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Dedica: La mia storia, dal primo brivido di r
14.10.2025 |
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"I braccialetti tintinnavano a ogni movimento, e io mi sentivo viva, pienamente viva..."
Da sempre, nel punto più profondo e nascosto di me, vive Paola.
Non so dire quando sia nata esattamente. Forse in quei pomeriggi silenziosi d’infanzia, quando la casa restava vuota e il mondo sembrava fermarsi. Ricordo ancora l’odore della cipria sul comò di mia madre, il fruscio del suo vestito di raso appeso nell’armadio. Bastava sfiorarlo con la punta delle dita per sentire un brivido, come se quella stoffa lucida avesse un potere misterioso. Mi attirava e mi spaventava allo stesso tempo.
Ero piccolo, ma già sapevo che quel desiderio di toccare, di indossare, di sentirmi avvolto in quella lucentezza era qualcosa che “non dovevo”. Ogni volta che restavo solo, aprivo l’armadio piano, il cuore in gola, le mani che tremavano. Scivolavo dentro le maniche lisce di una camicia di seta, e subito il mio respiro cambiava. Mi sentivo più leggero, più vero. Ma poi arrivava la vergogna, quella che punge come un ago. Mi guardavo allo specchio e arrossivo: cosa stavo facendo? Perché mi piaceva così tanto?
Col tempo imparai a nascondermi meglio. Da adolescente, la vergogna divenne quasi una compagna. Vivevo di piccoli segreti: un fazzoletto di raso nascosto nel cassetto, una sottoveste recuperata di nascosto, la luce del pomeriggio che la faceva brillare. E ogni volta che la sfioravo, sentivo insieme paura e meraviglia. Era come se la seta parlasse la lingua che nessuno aveva mai insegnato, quella della mia identità.
Poi arrivò Claudia, mia cognata. Una donna elegante, sicura di sé, sempre circondata da tessuti lucidi e profumi dolci. Quando andavo a casa sua per innaffiare le piante, mi trovavo solo nella sua stanza, con i suoi vestiti perfettamente piegati e le sue camicette di raso. Li accarezzavo, li guardavo scivolare tra le dita. A volte non resistevo alla tentazione di provarli. Era un momento sospeso: il battito del cuore accelerato, la pelle che bruciava di imbarazzo, e insieme una pace profonda, come se in quel gesto ci fosse la mia verità. Ogni volta, promettevo a me stesso che sarebbe stata l’ultima. Ma non lo era mai.
Anni dopo, quando finalmente trovai il coraggio di guardarmi allo specchio senza fuggire, Paola era già nata da tempo. Cominciai a truccarmi, prima con timidezza, poi con amore. Il fondotinta, il rossetto, la parrucca bionda che scendeva liscia sulle spalle. Sentivo la mia pelle respirare in un altro modo. Non era più solo travestimento: era la mia forma autentica.
Mi scelsi un nome: Paola Satin. Perché “Satin” raccontava tutto — il raso, la luce, la morbidezza, quella femminilità scivolosa e silenziosa che da sempre viveva dentro di me.
Le prime volte che uscii vestita da donna furono un turbine di emozioni. Il mondo mi guardava, e io non sapevo se volevo essere vista o se volevo sparire. I tacchi che battevano sull’asfalto, il raso che si muoveva intorno alle gambe, il profumo leggero del mio corpo. Sentivo addosso tutti gli sguardi, e con essi una vergogna che quasi mi mozzava il fiato. Ma era una vergogna viva, che sapeva di libertà.
Ogni passo era una dichiarazione: “Io esisto”.
Poi arrivarono i club, le serate, le prime amicizie con altre come me. Che con i loro sorrisi luminosi che ti cambiano la vita. Con loro imparai che non c’è niente di sbagliato nel desiderio di mostrarsi, di sentirsi belli, di farsi guardare per ciò che si è.
Le nostre serate erano un rito: vestita di raso, luci soffuse, risate e musica. Mi ricordo ancora la mia prima uscita,il mio abito lungo nero lucido, che scivolava fino ai piedi, e sopra una camicetta rossa di seta scintillante. I braccialetti tintinnavano a ogni movimento, e io mi sentivo viva, pienamente viva.
Oggi Paola Satin non è più un segreto, ma una presenza costante. Vivo ancora quella miscela di dolcezza e pudore ogni volta che mi vesto, ogni volta che il raso mi accarezza la pelle. C’è sempre un po’ di quella vergogna antica, ma non la temo più: è diventata parte di me, come una carezza che mi ricorda da dove vengo.
A volte, quando mi preparo per uscire, mi guardo allo specchio e sorrido. Vedo una donna lucente, costruita con raso, seta e coraggio.
Dietro il trucco, dietro la parrucca bionda, c’è una storia di paura e desiderio, di silenzio e liberazione.
Mi sento completa.
Mi sento Paola Satin.Satin
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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