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trio

Sex On The Beach


di Membro VIP di Annunci69.it Noxen
09.06.2026    |    47    |    0 8.7
"Il primo scatto era tecnico — una prova di esposizione, lei ancora vestita, il flash troppo duro..."
Avevo sentito parlare di quella spiaggia da qualcuno di cui mi fidavo.

Una località del sud Adriatico, nudismo storicamente tollerato anche se non ufficialmente riconosciuto, non in tutte le zone ma in quella sì. Quell'estate decisi di andarci — mi piace sperimentare posti nuovi dove il naturismo è praticato, e quella era una buona ragione.

Non esco mai di casa senza una macchina fotografica. È un contatto quasi carnale che mi appartiene da sempre. Al mare però la salsedine e la polvere fanno i propri danni, così portai con me una piccola compatta sacrificabile — nel caso non avesse retto, pazienza.

Mi piazzai sul bagnasciuga in un punto dove il nudismo era consentito, ben visibile a tutti. Non fotografavo persone — oltre che vietato, non mi interessa. Fotografavo la luce del mattino, i riflessi tra le onde, il paesaggio. A quell'ora la luce radente sfiorava la superficie dell'acqua in modo quasi tangibile, creando riflessi che cambiavano ogni secondo — il tipo di luce che dura venti minuti e poi sparisce per sempre. Iniziai a fare esperimenti con le lenti polarizzate dei miei occhiali da sole davanti alla lente, visto che il filtro polarizzatore su quella macchinetta da quattro soldi non ci stava. Il risultato era approssimativo ma interessante — quella lente improvvisata tagliava i riflessi in modo imprevedibile, con effetti che una fotografia normale non avrebbe mai restituito.

La coppia accanto a me aveva superato il primo momento di diffidenza non appena capì che stavo fotografando il mare e non loro. Si incuriosirono nel vedermi armeggiare con gli occhiali davanti alla lente.

Gli sguardi si incrociarono. Poi arrivò il sorriso — genuino, allegro, da tutti e tre insieme.

Lui mi chiese che tipo di foto stessi facendo.

Era brizzolato, alto, corporatura atletica senza esagerazioni, sorriso accattivante.
Lei era più minuta, capelli ricci nerissimi — un corpicino dalle curve praticamente perfette, seno piccolo che non aveva nulla da invidiare in termini di sex appeal ai décolleté più prosperosi.
Occhi piccoli che si stringevano ancora di più quando sorrideva, rendendola ancora più graziosa con uno sguardo da furbetta.

Glielo spiegai. Vollero vedere gli scatti. Acconsentii con entusiasmo.

Scorrendo le immagini sul display, lei si avvicinò con una curiosità che non fingeva niente. Si fermò su una in particolare — la luce che entrava di taglio su una piccola onda, il bordo dell'acqua quasi solido sotto gli occhiali polarizzati. Disse che sembrava un quadro. Non lo disse per gentilezza, lo disse perché lo pensava davvero — si capiva dal modo in cui non si spostava oltre.

Restarono stupiti dalla qualità delle immagini ottenute con quella compatta economica. Spiegai la fisica ottica che c'era dietro. Loro fecero domande tecniche. Risposi volentieri come ogni buon fotografo nerd noiosissimo.

La conversazione si spostò sulla mia passione per la fotografia — paesaggi, ritratti, nudi fine art. Il pomeriggio passò e mi ritrovai praticamente sotto il loro ombrellone, tra chiacchiere, battute e una confidenza che cresceva da sola.

Abbastanza da arrivare a dirmi che erano del mondo scambista. Che abitavano a pochi chilometri da quella spiaggia.

Mi chiese di vedere qualche scatto di nudo della mia galleria. L'apprezzamento fu spontaneo, specie da parte di lei — disse che sembravano modelle professioniste. Le spiegai che preferivo fotografare la donna comune, perché ogni donna ha una grazia e un fascino che non assomiglia ad altro. Le dissi che aveva ottime doti estetiche, nelle movenze oltre che nel fisico.

Il sole iniziò a calare.
Proposero uno shooting a lei.

Accettai volentieri, ma dissi che avevo la macchina professionale e un flash con me e che mancava la scenografia — fare foto di giorno davanti a tutti non mi sembrava una buona idea, specie se era la prima volta che le faceva.

Scattò l'idea: shooting notturno in spiaggia.

