo angioletto pieno di morale, ma privo di argomenti convincenti.
La mano forte e callosa di lui circondò l'esile ed elegante collo, tirandola a sé per impadronirsi della sua bocca, mentre l'altra mano scopriva finalmente quello splendido seno, troppo bello e desiderabile per rimanere celato ancora a lungo.
Anna opponeva una debole resistenza. Apparentemente per il solo piccante piacere di sentirsi costretta dalla passione volitiva di quel gran pezzo di maschio, le cui nascoste doti costituivano per lei una tentazione troppo forte per essere respinta ancora a lungo.

"No! Qui ci sono le telecamere. Se qualcuno dovesse guardare le immagini entro le prossime 48 ore ..."

Ma Pigi non aveva alcun problema a mostrarsi nudo. E in fondo, nemmeno Anna. La quale cercò per un'ultima volta di respingere quel dolce assalto, salvo dichiararsi presto vinta, lasciandosi adagiare su di un lettino da piscina con materasso, opportunamente a portata di mano.
Non parlarono. Non ne avevano bisogno. L'attesa era stata troppo lunga. Anna fece cenno di levare il perizoma, ultima fragile barriera della sua intimità, ma Pigi preferì strapparlo con un gesto privo del benché minimo sforzo. Non restava che aprire le gambe per avvolgere i suoi lombi, aspettando che quel cazzo di cui aveva intensa nostalgia, ma un troppo sfocato ricordo iniziasse a scivolare in lei. Cosa che fece con la stessa dolce prepotenza con cui l'aveva presa la prima volta.
Era in casa sua. Nel suo regno. E l'invasore si era impossessato del suo corpo e della sua mente.
Lo sentiva spingere, quel tanto che bastava a farla sentire forzata ad aprirsi, ma attento a darle solo piacere e nessun dolore.
Ed ella iniziò presto a ripagarlo con orgasmi intensi, urlati senza vergogna, il primo dei quali la sorprese giungendo all’improvviso, mentre il suo poderoso maschio stava ancora facendosi strada dentro di lei.
Pronunciava parole e frasi che mai avrebbe immaginato sentir uscire dalla propria bocca. Bocca spesso occupata ad accogliere i 23 centimetri di roccia bollente del suo eccezionale amante.
La coscia di lei, dalla pelle perfettamente liscia e tornita da intense sessioni di palestra e piscina, passò davanti al viso di lui in modo da potersi girare di schiena senza interrompere la sublime monta. Poggiando comodamente i gomiti sul materassino si godeva le sensazioni dovute alla nuova posizione, schizzando presto gli umori di un nuovo, profondo e prolungato piacere cui seguì un appagante momento di requie che le consentì di riprendere un po’ di fiato.
Ma presto il suo atletico uomo la richiamò al dovere. Trovando però il modo di continuare ad amarla, ma lasciandole riposare lì dove fino a quel momento aveva compiuto straordinari di rara intensità. Iniziò infatti, con stupore di Anna, a bussare in zona ancora più proibita.

"Lascia perdere, lì non è il caso. Sono vergine"

"Ancora per poco, rassegnati" la sua voce ruvida la spaventò ed eccitò al momento stesso. Indaffarato, aveva recuperato una crema con cui la stava copiosamente ungendo

"Anna!" pensò ella tra sé "oggi si vola"

"Come lo dirò a mio marito?" chiese all'improvviso

"Non glie lo dirai" il nodoso palo di carne iniziava la propria opera di intrusione.

“Ma gli ho sempre categoricamente negato anche solo di chiedermelo!”

