trans
In alto, al castello
14.05.2026 |
1.586 |
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"Calze a rete rotte, una gonna corta borchiata e un top minimale, rossetto nero, occhi bistrati di eyeliner..."
Mauro mi ha dato appuntamento al castello diroccato. Lì per lì non ho risposto. Che proposta è? Poi, davanti al mio silenzio ha aggiunto: «Voglio abbracciarti da dietro e contemplare insieme le luci della notte.»Mauro non mi ha mai scritto “vengo e ti scopo”, non mi ha mai fatta sentire il suo svuotatoio. Mi propone situazioni, mi fa sentire bella e desiderata. Forse lo fa con tutte, ma è bravo a farmi pensare che vuole proprio me, con le mie luci e le mie ombre.
Mi sono immaginata subito noi due nel silenzio della notte, le sue braccia che mi allacciano, le sue labbra sul mio collo e il suo pene eretto che preme sulle mie natiche. Il mio corpo aveva già detto sì. Ma ho voluto assaporare ancora un attimo la fantasia. Mi sono immaginata in un abito bianco, lungo, morbido. Ho sentito distintamente le sue mani percorrerlo e darmi fremiti di piacere.
Le mie natiche, nel sogno, hanno cercato con maggiore voluttà il suo uccello. E ho aperto leggermente le gambe, per percepirlo ancora di più.
Solo in quel momento mi sono accorta che in questa fantasia indossavo i tacchi. Un tracollo. Mi si è smontato tutto il romanticismo.
Il castello diroccato è raggiungibile solo a piedi. Un sentiero di un quarto d’ora acciottolato e sconnesso.
Abito lungo e tacchi? Sarei costretta a chiamare il 118 per venirmi a recuperare.
Ho preso il telefono e gli ho scritto: «Ti piaccio anche se sono una vecchia punkettona?»
Di solito Mauro mi risponde in tempi rapidissimi. È passata un’ora invece.
Per tenere a bada la frustrazione ho rievocato la potenza di quella fantasia. I nostri corpi allacciati, a stretto contatto, senza nessuna fretta di raggiungere il culmine del piacere, perché il culmine del piacere era tutto in quell’intimità. Una gocciolina ha battezzato il cotone delle mutandine.
Mi sono spogliata. Non voglio negare la tentazione di toccarmi. Mi sono limitata a carezzarmi i capezzoli. Ho preso la macchinetta, ho perfezionato la rasatura del mio cranio. Mi sono messa in doccia, immaginando che ogni goccia fosse un polpastrello di Mauro. Mi sono massaggiata con un crema idratante. E ho cercato nell’armadio. Il bisogno di stare nella mia fantasia frustrata era prepotente.
Quando mi sono guardata allo specchio c’era l’attempata ragazza che avrebbe voluto incontrare Mauro. Calze a rete rotte, una gonna corta borchiata e un top minimale, rossetto nero, occhi bistrati di eyeliner. Sembravo uscita dalla copertina di un disco dark. Poi ho sentito una vibrazione. Il telefono.
«Mi piaci perché sei tu.»
E subito dopo
«Ci vediamo al castello fra mezz’ora?»
«Sì.»
Camminare in salita con un perizoma minimale espone al rischio di far sfuggire il clitoride delle ragazze come me ma è un danno da poco. Gli anfibi sui sentieri sono certamente meglio dei tacchi. Procedevo ansante, chiedendomi se Mauro avrebbe apprezzato questa versione di me.
Quando sono arrivata lui era già su, di spalle, poggiato alla balconata, a godere della notte. Mi sono avvicinata lentamente e l’ho sorpreso con un morbido abbraccio da dietro.
«Finalmente.»
Si è abbandonato al contatto. A me è venuto da sorridere. Nella mia fantasia le parti erano completamente invertite. Che male c’é? Le mie labbra gli sfiorano il collo. Mugola. Gli infilo le mani nella patta. Il corpo di Mauro a questo punto unisce gli opposti: freme e si rilassa. E io posso coccolarlo dolcemente e carezzare il suo sesso caldo e pulsante.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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