trio
Massaggi tripolari
CoppiaFelix2024
11.06.2026 |
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"Laura gli insegnava il ritmo, Felicia decideva le attenzioni, entrambe lo coinvolgevano e lo fermavano quando volevano..."
Ernesto accompagnò Felicia dalla fisioterapista nel primo pomeriggio. La spalla le dava fastidio da giorni, una contrattura ostinata che le irrigidiva il collo e le rendeva ogni movimento lento, prudente, quasi trattenuto.«Passo a riprenderti tra un’ora» le disse, lasciandole un bacio leggero sulle labbra.
Felicia sorrise con quella sua aria tranquilla e maliziosa insieme.
«Non fare tardi.»
Lo studio era piccolo, ordinato, profumato di oli essenziali e pulito come una stanza dove ogni gesto aveva una sua disciplina. La fisioterapista, una donna sui quarant’anni, elegante senza ostentazione, indossava un camice bianco abbottonato sul davanti. Si chiamava Laura. Aveva mani sicure, voce bassa, modi professionali, ma uno sguardo capace di soffermarsi un secondo in più del necessario.
Felicia si distese sul lettino, inizialmente a pancia in giù. Laura iniziò dalla spalla dolente, sciogliendo la muscolatura con pressioni lente, precise, esperte. Le dita affondavano con misura, seguendo le linee del collo, della scapola, della schiena. Felicia respirava piano, lasciando andare la tensione un po’ alla volta.
Il massaggio cominciò come doveva cominciare: tecnico, serio, quasi medico. Ma poi qualcosa cambiò.
Forse fu il respiro di Felicia che divenne più morbido. Forse il modo in cui Laura, nel sistemarle il lenzuolo, lasciò scoperta appena più pelle del necessario. O forse fu quel silenzio improvviso, denso, in cui entrambe compresero che il limite fra cura e desiderio si era fatto sottile.
Laura continuò a massaggiare, ma il ritmo divenne più lento, più avvolgente. Le mani non cercavano più soltanto la contrattura: sembravano ascoltare il corpo intero. Felicia non si sottrasse. Anzi, chiuse gli occhi e sorrise appena, come se stesse accettando un invito che nessuna delle due aveva pronunciato.
Quando Ernesto tornò, bussò piano e poi aprì la porta.
Felicia era ancora distesa sul lettino, coperta da un lenzuolo chiaro. I capelli sciolti, le guance appena arrossate, lo sguardo rilassato ma vivo. Laura era accanto a lei, il camice bianco morbido sui fianchi, solo due bottoni chiusi sul davanti. La scena non aveva nulla di volgare, ma era impossibile fraintenderla. Sul viso di Felicia una espressione che Ernesto conosceva bene. Non si era trattato di un semplice massaggio terapeutico.
«Come'è andata?» chiese con un pi' di malcelata curiodità, rimanendo fermo sulla soglia.
Felicia lo guardò con quella espressione birichina che lasciava aperta ogni ipotesi.
«La mia spalla va molto meglio» disse, con un tono che conteneva molte più cose di quelle parole. E nel contempo onfilò una mano sotto il lenzuolo dirigendola vetso il basso ventre.
Laura sistemò lentamente il lenzuolo su Felicia e facendolo anche lei infilò la mano sotto il lenzuolo. Felicia si masturbava e Laura assecondava anche lei con la mano sotto il lenzuolo. Rivolta verso Ernesto disse «Il trattamento è stato… efficace.»
Ernesto sorrise, colpito da quell’atmosfera sospesa. E si avvicinò al lettino. Le due donne incuranti continuarono e Felicia frce scivolare il lenzuolo scoprendosi del tutto: era nuda. Lei si titillava il clitoride, Laura aveva due dita nella vagina. Con l'altra mano libera Felicia trasse verso sé Ernesto tirandolo dalla cintura dei pantaloni. Ernesto non si sottrasse, anzi Avvicinandisi slacciò la cintura ed aprì la patta dei pantaloni. Aveva il membro turgido e Felicia aprì la bocca per accoglierlo. Laura divaricò le gambe di Felicia e sollevandole entrambe potè avere campo libero per un cunnulingus ano-vagina profpndo e prolungato. Ernesto prono sulla testa di Felicia le navigava il membro nella bocca.
«Sto pet venire» disse con un fil di voce. E venne copiosamente in bocca a Felicia. Laura si precipitò verso Ernesto e abbassandosi prese in bocca il membro di Ernesto che ancora gocciolava. Ingoiò ciò che rimaneva dello sperma ripulendo bene il prepuzio e l'asta. Calmati i bollori Ernesto disse: «A questo punto mi chiedevo se potessi prenotare anch’io una seduta.»
Laura lo osservò con calma, quasi valutandolo.
«Qui no. Il mio turno è finito.»
Felicia si sollevò appena sul gomito.
«Peccato.»
Laura lasciò passare un istante, poi aggiunse:
«Però potrei venire da voi. A domicilio. Se siete d’accordo entrambi.»
