tradimenti
Portami la colazione alle 9
19.09.2025 |
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"Immagino' le sue unghie tra i capelli dello sconosciuto, la caviglia e la cavigliera che ne sfregavano la schiena..."
La luce soffusa della sera avvolgeva l'appartamento, filtrando dalle finestre del salotto. Il profumo del basilico e del rosmarino si mescolava nell'aria, mentre Paolo, con il suo look elegante e casual, si muoveva in cucina. La musica a basso volume creava un'atmosfera sospesa, un'attesa silenziosa.In bagno, Mia si muoveva con una lentezza calcolata. Alta e slanciata, con i capelli scuri che le ricadevano sulle spalle, si guardava allo specchio e sorrideva a se stessa. Indossava solo un accappatoio, ma la sua sicurezza era l'abito più bello. Le sue mani esperte disegnavano linee perfette sugli occhi, mentre il rossetto scuro ne esaltava le labbra. Poco prima, aveva chiamato Paolo a sé. Inginocchiato ai suoi piedi, lui teneva un piccolo flacone di smalto nero. Con delicatezza, Paolo sollevò il piede sinistro di Mia, ammirando la perfezione delle sue dita affusolate. Iniziò a baciarle languidamente ogni dito, assaporando la pelle morbida e profumata. Mia sorrise, godendo delle attenzioni devote. Poi, con movimenti lenti e sensuali, Paolo iniziò a massaggiarle il piede. Le sue mani forti e abili lavoravano la pianta del piede, premendo sui punti giusti, facendo sciogliere Mia di piacere. Le sue dita risalirono lungo il collo del piede, massaggiando e stuzzicando le zone sensibili. Mia chiuse gli occhi, abbandonandosi alle sensazioni deliziose che le percorrevano il corpo. Mentre lui applicava con cura lo smalto nero, i suoi movimenti una silenziosa testimonianza del suo servizio, Mia fumava una sigaretta, limitandosi a osservarlo con un sorriso debole e soddisfatto sul volto. La vista di Paolo inginocchiato ai suoi piedi, totalmente dedito al suo piacere, la eccitava immensamente. Sapeva di averlo completamente in suo potere, e adorava quel senso di dominio.
Tornò in cucina e lo trovò lì. «Come sto?», chiese Mia, con la voce dolce ma autoritaria. Indossava un abito nero corto che sembrava dipinto sul suo corpo, e dei tacchi alti che le slanciavano la figura. Paolo la guardò con un misto di soggezione e apprensione. «Sei… perfetta. Stai benissimo, come sempre», rispose, continuando a preparare la cena per Mia e il suo ospite.
Lei si avvicinò a lui, stringendogli il viso con una mano. «Sei sicuro? Sei pronto per questo?».
«Non potrei essere altro». Lui andò in salotto, assicurandosi che la tavola fosse apparecchiata alla perfezione e le candele fossero disposte in modo impeccabile, un ultimo atto di devozione prima che la sua parte di serata iniziasse. Aggiunse una bottiglia di un ottimo Vermentino di Sardegna nel secchiello del ghiaccio.
Al suono del citofono, Paolo si inginocchiò e le allacciò alla caviglia sinistra una bellissima e sottile cavigliera d'argento. Dopo averle baciato il piede con devozione, si ritirò nella camera degli ospiti, che era proprio accanto alla camera da letto. Chiuse la porta in silenzio, immergendosi in una tensione palpabile mentre il primo squillo del campanello echeggiava nell'appartamento.
«È ora», sentì Mia sussurrare dal corridoio, anche se non riusciva a vederla.
Attraverso il muro, sentiva le voci farsi più chiare. Il nuovo arrivato era un uomo dalla voce profonda e gradevole. Si presentarono, e la conversazione prese la piega naturale di un primo appuntamento. Parlavano di lavoro, viaggi e passioni. Riusciva a sentire la risata di Mia, vivace e giocosa.
Il tempo passava, e la conversazione si faceva sempre più intima, con Mia e l'uomo che si scambiavano confidenze personali. Paolo cercava di interpretare ogni tono di voce, ogni risata, ogni pausa. Il suo cuore batteva all'impazzata. Poi la conversazione sfumò. Il tintinnio delle posate, il rumore dei piatti. La cena era finita.
Mia parlò un po' più forte di prima. «Sai, ho un fidanzato. È dolce, gentile, premuroso... adora leccarmi per ore. Lo adoro per questo trattamento, ma a volte una donna ha bisogno di sesso duro, selvaggio, essere trasportata», disse Mia con fare provocante, poteva immaginare i suoi occhi brillanti.
«È per questo che ho pensato a te... ho sempre pensato fossi il tipo d'uomo in grado di soddisfare quel bisogno», disse in tono allusivo.
«Sai, mi è già capitato una volta di tradirlo. Eravamo su un volo intercontinentale per Hong Kong. Lui mi stava accarezzando i piedi, baciandoli con dolcezza, pensando di non essere visto. Ma il vicino aveva un'ottima visuale... e io vedevo lui che si toccava il pacco mentre mi osservava. Lo faceva con tale sfrontatezza, quasi una sfida. Non sapevo più cosa mi eccitava di più: le dolci attenzioni di Paolo o l'audacia di questo sconosciuto.»
