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La scommessa (4)


di Membro VIP di Annunci69.it Pink1966
26.10.2026    |    914    |    5 9.6
"E mentre le lingue dei due ingaggiavano un furioso incontro di wrestling sessuale, quel pensiero la accompagnò verso il terzo orgasmo..."
4.
Aveva provato a trovare mille scuse per rinunciare, semplicemente sparire e arrivederci, evitando di iniziare un percorso che, lo sapeva bene, benissimo, stava diventando molto pericoloso. Eppure, ogni volta che cercava un motivo per non recarsi a casa di Matteo, per quanto validi quei motivi fossero, come una falena irrimediabilmente attratta dalla luce, Giulia sapeva che li avrebbe ignorati. Era conscia di quello a cui stesse andando incontro, mica era una stupida ingenua, e aveva messo nel conto che con ogni probabilità da lì a poco anche lei sarebbe entrata nella categoria delle mogli infedeli, quelle all’apparenza tutte casa e famiglia, completamente insospettabili anche per chi meglio di tutti le conoscesse, ma che poi, a un certo punto della loro vita, fosse per svago, noia, ricerca di emozioni nuove, o anche solo per essersi trovate nel posto sbagliato (o giusto?) al momento sbagliato, avevano iniziato ad allargare le gambe a chi alla famiglia proprio non apparteneva.
Quel passo che stava per compiere era sbagliato in primis nei confronti di Luigi, con il quale fino a quel momento tutto era andato per il meglio. Magari non c’era più l’esplosività di un tempo, però la loro era comunque una coppia bella e solida. Solida... poteva dirlo ancora? Se l’era ripetuta un sacco di volte questa domanda, in quella testa che nelle ultime settimane era irrimediabilmente distratta da altri pensieri più torbidi. Eppure, il fuoco che sentiva bruciarle dentro aveva avuto la meglio, e poco dopo mezzogiorno l’aveva portata a uscire dall’ufficio per recarsi a quell’indirizzo di via del Lauro, dove Matteo le aveva promesso che avrebbe cucinato per lei. Ma sul fatto che, a un certo punto, sarebbe stata lei la pietanza principale, aveva poche incertezze.
Stella, la sua collega single che in quegli anni era anche diventata un’amica con la quale ogni tanto si trovava a condividere delle uscite serali, le aveva proposto di andare a mangiare qualcosa, ma Giulia aveva rifiutato adducendo una scusa qualsiasi, mettendo anzi le mani avanti e anticipando che forse sarebbe tornata al lavoro con un po’ di ritardo per un appuntamento. E così, in pochi minuti si ritrovò davanti al civico 27 e a quel citofono. ‘A13’ si ripeté per la milionesima volta da quando il giorno prima Matteo le aveva scritto l’indirizzo. Ci aveva pensato anche mentre la sera prima a letto Luigi aveva iniziato a baciarla sotto le coperte, preludio di un amplesso quasi feroce che l’aveva lasciata sudata e sorpresa per come si era lasciata andare, lei di solito molto più controllata.
“Wow, non so cosa ti sia successo oggi, ma qualsiasi cosa sia spero si ripeta” aveva scherzato poco dopo Luigi, mentre la teneva abbracciata e, con la mano destra, stuzzicava il capezzolo, provocando in Giulia continui piccoli spasmi di piacere.
‘Se lo sapessi, non saresti così felice’ aveva pensato tra sé e sé Giulia, una ciocca di capelli a nascondere un’espressione di vergogna. Perché la verità è che, mentre Luigi la scopava con foga, Giulia a occhi chiusi aveva pensato per gran parte del tempo a Matteo. Al suo sguardo, alla sua voce, a quelle labbra che l’avevano baciata. Portandola oltre con l’immaginazione, al fisico che si nascondeva sotto quegli abiti sempre sullo sportivo elegante e, non aveva neanche provato a negarselo, a chiedersi che cazzo si sarebbe trovata davanti.
