tradimenti
PG Trasporti - l'inizio
02.02.2026 |
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"In quel momento, le intimava di usare la lingua come voluttuoso pennello per la sua asta imperiosa..."
"Buongiorno Signora Lucia"La donna accenna distrattamente un saluto, continuando a concentrarsi con l'esame delle proprie unghie.
Lucia è la compagna di Pigi: diminutivo di Pierluigi. Ma non è sempre stato così.
Ma andiamo con ordine. Pigi è a capo di una piccola impresa multiservizi, che ha iniziato con i trasporti locali. Fino a 10 anni fa Pigi era un padroncino. Uno di quelli che esegue trasporto per conto terzi, parte di un ingranaggio in cui l'azienda "A" prende la commessa per il trasporto merci dell'azienda "B", che poi esegue appoggiandosi a piccole aziende uninominali su cui scarica l'esecuzione effettiva, girando quote appena sufficienti a coprire costi e tasse, lasciando un po' di residuo per cercar di arrivare a fine mese. Pigi ebbe l'intelligenza di saper scalare la china che lo separava dalle famose aziende "B" e aprire una sua impresa, salvo estenderla orizzontalmente con altre attività di cui poteva agevolare l'esecuzione sfruttando i mezzi già a disposizione.
E in questo si era dimostrato coraggioso e intelligente.
Ma Pigi aveva anche altre doti. La sua spregiudicatezza era sostenuta da un fisico fuori dal comune: un metro e ottanta di muscoli scolpiti nella roccia e una virtù nascosta di cui si favoleggiava.
Dal canto proprio Pigi, saggiamente, evitava di alimentare la leggenda. O come minimo, cercava di tenerla al di sotto di un'adeguata soglia di guardia.
La realtà? Beh ... la realtà la conosceva lui, ed eventualmente alcune persone coprotagoniste dei diversi racconti.
A titolo di esempio si narrava, e ancora si narra, che l'inizio della sua scalata fosse stato favorito da una amicizia intima con la dirigente amministrativa di una importante azienda di macchine frigorifere. All'epoca Pigi aveva poco più di 26 anni, mentre Anna portava con orgoglio e consumata esperienza i suoi 52.
La narrazione di fantasia riguarda l'aiuto che da ella ricevette. Ma il fatto che vi fosse stata una liason, beh, quella è una cosa di cui posso dare garanzia, avendo ricevuto la confidenza da Pigi stesso.
Perché sapete com'è? Pigi e io, tempo fa, eravamo in amicizia. Fu allora che, entrando in argomento circa gli avventurosi inizi, risalenti a 15 anni prima, Pigi mi parlò di quel giorno in cui ....
"Buongiorno! Sono Pierluigi Nicastri, il corriere. Devo prendere in consegna delle macchine da portare in Belgio, da parte della TRANSNAZ. Giù in magazzino non c'è nessuno. Che devo fare?"
Il tono era di quelli che non lasciava spazio a dubbi. Quel ragazzone pieno di fretta; disappunto e ormoni era sulla soglia e non avrebbe ammesso risposte evasive.
Anna impiegò un paio di secondi per realizzare. La porta che poco prima era comodamente chiusa, adesso era spalancata e lasciava entrare la corrente fresca di inizio maggio, che agitò il lembo della camicetta, chiamato all'impegnativo compito di celare il generosissimo décolleté. Purtroppo per quel povero lembo di stoffa, l'eccesso di bottoni aperti rendeva l'opera ai limiti del sostenibile. E gli occhi del ragazzo non facevano mistero del suo gradimento, nonostante l'evidente differenza di età.
Non che Anna fosse indegna di ammirazione. Tutt'altro! Ma l'idea che un ragazzo di circa 30 anni potesse risultare ammirato dalla sua pur non comune avvenenza, le sembrava difficile da credere.
Inoltre Anna era felicemente sposata con Filippo. Il suo uomo perfetto, che la adorava e copriva di amorevoli attenzioni, e che a sua supposta insaputa stava organizzando un viaggio da favola per le loro nozze d'argento. Di cui Anna però, lusingata, sapeva tutto.
Era, egli, un chirurgo di successo. Con un passato da campione di dressage e proveniente da una famiglia di antica nobiltà che si era saputa riorganizzare a valle della progressiva perdita di potere derivante dall'instaurazione della Repubblica, e dalla conseguente abolizione dei titoli nobiliari.
