tradimenti
Una pizza per Simona
05.05.2025 |
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"Nonostante la stanchezza, si tira su, lo guarda con malizia e gli dice:
«Stenditi..."
Dopo la fantastica serata di Halloween passata in compagnia di Grazia e Gerardo (leggete il racconto “La Cena di Halloween”), la nostra vita sessuale di coppia iniziò a prendere una piega diversa e insolita. Io e Simona, nonostante gli impegni di lavoro e familiari (due splendidi figli), facevamo più sesso e di maggiore qualità.Come tutti i sabati mattina, i bambini erano a scuola fino all’ora di pranzo, e noi decidevamo di dedicarci un po’ di tempo. Di solito facevamo attività fisica correndo in riva al mare, facendo running su per qualche bosco o anche godendoci una sana e bella spa. Quel sabato decidemmo di andare a correre, per rimetterci un po’ in forma.
Simona era euforica, gironzolava per casa canticchiando, mi invitava a sbrigarmi e a uscire dal bagno perché doveva prepararsi. Mentre uscivo dal bagno, lei entrò con in mano i vestiti per andare a correre e, mentre ci incrociavamo, mi sorrise maliziosamente.
Uscii e mi soffermai nel corridoio, a pochi metri dalla porta del bagno. Quasi come uno spione, aspettavo che si spogliasse: mi piace un sacco vederla mentre si prepara. In pochi secondi tirò via il pigiama e, con movimenti altrettanto rapidi, si tolse slip e reggiseno, rimanendo così splendidamente nuda.
Ero quasi tentato di entrare in bagno e saltarle addosso, ma decisi di desistere e continuai a osservarla come un voyeur.
Simona si lavò velocemente e indossò una mutandina nera, senza pizzo e senza cuciture, un strettissimo legging da palestra color rosa, un reggiseno sportivo contenitivo e, sopra, una felpa con zip abbinata al legging.
Era davvero carina. Il legging le stava molto bene, avvolgeva finemente la morbidezza delle sue forme da quarantenne e le donava anche un effetto push-up al culo. Il reggiseno sportivo, che di solito è antisesso, invece risaltava la sua quarta abbondante, e infine la felpa con zip aperta le conferiva quel vedo-non-vedo così eccitante.
Io invece ero vestito con un classico pantaloncino corto, una t-shirt a mezze maniche e, sopra, una felpa con cappuccio per sudare un po’ di più.
Decisi di entrare in bagno, e Simona, sorpresa nel vedermi, mi disse:
— Allora eri tu, mi sentivo osservata. »
— Certo che ero io, chi volevi che fossi? Un altro uomo? Ti piacerebbe, vero? » le risposi ridendo.
— Ma che dici! Dai, smettila di stare impalato e andiamo a correre »
Simona mi prese per mano e mi tirò verso la porta.
Era una calda mattina di novembre, il clima da noi era ancora mite e, complice una bella giornata di sole, facemmo un buon allenamento: 45 minuti di corsa sostenuta e circa 20 minuti di passeggiata veloce.
Il lungomare di Salerno è sempre affollato di persone: stranieri, altri runner e gente che fa una semplice passeggiata. È un piacere correre con la brezza del mare che ti accarezza il viso. Altrettanto bello è vedere altri maschi girarsi a 360° al passaggio di Simona: sapere che ragazzi anche più giovani di vent’anni si voltano a guardare il culo della mia bella lei mi eccita da morire. E credo che anche Simona gradisca.
Anche io mi soffermo ad ammirarla con maggiore attenzione: labbra piene, denti bianchi, un’espressione tra il dolce e il sensuale. Le sue curve proseguono lungo la vita stretta e i fianchi pieni quanto basta per essere ben proporzionati, un culetto che sembra ancora ben sodo e due belle gambe dritte e toniche.
Quasi quarant’anni e non sembra aver risentito dei segni del tempo.
Finita la nostra attività ginnica, decidemmo di rientrare a casa, non prima di esserci fermati a prendere due casse d’acqua dal deposito che si trova al piano -1 del nostro palazzo.
È un complesso di box e depositi, ambienti scuri, umidi, con scarsa illuminazione e spesso deserti. Appena si aprì la porta del nostro box, Simona si intrufolò dentro e iniziò ad armeggiare con le balle d’acqua, piegandosi a 90° per prendere la prima cassa.
Saranno state le endorfine stimolate dalla corsa, o forse il fatto di vederla così piegata sulle casse d’acqua, a novanta gradi, con il culo in bella mostra fasciato dai leggings, ma mi salì l’eccitazione. Mi avvicinai velocemente a lei e le diedi una sonora pacca sul sedere.
« Ahia! Ma sei scemo? » mi apostrofò Simona.
Senza indugio mi avvicinai ulteriormente e le appoggiai il pacco al culo, facendole sentire la mia eccitazione che cresceva, mentre con la mano mi intrufolavo nei suoi leggings, palpandole il sedere.
« Ma dai, smettila! Siamo nel deposito, ci possono vedere» mi disse Simona.
« Mhh, potrebbe essere eccitante, non credi?» le rispondo sollevandola e baciandola con passione.
Simona è interdetta, non risponde al bacio, si dimena leggermente e cerca di sottrarsi. Allora scendo dalle sue labbra e inizio a baciarle il collo. So che non può resistermi e un suo mugolio di piacere «Mhhh» me lo conferma.
Continuo a baciarle e leccarle il collo. Ha un sapore diverso, più salato per via del sudore, e questo mi piace. Nel frattempo mi intrufolo nuovamente nei suoi pantaloni, ma questa volta mi dirigo verso la sua fica.
Simona è immobile, non oppone resistenza, e io ne approfitto. La mia mano si infila nelle sue mutandine. Con l’indice le lambisco il monte di Venere: è completamente depilato.