Il rumore della serratura che scattava la fece tornare alla realtà, era così persa nei suoi pensieri che non si era neppure resa conto di avere composto il codice dell’appartamento. “Ultimo piano” le arrivò la voce di Matteo attraversò l’interfono. Un minuto dopo, le porte dell’ascensore si aprirono davanti a un ballatoio sul quale si affacciavano tre porte. Quella di casa di Matteo era aperta e lui, camicia bianca, un paio di pantaloni leggeri color kaki, i piedi nudi – ah, quanto le piaceva quel dettaglio –, la aspettava con il sorriso.
“Benvenuta, sono contento che tu abbia accettato” le disse, allungando una mano per cingerle il fianco e sfiorandole con un bacio leggero la guancia. Oltre la porta, davanti ai suoi occhi si apriva un salone al cui centro torreggiava un grande tavolo dal piano trasparente. Sulla destra, un divano di colore blu, dall’aria estremamente confortevole, fronteggiava un enorme televisore, con la parete laterale occupata da una libreria in legno antico zeppa di libri. Un soppalco open space completava l’ambiente: da un lato si intravvedeva un letto che si intuiva essere di dimensioni decisamente generose, dall’altro un’enorme vetrata a tutta parete che scendeva fino a metà del salone, che offriva una vista impagabile sui tetti antichi del centro di Milano.
“Oh wow” fu tutto quello che uscì dalla bocca di Giulia, impegnata a osservare con attenzione quell’appartamento che sembrava essere uscito direttamente da una rivista di architettura.
“Ti piace?” le giunse la voce da dietro una lunga vetrata opaca, assieme a un delizioso profumo che le risvegliò improvvisamente l’appetito. “Ho impiegato un po’ a renderlo come piaceva a me, ma il risultato mi ha soddisfatto parecchio”.
“È bellissimo, complimenti” rispose Giulia mentre imitava Matteo, togliendosi le scarpe per poi dirigersi a piedi nudi verso quella che doveva essere la cucina.
“Non dovevi sentirti obbligata a farlo” le disse lui quando la vide spuntare dietro la vetrata. Per poi subito dopo aggiungere. “Anche se hai dei piedi così belli che non esagero nel dire che sei nata per camminare scalza”. Giulia si limitò ad arrossire.
Qualche minuto dopo, i due si ritrovarono seduti uno di fronte all’altra al tavolo nel salone. Tra loro spiccava un grande piatto d’insalata, in un trionfo di colori e freschezza: foglie di lattuga croccanti si mescolavano a rucola tenera, pomodorini rossi e lucidi, sottili rondelle di cetriolo, spicchi di avocado e scaglie di grana. Un filo d’olio extravergine d’oliva, qualche goccia di aceto balsamico e una spolverata di origano esaltavano i profumi degli ingredienti.
“L’altro giorno sono stato in montagna a funghi. Spero ti piacciano con un bel risotto” le disse Matteo, versandole un rosso toscano. Il pranzo scivolò via leggero, tra chiacchiere senza fretta e racconti sulla propria vita, mentre la luce di metà giornata invadeva la stanza, riversandosi sui quadri moderni che adornavano le pareti. Quando a un certo punto il piede di Matteo trovò il suo, Giulia non si ritrasse, gli occhi di lui piantati profondamente in quelli di lei. Continuarono a chiacchierare così, con le loro estremità che si accarezzavano piano a creare un’intimità sempre più rilassata.
Della Giulia fino a un’ora prima tormentata dai dubbi non c’era più traccia, e quando Matteo si alzò per sparecchiare e preparare il caffè, per lei fu normale alzarsi ad aiutarlo, seguendolo in cucina. Uno vicino all’altro, le braccia che si toccavano, l’atmosfera era improvvisamente cambiata, con una carica erotica potente che alleggiava nell’aria. Entrambi sapevano cosa sarebbe successo di lì a poco, ma allo stesso tempo sembrava quasi che un improvviso pudore impedisse loro di fare la prima mossa. Quando però, nel passarsi un piatto, le loro dita si sfiorarono, cambiò tutto. Matteo guardò Giulia che guardò Matteo, e un attimo dopo le loro bocche si unirono in un bacio violento, affamato, con Matteo a cingere Giulia per i fianchi, intrappolandola contro il piano della cucina, mentre la lingua prendeva prepotentemente possesso della sua bocca.