“Mi dispiace per lui”

Delicatamente, ma inesorabilmente, si faceva strada tra le carni inviolate, strappando di quando in quando dei gridolini di meraviglia misti a timore ed eccitazione.
Il leggero andirivieni era esaltato dai movimenti circolari con cui Anna esprimeva il desiderio che cresceva con la confidenza di quella pratica sfidante, mentre la sua coscienza bruciava intensamente per ciò che stava lasciando che accadesse. Ma il senso di colpa si unì presto all’insieme di emozioni che accrescevano l’intensità della sua eccitazione: dopo anni di relazione stabile, in cui aveva messo paletti ben precisi su cosa accettasse a letto e cosa no, stava lasciando che un amante giunto dal nulla la sodomizzasse. Con un cazzo, peraltro, di dimensioni ed energia ben più ragguardevoli di quelle del suo dolce e devoto Filippo.
Nel frattempo, le mani di Pigi non smettevano di carezzare i generosi seni di lei e la sua intimità, costantemente bagnata. Anna si sentiva preda di un essere primevo, in cui l'esplosione degli istinti era esaltata da un sapiente controllo.
Quel tipo di pratica l'aveva sempre spaventata. Ma in quel momento la stava affrontando con trasporto, passione e nulla di quel dolore dal cui timore era stata sempre frenata. Ne cercava lo sguardo, voltandosi verso di lui, con il volto pervaso dal piacere, circondato dalla chioma di lunghi e biondi capelli. Dal canto suo, Pigi spingeva controllando la sua straripante energia, che dosava sapientemente per guadagnare un centimetro in più ad ogni spinta.
Qualche minuto di concentrazione e misurata insistenza, e la resistenza principale era superata. Anche Anna se ne era accorta, dato che aveva iniziato a spingersi verso di lui con maggior confidenza.
Ora lo stava chiaramente avvolgendo, chiamandolo dentro di sé. Chiedendogli di osare di più, cosa che progressivamente iniziò a compiere, fino al momento in cui ogni freno venne completamente abbandonato, con Pigi che la prendeva come un uro, e Anna che soggiaceva a quella monta quasi violenta, ben contenta della parte della giumenta che a quel punto si sentiva presa quasi contro ogni forma di volontà.
Presto i gemiti sommessi divennero più decisi, fino a lasciare il posto a urla di piacere lanciate verso il cielo stellato, come a voler lanciare verso il firmamento l'eco eterna dell'orgasmo più intenso della sua vita. Almeno fino a quel momento.
Pigi era oramai incontrollabile. Si era impadronito di lei mentre Anna, dopo l'ultimo potente orgasmo di una serie di cui aveva perso il conto, giaceva impotente nell'attesa che il suo amante si saziasse di lei. Cosa di cui si accorse quando le giunse il piacevole segnale dal suo splendido cazzo che, iniziando ad essere scosso da involontarie vibrazioni, preannunciava l'esplosione del suo seme bollente dentro di lei. Seme la cui quantità fu presto tale da schizzare fuori dalle sue carni piacevolmente violate, che già sapeva avrebbero presto vissuto la medesima piacevole esperienza anche se, purtroppo, non più con l'eccitante mistero di quella prima, eccezionale volta.

Filippo, che nel frattempo aveva terminato la sua presentazione, chiuse con dignitoso silenzio il collegamento alle telecamere di sorveglianza. Scaricò i file sul telefono e comprese che per quella notte sarebbe stato opportuno dimorare nel suo ufficio, che peraltro aveva l'organizzazione di una piccola suite dotata di ogni comfort.

E fu ottimo profeta. Venne infatti deliziato dalle ulteriori performance della sua incredibile donna che, dopo esser stata perfetta padrona di casa nell'offrire una semplice ma squisita cena, prese la mano del suo amante per condurlo nella sua alcova nella quale, a più riprese durante quella bollente notte, il ragazzo la prese più volte iniziando spesso a scoparla nel sonno, facendo sì che il viaggio del piacere iniziasse come un sogno che proseguiva nella realtà, e provando un pizzico di soddisfazione quella volta in cui, non pago di averla presa in ogni posizione immaginabile, desiderò nuovamente le sue splendide natiche nonostante la delicata mano di lei avesse provato, senza troppa convinzione, ad allontanarlo.

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