trans
I due Carabinieri
Lornatroia
09.09.2026 |
190 |
1
"Non esistevo più godevo ed i gemiti erano strozzati dal cazzo in bocca del comandante..."
Aver dato la possibilità a Lorna di trionfare sull’ambiguità della natura maschile non aveva cambiato solo quel lato di me, ma aveva acceso una fiamma profonda e viscerale, rendendo la mia sete di passione ancora più ardente e determinata ma soprattutto aveva reso ancora più determinata la mia voglia di cazzo.Le mie labbra sembravano essere state disegnate apposta per accogliere il cazzo e la mia fica anale pareva creata appositamente per donare e ricevere piacere. Ogni volta che mi abbandonavo al contatto con il membro duro di un uomo, sentivo una scossa correre lungo la pelle e una sensazione di calore e umidità avvolgermi completamente.
Quella notte mi svegliai all’improvviso, travolta da una brama irrefrenabile di far godere un uomo. Erano le due e il mio corpo sembrava pretendere un incontro... Ma chi trovare a quell’ora? Non potevo certo bussare al vicino con la scusa del sale. D’un tratto mi tornarono in mente le parole provocatorie del tecnico del gas, che aveva liberato la vera me: parole crude, che in quel momento risuonavano come una conferma del mio desiderio più sfrenato “Lorna sei veramente una troia”. Si lo sapevo, sapevo di essere una troia …. E allora mi dissi: “dove si trovano le troie se non per strada ?”.
L’idea di lasciarmi andare alla strada mi assalì, facendomi tremare di eccitazione, già all’idea la mia fica anale come per incanto si era dilatata e bagnata non poteva più rimanere senza avvolgere una bella cappella dura. Eccitata e bagnata preparai il mio corpo rapidamente: la lingerie più seducente che possedevo, un abito vertiginoso che lasciava pochissimo all’immaginazione e i miei tacchi alti. Salii in macchina e mi diressi verso un paese poco distante, lungo una strada statale verso le montagne. Non volevo rischiare di incontrare il figlio del mio capo mentre tornava dalla discoteca. Che sapesse che ero vogliosa ormai era scontato da quando mi aveva sbattuto, ma che venisse a conoscenza che fossi così troia da mettermi in strada come una puttana qualunque mi spaventava comunque. Il solo pensiero di quella follia mi spaventava e al contempo mi accendeva.
Parcheggiai l’auto ben nascosta ed iniziai a camminare. Il ticchettio dei miei tacchi sull’asfalto era un ritmo ipnotico; più sculettavo, più la tensione cresceva e mi eccitavo. Sapevo che, se si fosse avvicinato un uomo, non avrei opposto alcuna resistenza e lo avrei fatto godere fino allo stremo.
Passò del tempo, ma non transitava nessuno. Sconsolata, compresi che quella strada era stata una scelta sbagliata per dare sfogo alle voglie di Lorna. Mentre tornavo verso l’auto, non ero delusa per non essere stata notata, non ho mai pensato di essere una figa e di dover piacere a tutti, ma avvilita per non aver potuto dare sfogo all’istinto che mi bruciava dentro non aver nemmeno avuto la possibilità di provare a farmi dare un cazzo tra le mani. La scelta sbagliata di dove “battere” mi faceva sentire frustrata.
All’improvviso, dietro di me, sentii un motore. Mi girai di scatto, spaventata. La serata prese una piega inaspettata: era una pattuglia carabinieri. Si fermarono e scesero due uomini alti, imponenti nelle loro divise. Ero terrorizzata, eppure non riuscivo a non notare la loro forte carica virile e quanto mi sarebbe piaciuto farli godere.
"Favorisca i documenti", disse il più anziano con voce glaciale, contestandomi la mia presenza lì a quell'ora e rimbrottando come l’addescamento fosse un reato punibile con la reclusone . Cercai di giustificarmi con scuse pretestuose, ma il mio abbigliamento e il tremore della mia voce tradivano le mie reali intenzioni. Ero lì per fare la troia non potevo nasconderlo. Dobbiamo portarla in centrale per accertamenti", aggiunse l'altro.
