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La Biologia del Padrone


di Membro VIP di Annunci69.it travperte
07.06.2026    |    319    |    0 7.0
"Mi ha scaraventata sul materasso a pancia in giù e, senza perdere un secondo, ha afferrato il bordo della mia minigonna di vinile nero, strappandola via con un colpo secco e violento che ha..."
Il condominio anonimo in periferia era grigio, umido e silenzioso mentre salivo lentamente i gradini consumati, concentrata solo sul battito accelerato del mio cuore che mi rimbombava nelle orecchie. Gian mi aveva dato appuntamento via chat su annunci69 solo tre ore prima, fissando condizioni chiarissime: zero perdite di tempo, nessuna smanceria e sottomissione totale dal momento in cui avrei varcato la soglia. Volevo un maschio alfa autentico, uno che non dovesse chiedere il permesso per prendersi il centro della scena. Quando la porta del suo bilocale si è aperta, l’atmosfera mi ha colpita dritto in faccia: fumo stantio di sigarette forti, l'aroma dolciastro di birra calda lasciata aperta sul tavolo e quel profumo mascolino, pungente di testosterone che mi ha fatto capire all'istante di aver trovato esattamente quello che cercavo.
L'appartamento era lo specchio perfetto di un maschio che vive da solo e pensa solo a svuotarsi, un posto immerso tra odori forti e disordine ovunque, con bottiglie vuote accatastate nell'angolo della cucina, vestiti buttati sulle sedie e nessuna concessione all'estetica, solo muri spogli e una fottuta atmosfera carica di sesso imminente.
Gian si è rivelato un cinquantaquattrenne dal fascino rude e brizzolato. Aveva i capelli folti grigi sfumati sui lati, le sopracciglia scure, marcate, e un pizzetto brizzolato curatissimo che gli incorniciava le labbra carnose e il mento squadrato. Era a torso nudo, massiccio, con le spalle larghe coperte di tatuaggi scuri e intricati che si muovevano a ogni suo respiro profondo. Emanava l'autorità di chi sa esattamente come dominare la situazione. Entra e chiudi la bocca, puttana, ha ringhiato con una voce profonda e ruvida che mi ha fatto sprizzare brividi lungo tutta la schiena. Stasera si fa a modo mio.
Per quell'incontro ravvicinato avevo studiato un look da vera provocazione, un contrasto totale con lo squallore di quell'appartamento disordinato. Indossavo un top di pizzo nero completamente trasparente che lasciava i miei capezzoli scoperti e turgidi, e una minigonna di vinile lucido e strettissima che fasciava i fianchi ed esaltava le miei forme da trav. Ma il vero tocco feticcio ed eccitante erano le scarpe: un paio di sandali neri alti, fatti solo di listini sottili di vernice che mi stringevano le caviglie e mi lasciavano i piedi completamente nudi, vulnerabili ed esposti, piantati su un tacco a spillo da quindici centimetri sottile come un ago.
Senza dire una parola, Gian mi ha afferrata per il braccio, spingendomi direttamente nel bagno dell'appartamento. Le piastrelle bianche e lucide, disposte a spina di pesce, riflettevano la luce fredda e spietata del neon, creando un'atmosfera asettica e cruda che amplificava ogni singolo rumore. Non c’era alcuna traccia di dolcezza in quella stanza, solo l’odore pungente di candeggina mischiato al suo profumo aspro, muschiato e pesante.
Mi ha bloccata davanti allo specchio del lavandino, schiacciandomi con forza la pancia contro il bordo di ceramica del lavandino, facendomi scontrare con la durezza del marmo. Con una mano mi teneva la faccia premuta contro lo specchio, costringendomi a guardare la mia immagine di travestita sub completamente alla sua mercé, con il rossetto rosso fuoco e gli occhi carichi di eccitazione sottomessa, mentre con l'altra mi ha bloccato i fianchi da dietro. Sentivo il calore del suo petto villoso, bagnato di sudore, che si appiccicava alla schiena nuda attraverso il pizzo del mio top. I listini neri dei miei sandali alti scivolavano leggermente sul pavimento lucido mentre cercavo di mantenere l'equilibrio sui tacchi da quindici centimetri.
Gian ha accumulato la saliva in bocca e, con un verso gutturale, mi ha sputato direttamente sul riflesso dello specchio, proprio davanti ai miei occhi, per poi lasciar colare un altro sputo denso e caldo sul mio collo. Il liquido è scivolato lentamente tra le scapole, facendomi sussultare sui tacchi, mentre i listini neri dei miei sandali cercavano disperatamente aderenza sul pavimento liscio e freddo. Ha sollevato il braccio tatuato, premendomi la bocca e il naso direttamente sotto la sua ascella: l'odore di sudore forte, acido e carico di quell'aroma di acetile tipico del maschio maturo mi ha riempito i polmoni, togliendomi il fiato. Mi ha ordinato di leccare quella pelle umida e io ho passato la lingua con foga, assaporando il gusto aspro e selvaggio della sua biologia, raccogliendo ogni goccia di quel sudore mischiato al mio rossetto rosso.
