trans
Incontro bagnato
14.07.2026 |
785 |
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"Leon ripartì, stringendo il volante con una mano mentre l'altra continuava a segarsi unendosi al gioco..."
La pioggia batteva ritmicamente sul tetto della berlina, trasformando le luci della città in scie liquide di rosso, giallo e verde.
All'interno, il riscaldamento era acceso al minimo, creando una condensa sottile che appannava i vetri, isolando la coppia dal mondo esterno, ma lasciando indovinare le loro ombre a chiunque si fosse avvicinato.
Afrodite adorava la pioggia. Le dava la scusa perfetta per spogliarsi del tutto all'interno dell'abitacolo tiepido.
Seduta sul sedile in pelle chiara del passeggero, aveva reclinato lo schienale quanto bastava per sollevare il bacino, sfilando gli slip fradici e lasciandoli cadere sul tappetino. Sotto la camicetta di seta bagnata, che si appiccicava alla pelle rivelando il suo seno abbondante e la forma perfetta e rosa scuro dei suoi capezzoli, non indossava nulla.
«Pulisci il vetro, Leon,» sussurrò Afrodite, mentre le sue dita, dalle unghie laccate di rosso, iniziavano a scivolare tra le labbra già bagnate del suo sesso. «Voglio che ci vedano quando ci fermiamo al prossimo semaforo.»
Leon, con la cerniera dei pantaloni abbassata e la mano che già accarezzava la sua virilità turgida, azionò i tergicristalli. La spazzola spazzò via l'acqua dal parabrezza anteriore proprio mentre l'auto si arrestava sul viale principale, sotto la luce cruda di un lampione. Afrodite aprì le gambe, appoggiando i piedi nudi sul cruscotto e mostrando la sua intimità offerta al mondo, mentre continuava a massaggiarsi con dita esperte e veloci.
Accanto a loro, un taxi si affiancò lentamente. Il conducente e il passeggero sul sedile posteriore girarono la testa, attratti dal movimento dei tergicristalli e dalla luce interna dell'auto che Leon aveva volutamente acceso. Per trenta secondi interminabili, i due spettatori rimasero a bocca aperta, fissando Afrodite che si accarezzava senza sosta, emettendo piccoli gemiti che si perdevano nel rumore della pioggia, e Leon che la guardava mentre stimolava se stesso con foga crescente.
Il brivido di quell'esibizione sotto la pioggia urbana accese in loro un fuoco indomabile.
Quando il semaforo divenne verde, Leon scattò in avanti, addentrandosi nelle vie più buie dietro la stazione centrale, alla ricerca del pezzo mancante per completare il loro mosaico di carne.
La videro nei pressi dell'ingresso sotterraneo di un garage privato.
Era ferma sotto la pensilina, al riparo dalla pioggia, protetta da un grande ombrello nero.
Indossava un cappotto sartoriale marrone aperto su un corpetto di pizzo che stringeva un seno generoso e sodo, e stivali di pelle lucida e dal tacco vertiginoso che arrivavano fin sopra il ginocchio. Il suo viso, dalla pelle scura e dai lineamenti decisi era truccato con cura magnetica e rivelava la bellezza fiera di una transessuale d'altri tempi.
Leon accostò, abbassando il finestrino. Il vapore caldo dell'auto uscì all'esterno, mentre l'aria fresca e bagnata della notte accarezzò la pelle nuda di Afrodite.
«C’è posto per me in questo acquario?» chiede lei, con una voce profonda e vellutata, un sorriso malizioso sulle labbra rosse.
«Sali dietro, ti stiamo aspettando,» rispose Afrodite, senza smettere di accarezzarsi, gli occhi lucidi di sfida e desiderio.
La portiera posteriore si chiuse, escludendo il rumore della pioggia.
L'abitacolo si riempì del profumo costoso ed esotico di lei.
Senza perdere tempo, la nuova ospite si sfilò il cappotto, rivelando un corpo statuario e sinuoso. Si protese in avanti, infilando le mani tra i sedili anteriori.
Con una mano afferrò la nuca di Afrodite, tirandola a sé per un bacio profondo, bagnato e carico di saliva, mentre l'altra mano scivolava sul cambio, andando a stringere con forza la virilità eretta di Leon.
«Guida... voglio sentire il movimento della macchina mentre vi possiedo,» ordinò lei, con dolce autorità.
Leon ripartì, stringendo il volante con una mano mentre l'altra continuava a segarsi unendosi al gioco. Nello specchietto retrovisore, vedeva la figura misteriosa accarezzare i seni di Afrodite dal sedile posteriore, per poi scivolare con le dita dentro la sua intimità caldissima. Il contrasto tra la pioggia che batteva fuori sui vetri e il calore umido e carnale all'interno era insostenibile.
Leon imboccò un vicolo cieco, fermando la vettura davanti ad una parete di mattoni bagnati che rifletteva la luce dei fari.
Si girò sul sedile, mentre l'ospite si sollevava, scavalcando lo schienale per posizionarsi sopra di lui. Nel farlo, rivelò la sua straordinaria sorpresa: una virilità fiera, tesa e magnifica, che spiccava tra le trame del pizzo nero e che di lì a poco avrebbe riempito Leon.
Afrodite si rannicchiò ai loro piedi, offrendo la sua bocca e il suo corpo a quel doppio piacere.
Sotto i riflessi della pioggia che scivolava sul parabrezza, i tre si unirono in un ritmo frenetico e disperato. Le mani si confondevano, i respiri si mischiavano alla condensa sui vetri.
Leon, posseduto dalla trans con colpi forti e decisi, aveva il suo enorme cazzo in erezione nella bocca vogliosa di Afrodite che, a sua volta strizzava le tette della loro compagna di avventura.
Si concessero gli uni agli altri in un groviglio di umori e di gemiti intensi. Afrodite adorava la doppia penetrazione e avere figa e culo riempiti e scopati a dovere le fece avere una marea di orgasmi. Non si poteva trattenere, la situazione era esplosiva, una calamita dalla quale era impossibile liberarsi.
L' ultimo orgasmo li colse insieme, violento come un fulmine estivo.
Afrodite gridò contro la pelle di lei, mentre Leon si liberava con forza, seguito subito dopo dal piacere caldo e copioso di lei che bagnò il cruscotto.
La pioggia fuori continuava a cadere, custode silenziosa del loro segreto più torbido.
Nei giorni a seguire Leon ed Afrodite tornarono a cercare la sconosciuta con cui avevano fatto sesso sfrenato in auto e quando la trovarono la passione esplose, nuovamente, incontrollata ed esponenzialmente piccante.
Vacca 24
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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