Con la voce rotta, acconsentii. Aprii la portiera posteriore, ma mentre mi accomodavo, mi caddero le chiavi dalla borsetta. Mi chinai rapidamente per raccoglierle; il vestito si sollevò, scoprendo le mie forme e la biancheria di pizzo nero.
Sentii una battuta provocatoria da parte del più giovane: “certo Comandante che con il culo che si porta appresso dovremo dargli anche il porto abusivo di armi” e via una risata …. Mi girai a guardarlo e un istinto improvviso mi suggerì di osare: azzerai le distanze e allungai una mano verso di lui, sfiorando la stoffa dei suoi pantaloni gli dissi: “se vuoi puoi difenderti con la pistola che hai qui nel mezzo”. Lo sentii rigido, pulsare al mio tocco.
"Non mi lascio corrompere così facilmente puttanella”, mormorò la voce profonda del comandante, spingendomi però con decisione all’interno dell’abitacolo. Caddi in avanti sui sedili, rimanendo carponi in un'attesa vulnerabile e provocante.
In un attimo, una mano forte si abbatté su di me con una sculacciata decisa sul mio culo provocante. Un brivido di piacere mi attraversò la schiena e mi fece sfuggire un piccolo gemito. Seguirono altri schiaffi sul culo sempre più eccitato, in un crescendo di sottomissione ed estasi. Ero totalmente in loro balia, disperata per la fine che avrei fatto ma eccitata dall’essere sculacciata come una scolaretta impertinente . …. Mi sculacciava e gemevo e più gemevo più mi sculacciava.
La portiera dall'altro lato si aprì. Il comandante si avvicinò, prendendo il controllo della situazione e chiedendo la mia totale dedizione. Aprì la cerniera dei pantaloni tirò fuori un cazzo stupendo con una cappella lucida e possente e senza nemmeno darmi il tempo di respirare me lo mise in bocca mente l’appuntato ritmicamente mi sculacciava. Mi abbandonai a lui, avvolgendo con le labbra e con la lingua ogni centimetro del suo cazzo. Lo sentivo duro in bocca, si eccitava e si bagnava di quel principio di crema che avrei presto voluto assaporare. Lo pulivo bene con la lingua mentre lui continuava a spingerlo dentro la mia bocca fino in fondo alla gola ….il comandante lo muoveva in tutte le direzioni forte e possente. Non ero io a succhiargli il cazzo ma lui a scoparmi la bocca. L’appuntato smise di sculacciarmi mi sposto le mutandine e mi iniziò a leccare la fica anale. La leccava con una passione che non avevo mai trovato prima di allora. La lingua leccava il mio buco, ormai fradicio dal piacere, per poi entrare ed uscire facendomi impazzire …. Era la prima volta che venivo scopata dalla lingua di un uomo. Sì mi avevano leccato, ma scopato con la lingua mai…. Impazzivo: davanti in bocca il cazzo del comandante e dietro la lingua dell’appuntato. Entrambi mi scopavano. Il piacere mi travolse: ero stretta tra due presenze imponenti, rapita da un vortice di sensazioni mai provate prima. Non esistevo più godevo ed i gemiti erano strozzati dal cazzo in bocca del comandante. Ad un tratto questo si fermò, tolse il cazzo dalla mia bocca e disse al suo appuntato: “ammanetta questa troia”.