Simona mi abbraccia, ed io continuo la mia discesa fino al suo clitoride. Lei sussulta ancora, ed io continuo a esplorarla. Inizio a sgrillettarla. Non è bagnata, e questo un po’ mi dispiace, ma il suo respiro si fa più affannoso e ansimante. Le lascio il collo e torno a baciarle le labbra.
Questa volta Simona risponde. La sua lingua si unisce alla mia. L’eccitazione cresce. Ho voglia di possederla lì, in quello squallido box condominiale, senza preliminari né romanticismi. Le mie mani risalgono, accarezzandole prima i fianchi, poi il busto, per posarsi infine sulle sue spalle.
Mi fermo un istante, poi la spingo verso il basso. Le faccio cenno di inginocchiarsi. Voglio che me lo prenda in bocca.
Simona tentenna. Le tengo le mani sulle spalle e la spingo con più decisione. Alla fine obbedisce.
Con un movimento lento e sensuale si abbassa, si sistema i capelli già raccolti in una coda di cavallo e mi abbassa pantaloncini e slip in un solo gesto.
Le brillano gli occhi. Mi lancia un ultimo sguardo, come per vedere quanto sono eccitato. Poi prende il mio cazzo, quasi del tutto rigido, e gli dà una prima leccata sulla cappella.
Sussulto per il piacere, glielo faccio capire. Lei continua con una seconda, poi una terza leccata, sempre più decisa. Si ferma un istante e, dopo averlo scappellato fino alla base, lo ingoia tutto d’un colpo.
Rimane immobile, facendomi sentire il calore della sua bocca. Poi lo estrae lentamente, facendomi fremere.
Guardandomi negli occhi con malizia, si lecca la mano destra, dal polso alle dita. Poi, con la mano umida, riprende a segarmi, ma senza usare la bocca.
Ammetto di temere che qualcuno ci scopra, ma non riesco a smettere di fissarla lì, in ginocchio, intenta a segarmi come la più esperta delle attrici pornografiche.
«Dai, prendilo in bocca!» le dico, quasi esasperato da quella sospensione.
Lei ripete il gesto di leccarsi la mano, senza distogliere lo sguardo dai miei occhi… vuole sentirselo dire.
«Prendilo in bocca...» ripeto, con tono roco.
«Non ho capito, scusa,» sospira Simona con un mezzo sorriso.
Cerco di mantenere la calma, uso un tono il più dolce ma deciso possibile:
«Voglio che mi succhi il cazzo.»
Simona sorride:
«Mmmmmmmm certo… dovevi solo chiedere.»
Arresta la mano alla base del mio cazzo, ormai durissimo, e lo scappella completamente davanti al suo viso. Poi spalanca le labbra, lo ingoia fino al glande e inizia a roteare la lingua su tutta la sua superficie.
Mentre succhia la cappella, stringe l’asta con una mano e con l’altra inizia a soppesarmi le palle.
«Oh sì, così…» sussurro, inarcando la schiena e spingendole il cazzo più in fondo alla bocca.
Succhia e mi sega con ritmo costante. A volte guarda il lavoro che sta facendo, altre volte mi fissa negli occhi, mentre con la mano libera mi massaggia le palle.
Dopo un’altra serie di succhiate, si alza di scatto, si avvicina a me e, leccandomi dal collo fino all’orecchio, con voce da bambina mi sussurra:
«Dai, saliamo a casa. Non voglio stare qui. Ho voglia di te. Prometto che ricomincio da dove ho lasciato… e mi farò anche perdonare.»
Resto interdetto, ma mi ricompongo in fretta. Prendo due casse d’acqua e mi avvio verso l’ascensore che ci porterà dal piano -1 al nostro quarto piano. Prima di entrare dico soltanto:
«Però me la paghi.»
Simona ride e mi segue. Schiaccia il pulsante e mi dà un bacio a stampo sulle labbra.
Prima che l’ascensore arrivi, mi avvicino e le dico ad alta voce:
«Ah, una curiosità: dove hai imparato quella cosa di leccarti la mano e poi iniziare a…»
In effetti ci avevo già pensato. Simona è una gran porca a letto, una pompinara straordinaria. Le piace succhiare, ma forse quello che le piace ancora di più è sapere di essere l’artefice del piacere dell’altro. Però quel gesto di leccarsi la mano prima di toccarmi… in tutti questi anni di fidanzamento e matrimonio non lo aveva mai fatto.
Entriamo in ascensore. Proprio mentre le porte si chiudono, Simona si avvicina e mi sussurra all’orecchio:
«È stata Grazia. Da Halloween ha iniziato a mandarmi video porno di un’attrice che, secondo lei, mi somiglia. Si chiama Anissa Kate. Mi manda solo video in cui lei è con due uomini o in mezzo ad altre coppie o con uomini di colore.»
Resto in silenzio per un secondo. Non è che la cosa mi dia fastidio, ma non me l’aspettavo.
Simona continua:
«Sai, è francese. Fa solo video super eccitanti, sempre in lingerie o completini assurdi. La conosci? Dici che mi somiglia davvero?»
Mi riprendo un attimo e le chiedo:
«Ma poi… Grazia, perché ti manda questi video? Non l’ho mica capito.»
L’ascensore si ferma al piano terra e le porte si aprono. Entrano due persone, che neppure noto tanto sono assorto nei miei pensieri.
Simona li saluta e riceve un educato buongiorno. Poi, rivolta a me, dice:
«Grazia dice che ho del potenziale… e vuole farlo uscire.» Mi fa spallucce con un sorriso.
Sorrido anch’io. Prima che si chiudano le porte, entra un’altra persona, è un rider Deliveroo, un racazzo di colore, con il suo box porta vivande.
L’ascensore prosegue verso il nostro piano. Sto già immaginando come scoparmi Simona appena arrivati, ma a un certo punto…l’ascensore si blocca.
