trans
Con i 5 della chat
19.06.2026 |
773 |
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"Ho cacciato un urlo, ma il tipo tatuato mi si è piazzato davanti alla faccia, bloccandomi per i capelli: «Taci, zoccola, e lavora con quella bocca! Prenditelo tutto in gola, non lasciarne..."
L’appuntamento era fissato a casa del tipo agganciato in chat, una palazzina anonima come tante, ma con un’atmosfera interna che è cambiata non appena ho varcato la soglia. Chattavo con il padrone di casa e con altri due di loro da tantissimo tempo; per mesi ci eravamo scambiati le peggio porcherie sullo schermo. In privato facevo tanto la spavalda, dicevo di essere una troia pronta a tutto, ma ogni volta che mi dicevano di vederci mi tiravo indietro, non avevo mai accettato i loro inviti. Quella sera, però, avevano deciso di alzare la posta, invitando altri due amici per mettermi con le spalle al muro. E io, alla fine, avevo ceduto. Ora ero lì dentro, e per quei cinque non ero altro che carne pronta a essere trasformata. L'aria nel salotto era densa, satura di alcol e fumo, e i loro sguardi si sono posati subito su di me, carichi di un'aspettativa feroce.«Guarda un po' chi si è decisa finalmente a schiodarsi dalla chat», ha esclamato il proprietario di casa, venendomi incontro per rompermi il fiato con un sorriso strafottente. «La nostra troia preferita è uscita dallo schermo. Per mesi hai fatto la spavalda a parole, ma adesso sei qui, tesoro. Portala di là, muoviti, che dobbiamo renderla presentabile stasera».
Il tipo alto e tatuato — uno dei tre con cui mi scrivevo da mesi — mi ha afferrato con forza per il braccio, spingendomi verso il bagno insieme agli altri. Sul lavandino era già pronto il mio vero destino per quella notte: una minigonna di pelle nera inguinale, un top di pizzo trasparente che non copriva nulla e dei tacchi a spillo vertiginosi. «Spogliati, puttana, e vedi di sbrigarti», ha ringhiato, tirandomi una sculacciata secca che ha fatto risuonare la stanza. «Hai voluto fare la cagna a parole per tutto questo tempo? Ora ci fai vedere se sei brava anche dal vivo». Sotto i loro occhi eccitati ho dovuto abbandonare ogni briciolo di normalità. Mentre infilavo i tacchi alti e la gonna aderente, barcollando, i loro commenti riempivano la stanza, alzando la temperatura a mille: «Cazzo, guardatela adesso! Altro che storie, questa è una zoccola da competizione! Guarda come le sta bene quella minigonna, è nata per fare la cagna».
Mi hanno trascinata di nuovo in salotto, trasformata nella loro bambola depravata. Mi hanno sbattuta a pecora sul bordo del divano, tirando su la pelle della gonna per esporre completamente le mie chiappe nude. Il proprietario di casa si è posizionato dietro, sbottonandosi i pantaloni con furia: «Adesso ti sistemiamo noi come meriti per averci fatto aspettare così tanto!». Prima ancora di entrare, ha iniziato a colpirmi il culo con sculacciate fortissime a mano aperta. Il rumore dei palmi rimbombava, e la pelle è diventata subito rossa e infuocata. «Sì, grida, troia! Più ti lamenti e più ci viene duro! Dillo chi sei, dillo che sei solo la nostra cagna stasera!», gridava, mentre gli altri tre facevano cerchio intorno a noi insieme al quinto amico, godendo come matti.
Senza un attimo di esitazione, ha spinto il cazzo dritto nel culo con un colpo secco e profondo. Ho cacciato un urlo, ma il tipo tatuato mi si è piazzato davanti alla faccia, bloccandomi per i capelli: «Taci, zoccola, e lavora con quella bocca! Prenditelo tutto in gola, non lasciarne fuori un centimetro!». Ero incastrata in un treno di carne ed eccitazione pura: dietro venivo sfondata senza pietà con colpi ritmici che mi facevano sussultare, mentre davanti ero costretta a soffocare sul cazzo del secondo, con le lacrime agli occhi e la bava che colava.
I dialoghi tra di loro erano un flusso continuo di insulti porci che mi facevano impazzire la testa:
«Guarda questa sporca puttana come si prende due cazzi insieme!».
«Sì, sbatttila forte, guarda come gode a farsi mettere in mezzo da cinque dopo aver fatto tanto la difficile in chat!».
«Sei solo il nostro scarico stasera, cagna! Dillo ad alta voce che ti piace farti usare così, dillo!».
Mi costringevano a ripetere frasi oscene tra i gemiti, obbligandomi a confermare la mia sottomissione assoluta mentre mi giravano sul tavolo, mi sculacciavano e si scambiavano di posto senza tregua, usandomi in ogni buco disponibile.
Dopo mezz'ora di pura depravazione, la stanza è arrivata al punto di non ritorno. Il proprietario di casa mi ha afferrato la mascella, tirandomi la testa all'indietro: «Sto per sborrare, apri quella bocca da troia! Ingoia tutto, cagna, guai a te se ne sputi una goccia!». Ha cominciato a sborrarmi direttamente in gola, un getto caldo e denso che ho dovuto mandare giù mentre soffocavo. «Brava la nostra zoccola, hai mandato giù tutto, adesso mostra la lingua pulita!», ha urlato, mentre gli altri quattro si tirarono fuori sborrandomi contemporaneamente sul viso, sugli occhi e sul top trasparente. Ero una maschera di sborra viscida che colava ovunque, sfinita e col fiato corto.
«Cazzo, fa schifo da quanto è sporca! È stata una troia favolosa!», ha riso il tatuato. «Ma adesso portiamola a fare il bagno». Due di loro mi hanno presa di peso, trascinandomi lungo il corridoio mentre i tacchi sbattevano sul pavimento e mi davano continue manate sul culo infuocato: «Muoviti, cagna, vai verso il bagno!».
Mi hanno scaricata dentro la vasca vuota. Il freddo della ceramica contro la schiena dolorante mi ha fatto sussultare, mentre ero lì distesa, umiliata, con la minigonna strappata e coperta di sborra. I cinque si sono disposti lungo il bordo della vasca, guardandomi dall'alto con i cazzi di nuovo fuori.
«Guarda in alto, zoccola, apri la bocca che ti rinfreschiamo!», hanno gridato in coro, ridendo a crepapelle. Un attimo dopo, hanno iniziato a pisciarmi addosso contemporaneamente. Cinque getti di urina calda mi hanno investito il viso, la bocca aperta e il corpo, lavando via la sborra. L'odore acre ha riempito la stanza mentre continuavano a insultarmi: «Sì, bevitela tutta, apriti bene, puttana! Guarda come le piace la pisciata calda!». Mi hanno lasciata lì dentro, bagnata, sfinita e totalmente degradata sul fondo della vasca, mentre si tiravano su le zip commentando soddisfatti quanto fossi stata la travestita perfetta per la loro notte più perversa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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