La parola “entrambi” rimase nell’aria come una carezza.
Ernesto guardò Felicia. Felicia guardò Laura. Nessuna delle due sembrava avere dubbi.
La sera seguente Laura arrivò a casa loro con una borsa professionale: oli, asciugamani, un piccolo diffusore, musica bassa. Tutto sembrava ordinario, quasi formale. Ernesto, invece, percepiva che qualcosa era già iniziato prima ancora che il massaggio cominciasse.
Felicia aveva preparato la stanza con cura. Luci basse, tende tirate, lenzuola fresche. Indossava una vestaglia leggera. Laura portava ancora il suo camice bianco, ma questa volta sembrava meno una divisa e più una promessa.
«Ernesto» disse Laura, con voce professionale, «si stenda. Cominciamo dalla schiena.»
Lui obbedì.
All’inizio fu davvero un massaggio tecnico. Laura lavorò sulle cervicali, sulle spalle, sui lombari. Felicia restava seduta accanto, osservando. Ogni tanto dava un suggerimento, una parola, un sorriso.
«È sempre molto teso» disse Felicia. «Ha bisogno di essere guidato.»
Laura rise piano.
«Allora lo guideremo.»
Le mani di Laura scivolavano con olio caldo sulla pelle di Ernesto. Il ritmo cambiò lentamente: meno muscolare, più sensoriale. Non c’era fretta. Non c’era aggressività. Solo una progressione lenta, consapevole, quasi rituale.
Felicia si avvicinò al lettino. Sfiorò la mano di Laura, poi la seguì in un gesto, come se volesse imparare. Le due donne si scambiarono uno sguardo complice. Ernesto le sentì muoversi intorno a lui, coordinate, leggere, padrone della scena.
A quel punto non era più soltanto un massaggio.
Era un gioco elegante di ruoli, fiducia e desiderio. Laura conduceva, Felicia approvava, Ernesto si lasciava fare. Le due donne ridevano sottovoce, si parlavano con frasi brevi, decidevano per lui.
«Adesso non comandi tu» gli sussurrò Felicia.
«Stanotte ascolti» aggiunse Laura.
Ernesto sentì crescere il piacere di quella resa. Non era passività: era abbandono. Era la vertigine di essere desiderato e, nello stesso tempo, messo al servizio del desiderio delle due donne.
Felicia si tolse lentamente la vestaglia e si sedette accanto a Laura. La fisioterapista la guardò con una naturalezza intensa, poi le accarezzò il viso. Non ci fu nulla di brusco. Solo un bacio morbido, inizialmente lieve, poi più deciso. Ernesto le osservò mentre il gioco fra loro prendeva forma: due donne adulte, complici, curiose, perfettamente consapevoli di ciò che stavano facendo.
Laura guidava Felicia con la stessa sicurezza con cui aveva guidato il massaggio. Felicia, però, non era una spettatrice. Rispondeva, provocava, cercava. Il loro desiderio cresceva davanti a Ernesto come una danza lenta, fatta di sguardi, mani, pelle sfiorata, pause studiate.
Poi Felicia si voltò verso di lui.
«Vieni qui.»
Non era una richiesta. Era un ordine dolce.
Ernesto si avvicinò.
Laura gli prese il mento tra le dita.
«Farai quello che desideriamo noi. Solo quello.»
Lui annuì.
Da quel momento il massaggio si trasformò definitivamente in un rito tantra improvvisato, sensuale e profondo. Laura gli insegnava il ritmo, Felicia decideva le attenzioni, entrambe lo coinvolgevano e lo fermavano quando volevano. Ogni gesto era misurato, ogni contatto aveva il sapore dell’attesa.
Felicia si divertiva a vederlo così: attento, eccitato, disciplinato dal loro piacere. Laura, invece, sembrava godere del potere sottile di dirigere entrambi, alternando la dolcezza alla fermezza. Fra le due donne l’intesa diventò sempre più evidente, fatta di carezze, sorrisi, piccoli comandi sussurrati.
Ernesto non era più il marito arrivato a riprendere Felicia dopo una seduta. Era diventato parte di un gioco nuovo, inatteso, in cui la sua compagna e la fisioterapista avevano scritto le regole.
E lui le accettò tutte.
La notte proseguì lenta, calda, mai volgare. Un intreccio di complicità, desiderio e curiosità, dove il confine tra massaggio, seduzione e abbandono si dissolse del tutto.
Alla fine rimasero distesi insieme, avvolti dal profumo dell’olio e dal silenzio soddisfatto della stanza.
Felicia appoggiò la testa sul petto di Ernesto.
«La spalla va decisamente meglio» mormorò.
Laura sorrise, raccogliendo il camice dalla sedia.
«Allora direi che il trattamento ha funzionato.»
Ernesto la guardò.
«Dobbiamo prenotare un’altra seduta?»
Felicia rispose prima di lei.
«Questa volta, però, a casa nostra. E senza guardare l’orologio.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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