Il caffè rimase un’idea incompiuta, con Giulia che senza neppure sapere come, dopo pochi minuti si ritrovò adagiata sul divano, la bocca aperta quasi a boccheggiare, gli occhi chiusi, mentre le mani di Matteo frugavano frenetiche il suo corpo e la sua bocca andava alla scoperta della sua pelle.
Nell’angolo in alto della parete di fronte, rivelata da una piccola lucina rossa lampeggiante, la telecamera collegata all’impianto di videoregistrazione dell’allarme riprendeva tutto.
“È da quando ti ho vista in costume che sognavo di metterti le mani addosso” le parole furono pronunciate in modo quasi famelico da Matteo, a cui quei pochi minuti erano bastati per trasformarsi, da seduttore attento e dolce, a predatore famelico, bramoso di conquista del corpo della vittima predestinata.
Non che per Giulia la situazione fosse alquanto diversa, vista la sua reazione. Lei di solito molto compassata e quasi timida nell’approccio sessuale, di fronte all’assalto di Matteo si era lasciata andare senza inibizioni, le gambe ad aprirsi senza alcuna resistenza quando la mano di Matteo aveva iniziato a risalire lungo la coscia e poi sotto la gonna, fino ad arrivare a sfiorare il tessuto delle mutandine che già in quei pochi minuti erano diventate fradicie. A farla andare poi letteralmente fuori di testa, erano le dita di quell’uomo incontrato per caso solo pochi giorni prima e che, anche sopra il tessuto del vestito che indossava, erano andate a cercare i suoi capezzoli, stringendoli con una durezza e una quasi cattiveria crescenti che, pur nel dolore impossibile da ignorare, le avevano causato i primi crampi di piacere.
I capezzoli, duri, pronunciati, estremamente sensibili, che si ergevano imponenti sopra una terza di seno che ancora non mostrava segni di cedimento, rappresentavano del resto il suo punto erogeno per eccellenza, tanto che non era raro che Giulia riuscisse a raggiungere l’orgasmo anche solo attraverso la loro manipolazione.
Non aveva mai avuto il coraggio di confessarlo a nessuno, figurarsi a Luigi, ma neppure a qualche amica del cuore, ma Giulia sapeva di essere a livello sessuale una potenziale sottomessa, una donna che nel culmine del piacere amava essere comandata e presa con forza. E quei primi minuti in cui Matteo aveva iniziato a prendere possesso non solo del suo corpo, ma anche della sua mentre, stavano dimostrando come Giulia potesse finalmente avere trovato quello che le sue fantasie erotiche più audaci avevano sempre desiderato.
Non ci volle molto perché Matteo la facesse sollevare un attimo per sfilarle il vestito, al quale subito dopo si aggiunsero su un lato del divano il reggiseno e le mutandine ormai zuppe di piacere. Un attimo dopo, subito dopo una spinta decisa che la fece franare sul divano, come un assetato nel deserto, Matteo le spalancò le gambe e, in ginocchio sul pavimento, affondò la testa tra le cosce, i denti a morderle voraci l’interno coscia, la lingua a iniziare a lappare come un cane le labbra della figa già grondante, le dita ad artigliarle il sedere in una morsa senza scampo dalla quale si trovò impossibilitata a liberarsi.
A Giulia già da quel primo approccio sembrò di impazzire, la realtà già molto più intensa ed eccitante di tutte le fantasie che in quegli ultimi giorni avevano iniziato a occuparle il cervello. Versi osceni iniziarono a uscire dalla sua bocca, mentre le dita si infilavano tra i capelli di Matteo, afferrandoli con decisione per guidarlo alla ricerca del suo piacere. Il primo orgasmo arrivò quando i denti di Matteo catturarono il clitoride, con un morso che le procurò uno spasmo di dolore al quale subito dopo seguì, le urla strozzate in bocca, un picco di piacere che sciolse le cataratte della sua figa. Non era ancora scemato che nel momento in cui due dita cattiva la profanarono cattive, un secondo orgasmo le tolse per un attimo il respiro.
