trio
Dove il Desiderio Tace
28.04.2026 |
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"E io mi muovevo tra loro due seguendo un equilibrio instabile, fatto di istinto e curiosità..."
Era ormai tarda sera quando tornai a percorrere il sentiero sterrato. La campagna era quasi irriconoscibile rispetto al pomeriggio: il vento si era placato, l’aria era più densa, e il cielo sembrava un manto scuro punteggiato di stelle. Ogni passo faceva scricchiolare leggermente la terra sotto i piedi, amplificando la sensazione di essere completamente solo… e allo stesso tempo, atteso.Li vidi prima ancora di distinguerli chiaramente. Due sagome ferme vicino al vecchio muretto di pietra, dove il giorno prima avevamo parlato per la prima volta. Quando mi avvicinai, riconobbi i loro sguardi prima ancora dei loro volti.
Non dissero nulla. Non serviva.
C’era qualcosa di diverso rispetto all’incontro precedente. Una confidenza più marcata, quasi un’intesa già consolidata. Come se quel primo scambio avesse aperto una porta che ora nessuno aveva intenzione di richiudere.
Lei fu la prima a sorridere, ma non era un sorriso gentile: era consapevole, lento, come una domanda non detta. Lui restava leggermente in disparte, osservando, ma il suo sguardo era tutt’altro che distante. Sembrava misurare ogni mio movimento, ogni esitazione.
Mi avvicinai fino a sentire la loro presenza. Il silenzio non era più imbarazzante, ma carico. Bastava un minimo gesto per cambiare completamente il ritmo della situazione.
Fu lei a rompere quella sospensione, facendo un passo avanti. Non troppo vicino, abbastanza da farmi percepire il suo respiro. Il suo sguardo scese per un attimo, poi tornò ai miei occhi, come a verificare una risposta.
Lui si mosse poco dopo, chiudendo lentamente l’altro lato dello spazio. Senza fretta, senza pressione apparente, ma rendendo impossibile ignorare la situazione in cui mi trovavo: al centro di qualcosa che non era più solo casualità.
La campagna attorno a noi sembrava essersi spenta del tutto. Anche i rumori lontani erano scomparsi. Restavamo solo noi tre, dentro una bolla sospesa.
Non ricordo esattamente chi fece il primo gesto. Forse non ce n’era uno solo. Fu più un insieme di piccoli movimenti: una mano che sfiora un braccio, uno sguardo che non si abbassa, una distanza che si riduce senza che nessuno lo decida davvero.
Quello che cambiò tutto fu la naturalezza con cui accadde.
Non c’era esitazione, solo una progressione lenta, quasi inevitabile. Ogni contatto sembrava durare un po’ di più del precedente, come se il tempo si fosse dilatato per permetterci di capire fino a che punto saremmo arrivati.
Lei aveva una presenza sicura, quasi direttiva, ma mai aggressiva. Lui era più silenzioso, ma ogni suo gesto aveva un peso preciso, calibrato. E io mi muovevo tra loro due seguendo un equilibrio instabile, fatto di istinto e curiosità.
La notte diventava sempre più profonda, e con essa anche quella sensazione di isolamento totale dal resto del mondo. Non c’erano telefoni, non c’erano distrazioni, solo respiri, vicinanza e uno scambio continuo di attenzioni non dette.
A un certo punto ci spostammo dal sentiero verso un punto più riparato, dove gli alberi creavano una sorta di copertura naturale. Il terreno era più morbido, e l’aria sembrava ancora più ferma.
Lì la dinamica cambiò leggermente. Non c’era più solo osservazione reciproca, ma una partecipazione più evidente, più coinvolta. Ogni gesto era seguito da una reazione, ogni reazione da un altro gesto, in una catena che si autoalimentava.
Eppure, nonostante l’intensità crescente, tutto rimaneva stranamente controllato, quasi rituale. Nessuno perdeva davvero il controllo: lo si condivideva.
Quando il tempo iniziò a perdere significato, fu lei a rallentare per prima. Come se avesse deciso che quel punto era sufficiente. Anche lui seguì, senza opposizione.
Restammo così ancora un po’, vicini ma più calmi, lasciando che l’energia della notte si sedimentasse.
Poi, lentamente, la distanza tornò a esistere. Non improvvisa, non netta, ma naturale, come se fosse sempre stata lì ad aspettare.
Non ci furono promesse né domande.
Solo uno sguardo finale, più profondo degli altri, prima di separarci lungo il sentiero che ci avrebbe riportati ognuno alla propria direzione.
Eppure, mentre camminavo da solo nella campagna ormai completamente silenziosa, avevo la sensazione chiara che quella notte non fosse davvero finita.
Solo sospesa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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