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Ugo
10.07.2026 |
213 |
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"Ma per ricordarci che esistono ancora persone capaci di incontrarsi con rispetto, dolcezza e autenticità..."
Alcune persone che entrano nella tua vita senza fare rumore.
Con discrezione.
Con educazione.
Con quella capacità, sempre più rara, di ascoltare prima ancora di parlare.
Con Ugo era iniziato tutto così.
Ci eravamo conosciuti su Annunci69.
Per settimane ci eravamo scritti quasi ogni giorno.
Mai una parola fuori posto.
Mai una frase volgare.
Mai una richiesta insistente.
Le nostre conversazioni erano diventate un piccolo appuntamento quotidiano. Si parlava del lavoro, delle difficoltà della vita, delle delusioni, delle speranze, delle persone che avevamo incontrato e di quelle che ci avevano insegnato qualcosa.
Ogni messaggio aggiungeva un tassello.
Piano piano stavamo imparando a conoscerci.
A volte bastava un semplice "Come stai?" per trasformare una giornata qualunque in qualcosa di speciale.
Non c'era fretta.
Non c'era pressione.
Solo due persone che si stavano raccontando con sincerità.
Poi, una mattina, pubblicai un Last.
Passarono pochi minuti.
Mi arriva un messaggio in chat , su annunci69
Era Ugo.
"Sei libera oggi?"
Sorrisi.
"Forse sì..."
"Incontriamoci."
Lessi quel messaggio più volte.
Non provai paura.
Provai serenità.
Gli spiegai con precisione la strada per raggiungere il mio paese e il punto dove parcheggiare.
Durante il viaggio continuammo a scriverci.
Sembrava quasi che nessuno dei due volesse interrompere quel filo invisibile che ci univa.
Quando arrivò mi avvisò con un messaggio.
"Sono qui."
Mi affacciai alla finestra.
Lo vidi scendere dall'auto.
Era esattamente come me lo ero immaginato.
Un uomo dallo sguardo buono.
Con un sorriso sincero.
Di quelli che mettono immediatamente a proprio agio.
"Ti va di bere qualcosa prima?"
Accettai con piacere.
Entrò in casa.
Ci sedemmo uno di fronte all'altra.
Per qualche istante ci limitammo a guardarci sorridendo.
Era curioso.
Ci conoscevamo già.
Eppure era come se ci stessimo incontrando per la prima volta.
Le parole iniziarono a scorrere con naturalezza.
Parlammo delle nostre famiglie.
Dei sacrifici affrontati.
Delle occasioni perse.
Di quelle che, invece, avevano cambiato il corso della nostra vita.
Ogni tanto scoppiavamo a ridere.
Altre volte ci fermavamo in silenzio.
Ma era un silenzio pieno.
Mai imbarazzante.
Sembrava che il tempo avesse deciso di rallentare.
Fuori il pomeriggio continuava il suo cammino.
Dentro casa esistevamo soltanto noi.
Ad un certo punto Ugo mi prese delicatamente la mano.
La strinse con dolcezza.
Non disse nulla.
Eppure quel gesto valeva più di mille parole.
Mi sentii capita.
Accolta.
Vista per quella che ero davvero.
L'emozione prese lentamente il posto delle parole.
Ci abbracciammo.
Fu un abbraccio lungo.
Sincero.
Di quelli che fanno sentire protetti.
Quella vicinanza diventò il linguaggio con cui ci raccontammo tutto ciò che non era necessario dire ad alta voce.
Il resto appartiene soltanto ai ricordi di due persone che, per qualche ora, decisero di vivere il presente senza paura del domani.
Quando tornammo semplicemente a guardarci negli occhi, rimanemmo ancora vicini, stretti l'uno all'altra.
Appoggiai il capo sulla sua spalla.
Lui mi accarezzava lentamente i capelli.
In quel momento mi sentivo completamente serena.
Con lui mi sentivo femminile.
Mi sentivo rispettata.
Mi sentivo al sicuro.
Era una sensazione difficile da spiegare.
Non nasceva soltanto dall'affetto.
Nasceva dalla fiducia.
Da quella rara capacità di far sentire una persona libera di essere sé stessa.
Parlammo ancora a lungo.
Di viaggi.
Di sogni.
Di ciò che avremmo voluto fare negli anni futuri.
Prima di salutarci ci guardammo sorridendo.
"Niente numeri di telefono?"
Gli dissi scherzando.
Lui rise.
"No... facciamo una cosa moderna."
Tirammo fuori entrambi il telefono.
Ci scambiammo il contatto Telegram.
"Così almeno saprò come stai."
Annuii.
"Mi farà piacere."
Ci abbracciammo ancora una volta.
Un ultimo sorriso.
Poi lo accompagnai alla porta.
Rimasi a guardarlo mentre saliva in macchina.
Quando partì mi arrivò subito una notifica.
Aprii Telegram.
C'era un solo messaggio.
"Grazie per avermi aperto la porta di casa... ma soprattutto quella del tuo cuore."
Sorrisi.
Riposi lentamente il telefono.
Alcuni incontri si dimenticano nel giro di pochi giorni.
Altri, invece, continuano a vivere dentro di noi ogni volta che il telefono si illumina con un semplice messaggio.
Con Ugo è ancora così.
Ogni tanto ci scriviamo su Telegram.
Non per riempire il tempo.
Ma per ricordarci che esistono ancora persone capaci di incontrarsi con rispetto, dolcezza e autenticità.
Perché, a volte, il ricordo più bello non è quello di un giorno speciale.
È sapere che, anche dopo quel giorno, c'è ancora qualcuno che sorride quando legge il tuo nome.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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