trio
Il paradiso di mare e sesso parte 1
Matertattoo
12.06.2026 |
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"Per un po' si alternarono, scambiandosi continuamente di posto e prendendo il mio membro a turno, mentre continuavano a baciarsi tra di loro in una dinamica pazzesca..."
Era già da un po’ di tempo che Stefany si era trasferita a vivere a casa mia, a Isla Margarita. Faceva la ballerina, la spogliarellista, e il nostro primo incontro era stato quasi un salvataggio. Il giorno in cui l'avevo conosciuta, l'avevo accompagnata nel posto dove viveva in quel periodo: una stanza che definire un "buco" era un complimento. Non ci avevo pensato due volte: «Vieni da me», le avevo detto. Pochi giorni dopo c'era stata la finale del Mondiale, una storia che avevamo già vissuto e superato, e da quel momento era iniziata la nostra vita insieme.
Stefany mi piaceva da morire. Forse è stata una delle ragazze più belle con cui sia mai stato: era bianca, con i capelli ricci, magra, slanciata, sorretta da due gambe lunghissime. Aveva quasi zero seno e un culetto piccolo e perfettamente rotondo. Sembrava una modella, una venezuelana atipica, lontana dagli stereotipi locali. Eravamo una coppia che funzionava alla perfezione: stavamo benissimo insieme, ci piaceva fumare marijuana, bere e goderci la vita. Avevamo la nostra routine: la accompagnavo al lavoro, andavo a riprenderla, passavamo ogni momento libero insieme. Stavo davvero bene con lei. Proprio perché mi piaceva così tanto, decisi di farle un regalo e di portarla a Los Roques per un weekend.
Andai in centro da un mio amico, Marcos, che gestiva un'agenzia turistica , e prenotai un viaggio di tre giorni e due notti. Los Roques è considerato uno dei paradisi tropicali a livello mondiale, e da Isla Margarita ci voleva circa un'ora di volo. La pista di Gran Roque, però, è minuscola, in terra battuta e circondata da frammenti di corallo, il che significa che ci possono atterrare solo aerei molto piccoli.
Siamo partiti su un velivolo da appena sei posti. Io e Stefany eravamo seduti proprio lì, direttamente dietro i piloti. Era incredibile osservare un aereo pilotato da così vicino. Ricordo il decollo, poi la fase di crociera in quota dove i piloti hanno inserito l'autopilota, e infine la discesa: rapidissima, una cosa pazzesca che ti stringeva lo stomaco mentre sotto di noi apparivano i colori dell'oceano.
Una volta a terra, siamo andati diretti alla posada "Mediterraneo", una struttura gestita da una signora italiana originaria di Pavia. Il tempo di lasciare le valigie e siamo subito scesi al molo: la barca era già pronta per noi, erano circa le dieci del mattino. Ci hanno portato a Madrisquí.
Ci hanno lasciato completamente da soli su quell'atollo, un piccolo fazzoletto di sabbia bianca accecante in mezzo a un oceano di un turchese irreale. I barcaioli ci hanno sistemato l'ombrellone, le sedie, le sdraio e un frigorifero portatile pieno di ghiaccio, birra, acqua e bibite, poi se ne sono andati. Eravamo i padroni assoluti del paradiso.
Lì, in quell'acqua trasparente, ci siamo stretti. Abbiamo fatto l'amore mentre lei era aggrappata a me, con le gambe strette intorno ai miei fianchi, e io galleggiavo cullato dalla corrente, completamente immerso in quel momento perfetto. Poi siamo tornati sulla spiaggia ad asciugarci al sole.
Verso l'ora di pranzo è tornata la barca per portarci da mangiare. Ci hanno preparato tutto sul posto: hanno montato un tavolino con le sedie e ci hanno servito del pesce alla griglia freschissimo, accompagnato da un'insalata di pomodoro tagliato fresco, cipolla, avocado e gli immancabili tostones, il platano fritto schiacciato. Dopo pranzo ci siamo addormentati per un po', leggermente abbracciati sotto l'ombra dell'ombrellone.
Alle 4:30 del pomeriggio la barca è tornata a riprenderci. Una volta rientrati in camera in albergo, l'intimità è proseguita: abbiamo fatto sesso di nuovo, e poi ci siamo rilassati prima di prepararci per la serata.
Più tardi siamo usciti per fare una passeggiata a Gran Roque. Il paese in sé era abbastanza brutto, non c'era niente, le strade erano semplicemente in terra battuta. Eppure, l'atmosfera per la cena era magica: la signora ci aveva preparato un bellissimo tavolo, posizionato proprio di fronte alla spiaggia, a pochi metri dalla posada.