Ci guardiamo tutti, un po’ basiti. Non è vero panico, ma la tensione è palpabile. Per fortuna le porte si aprono leggermente, permettendo un po’ d’aria. La signora del quinto piano è visibilmente agitata. Cerchiamo di tranquillizzarla. Il rider suona la campanella, io e Simona tentiamo di contattare l’amministratore.
Pare si tratti di un blackout momentaneo. Ma dentro l’ascensore inizia a fare un caldo insopportabile. L’areazione è ferma e siamo in cinque, tutti sudati. Io e Simona lo eravamo già per via dei 50 minuti di corsa appena fatti.
L’odore acre di sudore e aria stantia inizia a farsi sentire. La coppia del quinto piano si toglie cappotti e maglioni. Anch’io mi tolgo la felpa, restando in pantaloncini e t-shirt. Simona apre la zip della sua felpa e poi la toglie del tutto, restando in leggings e reggiseno sportivo.
Anche il rider, sudato come noi, si toglie giubbotto e felpa, mostrando un fisico asciutto e definito. Mentre Simona si spoglia, finisce inevitabilmente per appoggiarsi al braccio del rider. Lui si scosta, imbarazzato, e si scusa.
Simona fa altrettanto, poi gli porge la mano:
«Simona, piacere.»
«Kalenjin, ma tutti mi chiamano Kalè,» risponde lui con buon italiano.
Solo in quel momento noto che Kalè è davvero un bel ragazzo: alto, spalle larghe, fisico scolpito, lineamenti delicati, labbra carnose, denti bianchi, modi gentili… e occhi incollati su Simona.
Lei, in leggings e reggiseno sportivo, è un invito al peccato. Gocce di sudore scendono tra i suoi seni, accendendo di nuovo il mio desiderio… e quello evidente di Kalè. Vedo il rigonfiamento nei suoi pantaloni.
Finalmente, dopo minuti interminabili, la corrente torna e l’ascensore riprende la sua corsa.
Arrivati al quarto piano, usciamo tutti. Controllo l’orologio: siamo rimasti lì dentro quasi mezz’ora. Salutiamo gli altri. La coppia del quinto sale le scale, mentre Kalè rimane sul pianerottolo, col cellulare in mano.
Entriamo in casa. Chiudo la porta e sento Simona esclamare:
«Si è fatto tardi. Tra un’ora devi andare a prendere i bambini a scuola. Per quella cosa che avevo promesso… dovrai aspettare stasera. Mi dispiace, vado a farmi una doccia. Sono tutta sudata.»
Simona si toglie le scarpe e si dirige verso il bagno.
Come un falco, mi lancio su di lei, la abbraccio da dietro.
«Dove vai? Prima mi seduci e poi vuoi abbandonarmi?» Le blocco le braccia e le do una poderosa leccata sul collo. Il suo sapore mi manda in estasi.
«Mhhh… sei così buona. Ti voglio adesso, così. Il tuo odore mi fa impazzire.»
Con una mano la trattengo, con l’altra mi infilo nei suoi leggings.
«Questi sono troppo stretti. Ti danno sicuramente fastidio…» le dico, mentre continuo a leccarla.
Mi abbasso e, senza romanticismo, le abbasso leggings e slip in un solo gesto.
«Ma che fai? Sei scemo? Dai, andiamo a fare la doccia insieme…»
«No. Ti voglio ora, così.»
La spingo in avanti, la blocco con le spalle contro il muro. Sento il sangue scorrere veloce. L’eccitazione è alle stelle.
Mi inginocchio davanti a lei. Simona apre leggermente le cosce e mi lascia intravedere la sua fica.
Con le mani le accarezzo le gambe e intanto la fisso negli occhi. Poi il mio sguardo sale sul seno, con i capezzoli turgidi che si intravedono come chiodi sotto il reggiseno. Mi soffermo sul piercing all’ombelico. Poi torno a scendere. Simona divarica ancora di più le gambe.
Massaggiandole le cosce, le mie mani scorrono verso l’interno e con una leggera pressione gliele faccio aprire ancora.
Lei ha voglia. Con le mani sui fianchi le faccio cenno di girarsi, la posiziono faccia al muro.
Sono ancora in ginocchio, ma ora ho davanti il suo culo nudo. Inizio subito a leccarle la parte di fica esposta.
Simona ha ancora le gambe leggermente chiuse, non riesco a leccarla come vorrei. Le prime leccate lambiscono anche il suo buchetto di sopra.
Inizia a mugugnare. I legging e gli slip sono ancora all'altezza delle ginocchia: forse è per questo che non riesce ad aprire bene le gambe. Si scosta un attimo da me e se li sfila.
Ora è completamente libera, si appoggia di nuovo al muro, inarca il busto in avanti e spalanca le gambe in modo osceno.
Le porte del paradiso mi si aprono davanti: la sua fica è completamente in mostra, a un palmo dal mio volto.
Le mani sui suoi fianchi, la lingua che gioca nella terra di nessuno, tra le cosce e il pube. Mi avvicino alla fessura e sento il suo odore forte, eccitante. È completamente liscia e depilata, proprio come piace a me.
Con la lingua raggiungo finalmente il clitoride, lo titillo lentamente. Lei respira affannosamente. La mano destra lascia i fianchi e si unisce alla lingua.
La sua eccitazione si legge in viso, ma ancora di più da quanto è bagnata.
Con due dita apro la fessura: le grandi labbra fremono, vogliono essere baciate, succhiate, leccate. E così inizio. Prima piano, poi sempre più forte.
Le do delle poderose leccate dal clitoride in su. Ad ogni colpo, Simona sussulta.
«Vuoi ancora andare a fare la doccia?» le chiedo, interrompendomi un secondo.
«Dai, leccami, continua», mi risponde pronta.
Con le mani risalgo l’interno coscia, dalle caviglie alla fica. Con il pollice mi faccio breccia tra le grandi labbra, le sento gonfie e bagnate.
Ci gioco attorno e continuo a leccare fino a quando le infilo brutalmente il pollice dentro.
