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L'eleganza dell'imprevisto


di Membro VIP di Annunci69.it Noxen
27.06.2026    |    694    |    6 8.7
"Avevo semplicemente incontrato una persona capace di attraversare tutti i confini che credevo invalicabili — e che continua, ancora oggi, a restare esattamente lì, in quello spazio sospeso tra..."
Arrivai allo shooting convinto di fotografare una delle tante modelle.

La prima sorpresa fu l'eleganza.

Non appariscente, non provocatoria. Ogni gesto sembrava misurato senza essere studiato — il tipo di naturalezza che non si insegna. Indossava un capo che esaltava lo slancio delle gambe e un seno proporzionato senza mai sfiorare la volgarità. Niente di ostentato, eppure tutto parlava di un nome che chiunque avrebbe riconosciuto.

Si chiamava Vera.

Fra uno scatto e l'altro iniziò a parlare. Fu lì che nacque il primo cortocircuito.

«Posso chiederti una cosa?»

Sorrise.

«Se è sul vestito sì. Se è sull'età... mento.»

Scoppiai a ridere.

«No. Volevo sapere chi l'ha disegnato.»

Abbassò appena gli occhi sul tessuto.

«Se lo riconosci significa che il sarto ha fatto un buon lavoro.»

«È quello che penso?»

«Forse.»

«Forse?»

«Le cose belle non hanno bisogno del cartellino.»

Era una risposta semplice. Eppure mi colpì più di qualsiasi posa avesse tenuto fino a quel momento.

______________

Negli shooting successivi smisi di fotografare soltanto il corpo.

Cominciai a fotografarne il carattere — il modo in cui sistemava i capelli tra uno scatto e l'altro, come scherzava con la troupe, come metteva a proprio agio chiunque le si avvicinasse, come prendeva in giro sé stessa senza mai sembrare insicura.

«Sai qual è il vantaggio di avere i tacchi così alti?» mi chiese una volta.

«Quale?»

«Che tutti credono che tu sappia dove stai andando.»

«E tu?»

Rise.

«Io improvviso da una vita.»

Cominciai a pensare che non stavo più guardando una bella donna. Stavo guardando una persona dalla quale era diventato impossibile distogliere lo sguardo.

______________

Il dubbio arrivò lentamente, senza che lo cercassi.

Avevo sempre pensato che non avrei potuto desiderare una persona come lei — non per pregiudizio, ma per una convinzione su me stesso che credevo solida quanto un dato di fatto. Eppure quando la vedevo arrivare, quando sentivo il suo profumo prima ancora di vederla, quando parlavamo per ore di niente e di tutto, qualcosa si muoveva che non avevo previsto.

Non era solo attrazione.

Era il desiderio di starci insieme. Una distinzione che mi costò settimane per riuscire a formulare con chiarezza anche solo a me stesso.

______________

Lo shooting finì tardi quella sera.

Vera osservò il terreno sterrato del parcheggio e sorrise, come se già conoscesse il problema che stava per nominare.

«Mi accompagni?»

«Certo.»

«Con questi tacchi rischio di arrivare alla macchina dopodomani.»

Mi prese il braccio. Non lo stresse, si appoggiò appena — ed era proprio quella leggerezza a rendere tutto più destabilizzante di una presa decisa.

Camminammo lentamente. Il rumore dei tacchi sul terreno irregolare, il suo profumo che il vento della sera portava verso di me a intermittenza, il calore del suo braccio contro il mio. Non accadeva nulla, eppure il desiderio cresceva a ogni passo, in un modo che non avevo previsto di dover gestire.

Arrivammo alla macchina.

«Grazie», disse.

«Figurati.»

Rimase lì. Rimasi anch'io. Ci guardammo un momento più lungo del necessario.

Si avvicinò appena.

Il bacio che seguì non fu passionale né timido. Durò qualche secondo più del previsto — abbastanza per farmi capire che qualcosa era appena cambiato, senza che nessuno dei due lo dicesse ad alta voce.

Quando ci separammo, nessuno parlò.

Sorrise.

«Buonanotte.»

Salì in macchina. Partì.

Rimasi fermo nel parcheggio con la sensazione che quei pochi secondi avessero spostato qualcosa dentro di me che pensavo fosse fissato per sempre.

______________

La mattina dopo eravamo nello stesso hotel.

Entrai nella sala colazione e la vidi senza riconoscerla immediatamente. Niente trucco, niente tacchi, niente degli abiti firmati della sera prima. Una camicia, un paio di jeans, i capelli raccolti.

L'eleganza era rimasta identica.

Fu in quel momento che cadde definitivamente ogni schema che mi ero costruito. Non era stato un personaggio a colpirmi la sera prima. Era sempre stata la stessa persona.

Mi vide. Sorrise.

«Stavolta puoi fotografarmi solo dopo il caffè.»

«Quasi non ti avevo riconosciuta.»

Mescolò lentamente lo zucchero.

«Meglio così.»

«Perché?»

«Perché significa che ieri hai guardato una donna.»

Fece una pausa, poi aggiunse con un sorriso appena accennato:

«Oggi invece puoi guardare me.»

Quella frase rimase sospesa tra noi più del necessario. Non trovai subito una risposta.

«Credo di averti guardata da molto prima di quanto pensassi», dissi alla fine.

Abbassò gli occhi sulla tazzina. Sorrise. Non aggiunse altro.

______________

Non successe altro, quella mattina né nei mesi seguenti.

Continuammo a vederci, a fotografare insieme, a scriverci nei momenti morti delle giornate qualunque. Il desiderio rimase esattamente dov'era — mai davvero soddisfatto, mai davvero spento, una presenza costante che non chiedeva di essere risolta per continuare a esistere.

Per anni avevo creduto che il desiderio nascesse dal corpo. Vera mi aveva insegnato, senza mai cercare di convincermi di niente, che qualche volta nasce molto prima. Nasce da una conversazione, da una risata, da un modo di guardarti negli occhi che non ha bisogno di altro per essere completo.

Non avevo cambiato orientamento.

Avevo semplicemente incontrato una persona capace di attraversare tutti i confini che credevo invalicabili — e che continua, ancora oggi, a restare esattamente lì, in quello spazio sospeso tra quello che è accaduto e quello che sarebbe potuto accadere.
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