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La prima volta di Lorna


di Membro VIP di Annunci69.it Lornatroia
28.08.2026    |    1.867    |    5 10.0
"Con le mani mi stringevo le tette, mentre ormai anche io ero fradicia dal piacere..."
Da tempo, il bisogno di esplorare un’identità diversa mi spingeva a dare vita a Lorna. Bastavano una lingerie ricercata, scarpe dal tacco alto e il silenzio della casa per sentirmi trasformata, per muovermi tra le stanze sperimentando un'attitudine del tutto nuova e audace, lontana dalla routine quotidiana. Era un rituale che di solito apparteneva alla notte, protetto dall'oscurità che mi spingeva a godere masturbandomi il buchetto anale.
Quella mattina, però, complice un giorno di ferie, la tentazione di far vivere Lorna anche alla luce del sole si era fatta irresistibile. Mi sentivo più troia e vogliosa che mai. Forse il fatto che fosse di giorno mi eccitava ancora di più; fatto sta che sentivo la mia voglia di cazzo salire. In piedi vicino alla finestra, osservando il passaggio delle persone in strada, la sensazione di espandere i miei confini e l'adrenalina della sfrontatezza erano più forti che mai, mentre immaginavo come avrei potuto godere mettendo il membro di un uomo qualsiasi dentro la mia bocca.
All'improvviso, il suono del citofono spezzò il silenzio. Un attimo di panico: l'ansia di essere vista in quell'aspetto così intimo e provocante prese il sopravvento. Nel tentativo di rimanere immobile per non tradire la mia presenza, il ticchettio inconfondibile dei tacchi sul pavimento rivelò che in casa c'era qualcuno. Dalla porta, colpi insistenti accompagnavano la voce di un tecnico: una segnalazione di guasto urgente alla rete del gas imponeva un controllo immediato.
Non c'era tempo per cambiarmi o sfilare quegli abiti, anche se la lingerie rossa di pizzo non lasciava spazio a malinterpretazioni, ma l'emergenza non poteva essere ignorata. Per proteggere il volto e la mia identità, la scelta cadde su un passamontagna conservato da una festa. Con il cuore in gola, aprii la porta di pochi centimetri. Fornii la spiegazione con voce incerta, giustificando la maschera con una presunta convalescenza medica per evitare contagi.
L'uomo sulla soglia, una figura imponente e vigorosa, squadrò la mia figura. Un lampo nei suoi occhi mi fece capire che la situazione, pur bizzarra, non lo spaventava; al contrario, catturava la sua attenzione. Senza fare domande, si chinò verso la zona del lavello per iniziare l'ispezione.
Dopo poco si alzò e disse: «Tutto a posto signora, non c’è pericolo».
Sentirmi chiamare "signora" mi aveva eccitato tantissimo. Mi feci coraggio e ne approfittai per far cadere davanti a lui la molletta che avevo in mano; mi chinai a raccoglierla e, con fare sinuoso, mentre mi apprestavo a tirarmi su, feci in modo che il mio corpo toccasse il suo.
Mentre ero con la faccia all’altezza del suo cazzo, lo sentii e lo vidi duro dentro i pantaloni. Non ci pensai due volte: gli slacciai i pantaloni, li feci calare e con la bocca e la lingua iniziai a leccare il suo cazzo attraverso le mutande. Più lo sbaciucchiavo, più lo sentivo crescere.
A quel punto, vogliosa, gli tirai giù le mutande e gli presi in bocca il cazzo, iniziando a leccarlo e baciarlo con ingordigia. Lo facevo scorrere dentro, avanti e indietro. Lo sentivo pulsare e godere. Il suo cazzo era bellissimo: ben definito, maestoso e con una cappella che invogliava a leccarla sempre di più.
Mentre lo succhiavo, la sua voce mi disse: «Sei davvero una troia... come ti chiami?». Risposi: «Sono Lorna, e sì, sono una troia», e ripresi a succhiarlo passandogli la lingua sempre più calda. Il suo membro era ormai grossissimo e duro.
Mi alzai, presi un condom dal cassetto, lo appoggiai sul tavolo e mi misi appoggiata alla penisola della cucina. I tacchi mi permettevano di arrivare comoda ad appoggiarmi; spostai il perizoma rosso di pizzo che indossavo e gli dissi: «Rompimi il culo, ma fai piano, è la prima volta».
Lui — non bello, ma molto possente — si infilò il condom con maestria. Prese la crema intima che avevo lasciato sul balcone e che stavo usando per masturbarmi quando ero sola e, con calma ma con determinazione, infilò la sua cappella meravigliosa dentro il mio culo, che piano piano iniziò a dilatarsi. Lo sentivo sempre più dentro. Mi sbatteva il suo cazzo dentro la mia fica anale con movimenti ritmici e quasi rotatori. Io ero in delirio, non ci potevo credere: io lì, sui miei tacchi, con la lingerie rossa in pizzo e le calze autoreggenti rosse, e dietro di me un vero mastino che mi stava scopando con passione. Il suo cazzo entrava ed usciva dal mio culo e le sue mani mi tenevano strette le tettine.
Dopo quasi venti minuti che mi fotteva con passione, si spostò, si sedette sulla sedia e mi fece sedere sopra il suo cazzo sempre più duro. Ora ero io, Lorna, a dettare il ritmo. Lo cavalcavo lentamente andando su e giù, per poi accelerare e farmelo entrare fino alle palle; il mio corpo si muoveva sinuosamente mentre andavo su e giù. Con le mani mi stringevo le tette, mentre ormai anche io ero fradicia dal piacere.
Tutto d’un tratto mi disse: «Sto venendo». Gli tolsi velocemente il condom e gli presi il cazzo in bocca fino a quando non lo sentii esplodere dentro. Sentii il calore della sua sborra calda che mi inondava la bocca per poi scendere lungo la gola. Gli ripulii la cappella senza lasciare una goccia.
Lui si alzò e si rivestì, e mentre se ne andava mi disse: «Ringrazio la perdita... non mi aspettavo di trovare una troia come te».
Il silenzio tornò nella casa. Rimasta sola, ero così eccitata che non mi ero nemmeno accorta di essere venuta nelle mutandine. Me le tolsi, le avvicinai alla bocca e con la lingua raccolsi tutta la mia squirtata. La percezione della mia trasformazione era ormai completa: Lorna era definitivamente uscita dal suo guscio. Non avrebbe più potuto accontentarsi di masturbarsi, consapevole di non essere più solo un'evasione casalinga, ma un'identità forte, affamata di nuovi uomini da soddisfare.
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