“Aaaaaaaggggghhhhhhh” fu tutto quello che Giulia riuscì ad articolare, mentre nel suo cervello si scatenava un big bang di emozioni che per un attimo le fece perdere contatto con la realtà. Erano passati solo pochi minuti da quando Matteo aveva iniziato a baciarla, ma già Giulia si rendeva conto di stare imboccando una strada inesplorata. Ed eccitante come mai sperimentato prima. Con Luigi c’era da sempre una grande alchimia, sapeva di amarlo profondamente, eppure non le sembrava di avere mai vissuto con lui emozioni così forti in così poco tempo, troppo attento e rispettoso lui del suo essere donna per provare a osare qualcosa di diverso. Al contrario di Matteo che, invece, in quei pochi minuti si era letteralmente trasformato in un conquistatore spietato del suo corpo. Un uomo che, per dirla come quella vecchia pubblicità, non deve chiedere. Mai.
Le ultime onde di piacere stavano lentamente scemando, quando Matteo, rialzatosi, le infilò in bocca le due dita fradicie del suo piacere. “Senti che sapore buono che hai”, le disse con una dolcezza che contrastava con la volgarità del gesto. Era anche questa dicotomia tra le due personalità, l’uomo educato e gentile, l’amante focoso e cattivo, a far precipitare Giulia verso una resa che sapeva sarebbe stata totale.
La tregua durò un attimo, perché all’improvviso Giulia si ritrovò con una mano a stringerle il collo, non con violenza, ma con un senso di dominio al quale lei non provò neppure per un attimo a opporsi. E più la stretta si faceva serrata, mentre l’altra mano tornava a cercare un capezzolo per stringerlo ferocemente, più Giulia si disfaceva prigioniera del proprio piacere.
“Accarezzati”. L’ordine arrivò brusco e Giulia, ormai totalmente calata nella parte, si guardò bene dal non obbedire, la mano destra a insinuarsi tra le gambe oscenamente bagnate, le dita a farsi spazio tra le labbra gonfie di desiderio fino a trovare quel bottoncino pulsante di vita che solo a sfiorarlo le provocò un nuovo brivido. Una parte di sé sapeva che avrebbe dovuto provare a opporsi, ma allo stesso tempo era conscia di come ormai sarebbe stato del tutto inutile. Vedere il suo corpo reagire in quella maniera totalmente nuova, se da una parte quasi la disgustava, quasi assistesse allo spettacolo inedito mandato in scena da qualcun altro, dall’altro aveva contribuito ad accendere un fuoco dentro di sé. Un fuoco che, tra quelle dita di Matteo che le martoriavano i capezzoli e le sue, di dita, che frenetiche entravano e uscivano dalla figa, si stava propagando per diventare un incendio inarrestabile. Quando poi, nel girare la testa verso Matteo, si ritrovò a guardare da pochi centimetri quella forma oscenamente inconfondibile che urlava di essere liberata dal contenimento dei pantaloni, in Giulia divenne incontenibile la voglia di vedere, toccare, possedere quel cazzo.
Ma non le fu dato tempo. Perché quando i loro sguardi tornarono a incrociarsi, quello che Giulia vide negli occhi di Matteo per un attimo la fece fremere di piacere e tremare di paura. All’improvviso Matteo le afferrò con una mano i capelli, continuando a stringere la gola con l’altra, per poi sollevarla e attirarla a sé per quello che divenne un bacio cattivo e avido. Una presa che quando Giulia accennò a un piccolo tentativo di ribellione, si fece ancora più salda, da uomo delle caverne per nulla disposto a farsi sopraffare dall’animale appena catturato. In quell’istante, Giulia ebbe la consapevolezza che in tutto quello che sarebbe accaduto da lì a poco non ci sarebbe stato alcuno spazio per la dolcezza e la compassione, che quello che l’aspettava era sesso duro, cattivo, una presa della Bastiglia nella quale non era previsto alcuno spazio per una capitolazione. E mentre le lingue dei due ingaggiavano un furioso incontro di wrestling sessuale, quel pensiero la accompagnò verso il terzo orgasmo.
Un attimo dopo, le mani di Matteo erano tornate a impossessarsi dei seni di Giulia, le dita a stringere e a torcere i capezzoli in maniera sempre più forte. Eppure, in quel momento, anziché dolore, Giulia sentì l’ennesima scossa propagarsi all’interno del suo corpo.
