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L'incontro con Lino
05.07.2026 |
1.275 |
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"Piccoli dettagli che parlavano della spontaneità di un pomeriggio vissuto senza maschere..."
Alcuni incontri che nascono da una semplice chat su annunci 69
E poi ci sono quelli che, senza sapere il perché, sembrano già scritti da qualche parte.
Lino è arrivato nella mia vita così.
Un messaggio.
Una risposta.
Un sorriso dietro uno schermo.
Poi un altro giorno.
E un altro ancora.
Le nostre conversazioni diventavano ogni volta più lunghe. Non c'era mai la fretta di arrivare a qualcosa. Nessuna allusione, nessuna richiesta fuori luogo. Parlavamo della vita, del lavoro, delle passioni, delle delusioni che ognuno si portava dentro e di quel desiderio, ormai raro, di incontrare qualcuno capace di ascoltare.
Fu proprio questo a conquistarmi.
La sua educazione.
Il suo modo di aspettare.
La sua delicatezza.
Era uno di quegli uomini che non cercano di impressionarti, ma riescono a farlo senza nemmeno rendersene conto.
Dopo qualche giorno arrivò la domanda più semplice.
«Ci vediamo?»
Accettai senza pensarci troppo.
Quel pomeriggio il caldo era quasi insopportabile.
Quando suonò il campanello respirai profondamente.
Aprii la porta.
Davanti a me c'era esattamente il ragazzo che avevo immaginato.
Elegante nella semplicità.
Fisico asciutto.
Occhi sinceri.
Un sorriso che sembrava togliere ogni imbarazzo.
Entrò in casa con discrezione.
Ci sedemmo.
Sul tavolo soltanto una bottiglia di acqua fresca naturale e due bicchieri.
Niente vino.
Niente aperitivi.
Solo acqua.
E tante parole.
Parlammo per quasi due ore.
Il tempo sembrava non esistere più.
Ridevamo.
Ci interrompevamo.
Ci raccontavamo episodi della nostra vita.
Ogni tanto i nostri sguardi si incontravano e rimanevano lì qualche secondo più del necessario.
Era una sensazione difficile da spiegare.
Non era attrazione soltanto.
Era fiducia.
Complicità.
Quella strana tranquillità che ti fa sentire nel posto giusto.
A un certo punto, quasi per gioco, inventammo una piccola situazione immaginaria, un gioco di ruolo nato da una battuta. Ci lasciammo trascinare dal momento con leggerezza, sorridendo come due ragazzi che hanno dimenticato il resto del mondo.
Quando quell'istante sembrò concludersi, ci sistemammo, ridemmo ancora e ci avviammo verso la porta.
Lino infilò le scarpe.
Io gli aprii.
Ci fermammo.
«Allora... ci sentiamo?» disse con un sorriso.
Lo abbracciai.
Era un abbraccio sincero.
Di quelli che durano qualche secondo più del previsto.
Poi arrivò un bacio.
Lento.
Naturale.
Senza fretta.
Quando le nostre labbra si separarono, nessuno dei due fece un passo verso l'uscita.
Anzi.
Fu quasi il contrario.
Continuavamo a guardarci sorridendo.
Ogni volta che sembrava arrivato il momento di salutarci, nasceva un nuovo sorriso, una nuova carezza sul viso, un'altra risata.
Come se la porta fosse diventata il confine tra il "dover andare" e il "voler restare".
Senza nemmeno rendercene conto tornammo lentamente verso il soggiorno.
La bottiglia d'acqua era ancora sul tavolo.
I bicchieri quasi pieni.
Il sole filtrava dalle finestre colorando la stanza di una luce calda.
Il resto accadde con la naturalezza delle cose che non hanno bisogno di essere spiegate.
Fu un momento vissuto con rispetto, passione e libertà.
Senza recitare.
Senza fingere.
Semplicemente due persone che avevano scelto di lasciarsi andare alle emozioni che erano nate spontaneamente.
Quando, molto tempo dopo, tornammo a sederci sul divano, scoppiammo entrambi a ridere.
La casa sembrava raccontare la nostra storia meglio di qualsiasi parola.
Una maglietta dimenticata sullo schienale di una sedia.
Una cintura appoggiata sul tavolino.
Una scarpa rimasta vicino all'ingresso.
Un cuscino finito sul pavimento.
Piccoli dettagli che parlavano della spontaneità di un pomeriggio vissuto senza maschere.
Rimanemmo qualche minuto abbracciati.
In silenzio.
Ogni tanto uno dei due sorrideva senza motivo.
O forse il motivo c'era.
Era davanti ai nostri occhi.
Ci voltammo intorno.
Guardammo quel piccolo caos.
E scoppiammo di nuovo a ridere.
«Direi che questa casa racconta tutto...» disse lui.
«Sì... e per fortuna le pareti non parlano.» risposi.
Fu una risata sincera.
Di quelle che arrivano solo quando ci si sente davvero bene.
Prima di andare via tirammo fuori i cellulari.
Solo allora ci rendemmo conto di una cosa curiosa.
Avevamo parlato per giorni senza esserci mai scambiati il numero di telefono.
Ci eravamo conosciuti su Annunci69.
Tutto era nato lì.
Con pochi messaggi.
Con tanta educazione.
Con tanta curiosità reciproca.
Ci scambiammo finalmente i numeri.
«Così la prossima volta sarà più facile.»
La prossima volta.
Quelle tre parole mi rimasero dentro.
Quando richiusi la porta alle sue spalle, la casa era tornata silenziosa.
Ma quel silenzio non era più lo stesso.
Portava ancora dentro le nostre risate.
I nostri sguardi.
La leggerezza di quel pomeriggio.
E il ricordo di un uomo che, prima ancora di conquistarmi con il fascino, lo aveva fatto con il rispetto.
Perché la vera eleganza non sta nei gesti eclatanti.
Sta nel modo in cui qualcuno riesce a farti sentire importante.
E questo, Lino, lo aveva fatto dal primo messaggio fino all'ultimo sorriso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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