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Nuovo anno_nuovo inizio
26.01.2026 |
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"“Cosa sto facendo…” ma in quel momento si sentiva più che mai “Anna”, una schiava, che non era in grado di dare un limite a tutto questo, dove finiva l’imbarazzo partiva..."
Per David il lunedì mattina è sempre stato un giorno da eliminare dal calendario, sin dai tempi delle scuole superiori, e quel mattino avvertiva ancora di più l’ostilità verso il primo giorno della settimana quando poi ripensava di aver trascorso un bellissimo weekend tra le lenzuola con una meravigliosa bionda vicentina.Come un rito liturgico, mette sul fuoco la macchinetta del caffè, siede a capotavola, apre il notebook, e aspetta che la moka faccia il suo dovere di inebriare la cucina con il suo classico borbottio e profumo tostato di caffè. Nel frattempo accede alla posta di un noto sito di incontri e come fa ormai da prassi, leggendo appena il primo rigo, elimina direttamente quelli che ritiene “i perditempo”, mentre per i meritevoli fortunati approfondisce le sue attenzioni. Una virtù questa che aveva acquisito in anni di esperienze vissute.
Elimina il primo, poi il secondo, un altro ancora, poi c’è un messaggio che lo incuriosisce: “Ciao, a gennaio ti voglio! Sono una persona seria e discreta, mi piacerebbe conoscerti”. David legge queste parole in apnea, chiedendosi poi “ma questo chi è?” Apre il profilo per vedere le sue foto, e nota un corpo completamente depilato, dalla pelle chiara e luminosa, si dichiarava acculturato, leale, onesto, gentile e soprattutto rispettoso verso il prossimo e la sua privacy, e voglioso di provare ad essere la donna di un uomo e disponibile a indossare lingeria e vestitini femminili con tacchi a spillo parrucca e trucco.
David per un attimo rimase pensieroso, non per la sindrome del rincoglionito del lunedì, ma per il fatto che la sua testa stava già visualizzando giochi di sensualità e gesti erotici espliciti. Per lui essere il centro del desiderio sessuale di una persona è sempre stato motivo di eccitazione non solo fisica ma anche mentale.
David non tardò a rispondere, e scrisse che lo poteva incontrare il giorno 8 gennaio ed era libero dì pomeriggio, chiedendo conferma se andava bene.
Arrivò subito la risposta confermando l’appuntamento, e l’indirizzo di una via del centro città per le ore 15, e aggiungeva “per conoscersi comodamente davanti ad un caffè.” Il caffè!! improvvisamente ci fu un illuminazione e David girò la testa verso la moka e vide un vulcano in eruzione che colava sulla cucina tutto il suo caldo contenuto.
Anna (il suo nome quando avveniva la metamorfosi in donna) , per l’occasione iniziò la ricerca dell’outfit adatto, e con sguardo interrogativo pensava: “meglio essere sobria, spacciata, esuberante…” insomma si immaginava nelle molteplici vesti, ma sempre con una sola cosa, la voglia irrefrenabile di sentirsi femmina.
La fase della preparazione la eccitava molto, e dopo tanti dubbi tirò fuori dalla cabina armadio, una camicia nera di seta attillata, una gonna rossa con spacco su una gamba, un paio di collant neri con ricami e patch di pizzo, una mutandina nera trasparente, e un paio di scarpe rosse molto sexy con plateau altissimo e punta aperta.
Nell’attesa fece un po' di prove su come camminare ,provava delle pose sexy, impostava la voce in modo da renderla il più sensuale possibile, e infine si sedette sul divano difronte allo specchio della camera da letto, ricoprì le labbra con rossetto rigorosamente di colore rosso fuoco, indossò una parrucca nera dai capelli lisci che ondeggiavano nell’incavo delle spalle e una mascherina che aveva comprato durante un viaggio fatto a Venezia, poi accavallò le gambe e si godeva la sensazione dello sfregamento delle cosce inguainate dal nylon delle calze, e con le dita di una mano salì dalla caviglia fin sopra l’orlo della gonna, e quel tocco le provocò una voglia irrefrenabile di essere presa e sbattuta come una vera femmina.
David arrivò a destinazione, dopo aver fanculato diversi automobilisti nel caotico traffico del centro, tutto questo senza mai perdere il suo aplomb di uomo sempre curato, gentile e profumatissimo.
Entrato in casa, trovò all’ingresso una mascherina nera, con un biglietto con su scritto, “indossala prima di entrare nel salone”. L’appartamento era grande e accogliente, si affacciava direttamente sulla piazza principale e arredata con tanti mobili antichi. David ebbe la sensazione di stare in una casa come quelle che si vedono sulle riviste specializzate di arredamento.