Tecnicamente difficile per vari motivi. Di notte la messa a fuoco automatica perde i riferimenti e lavora a caso, il flash brucia i primi piani e lascia tutto il resto nel buio, il vento muove i capelli nei momenti sbagliati e la sabbia si deposita sulle ottiche in modo silenzioso e infido. Ma era proprio quella difficoltà a rendere l'idea interessante — il flash avrebbe illuminato una piccola porzione lasciando intuire lo scenario del mare notturno. Un effetto anni Settanta, da paparazzo che sorprende la vip a fare il bagno di notte.

L'entusiasmo fu immediato. Decidemmo per la sera stessa, dopo cena, quando la spiaggia sarebbe stata più deserta.

Ci trovammo al parcheggio stabilito con la mia attrezzatura.

Lei raccontò dell'ottima cena che avevano fatto. Poi mi chiese se avessi già un'idea.
Dissi che di idee ne ho sempre tante, ma che si scontrano fatalmente con la realtà del momento — e che l'improvvisazione porta quasi sempre risultati migliori. La cosa importante era che lei si divertisse. Il resto sarebbe venuto da sé.

Individuammo una zona isolata rispetto alla movida del paese.

La spiaggia di notte era un posto diverso da quella di giorno. Il rumore delle onde sembrava più vicino, più presente, senza tutte quelle voci a coprirlo. L'aria aveva quella densità umida e salata che si sente solo dopo il tramonto, quando il calore della sabbia comincia a cedere. Qualche luce lontana in mare, forse un peschereccio. Nient'altro.

Lei iniziò a spogliarsi. La fermai — volevo partire da vestita e arrivare a nuda. Acconsentì. L'imbarazzo iniziale andò scemando presto, forse perché l'avevo già vista nuda tutto il giorno e questo favoriva una comunicazione più diretta.

I primi scatti furono sperimentali — dovevo capire la distanza giusta dal flash per non bruciarla, la direzione della luce per evitare ombre dure sul viso, la velocità di otturazione che le permettesse di muoversi senza diventare un fantasma mosso. Le spiegai mentre lavoravo. Lei ascoltava, provava, correggeva la posizione con una naturalezza che non mi aspettavo. Non era rigida come capita spesso alla prima esperienza — lasciava che il corpo trovasse da solo dove stare.

Rimase completamente nuda sul bagnasciuga notturno.

Le onde creavano un effetto strano e molto seducente illuminato dal flash. Il mood era esattamente quello che avevo immaginato — quella rivista anni Settanta, quella luce di sorpresa.

Quando le mostrai i primi scatti riusciti, si fece silenziosa un momento. Si guardò nel display con quella concentrazione di chi vede sé stessa in un modo inaspettato. Poi disse sottovoce che non sapeva di avere quell'aspetto. Non lo disse con vanità — lo disse con una specie di stupore genuino, come chi scopre qualcosa che era lì da sempre.

Lui era entusiasta. Chiese se poteva spogliarsi anche lui.
Gli risposi che non doveva chiedere permesso.
Nel togliersi i pantaloni notai che aveva già il membro in erezione.

A quel punto lo shooting individuale diventò shooting di coppia da sé. Si avvicinò a lei e iniziarono una serie di scatti spontanei che mi stupirono — non dovevo fare da regista, si muovevano con una naturalezza che sembrava studiata. Dissero poi che era la prima volta. Non ci credetti del tutto, ma li ringraziai comunque.

Le pause tra uno scatto e l'altro assumevano una connotazione sempre più carica.

Dissi che mi sarei spogliato anch'io. Risero. Mi dissero che nemmeno io dovevo chiedere il permesso.

Continuammo lo shooting tutti e tre nudi, in quella situazione bizzarra, finché lei volle vedere gli scatti sul display.

Mi avvicinai. Lei si mise quasi sotto il mio braccio per vedere meglio il display, i riccioli bagnati di salsedine che mi sfioravano la spalla. Lui si avvicinò dall'altro lato.

Iniziammo a scorrere.

Il primo scatto era tecnico — una prova di esposizione, lei ancora vestita, il flash troppo duro. Lo saltai. Il secondo era meglio. Il terzo era quello in cui la luce aveva trovato il posto giusto.

Lei si fermò.

Si vide nuda sul bagnasciuga notturno, le onde appena illuminate ai piedi, i capelli ricci che il vento aveva mosso nel momento esatto dello scatto. Non disse niente per qualche secondo. Poi portò una mano alla bocca in un gesto involontario — non di pudore, ma di sorpresa. Come chi sente una musica che conosce ma non ricordava di conoscere.

