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IL MIO PRIMO POMPINO


di deborahtravesta
28.11.2025    |    319    |    3 8.7
"Senza dire altro mi mise entrambe le mani sulle spalle facendo una decisa pressione verso il basso..."
Fin da piccola mi sono sempre sentita più femminuccia che maschietto. Perciò il mio sogno era poter indossare gonne, mutandine rosa ma ero attratta soprattutto dalle calze di nylon. Erano gli anni 70 e non esistevano come oggi i supermercati dove comprare senza problemi collant mutandine sottovesti.
Mi arrangiavo rubando i collant a mia sorella e mia zia.
Frequentavo le scuole medie e per punizione fui costretta dai genitori ad iscrivermi ad un doposcuola diretto da un prete.
Non avevo voglia di studiare e mi sistemai nell'ultimo banco. Al mio fianco prese posto un ragazzo ripetente più grande di me, Mirko, capelli lunghi giubbino in pelle da motociclista, un bel tipo maschile, tutto il contrario di me!
Facemmo amicizia subito.
Ero attratta da lui, dalla sua mascolinità.
Mi proteggeva pure da altri alunni quando venivo presa di mira, picchiata e irrisa perché effemminata.
Non so se la mia indole femminea l'abbia attirato, ma era molto gentile con me.
Essendo io giovanissima, mai avevo avuto un rapporto di sesso con qualcuno.
Un giorno, non so se complice il freddo o lo stare vicino a lui, andai al doposcuola con sotto collant e mutandine prese a mia zia.
Ero eccitata a sentirmele addosso il nylon.
Vidi che Mirko guardava verso me in basso.
"Ma per caso hai le calze da donna sotto? Si vede l'attacco...".
Io un po' intimorita ma eccitata, non potendo negare dissi che era per il freddo.
Scoppiò a ridere e mi posò la mano sulla gamba accarezzandola.
Diventai rossa ma feci finta di nulla.
Lui deciso passò la mano dentro la tuta sulle gambe ed ebbe la conferma.
"Hai le calze da donna! E pure le mutandine....che troietta che sei!".
"Fa freddo..." farfugliai come per scusarmi.
"Ma non ti devi giustificare.Ti stanno benissimo!". Continuò a palparmi mentre io cercavo di schiacciargli la mano per impedirglielo.
"Smettila per favore.Se ci vede qualcuno o il prete...".
Ma a Mirko non gliene fregava niente né degli altri alunni né del prete insegnante.
Mi posò la mano davanti.
"Ma guarda" disse" ti è cresciuto il pistolino, quindi ti piace frocetta. Anche a me è cresciuto, solo che il mio non è un cazzetto insulso come il tuo".
Mi prese la mano e me la poso' sulla sua patta. Mi feci forza muovendo la mano in lungo e in largo, in su e in giù, indovinando i contorni della cappella e del pene grosso e lungo.
"Hai pure il reggiseno, piccola troia?" disse, non insensibile a quelle mie carezze. Respirava con un certo affanno. Ora la situazione era più che imbarazzante.
Per me era la prima volta nella vita, per lui credo di no, forse era la prima con un altro maschietto, ma la mano che mi strinse mi fece capire che maschio non mi considerava proprio.
Suonò la campanella: ci staccammo come se avessimo preso la scossa: io guardai il suo cazzo enorme, a stento nascosto sotto il banco.
Il prete insegnante e nemmeno i compagni si erano accorti di niente.
"Andiamo nei gabinetti" disse lui alzandosi "Vieni, puttanella".
Il suo modo volgare di chiamarmi, se all'inizio mi dava fastidio ora mi eccitava.
Ma in quale altro modo si sarebbe potuto definire il mio comportamento di quell'ora di lezione?
Così, come obbedendo a una forza invisibile, mi alzai e lo seguì. Nei bagni c'erano un paio di compagni, la solita puzza di detersivi e cicche. Mirko passando davanti ad un bagno semiaperto mi tirò dentro.
Mi ritrovai stretta stretta a lui.
"Vieni qua troia". Mi infilò la lingua in gola ed io tentai di sottrarmi perché quei baci un poco mi imbarazzavano.
"Troia, mignotta" insistette lui baciandomi ancora. Non sapevo che dire, che fare. Mi mise entrambe le mani sul seno, cercò di spogliarmi.
"Ci scoprono, se entra qualcuno?" protestai. "Non c'è nessuno" ansimò lui parlandomi in un orecchio "solo io e te".
Sentivo il suo fiato sul viso e provai l'eccitazione per le sue mani sulla mia pelle avvolta dai collant.
Si era aperto una strada e mi stava palpando il seno, stuzzicava i capezzoli come vere mammelle
"Hai due tettine da paura" e ci poggiò la lingua, le mordicchiò, succhiò i capezzoli. Aveva abbattuto tutte le mie barriere.
"Ma sei un vero maiale" sussurrai io ormai partita e andai a cercargli l'uccello.
Eccitata ed emozionata nel prenderglielo in mano, cominciando a menarglielo.
Era enorme per l'età così giovane.
Lui si compiaceva del trattamento, aveva smesso di sbaciucchiarmi il seno e ora mi stava infilando la mano sotto i collant verso il buchetto anale. Punto' il dito nel mio ano entrando dolcemente procurandomi molto fastidio misto a dolore.
"Prendi troia ora ti apro la strada per quando prenderai i cazzi nel culo!".
Un rumore proveniente da un cesso vicino lo fece desistere. Senza dire altro mi mise entrambe le mani sulle spalle facendo una decisa pressione verso il basso. Capii subito cosa voleva andare a fare.
"Voglio un pompino zoccoletta".
Avevo paura, non sapevo se lasciarmi andare fino a quel punto. E poi lo avevo visto fare solo sui giornaletti porno, e non avevo idea di come si facesse nella realtà.
Scivolai piano lungo la parete, mi ritrovai accovacciata sui talloni con il suo cazzo a pochi millimetri dalla bocca. Un ultimo sguardo verso l'alto mentre lui mi aveva intanto messo entrambe le mani sulla nuca; mi spinse la cappella contro le labbra, io le aprii, glielo presi in bocca, penetrò di slancio fino alla gola, mi sfiorò le tonsille e mi indusse un conato di vomito. Lo tirò fuori e lo appoggiò alle mie guance.
Entro' e me lo offrì di nuovo, leccai il prepuzio, mi feci coraggio e lo impugnai, menandolo avanti e indietro. Aveva un sapore strano, salato e dolciastro.
Riaprii la bocca, presi solo la cappella, fasciandola con le labbra e con la lingua.
Lui apprezzò parecchio.
"Bagascia! Quanti ne hai fatti di pompini?"
"È l primo che faccio, ti giuro, lo ho visto fare sempre nei giornaletti"
"Vacca troia" e cominciò a spingere con decisione avanti e indietro, avanti e indietro, fino a quando non sentii un primo schizzetto e poi un fiotto caldo.
Istintivamente mi allontanai ma lui me lo spinse di nuovo dentro e venne con tutto lo sperma che aveva in corpo, un'infinità, costringendomi con una spinta decisa sulla nuca a prenderlo tutto in gola, e a inghiottirlo e a sputarne solo una piccola parte.
Mi sentivo un puttanella finalmente!
Non aveva torto Mirko, nel chiamarmi così.
Da quel giorno, quasi quotidianamente feci un pompino a Mirko, che generosamente ogni tre giorni mi portava un paio di calze collant e autoreggenti che rigorosamente mi faceva indossare.
Grazie a lui e diventata la mia passione. Succhiare cazzi da travestita.





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