Io avevo 26 anni e Stefany 22. Mentre cenavamo, ho notato che a poca distanza da noi c'era un'altra coppia, dall'aria apparentemente tedesca. Lui era un uomo più anziano, un signore cicciottello sulla cinquantina – che per noi, a quell'età, sembrava già un vecchio – ma si capiva che era uno ricco, un tipo distinto con un Rolex d'oro al polso. Lei, invece, era molto bella, bionda,fisico slanciato,seno abbondante e doveva avere intorno ai 27 o 28 anni, quindi un po' più grande di Stefany.
Durante la cena mi sono reso conto che quella ragazza ci fissava con insistenza. Guardava soprattutto Stefany. Anche Stefany se n'era accorta e mi ha sussurrato: «Ma questa ragazza ci guarda, guarda me, che cosa vuole?».
Proprio mentre stavamo per finire di cenare e ci stavamo alzando, la ragazza bionda ci ha fatto un cenno con la mano, invitandoci ad avvicinarci. Ci siamo accostati al loro tavolo e lei, parlando in inglese, ci ha detto: «Scusate, siete una coppia davvero bella e ci tenevamo a presentarci. Io mi chiamo Andrea». Suo marito si chiamava Jonas. Ci ha sorriso e ha aggiunto: «Siamo qui da soli, vi va di bere qualcosa insieme?».
Al tavolo l’atmosfera si fece subito rilassata, ma con una sottile nota di curiosità nell’aria. A parlare era prevalentemente Andrea; Jonas se ne stava lì sornione, con un sorriso saggio stampato in faccia, limitandosi ad annuire a ogni parola di lei e a godersi il suo rum.
Andrea, con il suo accento nordeuropeo, cominciò a farci domande con un interesse sincero: voleva sapere chi fossimo, cosa facessimo e dove abitassimo. Le raccontammo che vivevamo a Margarita, che lei era venezuelana e io italiano, e che eravamo scappati a Los Roques solo per un weekend da fidanzatini, per stare un po' per conto nostro.
Mentre parlavamo, gli occhi di Andrea continuavano a muoversi tra me e, soprattutto, Stefany, ammaliata dalla sua naturalezza. Poi toccò a loro raccontare. Ci spiegarono che stavano girando i Caraibi da un bel pezzo; avevano fatto un lungo tour, erano appena stati in Colombia e prima ancora a Cartagena. A Los Roques erano arrivati da circa quattro giorni e ci sarebbero rimasti ancora per un po'.
«È un posto paradisiaco,» disse Andrea, guardando prima Jonas e poi di nuovo noi, con una sfumatura quasi malinconica nella voce, «ma la verità è che in questi quattro giorni siamo stati sempre da soli. Non abbiamo conosciuto nessuno, siete le prime persone con cui scambiamo due parole».
L'intesa tra i nostri due tavoli si faceva sempre più evidente. Andrea continuava a guardare le gambe di Stefany e cercava costantemente il contatto fisico. Si avvicinò progressivamente a lei con la sedia fino a metterle una mano sulla coscia, mascherando quel gesto come una spontanea intimità e sintonia tra amiche femminili.
Dopo un po', il peso della giornata iniziò a farsi sentire. Ci eravamo svegliati presto la mattina per il volo e l'escursione, così dissi: «Ragazzi, si è fatto tardi e noi siamo davvero stanchi. Vorremmo andare a dormire per essere riposati domani mattina». Andrea e Jonas si alzarono subito: «Veniamo anche noi, andiamo a dormire».
Ci incamminammo tutti insieme verso la posada, che era a pochi metri di distanza. Una volta dentro, scoprimmo che per pura coincidenza la loro camera era situata proprio di fronte alla nostra. Ci scambiammo i classici saluti della buonanotte sulla porta, dicendoci che ci saremmo sentiti presto l'indomani, e io e Stefany entrammo nella nostra stanza.
Una volta dentro, l'adrenalina della serata lasciò spazio a un momento di relax. Ci stringemmo di nuovo, riabbracciandoci sul letto per fare un po' di coccole, avvolti dalla penombra della camera. All'improvviso, sentimmo bussare alla porta.
Andai ad aprire e mi trovai davanti Andrea. Era da sola, vestita unicamente con una magliettina di cotone bianca e lunga che le arrivava a metà coscia. Mi guardò negli occhi e, con voce bassa, mi chiese: «Posso entrare un attimo?».
«Prego, entra,» risposi, facendomi di lato.
Appena varcata la soglia, Andrea non perse tempo. Si girò dritta verso Stefany, che era ancora sul letto, si chinò su di lei e le diede un bacio profondo sulla bocca. Stefany rimase un attimo sorpresa, tirandosi leggermente indietro per lo stupore, senza capire bene cosa stesse succedendo. Andrea la guardò e le disse con calma: «Tranquilla, non c'è nulla di male. Stefany, guardami».