I suoi occhi si offuscarono nel ricordo, la sua voce si abbassò di un'ottava, Paolo avvicinò l'orecchio alla porta. «Quando è andato in bagno, ho capito. Senza esitazione, l'ho seguito. Appena la porta si è chiusa alle nostre spalle, le sue mani erano già dappertutto, afferrandomi con forza mentre mi premeva contro il muro. Potevo sentire il suo respiro caldo e affannoso sul mio collo, la sua barba di un giorno che mi solleticava la pelle, mentre mi sussurrava all'orecchio quanto fossi sexy. L'odore muschiato del suo dopobarba mi avvolgeva, mescolandosi al mio profumo, creando un afrodisiaco inebriante...»
«Mi ha presa lì, rudemente, tenendomi una mano sulla bocca per soffocare i miei gemiti. È stato svelto, rozzo, esattamente ciò di cui avevo bisogno. Quando sono tornata al mio posto, non ho detto una parola... e non ho mai confessato. Proprio come non dirò mai nulla di stanotte. Ma ora, voglio essere scopata come si deve. Ne sei capace?»
Un sordo e improvviso tonfo ruppe il silenzio. Sentì il fruscio leggero dei tessuti mentre i corpi si sistemavano sul divano, il rumore delle scarpe di Mia che cadevano, i cuscini che lasciavano uscire un lungo sospiro. Lo conosceva, era quello di Mia quando riceve baci intimi. Immagino' le sue unghie tra i capelli dello sconosciuto, la caviglia e la cavigliera che ne sfregavano la schiena. La sentì dire "ahi, non stringermi i capezzoli così forte". Sentì la cintura di lui cadere. E Mia dire "è grosso come lo volevo, andiamo di là», un comando deliberato fatto per arrivare oltre il muro.
Segui' col pensiero ogni passo. La sentì inginocchiarsi a fianco al letto, vicino alla parete. Minuti interminabili in cui lo leccava e succhiava. La sentì mugulare, come se lui le stesse tenendo la testa per andare fino in fondo. Per poi respirare affannata. Paolo pensava al modo in cui Mia lascia cadere la saliva, deve essere quello il momento in cui lo sconosciuto si è abbandonato ad un lungo gemito.
Li sentì salire sul letto e Mia dire "scopami forte". Era come essere lì. La vedeva piegata a quattro zampe, la testa vicino alla parete. Ne sentiva i gemiti. Sentiva i colpi del letto contro la parete. Tanti, forti. L'uomo la penetrava con foga, il suo corpo che sbatteva ritmicamente contro quello di Mia. I loro versi di piacere si mescolavano al rumore della pelle sudata che si incontra, al ritmo frenetico del letto che scricchiolava.
A un certo punto, Mia gridò: "Sì, così! Mettilo tutto dentro!" Paolo immaginò lo sconosciuto che affondava completamente dentro di lei, le sue spinte potenti e profonde. "Girami su un fianco" ordinò poi Mia. Paolo sentì i loro corpi muoversi sul letto, visualizzando la nuova posizione. Immaginò Mia distesa su un fianco, con l'uomo avvinghiato da dietro, che continuava a penetrarla con foga. "Più forte!" ansimò Mia. "Fammi sentire quanto sei uomo!" I gemiti di entrambi si fecero più acuti, i colpi del letto contro il muro sempre più veloci e intensi.
"Voglio sentirti venire dentro di me!" disse infine Mia con voce rotta dall'eccitazione. "Fallo ora! Riempimi!" Paolo sentì l'uomo gemere forte, poi un ultimo colpo più profondo degli altri. Riuscì quasi a percepire il calore dello sperma che riempiva Mia, immaginando il fluido denso che la inondava. I corpi dei due amanti si accasciarono sul letto, ansimanti, sazi.
Poi tutti i suoni tacquero. Paolo sentiva il suo cuore battere nelle orecchie. L'uomo era andato via. Paolo uscì dalla camera degli ospiti, camminando in punta di piedi. L'aria era fresca e immobile. Trovò Mia sdraiata sul letto, l'abito nero abbandonato sul pavimento. Si sedette accanto a lei, la mano tremante mentre le si avvicinava. Lei lo guardò, gli occhi stanchi ma il sorriso consapevole.
Lentamente, con cautela, si chinò e iniziò a baciarla, tracciando un percorso di devozione lungo le sue braccia, il suo collo, il suo ventre, le sue gambe, i suoi piedi. Ne percepiva la consistenza, l'odore persistente del suo profumo mescolato alle intense tracce dell'uomo. Era un segno tangibile della sua serata, e lui lo accettò pienamente. I suoi baci erano un atto di possesso, una silenziosa riaffermazione del suo posto.
Le tracce di sperma le colavano tra le gambe. Paolo era risalto coi baci dalle gambe, incontrando quelle tracce. La leccò, pulendola con reverenza. Mia sospirò, godendo delle attenzioni. La lingua di Paolo esplorava ogni piega, raccogliendo lo sperma che stillava fuori. Mentre la leccava, sfiorava il clitoride di Mia, facendola gemere di nuovo. Continuò a stimolarla, portandola a un ultimo orgasmo struggente. Mia si abbandonò contro la sua bocca, le gambe che tremavano, le mani che tenevano il capo di Paolo.
Mia, appagata e stanca, chiuse gli occhi e, senza aprirli, disse: «Hai pagato l'affitto per dormire nella stanza degli ospiti, non qui. Portami la colazione alle nove».
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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