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Punta Ala — I primi tre giorni


di MieleLampone
18.08.2026    |    826    |    3 9.8
"Un terzo ragazzo del loro gruppo era già dovuto rientrare per motivi universitari e loro sarebbero ripartiti il giorno seguente..."
Quest’anno avevamo deciso di concederci dieci giorni a Punta Ala, in Toscana.

Io, Andrea e i nostri figli avremmo condiviso la vacanza con una coppia di amici che abitava proprio di fronte a noi. Eravamo coetanei, avevamo figli della stessa età e, soprattutto, avevamo tutti la stessa esigenza: staccare completamente dalla routine.

Andrea era sempre molto attento a queste cose. Per lui una vacanza doveva essere davvero una vacanza: niente corse alla ricerca di qualcosa da fare, niente bambini annoiati da intrattenere continuamente, niente programmi obbligatori. Voleva sole, mare, piscina, qualche buon bicchiere di vino e soprattutto la possibilità di respirare.

Il residence era perfetto. Immerso nel verde della pineta, con gli appartamenti affacciati sulla piscina, aveva quell’atmosfera raccolta e tranquilla che sembrava fatta apposta per dimenticare il resto del mondo.

I bambini, quasi per miracolo, erano diventati inseparabili. Passavano ore a giocare tra piscina e parco e, quando decidevano di andare al mare, partivano tutti insieme.

Noi adulti, invece, ci godevamo quelle lunghe pause.

E fu proprio durante una di quelle pause che cominciai a rendermi conto che la vacanza stava producendo effetti che non avevo previsto.

Notai innanzitutto lo sguardo di Andrea sulla nostra amica.

Lei aveva un modo naturale di attirare l'attenzione. Indossava costumi semplici ma scelti con cura e aveva un fisico che non passava certo inosservato.

Io, d’altra parte, non ero immune alla voglia di sentirmi desiderata. Dopo un anno di piscina e allenamenti ero arrivata alla vacanza in ottima forma e mi divertiva accorgermi degli sguardi che ricevevo.

Soprattutto quelli di alcuni ragazzi che alloggiavano poco distante.

Erano giovani, forse poco più che ventenni, e ogni volta che passavo davanti alla piscina sembravano trovare un motivo per guardarmi.

La cosa mi divertiva.

E, devo ammetterlo, mi eccitava.

La seconda sera, dopo cena, io e Andrea ci ritrovammo finalmente soli.

Il caldo della giornata aveva lasciato spazio a una brezza leggera e, sotto la doccia, ritrovammo quella complicità che negli ultimi mesi avevamo lasciato un po' da parte.

Avevamo bisogno di noi.

Fu in quell’atmosfera che decisi di parlare apertamente.

Gli sussurrai che avevo notato il modo in cui guardava la nostra amica.

Andrea rise.

«Te ne sei accorta?»

«Da parecchio.»

Per qualche secondo rimanemmo in silenzio.

Poi lui ammise che quella donna gli era sempre piaciuta e che, in fondo, ricordava ancora con un certo piacere un episodio accaduto tempo prima, quando tra noi tre era nata una complicità che nessuno dei nostri partner aveva mai sospettato.

La confessione ci fece ridere.

Ma sotto quella risata c’era qualcos'altro.

Una fantasia.

Una possibilità.

«E se provassimo a sedurla di nuovo?» gli chiesi.

Andrea mi guardò con quell'espressione che conoscevo bene.

«E tu?»

«Io potrei essere molto convincente.»

Rise.

Poi, quasi casualmente, aggiunse qualcosa che non mi aspettavo.

Mi disse di aver notato anche i due ragazzi che passavano gran parte del tempo in piscina. Aveva visto come mi guardavano.

«Mi piacerebbe che tu giocassi un po' con loro.»

Lo fissai.

Non era gelosia quella che vedevo nei suoi occhi.

Era curiosità.

Era il desiderio di trasformare una fantasia in un gioco condiviso.

E in quel momento capii che quella vacanza sarebbe stata molto diversa da come l’avevamo immaginata.

L’occasione con la nostra amica arrivò prima del previsto.

