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Serata "Fantozziana"


di katrina58
27.04.2026    |    287    |    8 9.6
"Cominciai a succhiare, leccare e slinguare quel bel cazzo con foga, quasi con bramosia… forse anche come atto liberatorio dalla tensione accumulata poco prima… e lui, ovviamente, ne fu ben..."



UNA SERATA… “FANTOZZIANA” – parte 2

Avevo mantenuto l’accesso su A69 e un altro singolo di mia conoscenza, vedendomi online e immaginandomi disponibile, mi aveva contattata. Scambio di convenevoli, poi lui mi chiese dove fossi. “Sono a XXX da un amico, ma sto andando via…” scrissi di rimando; “…Ma dai, veramente?? Anche io abito da queste parti!! …Appena finisci raggiungimi, se ti va!”, ricevetti in risposta. A quell’invito, guardai il padrone di casa dall’uccello ancora moscio; lui comprese e con un sorriso mi lasciò libera. Con l’eccitazione che mi saliva di nuovo mi infilai svelta mutandine e camicetta, raccolsi borsetta e giacchina, poi con le scarpe in mano per evitare nuove attenzioni dai condomini curiosi, presi le scale per uscire dal fabbricato… la minigonna però, nella fretta, l’avevo dimenticata mezza alzata in vita… quindi senza rendermene conto lasciai quell’appartamento con il culo in bella mostra, appena incorniciato dalle mutandine!

Scesi le scale interne, uscii dal portoncino, discesi i gradini d’ingresso e mi ritrovai in strada. Feci per raggiungere l’auto parcheggiata lì vicino, ma fui distratta da un rombo di motori: quattro ragazzotti mi passarono accanto, in sella a delle motociclette; vedendomi mezza svestita col culo di fuori mi apostrofarono divertiti “…Bella topa, dove vai?? Eri a farti scopare, vero…??”. Non ribattei, un po’ impaurita da quella situazione. Raggiunsi la macchina, salii, richiusi la portiera, avviai il motore e cercai di lasciare subito il luogo, ritrovandomi a guidare scalza… per fortuna quei motociclisti non mi infastidirono oltre, e scomparvero in lontananza.

Accostai poco distante per farmi dare dall’uomo che mi attendeva la posizione da raggiungere, la impostai sul navigatore e mi avviai per le strade della cittadina in cerca di quell’indirizzo. Guidai diversi minuti, finché mi dovetti rendere conto che stavo girando a vuoto senza raggiungere la meta. Mi chiese cosa fare… poi, raggiunta una rotatoria, decisi di fermarmi a rivedere le impostazioni del navigatore nel timore di aver sbagliato qualcosa. Mentre armeggiavo col telefonino, ecco uno degli imprevisti più temuti dai maschietti al femminile: una macchina dei Carabinieri arrivò da dietro di me e mi affiancò!

Sbiancando per la paura poi arrossendo per la vergogna, abbassai il cristallo del finestrino e cercai di spiegare loro che non stavo telefonando, ma controllando il navigatore per raggiungere Via XXX. Il Carabiniere sul sedile del passeggero scese e si avvicinò, dicendomi di chiudere una delle portiere posteriori, che probabilmente non avevo chiuso bene quando avevo messo dentro la giacca. Io scesi all’istante dalla vettura per obbedire, senza pensare minimamente a come fossi conciata… ossia, sempre con mezzo culo di fuori! Anche il Carabiniere alla guida, nel frattempo, era sceso e si era avvicinato; i due rimasero interdetti e mi fissarono a lungo, forse chiedendosi cosa fare, mentre io ero sempre più preda di panico e imbarazzo.

Infine i due smisero di fissarmi e mi dissero di seguirli… io fui presa da vivo terrore, immaginando che volessero portarmi in caserma per registrare l’accaduto! Li seguii docilmente in macchina per le vie della cittadina fino alla periferia; poi loro accostarono e, dopo un cenno di saluto con la mano, si allontanarono. Fu solo in quell’istante che compresi: i due Carabinieri, comprensivi e gentili, mi avevano fatto strada fino alla via che cercavo!! Allora restai ferma qualche istante, rincuorata, per riprendere fiato… poi ripresi il movimento fino a raggiungere l’indirizzo del secondo uomo di quella serata, ad un cancelletto.

Non era però possibile parcheggiare là davanti, perciò fui costretta ad allontanarmi un po’ per lasciare l’auto. Finalmente una piazzola libera; fermai la macchina, scesi ancora frastornata dagli ultimi eventi, e mi incamminai sul marciapiede con borsa, giacchina e scarpe in mano e… culo mezzo nudo!! Qualche raro passante mi scrutò, ma io proseguì senza fermarmi sulla via mezza buia. Camminai per un po’, senza ritrovare il cancelletto dell’indirizzo che dovevo raggiungere… a quel punto ricontattai l’uomo che mi attendeva: dalla sua risposta compresi che avevo camminato nella direzione sbagliata!! “Cos’altro mi capiterà, stasera??” mi chiesi; poi rassegnata rifeci circa duecento metri di marciapiede al contrario, al colmo dell’imbarazzo vista la “mise” da battona che sfoggiavo, e pensando “Ora mi chiederanno quanto voglio…” ogni volta che incontravo qualcuno!