Dava ad Anna quella vita di cui lei aveva tanto bisogno, fatta di certezze e tranquillità, e completata da tre figlioli, due ragazzi e una ragazza, molto ben educati, apprezzati e bravi a scuola.
Gli sguardi degli uomini la accompagnavano da sempre. Il che la rendeva vaccinata ad ogni possibile tipo di interazione. Tuttavia quell'improvvisa apparizione provocò in lei una breve ma profonda scossa elettrica.
Giusto il tempo di riprendere il controllo della situazione, con le mani che diedero assistenza al disperato lembo di stoffa richiudendo un paio di bottoni, e si alzò a prestare assistenza a quel ragazzo in evidente difficoltà.
"Non si preoccupi. C'è sicuramente una spiegazione, adesso la aiuto io. Venga con me"
Gli passò davanti, invitandolo tacitamente a seguirla a due passi di distanza. Distanza che permise a Pigi di ammirare le curve voluttuose disegnate dalla stoffa della gonna sui suoi fianchi. La riga delle calze, che accompagnava lo sguardo fino ai passi eleganti dei suoi piedi avvolti da sandali con leggero tacco. Tornando in su, non poté non notare il profilo laterale dei generosi seni, a malapena trattenuti da un reggiseno che si sforzava di dare quell'adeguato livello di castità e compostezza che erano richiesti ad una professionista sul posto di lavoro.
"Michele? Alberto? C'è nessuno?"
Il capannone rispose con un'eco appena accennata. Ma dei due magazzinieri, nemmeno l'ombra.
"Ho paura che siano in pausa pranzo" concluse mortificata "per quanto, dovrebbe sempre esserci il presidio di qualcuno. Ad ogni modo, qui ci sono i colli in uscita. Mi dia una mano ... come si chiama ha detto?"
"Pierluigi Nicastri. Ma per tutti sono Pigi. E di solito la gente non mi da del lei"
La frase la raggiunse come una sferzata. Il ragazzo ostentava una sicumera a cui non era abituata, nemmeno da parte di suo marito. Figurarsi i suoi figli, il più grande dei quali doveva essere poco più giovane di lui.
"Ok Pigi, mi dia ... anzi. Dammi una mano. Qui ci sono i colli in uscita. Cerca quello con il nome della tua ditta"
"Non è la mia ditta. È solo una ditta per cui lavoro. Ma un giorno avrò la mia"
"Te lo auguro" rispose Anna con un sorriso.
La ricerca si protrasse per qualche minuto, fino a quando un sandalo non finì in una fessura del pavimento. Anna sarebbe rovinata a terra, se Pigi non l'avesse afferrata al volo. Ovviamente, le mani finirono un po' dove capitava, e un po' dove Pigi non si fece scappare l'occasione di far capitare. In particolare, la destra si posò al lato del seno, avvolgendolo fino a sfiorare la generosa areola al centro, di cui Anna rilevò il quasi immediato inturgidimento.
Rossa in viso, malcelò l'inattesa eccitazione con apparente senso di vergogna, presto seguito da scuse e ringraziamenti farfugliati assieme.
Quel ragazzo aveva occhi che sembravano bucarle l'anima. Continuò a sostenerla aiutandola a rimettersi in piedi, facendo scivolare la mano pirata lontano dalla zona proibita ma senza perdere il contatto, esplorando con una lunga carezza tutto il profilo della schiena di lei fin quasi a lambire i fianchi, per poi finalmente lasciarla, limitandosi a tenerla ancora pochi secondi per le dita della mano.
"Tutto bene?" la sua voce, allo stesso tempo ruvida; protettiva; arrogante e avvolgente. Quei muscoli terribili, esaltati da quella T-shirt che per alcuni era ancora fuori stagione, ma che lui dava l'impressione di poter indossare anche a gennaio. Gli occhi, color di foglia, fatti apposta per entrare nell'anima di una donna e farne quel che avesse voluto. Ebbene, tutto questo era troppo perché una risposta potesse uscire dalla povera bocca di Anna, che continuava a fissarlo dal suo metro e 68 con i tacchi.