Il suo compagno decise di accompagnare i bambini a fare la spesa, approfittandone per visitare alcuni paesi della costa.

Restammo noi tre.

Aprii una bottiglia di prosecco e riempii i bicchieri.

«Alla nostra vacanza.»

«E alle sorprese che ci riserverà» aggiunse Andrea, guardandomi divertito.

La nostra amica sorrise.

Aveva capito.

Forse aveva capito tutto già da tempo.

Mentre preparavamo il pranzo, mi avvicinai a lei e le sfiorai il collo con un bacio.

«Sei bellissima.»

Lei si voltò verso di me.

«Ci hai messo due giorni a dirmelo.»

Scoppiammo a ridere.

Poi aggiunse:

«E il massaggio quando arriva?»

Guardai Andrea.

Lui non disse nulla.

Sorrise soltanto.

Qualche minuto dopo eravamo tutti e tre nella camera da letto, ancora vestiti, ma ormai perfettamente consapevoli del significato di quella vicinanza.

Andrea cominciò ad accarezzarla con delicatezza.

Lei non si tirò indietro.

Anzi.

Quando finalmente si voltarono l’uno verso l’altra, il loro primo bacio ebbe qualcosa di inevitabile.

Io rimasi per qualche istante a guardarli.

Non provavo gelosia.

Al contrario.

Vedere Andrea desiderare un’altra donna, e vedere lei rispondere a quel desiderio, trasformava quella scena in qualcosa di stranamente intimo anche per me.

Mi avvicinai.

Da quel momento le distanze si cancellarono.

Ci furono baci, carezze, risate soffocate e quella sensazione elettrica che nasce quando nessuno dei presenti sa più esattamente chi abbia fatto il primo passo.

La porta era ormai spalancata.

Non soltanto quella della camera.

Quella della fantasia! Non vorrei scendere troppo nei particolari, per il rispetto della nostra vicina di casa, ma davvero ci ha stupiti! A volte le persone nascondono, dietro apparenti costumi eleganti e modi dolci, una capacità di trasgredire sorprendente, con un livello di erotismo inaudito.
Per dire io, pur peperina, nei giochi mi lascio andare pian piano, arrivando ad esperienze anche di penetrazione alternate a giochi di lingua, ma devo sentirmi a mio agio e non sempre ci riesco.
Adoro l’orgasmo che arriva con la lentezza…..
Ma qui, senza tanto insistere, ho visto Andrea andare in anale quasi subito, dopo pochi minuti di leccata, segno che era caldissima, che aspettava questo momento chissà da quanto! Ed io l’ho volentieri accompagnata nei movimenti e con baci prolungati ovunque!

Quando, dopo un po', tornammo a ricomporci, avevamo appena il tempo di sistemare tutto prima del ritorno degli altri.

Ci guardammo e scoppiammo a ridere.

Era successo davvero.

E io avevo la netta sensazione che quello fosse soltanto l'inizio.

Dopo pranzo arrivò il momento che aspettavo.

I bambini dormirono e Andrea si sistemò in veranda con una birra.

Io scesi in piscina.

Poco dopo vidi arrivare due ragazzi.

Erano proprio quelli che avevo notato nei giorni precedenti.

Mi avvicinai con naturalezza.

«Vacanza lunga?»

Cominciammo a parlare.

Si chiamavano Piero e Gianni, erano amici di Roma e avevano poco più di vent'anni. Un terzo ragazzo del loro gruppo era già dovuto rientrare per motivi universitari e loro sarebbero ripartiti il giorno seguente.

Mi raccontarono qualcosa di loro.

Io raccontai qualcosa di me.

Non troppo.

Quanto bastava.

Quando dissi di avere qualche dolore muscolare dopo la mattinata, Gianni mi rivelò di essere fisioterapista.

«Se vuoi, posso farti un massaggio.»

Guardai verso la veranda.

Andrea era lì.

Stava bevendo la sua birra e mi osservava.

I nostri occhi si incontrarono.

Lui sorrise.

Io sorrisi a mia volta.

«Volentieri.»