«Ahi!» quasi saltella.
«Vuoi che smetta?»
«Fallo di nuovo, ti prego.»
Obbedisco. La sua fica è aspra e dolce allo stesso tempo. I suoi umori sono già abbondanti, e leccarli è un piacere.
La penetro con la lingua per due o tre minuti abbondanti, poi mi sposto sul clitoride, che succhio con forza.
Un rumore dal pianerottolo attira la mia attenzione.
La faccia ancora nella fica di Simona, sento delle voci. È il rider di prima, quello dell’ascensore.
Kalè è rimasto fuori, sta parlando al cellulare:
«Capo, sono rimasto bloccato in ascensore per 40 minuti, non è colpa mia! Giuro, sono nel palazzo, ma questi stronzi non hanno voluto ritirare le pizze, che devo fare?»
Lo sento sbraitare e mandare a fanculo il datore di lavoro.
Non è affar mio. Io ho ben altro da fare. Il respiro di Simona si fa sempre più affannoso.
Non mi fermo. Ho la testa tra le sue gambe, alterno leccate e succhiate sul clitoride, mandandola in estasi.
Kalè ora tace. Un dubbio mi assale.
Mi fermo un attimo, mi giro verso la porta: non è chiusa, solo accostata.
Scorgo Kalè appoggiato all’ascensore, ci sta guardando. Osserva Simona, a gambe aperte, faccia al muro, mentre la lecco.
Rimango impietrito un secondo.
«Perché ti sei fermato? Daaaai!»
Simona mi richiama all’ordine. Si gira, mi afferra per i capelli e mi riporta la faccia tra le gambe.
Continuo a leccare, ma più lentamente. Sto riflettendo. Il cazzo mi pulsa, quasi esplode.
Sapere che qualcuno ci guarda mi eccita da morire, ma voglio coinvolgere anche Simona.
Rallento. Lei se ne accorge e mi intima di continuare. Mi fermo completamente.
«Te lo devi guadagnare, l’orgasmo», le dico.
«Dai, non fare il cretino... Faccio tutto quello che vuoi.»
«Tutto tutto? Ma proprio tutto?» le do un'altra leccata.
«Sì, sì! Faccio tutto, basta che continui!»
«Ok, vediamo se sei brava. Voglio vederti scopare con un’altra persona...»
«Mmmmhh... vuoi vedermi scopare con Gerardo, come l’altra sera? Ok, ok...»
Le do un forte schiaffo sul culo.
«Sbagliato. Troppo facile. Riprova.»
Le do un morso sul sedere.
«Ahiiii! Ok, ok, ho capito... vuoi vedermi con Grazia e Gerardo insieme. Sei un porco! Ma ora leccami, dai!»
«Sbagliato. Di nuovo. Sei lontana.»
Le do un altro schiaffo.
Poi, passando un dito tra la sua fica, lo inumidisco per bene e glielo infilo tutto nel buchetto posteriore, senza delicatezza.
«Mmmhh... dai, smettila... Vuoi scoparmi insieme a Gerardo? Oppure con Grazia? O solo tu con tutti? Oppure... basta... Dai, fammi venire! Mi faccio scopare da chi vuoi tu, basta che continui!»
«Mmmmhh... sei sulla buona strada... Ti stai avvicinando.»
Le immergo di nuovo la faccia nella fica, lecco e mi struscio contemporaneamente.
«Allora? Non sei curiosa di sapere cosa devi fare per guadagnarti l’orgasmo?»
«Sììì! Dai, faccio tutto quello che vuoi!»
«Devi far divertire il corriere delle pizze. Quello che ti scopava con gli occhi in ascensore.»
Riprendo a leccarla mentre le stimolo dolcemente l’ano con l’indice.
«Ma sei scemo! Che dici?! Non sappiamo neppure chi sia... E poi, dove lo ribecchiamo?»
Le do un altro schiaffo sul culo.
«Zitta e godi! E se ci stesse guardando adesso? Che faresti? Ti ecciteresti?»
Simona ansima e lascia uscire un fortissimo mugolio di piacere.
«Lo sapevo che eri una troia... Ascolta: il rider ci sta guardando. È lì fuori, la porta è socchiusa. Sta spiando. Ora ti giri, lo guardi, lo inviti a entrare... e poi te lo scopi davanti a me.»
«Tu sei scemo... che dici?!»
Si gira verso di me, con lo sguardo incredulo. Poi si volta verso la porta.
La meraviglia lascia spazio a un accenno di paura. Si irrigidisce. Farfuglia qualcosa.
Le spingo un dito completamente nel culo e le lecco il clitoride con decisione, facendole cenno di obbedire.
«Sei un porco, lo sai? Pensi che non ne abbia il coraggio, vero? Sono così eccitata adesso... mi farei scopare da tutto il condominio...»
Si gira di nuovo verso la porta e fa cenno con la testa e con la mano a Kalè di entrare.
Il nostro nuovo amico rimane impietrito. Forse vorrebbe scappare, ma quando anche io gli faccio cenno, si decide e muove qualche passo verso l’interno.
«Prego, accomodati. È tutta tua», gli dico.
Mi avvicino a Simona, le sussurro con la lingua sul lobo dell’orecchio:
«Fai gli onori di casa... Mostra al nostro ospite quanto sei brava a succhiare il cazzo.»
Le infilo due dita in fica per eccitarla ancora.
«Se è questo che vuoi...»
Simona si incammina verso Kalè, ancora immobile davanti alla porta. È quasi completamente nuda, coperta solo dal reggiseno sportivo. Il suo culo sinuoso ondeggia ad ogni passo.
Kalè non parla. Io, con lo sguardo e un sorriso, cerco di tranquillizzarlo. Non voglio che si blocchi.
Simona è a pochi passi. Lo guarda negli occhi, si inginocchia.
Con entrambe le mani gli abbassa i pantaloni, rivelando gambe muscolose e lisce.