"Tutto bene?" ripeté Pigi "Sì ... sì. Tutto bene, grazie. Scusami ... questo non è un posto per i tacchi"
Ma Pigi, consapevole di avere una faccia da schiaffi di livello olimpionico, tornò con la mano sul fianco di Anna, poco sotto le costole, per iniziare una ardita e doppia manovra di avvicinamento: della sua mano là dove si era poggiata con la scusa di sostenerla dalla caduta, e tra i loro volti mentre l'altra mano era tornata ad avvolgere le dita di lei.
Normalmente Anna lo avrebbe allontanato invitandolo, con una battuta di alleggerimento, a lasciar perdere e a rispettare i confini. Come accadeva periodicamente con i più audaci dei personaggi con cui aveva la ventura di doversi relazionare. Ma quel giorno di Maggio aveva un'essenza particolare.
"Sono sposata!"
"Lo so"
La bocca raggiunse le sue labbra nello stesso istante in cui una mano la cinse in vita e l'altra iniziava a carezzarle lo splendido seno, che tre gravidanze con successivi allattamenti non avevano fatto altro che impreziosire ulteriormente.
"Sono sposata" continuò, mentre oramai anche le sue labbra cercavano quelle di lui. Era in preda ad una commistione di sensazioni che andavano dall'irresistibile richiamo del corpo fino al senso di colpa di moglie fino a quel momento integerrima. Ma alla fine, la passione stava vincendo sulla ragione, senza che quest'ultima avesse speranze di recupero.
Pigi la stava spingendo dentro la stanza che fungeva da ufficio della logistica, e Anna aveva oramai accettato quel salto nel buio, decidendo di viverlo fino alle sue profondità più recondite e inesplorate.
Il lembo di stoffa che in ufficio si sforzava di compiere il proprio dovere, celando disperatamente la curva dei seni, era totalmente fuori gioco.
Il reggiseno, dotato di clip anteriore in luogo della più usuale clip posteriore, era spalancato come le pagine di un libro, e le mani forti e nodose di Pigi carezzavano ingorde la sua splendida settima di seno, mentre le labbra divoravano i suoi capezzoli rosa, larghi come corolle di fiore e turgide come il marmo.
Anna teneva la testa di lui, dirigendone i movimenti mentre si abbandonava mollemente al fiume di sensazioni che la travolgeva.
Si sarebbe voluta limitare ad un ardito abbraccio, ma il suo amante voleva di più. La forza dei suoi 30 anni la esigeva, e ben presto la gonna ai suoi piedi rivelò che sopra alle autoreggenti, non c'era più barriera, se non un ciuffo ordinatamente curato dalla sapiente mano della sua estetista.
Lo sguardo assassino di Pigi anticipò di pochissimo ciò che già sapeva e che la sua mente razionale cercava di respingere, ma che purtroppo il suo corpo aveva già deciso di accogliere.
Si accostò a lei come si era comportato fin da principio. Senza ammetter repliche, ma con studiata lentezza.
Il glande cominciò a carezzare le sue intime labbra, assaporando il mare del suo piacere. Voleva sentire il suo dischiudersi, millimetro dopo millimetro.
Distesa su di un piccolo materasso, solitamente adibito a giaciglio per i turni di notte, riceveva la bocca di lui sul collo, mentre le sue mani percorrevano avide la sua pelle serica e le sue cosce accoglievano il cazzo di lui che si ostinava a torturarla, varcando la soglia e tornando indietro, quasi a volerle masturbare il clitoride, prima di possederla scivolando totalmente in lei.
Spalancò occhi e bocca quando le diede un colpo più profondo, facendosi sentire in tutta la sua larghezza. Anna poteva sentire le piacevoli irregolarità di quel cazzo pieno di eccitazione per lei, che con le sue vene gonfie graffiava dolcemente l'interno della sua intimità.
"Prendimi! Scopami!"
La donna integerrima, si era abbandonata alla sua femminilità più ancestrale. E voleva vivere quel viaggio di sola andata senza tralasciare nulla.
Dal canto suo, Pigi si tuffò in lei sorprendendola nuovamente. Stavolta in lunghezza. Suscitando in lei il desiderio di afferrare, prima o dopo, quell'immenso palo di carne con le sue mani al fine di poterne saggiare la potenza anche con gli occhi.
Ma non era quello il momento. Quello era il momento di essere scopata a cosce larghe. Abbandonandosi a quella che da dolce tortura diventava via via una monta sempre più selvaggia.