‘Ha scoperto il mio punto debole’ fu il pensiero che attraversò Giulia un attimo prima che i denti di Matteo si chiudessero senza pietà sul capezzolo sinistro. L’urlo gutturale che ne seguì, accompagnato da uno schizzo di piacere, riempì il silenzio della stanza.
“Farai la brava e sarai mia?” le sussurrò con tenerezza inaspettata Matteo, mentre Giulia, gli occhi ancora chiusi, riprendeva fiato.
Mordendosi le labbra, Giulia annuì.
“Sarai la mia troia?” chiese ancora, questa volta con un tono decisamente più arrogante.
Quasi senza rendersene conto, Giulia si infilò un dito tra le gambe. Nel silenzio della stanza lo sciacquettio della figa era dirompente, mentre ancora una volta la sua testa annuiva.
“Sei sicura? Promettimelo”
“Sì. Sì, te lo prometto” gemette Giulia, il petto che si sollevava vigorosamente sull’onda dell’ultimo orgasmo. Gli occhi chiusi, allungò una mano verso i pantaloni di Matteo, accarezzando sopra il tessuto quello che sentiva essere un cazzo grosso e potente – ‘Sarà cattivo come il suo padrone?’ si ritrovò a pensare –, nello stesso momento in cui lui, non visto, puntò lo sguardo verso la telecamera, alzando il pollice in segno di trionfo. Quello stesso pollice che subito dopo, si avventò sul clitoride di Giulia, schiacciandolo, mentre due dita tornavano a martellarle la figa.
Giulia lanciò l’ennesimo rantolo, inarcò la schiena, vicinissima all’ennesima esplosione di piacere. Ma poi, in un attimo, quell’orgasmo che stava salendo in superficie venne ricacciato indietro dalle dita che improvvisamente uscirono dalla sua figa, accompagnate dal grido di frustrazione di Giulia. “Ma cosa…?” lo guardò con la vista ancora annebbiata.
“È tardi”.
“Eh?”
“Devi tornare al lavoro” continuò Matteo con un mezzo ghigno sadico. La verità è che a lui del lavoro di Giulia non fregava assolutamente nulla, anzi, aveva un desiderio pazzesco di scoparsela e di farlo per tutto il pomeriggio. Ma per come aveva iniziato a conoscerla, e dopo avere visto come si era consegnata quasi senza reagire, quello che adesso voleva era una sua capitolazione completa, non solo il premio da incassare per quella assurda, ma ora lo poteva dire, meravigliosa scommessa. Che presto Giulia sarebbe stata sua non era ormai neppure in dubbio, quello che però a Matteo adesso interessava era di entrare definitivamente nel suo cervello e di portarla a fare cose che lei non si era neppure mai immaginata, E visto la sua naturale inclinazione alla sottomissione, non aveva dubbi che, se avesse giocato bene le sue carte, ci sarebbe riuscito abbastanza presto. Vedendo il suo sguardo smarrito, Matteo si affrettò ad abbracciarla, baciandola con una tenerezza nuova, alla quale lei rispose con un abbandono totale.
“Domani non posso perché ho un impegno che non riesco a rimandare, ma che ne dici se venerdì ti prendi il pomeriggio libero? È anche il giorno in cui solitamente vai in palestra, non avremo fretta”. Non le diede il tempo di rispondere che ricominciò a baciarla, con la mano che questa volta dolcemente percorreva il suo corpo.
“Non accetto un no” aggiunse con una risata e un morso leggero sul capezzolo che la fece trasalire.


Quando quindici minuti dopo Giulia rientrò in ufficio tutta trafelata, Stella la guardò con un’espressione sorpresa.
“Ehilà, tutto bene?”
“Sì, sì, ho solo corso un po’ perché ero in ritardo” la risposta semi imbarazzata di Giulia. Che imbarazzata lo era anche per un motivo ben preciso: la figa fradicia che, libera dalla costrizione delle mutandine, continuava a pulsare in maniera indecente.
E le mutandine?
‘Che ne dici, non credi anche tu che la nostra Giulia abbia un gran gusto anche nello scegliere l’intimo?’ era il testo che accompagnava la foto che Edoardo ricevette in quegli stessi minuti su whtasapp.
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