Camminando, comunque, mi sentii di nuovo avvampare dalla voglia di cazzo… come per incanto, tutto il mio imbarazzo sparì… a quel punto, qualsiasi cosa fosse successa, non mi sarebbe più importato: il ghiaccio, per così dire, era stato rotto! Finalmente fui al cancelletto del tizio che mi attendeva. Suonai il campanello, mi venne aperto ed entrai, naturalmente sempre col culo mezzo nudo e le scarpe in mano!! L’uomo che mi aveva aperto era anch’egli un bel ragazzone, alto e prestante come nelle foto di A69. Appena mi vide alla luce del salotto, non poté trattenere qualche divertito apprezzamento… giusto un attimo, perché subito dopo anche lui tirò fuori l’uccello mezzo duro, indicandomi il divano. Ormai non stavo più in me dalla voglia… buttai a terra giacca, borsa e scarpe, mi sedetti faccia a lui, gli presi il cazzone in mano e me lo portai vogliosa alla bocca.

Cominciai a succhiare, leccare e slinguare quel bel cazzo con foga, quasi con bramosia… forse anche come atto liberatorio dalla tensione accumulata poco prima… e lui, ovviamente, ne fu ben lieto! Il suo notevole uccellone, ad occhio un buon venti centimetri di nerchia, divenne ben presto bello duro, tra i suoi sommessi gemiti di piacere… ma dopo un paio di minuti lui volle di più: mi fece alzare quasi di prepotenza, mi fece girare, mi abbassò le mutandine e mi spinse a pecorina sul divano, gambe larghe e testa appoggiata allo schienale. Pochi istanti per infilarsi un preservativo e passare due dita col lubrificante tra le mie chiappe, poi mi appoggiò la cappella sullo sfintere e prese a spingere deciso.

Io gemetti e mi allargai i glutei con le mani, per facilitare la penetrazione… lui mi afferrò per i fianchi, continuò la spinta finché il glande non ebbe superato l’ingresso, poi diede un colpo di reni e me lo spinse tutto dentro fino alle palle. Accusai il colpo, con qualche gridolino di dolore: quel lungo cazzo mi arrivava quasi in pancia!! Poi mi abituai a quella ingombrante presenza dentro di me e cominciai, da vera puttanella bramosa di maschi, a corrispondere gli affondi del torello da monta sculettando all’indietro. Quel ragazzone, a differenza del primo della serata, si dimostrò molto resistente: continuò a sbattermi energicamente per almeno venti minuti, con le sue grosse palle che battevano ritmicamente su di me.

Finalmente lui cominciò ad aumentare la frequenza e la forza degli affondi… ancora qualche istante e, con un gran grugnito di piacere, si fermò addosso a me tenendomi stretta per i fianchi… quasi nello stesso istante anche io ebbi un orgasmo: senza nemmeno rendermene conto, mentre mi godevo la monta avevo socchiuso gli occhi ed iniziato lentamente a masturbarmi… raggiungendo infine anche io l’estasi. Mentre restavo abbandonata in quella posizione, con quell’uomo ancora sopra di me, pensai soddisfatta “Meno male che la serata è finita bene… dopo tutto il casino che mi è capitato!!”.

Passato il momento mi ripulii alla meglio, mi tirai su le mutandine e raccolsi le mie cose da terra, lasciandomi la gonna ormai tutta avvolta su in vita, tipo cintura. Brevi saluti, poi uscii e mi incamminai sul marciapiede con borsa, giacca e scarpe in mano… così come ero arrivata! Rifeci i circa duecento metri fino alla mia auto senza più preoccupazioni: sì, avevo l’aspetto di una zoccola da strada, col culo di fuori e il trucco sfatto… ma la cosa mi procurava soltanto una grande eccitazione, perché proprio una gran zoccola mi sentivo! E gli sguardi increduli dei pochi passanti mi riempirono di inconfessabile piacere, non certo di imbarazzo… unica preoccupazione, le forze dell’ordine: se colta così combinata, avrei potuto rischiare l’accusa di atti osceni in luogo pubblico… ma fui fortunata: nessun incontro compromettente. Arrivata infine all’auto salii svelta, misi in moto e via verso l’autostrada e casa… chissà perché, guidando sulla via del ritorno, mi venne più e più volte in mente la celebre saga di “FANTOZZI”…!!!
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