Con passo felpato l’uomo mascherato si avviò verso la stanza del paradiso, arrivato lì e per mettere in chiaro sin dall’inizio il suo ruolo, David la salutò con una possente stretta di mano, come se fosse un amico al quale dimostrare la sua forza, ma contemporaneamente fece un sorriso rassicurante accompagnato da un bacio sfiorato sulla guancia che mise a proprio agio l’agitata padrone di casa che nel contempo lo fece accomodare nel salone volutamente con poca luce, con le imposte semichiuse per una maggiore intimità.
Si affrettò a versare in due bicchieri del Singapore Sling, in sostituzione del caffè promesso, probabilmente per sentirsi più sciolto difronte ad un uomo che stava appena conoscendo. Appoggiò il vassoio sul tavolino piegandosi praticamente a novanta gradi e facendo intravvedere delle mutandine trasparenti e un fondoschiena a forma di mela, illuminato da un raggio di sole che penetrava dalle alette aperte delle persiane.
David non si scompose, fece finta di nulla, anzi con tipico tono di chi impartisce ordini lo guardò e disse: “siediti qui accanto a me..” battendo la mano sulla seduta del divano.
Stavano così vicini al punto che le loro gambe si toccavano, il respiro di Anna era profondo, parlavano del più e del meno, solite premesse in attesa di una scintilla che desse vita ad un fuoco caldo, intenso, che sciogliesse il corpo di Anna per essere plasmato al desiderio di David, che immobile, si divertiva a soggiogare quella creatura intimidita dalla voglia di esprimere tutta la sua femminilità. David voleva che lei prendesse coraggio per uscire da quell’imbarazzo. Lo guardava intensamente negli occhi, e con un sorriso leggermente disegnato sulla bocca si alzò, riempì nuovamente i bicchieri con altro Singapore , che nel frattempo erano stati svuotati con l’intensità di due assetati dispersi nel deserto.
David restò in piedi fermo davanti a quella creature, lo fece di proposito , con la patta dei pantaloni in primo piano, l’atmosfera e non solo, destò in Anna una scarica di eccitazione, la cosa la stranì non poco, e timidamente spiava i movimenti di quell’uomo che si impadronì del suo spazio visivo e di ogni via di fuga.
Maliziosamente David, ormai sempre più regista della scena, continuò a mostrargli il suo davanti, stava a 10 centimetri dalla sua faccia, facendole sentire l’odore di un profumo inebriante, e questo fece così effetto su Anna da eccitarla molto. La poca luce l’aiutò a non vergognarsi di ciò che da lì a poco avrebbe potuto fare. Aveva paura di guardare, non credeva che quella situazione potesse suscitare una emozione così intensa.
David consapevole del suo atteggiamento si risiede immerso nella penombra, lasciando in quella "novella femmina” un misto di delusione e di sollievo.
Passarono alcuni istanti, e il silenzio che scese su di loro fu più intenso di un concerto rock metal. Era arrivato il momento tanto bramato. Per Anna fu come un tuono improvviso in una giornata di caldo estivo, le parole di David risuonarono nella sua testa come se si fosse trovato sotto la campana di Westminster investito dai rintocchi del battaglio: “vuoi toccare il mio cazzo vero?” disse David osteggiando la sua solita e fredda sicurezza. Per lei, era arrivato il momento di trasformarsi nella sua femmina.
Anna come in trance posò il bicchiere sul vassoio e nel rimettersi al suo posto passò una mano sulla gamba di David, che con un cenno del capo in segno di approvazione gli diede il lasciapassare a poterlo toccare, scrutare, ad entrare in contatto con il suo corpo.
Mentre sentiva le mani di Anna andare su e giù sulla sua patta, David con sguardo diretto e persistente lo voleva sconvolgere, voleva che lo guardasse, voleva leggere nei suoi occhi il desiderio, e l’eccitazione.
Non parlavano più, il rumore dei loro respiri ansimanti rompeva l’immobilità della stanza.
Anna poggiò il viso sul torace di David, avvertì un forte odore di maschio che gli invase la mente. Sollevò la camicia e cominciò a leccarlo, mentre lo leccava, David si spostava a ritroso facendola avanzare ancora un po’, costringendola a strisciare con la lingua sul torace.