L’appartamento dei ragazzi era poco distante.

Entrai cercando di mantenere un’aria naturale, ma sentivo chiaramente la complicità che si era creata tra noi.

Gianni preparò il necessario per il massaggio mentre Piero rimase vicino a me, chiacchierando.

Mi tolsi i sandali e mi sdraiai.

Le mani di Gianni cominciarono a lavorare sulle gambe con professionalità, sciogliendo lentamente la tensione.

Era piacevole.

Forse troppo.

O forse ero io che avevo deciso di interpretare ogni gesto in modo diverso.

Mi accorsi degli sguardi che i due ragazzi si scambiavano.

Non avevo bisogno di altre conferme.

Il gioco era iniziato.

E, cosa ancora più importante, sapevo che Andrea lo stava osservando.

Quando Gianni si avvicinò un po' di più, i nostri occhi si incontrarono.

Non disse nulla.

Nemmeno io.

Fu sufficiente uno sguardo.

Poi un altro.

E un altro ancora.

La tensione crebbe lentamente, senza bisogno di essere nominata.

Piero si avvicinò.

La distanza tra noi diventò minima.

Sentii il suo respiro.

Mi chiesi se stessi davvero per oltrepassare quel limite che fino a pochi giorni prima non avrei nemmeno immaginato.

La risposta arrivò da sola.

Non fu una frase.

Fu un gesto.

Un bacio.

All’inizio breve, quasi esitante.

Poi più sicuro.

Quando ci separammo, guardai verso Gianni.

Anche lui aveva capito.

La stanza sembrava improvvisamente più piccola.

E io mi sentivo al centro di qualcosa che non avevo mai provato prima.

Quello che accadde dopo rimase sospeso in una dimensione tutta nostra, fatta di desiderio, complicità e consapevolezza.

Non c’erano più ruoli da rispettare.

Soltanto persone adulte che avevano scelto, liberamente, di lasciarsi trasportare dalla fantasia. Non mi sono mai trovata con due uomini da sola, senza mio marito: è stato al tempo stesso bello ma anche adrenalinico per il timore di cosa stava succedendo. Ho deciso di chiudere gli occhi e lasciarmi trascinare dal loro torrente. Un torrente in piena, perché nel giro di pochi movimenti ho sentito il mio corpo baciato ovunque, lingue che scivolavano su di me, sulla mia intimità, che a volte si toccavano tra di loro per poi confluire in me. Il piacere mi è giunto prima di sentire la prima penetrazione, arrivato come un vulcano e da lì è stata una cavalcata verso l’Eden. Non capivo bene cosa stesse succedendo, chi mi stava baciando e chi penetrando, chi mi prendeva davanti e chi dietro: era una confusione di corpi e sensazioni, tutte bellissime

Quando tutto si calmò, rimasi per qualche istante in silenzio.

Piero mi guardò con un'espressione diversa da quella che mi aspettavo.

Non c’era soltanto desiderio.

C’era affetto.

Un'intimità più profonda.

Fu allora che cominciai a intuire che tra lui e Gianni esisteva qualcosa che andava oltre una semplice amicizia.

Qualcosa che non avevo ancora compreso.

Più tardi tornammo nella nostra stanza.

Andrea mi aspettava.

Mi guardò senza fare domande.

«Allora?»

Mi sdraiai accanto a lui.

«Credo che questa vacanza ci riserverà parecchie sorprese.»

Lui sorrise.

«E tu sei felice?»

Lo baciai.

«Molto.»

Poi guardai verso la porta.

Pensai alla nostra amica.

A Piero e Gianni.

Alle fantasie che avevamo raccontato ridendo sotto la doccia.

E soprattutto a quella strana complicità che sembrava essersi creata tra persone che, soltanto tre giorni prima, erano praticamente estranee.

La vacanza era appena cominciata.

Avevamo ancora sette giorni davanti.

E, mentre Andrea mi stringeva a sé, pensai che forse il vero viaggio non era quello verso il mare.

Era quello che avevamo appena iniziato dentro noi stessi.

Chissà cosa sarebbe successo il giorno dopo.

Un bacio.
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