Inizia ad accarezzarlo dal basso, risalendo lentamente fino al bacino.
Gli fissa il pacco. Indossa slip neri anonimi, ma c’è già un rigonfiamento notevole.
Simona si gira verso di me, forse per cercare approvazione, ma trova solo eccitazione.
Sorridendomi, abbassa l’elastico degli slip. Il suo cazzo semi-rigido schizza fuori come una molla, sfiorandole quasi il viso.
«Wow... allora è vero, quello che dicono di voi...»
Simona lo elogia. Il suo sguardo rivela sorpresa e soddisfazione per quelle dimensioni.
Lo afferra, lo masturba lentamente. Su e giù, con la destra, mentre ruota il polso.
Poi si lecca la mano, dal polso alla punta del dito medio, la inumidisce e riprende.
Su e giù. Su e giù.
Kalè è ancora fermo. Solo il suo enorme sesso partecipa.
Simona lo guarda indurirsi del tutto. Inizia a leccarne la punta, prima piano, poi più decisa.
Lo accarezza con le unghie, gli sfiora la pancia e i capezzoli sotto la maglia.
Poi torna giù. Si lecca di nuovo la mano, la bagna per bene e lo impugna ancora.
Kalè inizia a emettere gemiti soffusi.
Simona prende coraggio. Continua a masturbarlo, lo lecca con forza, la lingua avvolge la cappella, lo scappella con cura.
Poi lo bacia sull’asta.
Scende e bacia le palle, grosse, piene. Le succhia finché diventano dure.
Il cazzo è al massimo della durezza. Saranno 21 centimetri, ben largo, nero ebano, pieno di vene.
Abituata ai miei 19, questa differenza le piace. Risale con la lingua fino alla cappella gonfia.
Ci gioca, poi la fa sparire in bocca. Mordicchia leggermente con i denti.
Mi guarda. Incrocia il mio sguardo mentre lo lavora. Dai suoi occhi sprizza tutta la voglia di divertirsi.
Ogni succhiata lo prende sempre più in profondità, fino ad arrivare a metà dell’asta.
Decido di partecipare anch’io ai giochi e mi avvicino a loro. Chinandomi verso Simona, le sussurro:
«Beh, sai fare solo questo? Puoi impegnarti di più.»
Mi posiziono dietro di lei, quasi inginocchiandomi al suo fianco, e inizio a sgrillettarla con vigore.
Simona sussulta di piacere. Smette di leccare e si concentra: avvolge completamente con la bocca il cazzo di Kalè.
«Mhhhh, sì...» – il nostro amico sembra gradire parecchio la calda bocca di mia moglie, che inizia a succhiarlo con lentezza.
Simona lo accarezza con una mano, facendola salire e scendere lungo l’asta, mentre con la bocca segue lo stesso ritmo, ingoiando sempre più centimetri ad ogni affondo.
Dalla mia posizione, non riesco a distogliere lo sguardo. Sta succhiando il cazzo di uno sconosciuto con la naturalezza di una pornostar navigata. Fa colare un filo di saliva sulla cappella, poi riprende il lavoro con dedizione.
Continuo a stimolarle il clitoride, cercando di andare a tempo con il ritmo delle sue pompate.
«Vediamo se riesci a ingoiarlo tutto, fino alle palle» le dico.
Simona, con metà cazzo in bocca, annuisce appena con la testa. Inizia a leccare l’intera asta, dalla punta alla base. Più che una leccata sembra un modo per bagnarlo tutto, preparandolo all’ingoio.
Dopo qualche passata, ricomincia lentamente a ingoiarlo. Si aiuta con la mano, scendendo piano piano. Ora ne ha dentro di sé ben più della metà.
Continua, ma con maggiore lentezza: è chiaro che sta facendo fatica.
Kalè ha gli occhi sgranati. Si sta godendo ogni secondo della scena: una donna bianca, che per lui sarà sicuramente una troia, gli ingoia il cazzo nero.
Simona è quasi arrivata alla base. Si ferma. Torna su, dà un'altra leccata e riprova.
Non ci riesce: è davvero troppo lungo.
Decido di darle una mano.
Interrompo per un attimo la stimolazione e porto la mano sulla sua nuca.
«Vuoi un aiuto?» le sussurro, iniziando a spingerle delicatamente la testa verso il cazzo.
Simona emette dei mugugni, simili a quelli dei porno quando le attrici fanno deep-throat.
La saliva le cola ai lati della bocca, ma lei non oppone resistenza. Non si dimena.
Non avrei mai pensato mi eccitasse questa forma di quasi-violenza.
Credevo non ci fosse nulla di erotico in una donna che si strozza con un cazzo in gola...
E invece, vedere Simona così, sentire quei suoni... mi eccita terribilmente.
Dopo un paio di spinte decise, Simona riesce nell’impresa: ha tutto il cazzo di Kalè in gola.
Un conato di vomito e tanta saliva mi dicono che è il momento di fermarmi.
«Mh... diciamo che sei stata brava. Ora fai quello che vuoi.»
Le lascio la testa. Simona tira un sospiro di sollievo.
Le indico di alzarsi e restare piegata sul cazzo di Kalè, a pecora.
Kalè è sempre più eccitato. Con il cazzo duro, le appoggia una mano sulla testa, invitandola a continuare.
La tiene saldamente per i capelli e accompagna i suoi movimenti.
Simona sembra apprezzare: aumenta gradualmente la velocità. Su e giù. Su e giù.
Quando ha bisogno di riprendere fiato, sostituisce le labbra con la mano.
Le sue labbra scorrono fameliche sull’asta nera fino a quando:
«No no! Qui si fa a modo mio» – dice Simona, scuotendo la testa e allontanando la mano di Kalè.
Continua a succhiare con voracità, alternando leccate e profonde succhiate. Lo sta gustando davvero, con intensità.
Kalè inarca la schiena, quasi a offrirle di più.