L’appuntato obbedì e mi ammanettò le mani alla maniglia superiore, lasciando il mio corpo completamente esposto alla loro volontà. Il comandante si mise dietro di me e disse all’altro: “ guarda come si scopa una puttanella così”. Si mise velocemente un condom che aveva nel taschino laterale dei pantaloni e con forza, senza esitazioni, mi sfondò il culo. Spinse dentro il cazzo senza un minimo di esitazione e delicatezza. La sua cappella grossa mi aveva aperto il culo in un batter d’occhio. Il dolore iniziale lasciò subito il posto a un godimento viscerale. Gemevo a ogni spinta, travolta dalla sua potenza ogni volta che il suo cazzo possente si spingeva dentro alla mia fica …. Entrava forte e rapido, avanti e indietro e mi apriva sempre di più il buco ormai completamente bagnato dall’eccitazione. Mentre mi scopava disse all’appuntato: “non stare lì fermo a guardare, non vedi che è affamata di cazzo questa troia mettiglielo in bocca” . L’appuntato venne dall’altro lato lo tirò fuori. Aveva un cazzo enorme, lungo e largo, me lo spinse in bocca che quasi facevo fatica ad avvolgerlo. Per farlo godere di più iniziai a leccarglielo su e giù dalle palle fino alla punta della cappella, per poi prenderlo in bocca e succhiarlo con passione. Il Comandante mi scopava e l’appuntato godeva grazie alla mia bocca guidata dal ritmo travolgente che mi arrivava da dietro. Urlavo godevo e gemevo avrei voluto non finissero mai.
Il comandante d’un tratto si fermò, tirò fuori il cazzo, si tolse il condom e disse all’appuntato, che ormai aveva un cazzo enorme, duro e tutto in tiro: «Dai, scopala anche tu». Gli diede un condom; l'appuntato se lo mise con fatica, da quanto lo aveva grosso, e me lo buttò nel culo che, fradicio com'era, lo accolse dilatandosi immediatamente. L’appuntato era più dolce, più lento: mi scopava e si sentiva che voleva assaporarmi. Io, per farlo godere ancora di più, muovevo il mio culo, ormai rotto e aperto, roteandolo sul suo cazzo che pulsava sempre di più.
Mi stavano sbattendo da quasi 40 minuti, eppure sembrava che non dovessi finire mai — e io lo speravo, per quanto stavo godendo. Il comandante disse: "Troia, sto venendo, devi bere tutto". Non aveva ancora finito di dirlo che un getto di sborra calda mi inondò la bocca, riempiendola per poi scendere in gola. Sentivo quella crema calda e impazzivo, mentre da dietro il mio culo continuava a ricevere colpi lenti e ritmici, fino a farmi raggiungere l'orgasmo e squirtare con abbondanza.
Anche l’appuntato si fermò, si tolse la protezione, venne davanti e mi mise il suo cazzo enorme in bocca ancora bagnata ai lati dello sperma residuo del suo comandante. Iniziai a succhiarlo. Godeva ed urlava fino ad esplodere in una imponente sborrata. Ero ormai riempita di crema ovunque. In bocca, in gola ed in faccia; stravolta dal piacere.
Il comandante mi guardò e mi disse rudemente: “non voglio vedere nemmeno una goccia pulisciti la faccia metti tutto in bocca e pulisci il sedile troia”. Raccolsi la loro sborra, ormai mescolata, con le dita lungo la bocca, le labbra ed il volto e me la portai verso la bocca per gustare fino all’ultimo il loro nettare. Mi tolsero le manette; mi piegai e con la lingua pulii per bene il sedile dove avevo squirtato dal piacere... Mi lasciarono in strada dicendomi: “Per stavolta facciamo finta di niente, vattene a casa, troia, che domani devi lavorare!”. Mi lasciarono sola, finalmente. Salii in macchina mentre la pelle ancora bruciava: avevo il loro odore addosso, il loro sapore impregnato sulle labbra e nell'anima. Ero deliziosamente esausta, sazia da un lato, eppure scossa da un brivido sottile, irrefrenabile... ancora più affamata, ancora più vogliosa. Accesi il motore con le mani che ancora tremavano e, mentre mi dirigevo verso casa nel buio della notte, un pensiero malizioso mi attraversò la mente: è proprio vero, quando hai un disperato bisogno dell’Arma... loro sono sempre pronti a intervenire.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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