«Sono io?» disse sottovoce.
«Sei tu», dissi.

Lui la guardò nello schermo e poi guardò lei, con quella tenerezza di chi vede qualcosa che già sa ma non si stanca di riscoprire.

Continuammo a scorrere. Gli scatti di coppia avevano quella spontaneità che solo l'oscurità concede — i corpi meno consapevoli di sé stessi, i gesti meno costruiti. Il flash aveva fermato momenti che di giorno non sarebbero mai esistiti.

A un certo punto lei disse che si stupiva di essersi fidata così in fretta.

Non lo disse a me. Lo disse a lui, quasi sottovoce, come se stesse ragionando ad alta voce su qualcosa che non aveva ancora capito del tutto.

Lui annuì. Poi mi guardò.
«Anche noi», disse.

Restammo in silenzio un momento tutti e tre, con il mare che continuava a fare il suo rumore indifferente dietro di noi e il display ancora acceso tra le mie mani. Quella fiducia dichiarata ad alta voce aveva cambiato qualcosa nell'aria — non l'aveva creata, era già lì, ma nominarla l'aveva resa reale e irreversibile.

Fu in quel momento che la mano di lei si posò sulla mia coscia.

Si avvicinò lentamente. Il contatto scivolò verso il mio membro — un polpastrello alla base, un tocco aggraziato e delicato che produsse un'erezione immediata.

Facemmo tutti e tre finta di niente, anche se era evidente a chiunque.

Presi confidenza anch'io. La cinsi delicatamente per i fianchi da dietro. Lui, eccitato dalla visione, le posò una mano su quelle tette sode e iniziò a massaggiarle.

Lei e io ci guardammo.

Senza una parola ci baciammo — prima delicatamente, poi con una passione che non aveva bisogno di introduzioni. La sua mano intanto mi masturbava senza più fingere.

Posai la macchina fotografica.

Si abbassò a succhiarmelo. Lui ne approfittò da dietro per scoparla mentre lo faceva. Andammo avanti un bel po'. Poi le sollevai la testa e ci baciammo mentre lui continuava.

A un certo punto lei uscì da lui e venne a sedersi sopra di me abbracciata. La penetrai. Restammo abbracciati a baciarci mentre lui le baciava la schiena e le solleticava il buco del culo con una mano. Poi le girò la testa e lei iniziò a succhiarglielo mentre continuavamo a fare l'amore abbracciati. Io le baciavo il collo e le torturavo le tettine piano.

Lui mi chiese di stendermi sul telo.

Mi distesi. Lei si distese sopra di me di schiena, prese la punta del mio cazzo e la puntò nel buco del culo. Con alcuni movimenti su di me riuscì a farlo entrare. Lui si avvicinò, aprì le gambe e mi mise il cazzo nella fica iniziando a scoparla sopra di me mentre io sotto non riuscivo quasi a muovermi.

Andammo avanti finché le forze e la posizione scomoda lo consentirono.

A un certo punto lui uscì da lei e sborrò sulla fica — la sborra colò da lei sulle mie palle. Per esperienza so che è il momento in cui il gioco tende naturalmente a chiudersi. Uscii da lei con delicatezza. Le chiesi di distendersi sul telo.

Venni su quelle tettine che mi piacevano tanto.

Lo schizzo fu più violento di quanto avessi calcolato — le arrivò anche su quel viso furbetto e malizioso. Non dispiacque a nessuno dei due. Lei raccolse gli schizzi con le dita e se li succhiò senza fretta.

Poco dopo sentimmo risate femminili avvicinarsi.

Ci componemmo in fretta. Aspettammo che le voci passassero — tre donne che probabilmente avevano visto più di quanto volessero far credere. Ce lo dicemmo dopo ridendo, perché tutti e tre avevamo notato come ci guardavano allontanandosi.

Rimanemmo d'accordo per la riconsegna degli scatti. Mi chiese se ci saremmo rivisti l'indomani mattina in spiaggia.
Risposi che purtroppo la mia vacanza era finita. La mattina dopo dovevo rientrare.

Rimanemmo in contatto. Non si presentò mai l'occasione di rivedersi, complice la distanza.

Mi è rimasta una sensazione di piacere, di dolcezza, di erotismo nato da una conversazione banale su una spiaggia di mattina presto.

Tutto, da un semplice esperimento fotografico con un paio di occhiali da sole davanti a una lente.
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