Simona emette un mugugno di piacere, la saliva cola abbondante dalle labbra.
Deciso a ricevere anch’io il mio pompino, mi avvicino e le porgo il cazzo.
Voglio vederla alle prese con due cazzi, come quella volta a casa di Grazia.
Glielo porgo, ma Simona mi fredda:
«Sono una mogliettina obbediente. Avevi detto che dovevo far divertire il ragazzo dell’ascensore, giusto? Quindi... tu guarda. Se ci riesci.»
«Ok... vediamo di cosa sei capace» – le rispondo, contrariato. Ho il cazzo che mi scoppia.
Vederla alle prese con un cazzo nero mi fa impazzire.
Simona interrompe il pompino, lasciando Kalè a sospirare.
Si avvicina a lui, gli prende il cazzo in mano e gli sussurra all’orecchio:
«Vuoi scoparmi? Hai un preservativo?»
Il sangue mi si gela. Simona fa sul serio.
Kalè annuisce, cerca di baciarla, ma lei lo scansa.
Poi gli dice che non ha preservativi.
Simona, ancora con il cazzo in mano, mi guarda con decisione:
«Vai a prendere un preservativo in camera da letto. Ho troppa voglia.»
Mi desto dal torpore come colpito da una scossa.
Farfugliando qualcosa, mi incammino verso la camera.
L’eccitazione è alle stelle.
Rovisto nel comodino come un forsennato, trovo la scatola dei preservativi.
La apriamo raramente, solo quando Simona dimentica la pillola.
È vuota.
Esco nel corridoio con la scatola in mano... e mi imbatto in una nuova scena.
Simona è inginocchiata, con le spalle al muro, le mani alzate e tenute ferme, come fossero ammanettate contro la parete. Kalè è in piedi davanti a lei, e le sta letteralmente scopando la bocca.
Simona mugugna, la voce soffocata da quel cazzo nero che le riempie la gola. Rivoli di saliva le colano ai lati della bocca, ma sembra gradire. Kalè è quasi in estasi, emette suoni gutturali di piacere: si sta godendo la mia mogliettina troia.
Mi vede arrivare con la scatola di preservativi. Io mi fermo un istante, godendomi la scena. Con decisione, si libera dalla presa di Kalè e, sfilandosi il suo cazzo dalla bocca solo per un secondo, si slaccia il reggiseno sportivo, facendo rimbalzare le sue enormi, naturali tettone.
«Ti piacciono?» gli chiede con tono malizioso.
«Molto», risponde Kalè, con semplicità, ma anche un filo di imbarazzo.
«Vuoi provarle?»
Kalè non risponde a parole. Annuisce soltanto, forse ancora incredulo di quel che sta accadendo.
Vedendolo esitante, Simona prende il suo cazzo e lo avvicina al seno, poi lo fa scivolare tra le tette. Sorridendo, si stringe i seni tra le mani e inizia a muoverli su e giù, in una spagnola lenta, sensuale, interminabile.
Prova anche a leccarglielo mentre lo fa, ma non ci riesce: il cazzo si perde nel mezzo di quelle grandi tette mentre lei si muove con il bacino avanti e indietro per aumentare il ritmo.
Poi Simona interrompe la spagnola, si sistema i capelli in una coda di cavallo e riprende a succhiare avidamente quel cazzo. Kalè la blocca di nuovo con le mani al muro e inizia a scoparle la bocca con maggiore foga. Con una mano le forza le braccia contro la parete, con l’altra le afferra un seno, lo stringe, lo soppesa, lo strizza, si concentra sul capezzolo, lo pizzica tra pollice e indice.
Simona sembra quasi in difficoltà. La saliva le scivola copiosa sulle tette, vedo uno, due, tre conati.
«Ehi, fai piano, me la rompi così!» gli dico sorridendo.
Kalè mi guarda, rallenta quasi scusandosi. Simona approfitta di quel momento per liberarsi dal suo cazzo e dice:
«Shhhh, stai zitto... non era questo che volevi? Dai, non dormire... dammi un preservativo. O vuoi metterglielo tu, forse...?»
«Simo... sono finiti. C’è solo la scatola vuota.»
Nel momento in cui lo dico, il sangue mi si gela. Penso: E se adesso mi dice che vuole farsi scopare senza preservativo? Mia moglie, scopata in casa mia da un extracomunitario di colore, senza protezione...
Simona mi guarda e, con un sorrisetto:
«Mhhh... e adesso? Mhhh, ti è andata bene... dovrai essere bravo.»
Mi fa cenno di avvicinarmi con la mano. Si libera dalla presa di Kalè, si alza e, completamente nuda, si frappone tra noi.
In due passi sono da lei. Simona mi cinge i fianchi e mi bacia con passione. La sua lingua invade subito la mia bocca, mi accarezza e si avvolge alla mia. Sembra voglia farmi assaporare quello che ha provato lei, farmi sentire il sapore del cazzo nero che ha avuto dentro.
Le mie mani scivolano sui suoi fianchi, le accarezzo il culo e glielo divarico, mostrando la sua fica a Kalè che si avvicina e l’abbraccia da dietro, afferrandole i seni.
Simona è incastrata tra i nostri corpi, sospesa in un abbraccio a quattro mani che la esplora ovunque. Le nostre lingue si intrecciano ancora, mentre Kalè le lecca il collo e le spalle.
Lei ansima, è rapita. La bacio anche io sul collo, poi scendo fino ai capezzoli duri. Li prendo uno a uno tra le labbra, ci gioco con la lingua, li mordo dolcemente. Simona geme, è completamente in balia nostra.
Kalè grugnisce di piacere. Mi accorgo che Simona ha trovato la forza di segarglielo con una mano.
Poi si stacca da me, quasi respingendomi, e dice:
«Basta, non resisto... scopami! O mi faccio scopare da lui senza protezione.»