I magazzinieri sarebbero potuti tornare in ogni istante, ma oramai erano fuori dalla lista delle cose per lei importanti. Ciò che voleva, in quel momento, era che quel toro, quel maschio incredibilmente forte la prendesse in tutti i modi che avesse desiderato.
Gli orgasmi si alternavano dandole giusto il tempo di riprendere un po' di fiato, mentre Pigi la montava con sempre rinnovato vigore.
La mano di lui le aveva afferrato una caviglia, e dopo averle per un po' tenuto la gamba alzata e spostata all'esterno, la passò davanti al suo volto invitandola a ruotare su di sè, per poter continuare a montarla da dietro.
La nuova posizione raggiunse zone che fino a quel momento erano rimaste inesplorate. E ben la ricompensavano delle ripetuta defiance del suo adorato Filippo nelle recenti settimane, l'ultima quella mattina stessa, con sua profonda tristezza.
I suoi seni danzavano sulle spinte di lui, mentre il piacere invadeva corpo, testa e anima. La possedeva con forza primitiva e belluina, portandola verso un ultimo, intenso e definitivo orgasmo, in seguito al quale raggiunse la soglia dello svenimento.
Si sfilò lentamente da lei, stampandole all'interno la forma del suo cazzo, e lasciandole gli istanti necessari ad adagiarsi mollemente nel letto di nuvola che seguì l'intenso orgasmo, Salvo poi presentarsi ancora nel pieno del suo vigore alla soglia della sua bocca.
"Prendilo. E non far cadere nulla!"
La sua voce ruvida le ordinava di avvolgere il cazzo con le labbra. Nessuno le dava ordini. Tanto più quando concedeva il proprio corpo. In quel momento, le intimava di usare la lingua come voluttuoso pennello per la sua asta imperiosa.
Poté finalmente osservare ciò che con tanta passione ed energia l'aveva posseduta! Più largo del suo polso, avrebbe fatto fatica ad allacciarvi il suo bracciale di brillanti. La cappella turgida, rossa, troneggiava sul contorno di pelle del prepuzio, pronta ad essere avvolta dalle sue labbra. Quelle labbra abituate ai casti baci del buongiorno e della buonanotte, dati spesso sulla guancia o sulla fronte.
Si gettò su di lui, faticando ad accoglierlo, ma non disdegnando di farlo scendere fino in gola, e abbandonandosi ad un pompino così magistrale da rimaner ella stessa sorpresa, e che lo fece velocemente capitolare, riversando in lei un fiume di caldo piacere. Cosa che aggiunse stupore alla sorpresa, visto che aveva fatto con naturalezza e ingordigia ciò che al proprio uomo aveva sempre dichiarato di non sopportare.
Deglutì per l'ultima volta, guardandolo, mentre lui si ritirava iniziando a perdere progressivamente il suo turgore.
"Quanti anni hai?"
"Ventisei"
"Il mio figlio più grande ne ha 23. Studia a Londra"
"E poi?"
"Poi mia figlia, che ne ha 21 e l'ultimo figlio, 18"
"Perché me lo dici?"
"Non lo so" rimase in silenzio. Attendendo che lui dicesse qualcosa
"È stato bellissimo" la sua voce ruvida era in netto contrasto con le parole che pronunciava
"Sei fidanzato?"
"No"
"Abbiamo un collo da individuare. Cerchiamo di non inciampare di nuovo" disse mentre finiva di ricomporsi, e cercando di riassettare i capelli oramai irrimediabilmente fuori piega.
"Io invece voglio inciampare ancora" le disse prendendola per un braccio e avvicinandola a sé. Ma questa volta Anna ebbe la forza di gestire la situazione. Anche se sapeva che sarebbe stata una vittoria di breve durata.
"Avrai altre occasioni per inciampare. Ma fuori di qui, e soprattutto con altre donne. Ora andiamo"
Non disse altro, e saggiamente la lasciò andare. Sapeva benissimo anche lui che non sarebbe finita lì.
Pochi minuti dopo aver ripreso la ricerca, finalmente comparvero i magazzinieri, sorpresi e un po' intimoriti dalla presenza della Signora Anna in magazzino. E a ragione in quanto Anna, in quel momento nuovamente nella piena consapevolezza delle proprie funzioni, non risparmiò loro una vigorosa lavata di capo.
Pigi poté effettuare il carico, firmare i documenti di trasporto e ripartire per la sua consegna.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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