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Troppo tardi per fermarsi


di Membro VIP di Annunci69.it Ivan88vl
09.05.2026    |    6.709    |    2 8.7
"Quando finalmente ci fermammo, restammo entrambi immobili e sudati nel silenzio totale della casa..."
La serata era degenerata lentamente, senza che nessuno se ne accorgesse davvero. Una bottiglia dopo l’altra, risate sempre più stupide, musica bassa e quell’odore di alcool che impregnava tutta la casa. La mia ragazza a un certo punto aveva smesso perfino di parlare. Era crollata sul divano con ancora il bicchiere mezzo pieno sul tavolino, completamente ubriaca.

Io ero rimasto seduto in cucina cercando di riprendermi un po’. Avevo la testa pesante e gli occhi mezzi chiusi. Sua cognata invece continuava a girarmi intorno. Ogni tanto passava vicino a me sfiorandomi apposta, con quei pantaloncini corti che lasciavano intravedere le gambe e il culo sodo che mi aveva sempre fatto impazzire.

Tra noi c’era sempre stata tensione. Quelle occhiate troppo lunghe durante le cene di famiglia, battute sporche dette ridendo, piccoli contatti che sembravano casuali ma non lo erano mai davvero. Nessuno dei due aveva mai avuto il coraggio di fare il primo passo. Fino a quella notte.

Lei entrò in cucina lentamente, scalza, con il rossetto mezzo cancellato e lo sguardo completamente diverso dal solito. Non disse quasi niente. Mi guardò soltanto, poi si avvicinò così tanto che riuscivo a sentire il suo respiro caldo sul collo.

«Tua ragazza non capisce più niente ormai…» sussurrò ridendo piano.

Sentii il cuore partire subito a mille. Avrei dovuto fermarla. Avrei dovuto alzarmi e andare via. Ma l’alcool e la tensione accumulata da mesi mi avevano completamente spento il cervello.

Lei mi toccò subito senza nessuna esitazione, come se avesse già deciso tutto nella sua testa. Io le afferrai il culo con forza quasi d’istinto. Era duro, rotondo, perfetto sotto quei pantaloncini aderenti. Lei lasciò uscire un gemito basso e mi si sedette praticamente addosso, stringendomi tra le gambe.

«Lo sapevo che mi volevi…» disse mordendosi il labbro.

In quel momento sentivo solo adrenalina. Avevo paura che la mia ragazza si svegliasse da un secondo all’altro, ma proprio quella paura rendeva tutto ancora più eccitante.

Lei continuava a provocarmi, strusciandosi contro di me lentamente mentre io cercavo di respirare normalmente. Mi prese la mano e se la portò sui fianchi, poi più giù, guidandomi con sicurezza. Sembrava fuori controllo quanto me.

La cucina era quasi buia, illuminata solo dalla luce del corridoio. Si sentiva appena il rumore della televisione accesa nell’altra stanza e il respiro pesante della mia ragazza addormentata.

A un certo punto lei mi spinse contro il piano della cucina e iniziò a baciarmi con cattiveria, come se avesse aspettato quella situazione da una vita. Le mani correvano ovunque, sempre più veloci, sempre più sporche. Io le stringevo il culo mentre lei ansimava sempre più forte.

«Piano… cazzo, ci sente…» le sussurravo cercando di farla stare zitta.

Ma lei ormai era completamente presa dal momento. Rideva sottovoce, provocandomi ancora di più, mordendomi il collo e stringendomi con forza. Ogni tanto si fermava ad ascoltare se arrivava qualche rumore dal soggiorno, poi tornava subito addosso a me peggio di prima.

Quando si piegò sul piano della cucina sentii il cervello spegnersi del tutto. Mi guardò da sopra la spalla con gli occhi lucidi e pieni di voglia. Continuava a sussurrarmi frasi sporche, chiedendomi di continuare senza fermarmi.

Io ero completamente fuori controllo ormai. Sentivo il sangue battermi nelle tempie, le mani tremare dall’eccitazione e dall’alcool. Lei invece sembrava impazzita davvero. Cercava di trattenere i gemiti coprendosi la bocca con una mano mentre con l’altra stringeva il bordo del tavolo così forte da farsi diventare le nocche bianche.

Eppure, nonostante tutta quella tensione assurda, io non riuscivo a lasciarmi andare fino in fondo. Forse per l’alcool, forse per il casino mentale di quella situazione malata. Lei invece tremava continuamente, completamente persa nel momento.

A un certo punto si voltò verso di me con il respiro spezzato e lo sguardo sconvolto. Sembrava non riuscire più nemmeno a stare in piedi bene.

«Non fermarti… ti prego…» sussurrava quasi senza voce.

La cucina era diventata un inferno di respiri trattenuti, paura e desiderio. Ogni minimo rumore dal soggiorno ci faceva bloccare per un secondo col cuore in gola, ma bastava guardarsi negli occhi per ricominciare subito peggio di prima.

Quando finalmente ci fermammo, restammo entrambi immobili e sudati nel silenzio totale della casa. Lei si sistemò i pantaloncini senza guardarmi davvero negli occhi. Io rimasi appoggiato al lavandino cercando di capire cosa cazzo fosse appena successo.

Dall’altra stanza arrivava ancora il respiro lento della mia ragazza addormentata. Ed era proprio quello il dettaglio che mi distruggeva di più.
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