Si gira, dando le spalle a Kalè, si piega e si avvicina al suo cazzo pulsante. Gli sorride:
«Dovrai accontentarti della mia bocca.»
E, ancora bagnato per il lavoretto di prima, glielo fa scomparire in gola.
Simona è piegata a novanta gradi, intenta a succhiare. Io prendo il mio cazzo in mano e, deciso, lo punto alla sua fica. È bagnatissima. Con una spinta entro dentro di lei senza alcuna resistenza, tutto fino in fondo.
Simona sussulta, la bocca ancora impegnata su Kalè, che ora è appoggiato al muro e con una mano le impartisce lentamente il ritmo.
Io continuo a scoparla con forza. Le divarico le chiappe per affondare meglio e godermi la vista della sua fica e del buchetto. Ci infilo prima l’indice, poi il pollice, e ogni tanto le do qualche schiaffo sul culo. La natica si arrossa, come in un porno.
Kalè è di nuovo impegnato a gustarsi le sue mammelle, che ballonzolano oscenamente.
Simona è in estasi. Mugugna di piacere, non smette di succhiare quel cazzo. È sempre stata una grande pompinara, ma non l’ho mai vista così presa.
Con una mano gli accarezza l’addome, gli tasta gli addominali ed il petto scolpito.
Sento che il ritmo del suo respiro accelera. Mugugna, geme, rivoli di saliva le bagnano le tette mentre io la scopo più forte.
Sta per venire, e io con lei. Le gambe le tremano. Non riesce più a succhiare con avidità, ora è Kalè che le pompa la bocca mentre lei, con l’altra mano, si sgrilletta forsennatamente.
Poi si libera del cazzo, ansima, la testa che ondeggia, si inarca.
«Aaaahhhh… aaahhhhh… mmmmmm… aaahhhh...»
Al primo gemito un rivolo di suoi umore le schizza dalla fica, mi bagna il cazzo. Le gambe si chiudono, si aprono, vibrano.
«Mhhhh, sì dai, dai... cosììì!»
Aumento il ritmo, sto per venire.
«Simo…» dico ansimando. «Sto per venire…»
Altre due, tre spinte e mi lascio andare:
«Mhhhh... vengoooooo...»
Scarico tutto dentro di lei.
Anche Simona, sentendo la mia sborra, si abbandona a un orgasmo furioso.
«Mmmmmmm... sììììì… aaaahhhhhh… sììììììì, cazzoooooo!»
Le gambe le cedono. Sento la sua fica vibrare, amplificando il mio piacere. Continuo a pomparla a ritmo del suo respiro. Fiotti di sborra le riempiono la fica mentre succhiava il cazzo nero di uno sconosciuto.
Mi sento svuotato. Estraggo il cazzo: le pareti della sua fica si richiudono e un rivolo di sborra calda le scivola giù per la gamba.
Un ultimo sussulto, e Simona, come uscita da una trance mistica, si accascia ai miei piedi.
Mi siedo anche io, per riprendere fiato, e le sussurro:
«Mi hai fatto impazzire...»
Simona sorride, esausta. Poi ha quasi uno spasmo improvviso, forse l’ultima scossa dell’orgasmo mentre la sborra le cola ancora da dentro.
Accanto a noi, silenzioso, con il cazzo ancora duro, c’è Kalè.
Simona se ne accorge. Nonostante la stanchezza, si tira su, lo guarda con malizia e gli dice:
«Stenditi.»
Lo fissa con quegli occhi profondi, poi:
«Ora tocca a te... divertirti.»
Con una mano, fa cenno a Kalè di stendersi. Lui, sempre in silenzio, esegue e si mette in posizione supina.
Simona si fionda subito sul suo cazzo, iniziando un pompino lento ma profondo, aiutandosi con la mano, che scivola su e giù scoprendo la punta di quel palo di carne, in attesa che la bocca accogliesse la cappella.
Simona pompa con voracità, decisa a portare Kalè all’orgasmo il più in fretta possibile. Io sono seduto di fianco, godendomi la scena.
Lo spettacolo in perfetto stile cuckold viene però interrotto dal classico suono di un messaggio WhatsApp. In un primo momento non ci faccio nemmeno caso.
Kalè mugugna qualcosa, forse farfuglia insulti nella sua lingua diretti a Simona. L’avrà sicuramente apostrofata con le peggiori offese nella sua parlata africana...
Nel frattempo, altri messaggi continuano a disturbare la scena. Di fianco a noi c’è un mobiletto svuotatasche: lì, il cellulare di Simona, lasciato prima di andare a correre, vibra e suona in modo fastidioso.
Indispettito, allungo la mano per vedere chi sta disturbando con tanta veemenza.
“Ragazzi, dove siete? Noi stiamo andando al centro commerciale, ci raggiungete per un caffè? :)”
Un messaggio di Grazia, seguito da una valanga di faccine ed emoticon.
Stavo quasi per buttare via il cellulare e tornare a godermi lo spettacolo, quando un’illuminazione mi colpisce.
Mi avvicino a Simona e, senza interromperla nel suo lavoro di succhiatrice esperta, le sussurro all’orecchio:
«Chissà cosa direbbe la tua amica Grazia di quello che stai facendo...»
Le sfioro l’orecchio con la lingua e le stampo una sculacciata sul suo bel culone, facendolo scoccare sonoramente.
Simona si libera per un istante dal cazzo di Kalè e mi risponde:
«Glielo dirò sicuramente quello che mi hai fatto fare...»
Tengo ancora il cellulare in mano, lo punto verso di loro:
«Non c’è bisogno. Glielo faccio vedere io quanto sei troia.»
Il classico suono di fotocamera echeggia nella stanza.
Simona mi guarda sorpresa, sta per dire qualcosa, ma la mano di Kalè la riporta ai suoi doveri, affondandole di nuovo il cazzo in bocca.
Pochi secondi dopo, un altro messaggio di Grazia:
“Wow, ma dove siete? Sei proprio la mia amica più troia...”