Stefany, confusa, girò lo sguardo verso di me in cerca di un segnale. Io le feci un cenno d'assenso con la testa, facendole capire che per me andava bene. Lei colse l'invito al volo: si rilassò, si protese in avanti e le due cominciarono a baciarsi intensamente con la lingua. Le mani di Andrea scivolarono subito sulle chiappette rotonde di Stefany, mentre quest'ultima le sollevò la maglietta di cotone. Sotto non aveva assolutamente nulla.
Mentre le guardavo, mi venne spontaneo chiederle: «E tuo marito?».
Andrea rispose senza nemmeno girarsi, concentrata su Stefany: «Mio marito è di là in camera. Sa che sono qui e aspetta che ritorni, stasera non ce ne importa di lui. Ci sono solo io».
Senza più alcuna esitazione, le due si spostarono verso il letto dove mi trovavo io, continuando a toccarsi, baciarsi e accarezzarsi con passione. Io ero rimasto lì di fianco, a osservarle con il desiderio che cresceva a dismisura a ogni loro movimento. A un certo punto, non riuscendo più a trattenermi, tirai fuori il membro. Andrea se ne accorse subito, si sporse verso di me e se lo mise in bocca, cominciando a usarla con totale naturalezza, mentre Stefany si muoveva sopra di lei. Per un po' si alternarono, scambiandosi continuamente di posto e prendendo il mio membro a turno, mentre continuavano a baciarsi tra di loro in una dinamica pazzesca.
Poco dopo, decisi di cambiare posizione. Misi Stefany a pecora sul letto, mentre Andrea si posizionò esattamente davanti a lei. Iniziai a possedere Stefany da dietro, e contemporaneamente lei usava le dita e la bocca su Andrea, che si masturbava a sua volta godendo intensamente.
Mentre il ritmo si faceva sempre più serrato, Stefany si girò indietro verso di me e mi disse: «Vieni dentro di me, ti voglio sentire anche nel culo». Si girò, si mise nuovamente a pecora appoggiando le mani sul letto e mostrandomi il retro. Spinsi con decisione ed entrai direttamente nel suo ano; lei cacciò un piccolo strillo, un misto di dolore iniziale e forte piacere, e io ricominciai a muovermi dentro di lei senza pietà, tenendo un ritmo battente, mentre Andrea la stringeva e le accarezzava il collo da davanti, amplificando tutte le sensazioni.
Dopo qualche minuto di quella spinta intensa, sentii che stavo per raggiungere il limite. Tirai fuori il membro un attimo prima di venire; Andrea e Stefany si avvicinarono subito con il viso, e io venni direttamente sulle loro facce e nelle loro bocche. Subito dopo, senza ripulirsi, le due ricominciarono a baciarsi con passione, leccandosi via l'eiaculazione a vicenda dai rispettivi volti. Fu un'immagine incredibile, una delle scene più intense e memorabili della mia vita.
Dopo quei momenti di pura intensità, siamo rimasti a letto a riprendere fiato, avvolti dalla penombra e dal profumo di sesso che riempiva la stanza. Andrea, con la maglietta ancora bagnata e i capelli scompigliati, si è accoccolata tra me e Stefany, accarezzandole dolcemente i ricci.
L'intesa tra le due era ormai totale, e l'appetito per quel gioco era tutt'altro che esaurito. Andrea ci ha guardati e, con un sorriso complice, ha proposto:
«Domani venite in escursione con noi. Abbiamo già programmato un'altra barca per un nuovo atollo. Dobbiamo assolutamente passare la giornata insieme».
Stefany ha guardato me, con gli occhi che le brillavano per l'eccitazione della proposta, ma poi si è girata verso Andrea sollevando un dubbio:
«A noi piace stare nudi in spiaggia, goderci il sole senza niente addosso... e domani ci sarà anche tuo marito. Come la mettiamo con lui?».
Andrea ha lasciato andare una mezza risata, rassicurandoci subito:
«Non preoccupatevi per Jonas. A lui piace stare seduto sulla sua sedia, ci guarderà e basta. Si limita a osservare, non ha alcun interesse a inserirsi attivamente nelle nostre dinamiche. Per lui il piacere è tutto visivo».
L'accordo è stato siglato lì, su quel letto ancora disfatto. Ci siamo dati appuntamento per la mattina successiva al molo. Andrea si è rivestita, ci ha dato un ultimo bacio leggero a testa ed è scivolata fuori dalla stanza, tornando nella camera di fronte dove Jonas la stava aspettando.
Io e Stefany ci siamo stretti forte, esausti ma elettrizzati, sapendo che l'indomani, sotto il sole di Los Roques, quel gioco avrebbe raggiunto vette ancora più calde.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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