Anna come immersa in una dimensione senza tempo, si ritrovò con la faccia sul suo inguine, leccava il suo ombelico, mordeva i peli che lo circondavano, roteava la lingua all’interno, annusava e si saziava del profumo della pelle di un uomo che aveva appena conosciuto. La sua mano risalì piano, gli slacciò la cintura, aprì lentamente la zip, lasciò scivolare giù i pantaloni e ammirò il grosso gonfiore sotto gli slip. Stava provocando l’erezione all'uomo mascherato, e quel pacco più passavano i minuti più cresceva. La sua irrefrenabile voglia di sentirsi donna e fare la femmina non resistettero alla tentazione di toccare il membro, allungò la mano, sentì la consistenza di un cazzo durissimo, sintomo che David era molto eccitato.
Anna lo sfiorò con le dita, avvicinò la bocca facendogli sentire la lingua sopra la stoffa, e una goccia della sua saliva lo bagnò. Raccolse quel liquido e lo strofinò contro gli slip bianchi di lui, poi ci avvolse attorno l’uccello, e mentre annusava, usò quel guanto speciale per iniziare a fargli una sega. Un pensiero fugace passò nella sua testa. “Cosa sto facendo…” ma in quel momento si sentiva più che mai “Anna”, una schiava, che non era in grado di dare un limite a tutto questo, dove finiva l’imbarazzo partiva l’eccitazione e il piacere. Le sue mani stringevano forte quell’incantevole cazzo, avrebbe fatto qualunque cosa in quel momento, la sua devozione era tale che ogni ordine sarebbe stato una nuova dimostrazione del suo saper essere femmina.
David gli prese le mani conducendole sui fianchi, la invitò a sfilargli gli slip consapevole che per Anna era la prima volta che si trovava faccia a faccia con il cazzo di David, la guidò a toccarlo con le dita, la lasciò accarezzare piano, facendole sentire quanto fosse caldo, le prese una mano per farsi accarezzare anche le palle, Anna iniziò a masturbarlo dolcemente in un lento su e giù e ogni centimetro che scopriva, veniva guidato ad assaggiarlo con la lingua. Poi avvicinò le labbra a quel pezzo di carne dura, sentì il suo sapore, gli piaceva, e iniziò a succhiarlo piano, e finalmente si riempì la bocca di tutto il cazzo.
Scopare quella bocca, fu per David, tra i piaceri più sublimi che gli poteva capitare quel giorno. Spingeva il suo palo tutto dentro a fil di labbra, e non smise fino a che il suo membro non si era completamente ingrossato in quella umida caverna vogliosa. Gli sussurrò di dare due, tre leccate, poi una boccata piena, giù fino in fondo. Anna eseguì perfettamente i suoi ordini. Con la mano stringeva quel meraviglioso cazzo e dolcemente leccava la cappella, la leccava e succhiava, sentiva il suo odore e sapore ad ogni affondo di bocca.
David gli mise una mano sulla nuca per dargli il tempo, e Anna in quel momento si sentiva molto femmina oltre che tanto porca, sentiva l’altra mano del suo uomo accarezzarla dietro intorno alla zona anale e improvvise fitte di piacere invasero il suo corpo.
Anna provava una nuova eccitazione, sentiva nella sua bocca le pulsazioni del membro gonfio di David, che si muoveva come un capitone a natale nella vasca del supplizio.
Quel pomeriggio non era solo l’esperienza di fare un pompino, ma di una svolta per passare allo stato successivo, di essere penetrata dall’uomo mascherato.
Voleva dimostrare a David ma anche a se stesso che era entrato nella parte e si sentiva una vera femmina, ma anche molto troia.
Anna capì che ormai David era al limite, sentì il suo orgasmo montare, le contrazioni del suo sesso che aumentarono, che stava per esplodere, così allontanò la bocca perché bramava dalla voglia di vedere lo sperma di quell’uomo che sgorgava dal cazzo per opera sua, lo voleva vedere scorrere sulle mani, sentire l'odore, il calore. Ed ecco che il primo schizzo la colpì sul mento, poi Anna si fece coraggio e lo prese di nuovo in bocca per sentire il secondo schizzo direttamente in gola , e poi un terzo e ancora un altro, si gustò il sapore dolce e afrodisiaco, chiuse le mani intorno a quel membro pulsante e lavorava con continui movimenti , su e giù, con la cappella ermeticamente trattenuta tra le labbra e la sua bocca.
Per lui fu la conferma della sua sottomissione e fu da allora che prese consapevolezza delle sue nuove esigenze ed era pronto a soddisfarle, forse aveva appena deciso di far nascere definitivamente Anna.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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