Prima di lasciare il bagno, Gian ha voluto rimarcare ancora di più il suo possesso. Mi ha costretta a voltarmi verso di lui, afferrandomi la mascella con le sue dita nodose e costringendomi a guardare la sua espressione dura e dominante sotto il neon. Ha bagnato i suoi pollici con la propria saliva densa e me li ha strofinati con forza sulle labbra, impastando il rossetto rosso e spingendoli fin dentro la mia bocca, ordinandomi di succhiarli e ripulirli completamente. Mi ha costretta a inginocchiarmi nuovamente tra il water e il lavandino, con i miei tacchi alti che battevano sul pavimento, costringendomi a leccargli i piedi nudi e la pelle ruvida delle sue caviglie, impregnate dell'odore acre delle scarpe che aveva indossato tutto il giorno. Ero completamente degradata sul pavimento di quel bagno, sottomessa a ogni sua secrezione biologica.
Soddisfatto della mia totale degradazione in bagno, mi ha presa per la coda alta dei capelli e mi ha trascinata di peso nella camera da letto attigua. La stanza era immersa nella penombra, dominata da un letto matrimoniale disordinato, con le lenzuola scure e sgualcite che emanavano un profumo pesante di sesso precedente e fumo. Mi ha scaraventata sul materasso a pancia in giù e, senza perdere un secondo, ha afferrato il bordo della mia minigonna di vinile nero, strappandola via con un colpo secco e violento che ha lacerato le cuciture, lasciando il mio sedere completamente nudo e indifeso.
Prima di prendermi, Gian ha preteso l'atto più profondo di sottomissione. Si è girato a pancia in su in mezzo al letto disordinato, piegando le ginocchia massicce verso il petto ed esponendo la sua intimità pelosa e primitiva senza il minimo pudore. Mi sono messa in ginocchio tra le sue cosce, con i sandali alti che affondavano e si impigliavano nelle coperte, e ho affondato la faccia direttamente tra le sue chiappe. L'odore biologico lì dietro era pazzesco, un mix selvaggio di pelle racchiusa per ore e umori forti. Ho spinto la lingua dentro il suo anello anale, iniziando una seduta di rimming ossessiva e spietata. Lo leccavo con rabbia, infilandomi profonda tra le pieghe della carne e raccogliendo ogni traccia del suo sapore metallico e mascolino, mentre lui tirava bestemmie ruvide, eccitato dal calore della mia saliva.
Quando la fotta lo ha reso completamente idrofobo, Gian mi ha ribaltata di nuovo, mettendosi sopra di me con tutto il suo peso di cinquantaquattrenne massiccio. Il suo cazzo era enorme, teso come un pezzo di ferro e lucido dei nostri umori. Mi ha afferrato le gambe, spalancandomele al massimo e facendo brillare i listini dei miei sandali neri sotto la luce debole della stanza, e mi ha penetrata analmente con una botta secca, profonda e spietata, senza un filo di lubrificante.
Ho cacciato un urlo porco che ha rimbombato contro le pareti spoglie della stanza, un gemito viscerale di dolore e piacere puro. Gian ha iniziato a spingere a ritmo serrato, brutale, ravvicinato; la sua pancia pelosa sbatteva contro la mia schiena e i tatuaggi delle sue braccia mi stringevano le spalle, lasciandomi i lividi sulla pelle nuda. I miei tacchi da quinfici centimetri oscillavano vuoti nell'aria a ogni suo colpo animalesco. Mi stava demolendo con la forza bruta di uno stallone infuriato, e io godevo come una cagna, interamente posseduta dal suo potere.
L'apoteosi è arrivata quando Gian, ormai al limite del controllo e con il fiato corto, mi ha afferrata di nuovo per i capelli, tirando indietro la testa e spingendo il cazzo fin dentro le viscere più profonde. Con un grugnito rauco e gutturale, ha raggiunto il culmine: è venuto tutto dentro di me, scaricando un'esplosione di sborra caldissima, densa e abbondante direttamente nel mio ano. Sentivo quel flusso bollente riempirmi completamente mentre il suo bacino dava le ultime scosse convulse, svuotandosi interamente dentro il mio corpo di trav sottomessa.
Quando si è sfilato bruscamente, il seme in eccesso ha iniziato a colare sulle lenzuola scure, andando a bagnare i listini dei miei sandali alti. Sono rimasta distesa immobile sul letto disfatto, sfinita e tremante, con il trucco sciolto dagli sputi e dagli umori, il top di pizzo ridotto a uno straccio e il corpo impregnato del suo sudore all'acetile. Gian si è alzato in silenzio, si è tirato su i boxer ed è andato sul balcone a fumare una sigaretta, lasciandomi sola in mezzo alla stanza. E io, sdraiata in quel troiaio, ho sorriso con la bocca ancora sporca, grata per quella sottomissione cruda.
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