Attivo la videocamera e le invio un breve video di dieci secondi.
Giro lo schermo del cellulare verso Simona:
«Ho mandato a Grazia una foto e un video di te che succhi il cazzo come una troia.»
Simona, senza togliersi il cazzo dalla bocca, annuisce sorridendo.
Dopo qualche lungo secondo, un altro messaggio da Grazia:
“Ci siamo fermati alla piazzola di sosta in tangenziale, Gerardo si è eccitato a vedervi e ha voluto che gli succhiassi il cazzo.
Comunque non pensavo fosse così brava in questo genere di cose :) Ma io so fare decisamente di meglio!”
Il messaggio è accompagnato da una foto: Grazia con tutto il cazzo di Gerardo piantato in bocca mentre lui è seduto alla guida.
Kalè inizia ad ansimare più forte, il respiro si fa affannoso. Io non avrei resistito così tanto a un lavoretto del genere da parte di Simona.
Riprendo il cellulare, attivo la fotocamera e continuo a filmare.
Kalè solleva quasi il bacino da terra per offrirle meglio il suo cazzo, e con una mano dietro la nuca le spinge la testa per farla pompare di più.
Sta per venire. Con voce decisa ma tranquilla, dico:
«Non le venire in bocca.»
Simona alza la testa di scatto e, con espressione arrabbiata, mi fa cenno di stare zitto. Kalè la riprende per la testa e la spinge nuovamente sul suo cazzo.
Simona:
«Ricordati solo di avvertirmi quando stai per...»
Kalè fa cenno con la testa di aver capito, poi riprende a scoparle la bocca sempre più velocemente.
«Mmh... sto per venire...»
Ancora qualche affondo.
«Vengo... vengo...»
Un paio di secondi e l’esplosione è inevitabile.
Simona scansa la mano di Kalè dalla sua nuca e, aggiustandosi i capelli per non farseli imbrattare di sperma, accoglie nella sua bocca il primo schizzo. Poi un secondo. E un terzo.
Mugugna, non riesce a ingoiare tutto. Fiotti bianchi iniziano a scendere dalle labbra, scorrendo sul cazzo di Kalè, che ora appare lucido per l’effetto della saliva mista alla sborra.
Ha un leggero conato, si scansa continuando a segare il cazzo, guardandolo eruttare ancora quattro, cinque, sei volte.
Kalè le riprende la testa tra le mani e la riporta prepotentemente sul suo cazzo.
Simona non oppone resistenza, le sue tette ballonzolano oscenamente mentre Kalè la forza a ricevere anche le ultime gocce del suo seme.
«Sììì... sììì...»
Le scarica in bocca ogni residuo. Simona ingoia con difficoltà, continuando a salire e scendere. Kalè le tiene la testa e le detta i tempi.
Kalè è tutto un fremito.
Simona si libera dalla presa, si sposta di lato e inizia a leccare la cappella con lentezza oscena, soffermandosi sulla punta, dove ancora fuoriescono gocce che raccoglie subito con la lingua.
Kalè è stremato. Simona continua a pulire, metodica.
Non l’avrei mai detto che mia moglie fosse amante delle sborrate in bocca. Me lo ha concesso pochissime volte... E ora è lì, a pulire fino all’ultima goccia il cazzo di uno sconosciuto.
Simona si ferma un istante e dice:
«Mhhh... mamma mia, quanta ne avevi. Era parecchio che non...? »
Sorride maliziosamente.
Kalè, imbarazzato, annuisce e si ritrae, iniziando ad alzarsi.
Kalè si riveste in fretta, mentre io e Simona restiamo ancora nudi a terra: lei con la bocca intrisa di sborra, e la fica ancora gocciolante del mio sperma.
Appena mi avvicino a lei, Simona mi si butta addosso e, dandosi le spalle, si accovaccia su di me. Kalè, già vestito, si avvicina alla porta e con voce tremolante ci saluta:
«Mhhh... g-grazie... io... direi che andrei... forse è meglio.»
Senza nemmeno aspettare una risposta, apre la porta ed esce.
Io e Simona sorridiamo. Lei dice:
«Ma è scappato! Non sarò stata abbastanza brava forse? A proposito... cosa voleva di tanto importante Grazia?»
Le rispondo:
«Nulla. Solo sapere quanto sei troia. Ma non ti preoccupare: ora lo sa... Ahhh ahhhh!»
Simona:
«Ma veramente gli hai mandato le nostre foto e video? Ma sei scemooo?!»
«Non ti preoccupare. Si sono eccitati e hanno finito per scopare anche loro in una piazzola in tangenziale... Ahhh ahhh! Dopo chiamala, voglio sapere com’è andata!»
Mi viene voglia di stringerla e soprattutto baciarla. Lei lo capisce al volo e mi fa segno di aspettare.
Si alza, va in bagno e apre l’acqua per darsi una rinfrescata.
Quando torna, con fare amorevole mi asciuga il cazzo con un asciugamano e gli dà un’ultima leccatina sulla punta.
Poi si accoccola su di me e mi bacia. Restiamo così per qualche minuto, fino a quando, ancora un po’ imbrattata di sborra, si alza sorridendo e si incammina di nuovo verso il bagno.
Dopo un po’ mi alzo anch’io. Mi vesto e la raggiungo: la trovo sotto la doccia, intenta a lavarsi i denti con energia.
«Ehi, il tuo amico nello scappare ha lasciato il cartone di una pizza familiare all’ingresso. Sarà il tuo premio per essere stata brava? Ahhhh! Ma ti stai lavando i denti?!»
Simona:
«Mi è rimasto uno strano sapore in bocca... non so, tipo rider nero.»
E mimando un pompino con lo spazzolino, mi sorride.
Mi giro ed esco di casa per andare a prendere i ragazzi a scuola, pensando alla mia nuova moglie... e a quello che ci aspetterà.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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